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PERCHÉ LEGGERE (ANCORA) “I PROMESSI SPOSI” A SCUOLA

Non è di certo una novità: sono molti anni che esperti e non si chiedono se non sia il caso di abolire la lettura del romanzo di Alessandro Manzoni a scuola. Una lettura obbligatoria da ben 147 anni e che per lo più annoia gli studenti e, aggiungo io, mette in crisi molti docenti che o non sanno come “trattare” didatticamente questo romanzo o non sono capaci di farne una lettura critica sì, ma anche un po’ innovativa.

L’ultima provocazione arriva dalla rivista Pagina 99 che nell’edizione del 19 maggio scorso mette in bella mostra sulla copertina un titolo molto perentorio: “Liberiamo gli studenti dai Promessi Sposi”. E in modo altrettanto perentorio aggiunge nel sommario: “È arrivato il momento di cambiare”. Di questo avviso sembrano essere professori come Giunta e Gardini e scrittori come Camilleri.

Già due anni fa l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva addirittura dichiarato che la lettura dei Promessi Sposi dovrebbe essere abolita per legge. Però nel discorso rivolto alla platea di studenti universitari della Luiss School of government, aveva aggiunto: «una volta proibiti diventano affascinanti, e si rivelano essere un capolavoro assoluto».

Ora, io non concordo con Pagina 99 e gli “esperti” citati né con Renzi che maldestramente vorrebbe appellarsi al fascino del proibito. Se il romanzo di Manzoni venisse tolto dai programmi scolastici nessun giovane si avvicinerebbe alla lettura delle avventure di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella per puro diletto. Senza contare che I Promessi Sposi non sono facilmente leggibili senza la guida del docente o dei curatori – a volte eccellenti – delle edizioni scolastiche del romanzo.

La scorsa estate, accingendomi a insegnare nuovamente, dopo qualche anno di pausa, I Promessi Sposi in una classe seconda liceale, anch’io mi sono posta una domanda: ha ancora senso leggere Manzoni a scuola? La mia risposta è stata senza indugio affermativa ma immediatamente seguita da un altro quesito: che cosa può rendere davvero avvincente – se non proprio appassionante – la lettura scolastica di questo romanzo così antico? Ho cercato di spiegare perché, a mio avviso, è ancora importante leggere Manzoni a scuola nella prefazione del libro di cui i miei allievi ed io stiamo curando la pubblicazione:

Perché si studia ancora a scuola il romanzo di Alessandro Manzoni? È una domanda che spesso gli studenti – e anche qualche docente – si pongono. Forse perché I promessi sposi è il romanzo per antonomasia, racchiude in sé ogni aspetto tipico della narratologia, perché imparando a conoscerlo, ad analizzarlo e ad apprezzarlo ci si impossessa di una chiave di lettura universale, una specie di passepartout che permette poi di affrontare la lettura di qualsiasi altra opera narrativa.
Ma al di fuori degli schemi scolastici tradizionali, I promessi sposi è un romanzo avvincente, con la sua galleria di personaggi e situazioni, con la descrizione, a volte garbatamente ironica, di caratteri differenti e debolezze umane che è possibile trovare, al di là della vicenda particolare, in ogni tempo e luogo.
[…] Seguendo le vicende di Renzo, Lucia e tutti i personaggi che animano il capolavoro manzoniano, abbiamo la possibilità di “metterci nei loro panni”, di prendere le parti di chi agisce nel modo a noi più congeniale, di pensare a cosa avremmo fatto noi in una certa situazione. Ecco, allora, che qualche spunto per una lettura più attiva del romanzo ci può essere, facendo anche un po’ di esercizio di scrittura, non semplicemente quella scolastica, quella del “temino” fatto per bene, formalmente corretto e rispondente alla traccia. Una scrittura creativa senza timore di andare “fuori” perché quello che gli allievi scriveranno, lo cercheranno dentro di loro sulla scia delle emozioni che questa lettura susciterà.

Così, capitolo dopo capitolo, sono nati gli spunti per “rivedere” le avventure dei due protagonisti attraverso le loro stesse testimonianze – a volte ironiche e scherzose, talvolta anche caricaturali per certi personaggi come don Abbondio – restituite attraverso varie tipologie di testi che gli allievi, divisi in gruppi, hanno elaborato: articoli di cronaca, interviste, interviste incrociate, pagine di diario, lettere … e non mancano i luoghi, anch’essi protagonisti a loro modo di questo romanzo. Sono nate così le “guide turistiche” del palazzotto di don Rodrigo, del castello dell’Innominato, del convento di Pescarenico, senza tralasciare i consigli per una bella gita in quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno.

Un piccolo assaggio… BUONA LETTURA!

INTERVISTA (IMPOSSIBILE) A DON ABBONDIO

[fonti: tecnicadellascuola.it; iltempo.it; immagine da questo sito]

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SHOAH, A SCUOLA SI RISCHIA LA NOIA E L’INDIFFERENZA?

auschwitzIl mio nuovo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” tratta l’argomento di oggi: l’olocausto. Il Parlamento italiano, con la Legge n° 211 del 20 luglio 2000, ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio GIORNO DELLA MEMORIA in ricordo delle vittime dell’Olocausto e in onore di coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati. La data è stata scelta perché all’inizio del 1945, proprio il 27 gennaio, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbatterono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz liberando i pochi superstiti.
Com’è consuetudine, da anni nelle scuole la Shoah è l’argomento del giorno. A mio parere, una pagina di Storia come questa non dovrebbe essere relegata ad una sola giornata, tanto per non deludere chi si aspetta che se ne parli ogni 27 gennaio. Eppure c’è chi pensa che, a lungo andare, rischi di annoiare gli studenti o addirittura renderli indifferenti. Sarà così?
Riporto in parte l’articolo e vi invito a leggerlo interamente sul sito del Corriere.it.

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Leggo sul forum di un noto quotidiano specializzato il commento di una collega insegnante che, a proposito della celebrazione della Giornata della Memoria a scuola, si chiede:

Un alunno che per i 13 anni della sua frequenza scolastica, ogni anno, è sollecitato su questa tematica non rischia, alla lunga, l’assuefazione e, di conseguenza, l’indifferenza?

Personalmente direi di no, a patto che l’argomento venga trattato in modo diverso, suscitando l’interesse degli studenti e favorendo il coinvolgimento degli stessi attraverso stimoli adatti all’età.

Parlare dello sterminio degli ebrei a scuola rientra perfettamente nell’educazione alla Pace ed è argomento quanto mai attuale, soprattutto dopo i fatti di Parigi, in particolare l’attentato al supermercato kosher.

Di certo la Shoah non è un argomento facile da trattare con i più piccoli, quindi escluderei almeno i bambini che frequentano i primi tre anni della scuola primaria. Sebbene si tratti di una pagina di Storia che suscita orrore, lo sterminio degli ebrei può essere trattato anche attraverso le moderne tecnologie, come fosse un gioco, pur con la consapevolezza che purtroppo si tratta di eventi accaduti realmente.

Franco Grego, ex insegnante di storia, ha ideato una app per smartphone, disponibile anche in inglese, Auschwitz, una storia di vento, che racconta la Shoah in modo semplice, una sorta di fiaba multimediale fatta di parole, immagini, colori e suoni, musiche e animazioni. Il racconto è incentrato sulla storia di due fratelli ebrei francesi, Jou Jou e Didier, deportati ad Auschwitz assieme al loro papà. Compito dei giovani lettori è quello di accompagnare i due ragazzini durante il viaggio nell’Europa occupata dai nazisti, dal treno carico di prigionieri all’arrivo al campo e alla selezione.

«L’idea è nata un paio di anni fa – racconta Grego – quando mia moglie e io portammo i nostri bambini a visitare la casa-museo di Anna Frank ad Amsterdam. Benché li avessimo in qualche modo preparati, raccontando loro la sua storia e la persecuzione degli ebrei, rimasero molto turbati e cominciarono a rivolgerci domande semplici, a cui però era difficile rispondere».

Greco, mettendo in pratica l’idea iniziale, ha potuto contare, per le illustrazioni, sulla collaborazione di Giulia Spanghero, già sceneggiatrice per Disney Italia, nonché illustratrice de “La lettura”, inserto del “Corriere della Sera”. Giovanna Pezzetta e Leo Virgili, che da anni lavorano per avvicinare i piccoli alla musica e alla lettura attraverso corsi, letture teatrali, laboratori e libri-cd, hanno composto le musiche.

Lasciando il mondo multimediale, sulla deportazione degli ebrei nei campi di sterminio c’è un’ampia letteratura e filmografia. Recentemente ho letto il romanzo di Markus Zusak, Storia di una ladra di libri, che non narra direttamente l’argomento ma ha come protagonista una bambina innamorata dei libri, Liesel, che è indirettamente vittima del nazismo (viene, infatti, separata dalla madre, perseguitata politica). Sullo sfondo si muovono le vicende che riguardano una delle più orribili pagine della Storia del Novecento e tutto ciò viene descritto attraverso lo sguardo innocente di Liesel che sa pensare molto meglio di tanti adulti. Il messaggio che ne cogliamo, leggendo questo romanzo, è davvero molto profondo. Davvero bello anche il film, diretto da Brian Percival, che può tranquillamente essere visto dai ragazzi dalle medie in su.

Per quanto riguarda i libri da far leggere a scuola, oltre agli irrinunciabili Se questo è un uomo di Primo Levi e Il diario di Anna Frank, un romanzo per ragazzi dagli 11 anni in su è Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne, da cui è stato tratto anche l’omonimo film la cui visione facilmente può essere proposta in classe su dvd. Un altro bel romanzo è L’amico ritrovato di Fred Uhlman la cui lettura può essere abbinata alla visione dell’omonimo film.

Altri due film in particolare mi sento di proporre, dal biennio delle superiori: Train de vie, per la regia di Radu Mihaileanu, e Il pianista diretto da Roman Polansky. Ma le scelte sono molto ampie, sia in ambito letterario che cinematografico. Per non dilungarmi, invito a consultare questo sito.

Insomma, della Shoah a scuola si può e si deve parlare.

[…]

E non dimentichiamo le voci della Shoah, quelle dei sopravvissuti che, pur essendo ormai molto avanti con gli anni, continuano a portare nelle scuole la loro testimonianza. Purtroppo il loro numero si assottiglia sempre più.
Queste le parole di Marta Ascoli, sopravvissuta allo sterminio e autrice del libro autobiografico Auschwitz è di tutti (uscito per Lint editore nel 1998, ripubblicato da Rizzoli nel 2011): «Niente potrà riparare la ferita subita, ma sono convinta che noi ex-deportati possiamo fare qualcosa per gli altri, il mio ricordo non può e non deve rimanere chiuso tra le mura di casa, all’interno della famiglia, sento che la mia sventura riguarda tutti, le vittime di ogni violenza, ma anche chi continua a pensare all’altro come nemico da annientare, da liquidare».

Ormai anche la voce di Marta si è spenta. Ho avuto l’onore di conoscere questa persona meravigliosa che per anni ha parlato della sua esperienza agli studenti di tutta Italia. Con queste parole, che concludono il suo libro, mi piace ricordarla:

Auschwitz è patrimonio di tutti.
Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti.
Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni
.

LINK dell’articolo sul Corriere.it

[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

“PROF, PERCHÉ NON LI OBBLIGA?”: LETTORI NON SI NASCE, SI DIVENTA

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Le vacanze stanno per finire e anche il blog del Corriere.it “Scuola di Vita” ha ripreso le pubblicazioni. Ecco il nuovo post dedicato alla lettura. Qualche tempo fa la giornalista Gianna Fregonara, prendendo spunto proprio da questo mio post (che avevo già inviato in redazione), mi ha citata in un suo articolo comparso sulla versione cartacea del quotidiano. Vi invito a leggerlo perché è molto interessante.
Come sempre, riporto la parte iniziale del post, invitando i lettori a proseguire la lettura sul Corriere.it

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Quante volte i genitori mi chiedono: “Prof, perché non li obbliga a leggere?” oppure vengo interpellata in questo modo: “Prof, io compro libri su libri ma mio figlio non vuole leggere. Che devo fare?”.

Io sorrido e penso alla mia esperienza. Non sono una lettrice nata, lo sono diventata con molta calma e soprattutto non perché qualcuno mi abbia stimolata alla lettura.

La mia casa era piena di libri eppure da bambina non mi degnavo di aprirli. Ai compleanni ogni libro ricevuto in regalo costituiva per me una grande delusione. Ma i miei genitori non mi hanno mai costretta a leggere.

Sul finire delle elementari mi innamorai della serie tv “Pippi Calzelunghe”. Mio padre, allora, mi acquistò il romanzo della scrittrice svedese Astrid Lindgren, “madre” della ragazzina dalle treccine rosse, e io mi tuffai nella lettura senza rendermi conto che per una principiante affrontare più di 400 pagine non era cosa da poco.

A mio parere, non si può nemmeno dire che gli stimoli familiari siano indispensabili per avviare alla lettura i bambini o i ragazzi. Io ho un fratello più grande e lui, pur avendo a disposizione la medesima biblioteca ben fornita, non ha mai avuto la mia stessa passione.

Mettiamo pure che si abbia a disposizione una biblioteca paterna come quella di Leopardi, non è scontato che vi passino ore ed ore durante la giovinezza, emulando il poeta recanatese. Anzi, è molto più probabile che si finisca per odiare quella biblioteca e quei libri così a portata di mano. A volte il gusto della ricerca è molto più appassionante. CONTINUA A LEGGERE >>>

[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

LETTURE HARD IN UN LICEO ROMANO: DOCENTI DENUNCIATI

urlo-munchSta facendo il giro del web questa notizia che riguarda un noto liceo romano: il Giulio Cesare. Dei ragazzi minorenni, di età compresa tra i 14 e 16 anni, sarebbero stati costretti a leggere in classe alcuni brani tratti dal romanzo di Melania Mazzucco Sei come sei.

Non conosco il libro in questione ma ho letto uno dei brani sotto accusa. Lo riporto di seguito, AVVERTENDO CHE CONTIENE DEI RIFERIMENTI ESPLICITI AD UN RAPPORTO SESSUALE TRA GAY

, la cui lettura, quindi, non è consigliata a tutti.

“… Nessuno avrebbe mai sospettato che quel muscoloso, ruvido, stopper la notte si stancava la mano sulle foto di Jimi Hendrix, Valerij Borzov e Cassius Clay. Pure, benchè sapesse che Mariani Andrea non soltanto lo avrebbe respinto ma anche tradito e sputtanato, un pomeriggio, quando dopo la partita indugiò nello spogliatoio e si ritrovò solo con lui, Giose decise di agire – indifferente alle conseguenze.

Si inginocchiò, fingendo di cercare l’accappatoio nel borsone, e poi, con un guizzo fulmineo, con una disinvoltura di cui non si immaginava capace, ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò l’uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce.

Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giose lo inghiottì fino all’ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripetè altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita…”

Non conosco e nemmeno immagino per quale motivo sia stata scelta quest’opera per una lettura in classe a dei minorenni. Non mi va nemmeno di esprimere un giudizio perché non conosco i fatti, se non quanto sommariamente riportato dai media, né le circostanze che li hanno determinati. Ignoro se dietro ci sia un progetto particolare (magari con il fine di combattere l’omofobia), se sia stato presentato e concordato con le famiglie, essendo la lettura rivolta a degli adolescenti.

Fatto sta che i docenti (si parla di più d’uno, stando alla notizia diffusa) sono stati denunciati presso la Procura di Roma da un gruppo di genitori che hanno agito dopo aver contattato l’Associazione Giuristi per la Vita e l’Associazione Pro Vita Onlus.

Nella denuncia si afferma che gli allievi in questione hanno un’età compresa tra i 14 ed i 16 anni, da qui il reato ipotizzato di corruzione di minore. Inoltre si sottolinea che la divulgazione di materiale dichiaratamente osceno, non può non urtare la sensibilità dell’uomo medio, specie se si considera che tale divulgazione era diretta ad un pubblico composto da minorenni.

Secondo i genitori, gli allievi del ginnasio romano sarebbero stati obbligati a leggere il romanzo a forte impronta omosessualista, sottolineando che alcuni passi rivelano, in realtà, un chiaro contenuto pornografico.

Personalmente non ho nulla contro la Mazzucco e il suo romanzo, su cui non mi esprimo perché non l’ho letto (ma invito chi l’avesse fatto a illuminarmi!). Tale vicenda mi ha fatto tornare alla mente un fatto occorsomi una dozzina di anni fa in una classe seconda (quindi frequentata da dei 15enni).

Avevo assegnato, come compito a casa, la lettura del romanzo di Elsa Morante La Storia, considerando il fatto che si tratta di uno dei pilastri dell letteratura del Novecento. Due genitori vennero al colloquio portando con sé un voluminoso pacco di fotocopie (più di un centinaio di fogli), su cui avevano pazientemente evidenziato tutte le parolacce (ahimè, anche bestemmie) o le situazioni sconvenienti, a loro dire, inserite nella narrazione. Dissero che quel libro mai e poi mai l’avrebbero fatto leggere al figlio. Non obiettai in quanto mi pareva fosse una legittima scelta, anche se potevo immaginare come si sentisse quel ragazzo, unico fra tutti i suoi compagni, a non poter leggere il romanzo della Morante.

Ora, senza offesa per la Mazzucco, di certo, almeno da quanto si evince dal passo riportato, non mi pare una gran scrittrice, nulla a che vedere con la Morante.

Da parte mia, onde evitare altri problemi, mi limito a leggere, in seconda, i Promessi Sposi che nulla ha di scabroso, a meno che non si guardi il video del trio Solenghi, Marchesini, Lopez.

Scherzi a parte, voi come giudicate la reazione di quei genitori?

[fonti: Orizzontescuola e Il Messaggero]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 28 APRILE 2014

Attraverso un’altra fonte (Corriere.it), la vicenda acquista contorni meno sfumati.

La lettura del libro della Mazzucco rientra tra quelle proposte ad alcune classi del ginnasio, nell’ambito della «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale» voluta dalla Presidenza del Consiglio e finalizzata alla «realizzazione di un piano triennale di azioni pilota (2013-2015), integrate e multidisciplinari, volte alla prevenzione e al contrasto delle discriminazioni in tale ambito».

Ecco spiegato il motivo per cui si parla di più docenti denunciati.
A questo punto, prendo anch’io una posizione e dichiaro che non avrei mai appoggiato un progetto che mi costringa a leggere un brano come quello riportato perché, oltretutto, è scritto in una maniera orribile. Poi, come qualcuno ha commentato, ci sono sicuramente dei testi più adatti per trattare un argomento così delicato.

Mastro-don Gesualdo, la religione della roba.

Lo ribloggo a favore dei miei studenti di quinta (sperando che lo leggano!).
Grazie Mara.

Paveseggiando

Mastro don gesualdo

“Suonava la messa dell’ alba a San Giovanni; ma il paesetto dormiva ancora alla grossa. […] Tutt’ a un tratto, nel silenzio, s’ udì un rovinio , la campanella squillanite di Sant’ Agata che chiamava aiuto, usci e finestre che sbattevano, la gente che scappava fuori in camicia.”

                                                                                      [Mastro-don Gesualdo- Giovanni Verga]

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MEGLIO LA LIM DEL TABLET: PAROLA DI STUDENTI

tablet scuola

Nasce da un tema assegnato ai miei allievi di seconda il nuovo articolo pubblicato sul Blog “Scuola di Vita” del Corriere.it. E siamo a quota sei.
L’argomento è l’introduzione delle nuove tecnologie in classe, o per meglio dire la digitalizzazione della scuola italiana. Ho estrapolato dai temi alcune riflessioni che mi sono sembrate interessanti, allo scopo di conoscere il parere dei diretti interessati, quelli che, a torto o a ragione, chiamiamo “nativi digitali”. Il risultato? Il tablet divide gli studenti ma sono tutti compatti nel dire di sì alla LIM.
Una riflessione interessante, a mio parere, che forse vi stupirà. Vi invito, come al solito, a continuare la lettura sul sito del Corriere.it.

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Me ne rendo conto: il campione non è per nulla rappresentativo. Tredici studenti, ragazzi e ragazze di 15 anni, che frequentano la seconda liceo scientifico, hanno dovuto racchiudere nell’angusto spazio di un tema scolastico, per la precisione un testo argomentativo, tutto ciò che pensano sull’utilizzo della tecnologia a scuola.

Un tablet sul banco? Perché no? Ma con moderazione.

L’ha detto anche Orazio, qualche secolo fa: est modus in rebus. Il latino lo studiano e a qualche cosa serve.

Diciamolo chiaramente: un tablet significa meno libri e quindi uno zaino molto più leggero. Anzi, secondo qualcuno il vecchio zaino potrebbe terminare la sua gloriosa attività e finire in qualche angolo recondito della soffitta. E siamo 1 a 0 per il tablet.

Ma come la mettiamo con l’emozione che si prova nel toccare le pagine di un libro, sfiorandole, quasi una carezza, e sentendo l’odore che emana la carta? Gli e-book costeranno anche meno ma è decisamente meno emozionante leggerli. E siamo pari.

Certamente c’è un minor rischio di lasciare il materiale a casa perché si ha tutto a portata di mano, tutto contenuto in una tavoletta sottile e discreta. E se poi il tablet si rompe? Quanto costa ripararlo e quanto tempo si deve aspettare? C’è, poi, anche il rischio di perdere i dati … no, no meglio libri e quaderni.

Già, però pensiamo agli alberi che si abbattono per produrre i libri cartacei: un tablet è anche una scelta ecologica. Però non possiamo ignorare che l’aggeggio informatico rappresenti un potenziale rischio per la salute: le onde elettromagnetiche diffuse dal WiFi, senza contare i problemi alla vista che possono derivare da ore e ore passate davanti allo schermo.

Il duello continua a non avere vincitori.

Ok, ma è un cambiamento necessario per trasformare la scuola in un luogo più favorevole all’apprendimento: vuoi mettere un tablet con tutte le sue applicazioni? Rende senz’altro meno noiosa la lezione e i ragazzi partecipano con più interesse.

Sì però c’è il rischio che qualche studente se ne approfitti per passare il tempo trastullandosi con le altre applicazioni non propriamente didattiche. I detrattori sono giunti ad una conclusione che non scontenterà i prof, alcuni dei quali allergici alle novità: la tecnologia è ovunque, dovremmo salvaguardare almeno le vecchie forme di apprendimento.

CONTINUA A LEGGERE >>>

[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

Liber Liber: l’ONLUS e la libera circolazione della cultura.

Ho inserito questo sito fra i “link utili per chi studia” del mio blog. Comunque ci sono tanti altri siti che propongono gratuitamente opere integrali della letteratura italiana e straniera.

Italia, io ci sono.

Quando uno legge Liber Liberha ben pochi dubbi su quali possano essere i fini della ONLUS che porta questo nome. L’organizzazione, fondata nel 1994, si occupa della diffusione della cultura e ne promuove l’accessibilità in maniera libera. Questo significa che diverse opere multimediali come libri, audiolibri, video o musica, sono scaricabili dal sito e fruibili liberamente.

Perchè Liber Liber è importante? Innanzitutto perchè non ha scopo di lucro e il negozio online viene utilizzato per autofinanziare il progetto, ma sopratutto perchè è un’iniziativa che sfrutta al massimo potenzialità di internet. La filosofia che la manda avanti viene applicata fino nella scelta del formato dei file di testo: il formato libero .odt e l’ubiquitario .pdf.

L’invito è quindi quello di addentrarsi nel loro piacevole sito e scaricarsi qualche romanzo o poema che si è sempre desiderato leggere. La lettura potrà avvenire in seguito senza preoccuparsi di DRM (il complicato…

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Non seguiamo l’esempio degli inglesi!

E pensare che la saga di Harry Potter l’ha scritta un’inglese …

VE LO RACCONTO IO “IL” VERGA

stupidario maturitàRaduno insieme i tre grandi romanzieri, accomunati da un’unica infelice sorte; quella di comparire nei programmi d’esame insieme alla lettura integrale delle loro opere. Il Verga con I Malavoglia, Svevo con La coscienza di Zeno e Pirandello, solitamente, con Il fu Mattia Pascal.
Trattandosi di prosatori, lo studio dei loro testi, nonché la loro interpretazione, risulta abbastanza abbordabile dagli studenti.

Ho detto “abbastanza”, sia ben chiaro.

L’elegante termine “pizzoso” riferito a Verga ha origine dall’esclamazione che sgorga spontanea ogniqualvolta gli studenti sentono nominare I Malavoglia: “Uffa, che pizza!”.
Giovanni verga era “un siciliano mal ambientato a Milano perché siciliano”: così se ne torna a casa “dove si sente molto più importante e si mette a scrivere cose sulla vita dei pescatori poveri che non potranno mai, per colpa dell’ostrica e del suo ideale, diventare ricchi e nobili come lui”.

Nei Malavoglia l’argomento di particolare difficoltà è quello dei “lupini”. Tutti li nominano, ma cosa siano nessun lo sa:

-Commissaria: “Che cos’è la Provvidenza nei malavoglia?”
-Esaminanda: “Barca”
-Commissaria: “Ssssì…E poi? Chi c’era sulla Provvidenza?”
-Esaminanda: “Bastianazzo”
-Commissaria: “Va bene, ma cosa trasportava la Provvidenza oltre Bastianazzo?”
-Esaminanda: “Lupini”
-Commissaria: “(Sospiro) Allora?! Che succede?”
-Esaminanda: “Naufragio”
-Commissaria: “Oh! E Bastianazzo?”
-Esaminanda: “Annega”
-Commissaria: “E i lupini?”
-Esaminanda: “Morti tutti”

Un altro diciottenne invece affermò trionfante che sulla Provvidenza “c’era un carico di lupare”, svelando in tal modo gli oscuri traffici del boss ‘Ntoni, il quale aveva un figlio che si chiamava Bastianazzo “perché era grande e grosso come un bastione”.
Come dei Promessi Sposi, anche dei Malavoglia è richiesta all’esame la lettura completa; ma pure in questo caso gli studenti barano. Si comprano un “bignamino”, leggiucchiano qualche riassunto qua e là apprendendo superficialmente. E i risultati si vedono.
Un giorno che, stanca di sentirmi ripetere sempre le stesse cose, domandai di essere edotta sul personaggio dei Malavoglia nomato Piedipapera, venni scambiata per una tipa in vena di scherzi: “Ma prof.! Mi sta prendendo in giro, lo so! Piedipapera è un personaggio dei Puffi!”. Accennando invece in classe a Tigre reale, storia della passione morbosa tra una donna sensuale e un giovane senza nerbo, mi capitò di sentirmi porre la domanda: “Ma come facevano, se lui era senza nerbo?”

Tratto dallo “Stupidario della maturità” di Mitì Vigliero Lami LINK

“L’OCCHIO DI GALILEO” di JEAN-PIERRE LUMINET

l'occhio di GalieoA beneficio dei miei studenti di terza, che hanno appena svolto un modulo pluridisciplinare su Galileo Galilei (con relativa verifica!), ma anche per tutti i lettori interessati, segnalo il libro di Jean-Pierre Luminet L’occhio di Galileo.

La trama.
Ottobre 1601. Ai funerali dell’astronomo e matematico Tycho Brahe, il suo successore Johannes Keplero si appoggia su un bastone ricevuto in eredità dal defunto: il bastone di Euclide. Ciò che il resto del mondo ignora è però che il bastone è cavo e che Keplero vi ha nascosto preziose osservazioni astronomiche sottratte all’avidità degli eredi di Tycho. Keplero, oltre a scoprire le tre leggi destinate a rivoluzionare la nostra visione dell’Universo, si è anche dedicato allo studio dell’ottica ed è il solo uomo in grado di comprendere a fondo il funzionamento del cannocchiale di Galileo. Lo scienziato italiano, geloso delle proprie scoperte, scrive a Keplero senza rivelare quasi nulla delle osservazioni compiute con il cannocchiale, esponendogli i suoi dubbi sotto forma di enigmi. Keplero saprà risolverli? Un romanzo “di uomini e di idee”, che svela aspetti poco noti e sorprendenti del rapporto tra i due scienziati, mettendo in luce la complessa personalità di Keplero. (LINK della fonte)

Il libro sarà presentato dallo stesso autore venerdì 14 dicembre alle ore 18.00 nella sala del Consiglio Municipio di Mestre. (CLICCA QUI per ulteriori informazioni)

 

 
AGGIORNAMENTO DEL POST, 12 DICEMBRE 2012

Invito a leggere anche questo bel contributo del prof. Giorgio Israel dal suo blog.

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