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CORONAVIRUS, SANATORIA DI FINE ANNO: COME AVVERRÀ IL RECUPERO?

Orizzonte Scuola ha pubblicato una mia lettera. Ecco il testo.

Spett.le Redazione di Orizzonte Scuola, insegno in un liceo e, come tutti i docenti, mi sto chiedendo come finirà questo disgraziato anno scolastico.

Ci sarà sicuramente una sanatoria – brutta parola, lo ammetto, ma è l’unica adatta alla contingenza -, tutti gli allievi saranno promossi a giugno, anche perché la sospensione delle attività didattiche è sopraggiunta a un mese dagli scrutini intermedi (poi l’autonomia scolastica porta gli istituti a determinare la suddivisione dell’anno scolastico in periodi di diversa durata rispetto al classico “quadrimestre”). Non solo gli studenti non hanno avuto modo di recuperare le materie insufficienti del primo periodo, ma è molto probabile che alcuni, forse molti, accumulino lacune su lacune nella convinzione che tanto quest’anno è andato così.

Una delle problematiche della DAD è sicuramente la valutazione. Come si fa a interrogare durante una videolezione o proporre un compito scritto se non sappiamo di quali aiuti possono disporre? È evidente che i voti che saremo costretti a dare a giugno valuteranno più l’impegno, la partecipazione, la puntualità nell’eseguire i compiti, il rispetto delle consegne… insomma, verrà valutata l’efficacia formativa delle nostre azioni più che l’apprendimento reale. In fondo, anche il ministro stesso ha detto che bisognerà tenere conto delle competenze acquisite più che delle conoscenze. Diciamo che da questo punto di vista la DAD ha un suo perché.

La promozione immeritata, però, non deve essere sottovalutata. Sappiamo quanto sia difficile per molti ragazzi colmare le lacune in tempo di “pace”, figuriamoci in tempo di “guerra”. Non solo, una volta ottenuta la promozione, a chi interessa realmente quanto ha appreso e come lo ha appreso? Non a tutti gli studenti è chiaro che ci sono discipline che non ammettono lacune (penso alle lingue, compreso il latino che insegno, la matematica, la fisica) le quali, se permangono, impediscono l’apprendimento degli argomenti successivi.

Ricordo i tempi in cui gli esami di riparazione furono aboliti. Era il 1995 e con il Decreto Legge del 28 giugno, n. 253, successivamente convertito in legge l’8 agosto dello stesso anno si stabilì che gli allievi potevano essere promossi a giugno, nonostante la presenza di qualche lacuna in una o più discipline, purché si presentassero puntuali a frequentare, nella fase iniziale delle lezioni, le attività per essi previste nella programmazione di classe. Poi la preparazione veniva verificata entro ottobre (naturalmente l’autonomia scolastica anche allora concesse un po’ di libertà) con delle prove di accertamento.

E se non recuperavano le insufficienze? Non succedeva nulla, continuavano a frequentare, talvolta venivano proposte altre prove di accertamento, però a giugno si teneva nel debito conto il mancato impegno nel recupero e il permanere delle lacune nelle materie le cui insufficienze erano state condonate l’anno precedente.

Credo che nella situazione attuale si potrebbe agire in questo modo. Naturalmente affidandoci al senso di responsabilità degli allievi e sperando che anche in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo non trascurino lo studio per non arrivare a giugno con 4 o 5 insufficienze.

LINK all’articolo originale, da cui è tratta l’immagine.

EMERGENZA #CORONAVIRUS E DIDATTICA A DISTANZA: IL DIGITAL STORYTELLING

PREMESSA

L’emergenza #coronavirus ha imposto la didattica a distanza soprattutto per cercare di far mantenere agli studenti, di ogni età, il rapporto con la scuola. Anche a detta del ministro Lucia Azzolina, non è importante il regolare svolgimento delle lezioni, cosa di fatto impossibile, ma «la didattica a distanza è l’unico modo, al momento, per garantire il diritto allo studio degli studenti».

Certo, è molto difficile chiamarla “scuola” perché la scuola vera, quella che si frequenta in un’aula scolastica, non si riduce a una mera trasmissione di contenuti, condivisione di materiali e assegnazione di compiti da svolgere, ma si fonda anche sulle relazioni interpersonali che sono irrinunciabili nella dinamica insegnamento-apprendimento.

Tuttavia, è anche vero che la sospensione delle lezioni è destinata a prolungarsi, almeno stando alle ultime notizie. Qualcosa si deve pur fare, anche rivedendo le programmazioni individuali e/o di dipartimento d’inizio anno. Diciamo che la didattica a distanza, a prescindere dagli strumenti e metodi che ogni docente è libero di applicare (non dimentichiamo che questa metodologia didattica non è un obbligo contrattuale, tant’è vero che anche il ministro del MIUR ha recentemente fatto appello alla “morale” degli insegnanti), fornisce a docenti e discenti l’occasione per mettere in campo competenze diverse rispetto a quelle consolidate da tempo.

CHE COS’È IL DIGITAL STORYTELLING?

“Raccontare delle storie” a scuola – anche attraverso le lezioni a distanza – si può. Presentare degli argomenti in modo accattivante utilizzando molte piattaforme che il web ci offre, è certamente una valida alternativa alle videolezioni che molti docenti, di tutte le scuole italiane, stanno utilizzando proprio per mantenere un legame con i propri studenti e, nello stesso tempo, cercare di non perdere tempo e svolgere, nel limite delle possibilità, i programmi che dal 23 febbraio hanno subito uno stop.
Non solo, anche gli studenti, una volta presa confidenza con questi strumenti, possono creare delle “storie digitali” divertendosi.

STRUMENTI DA UTILIZZARE

Ci sono molte piattaforme che possono essere utilizzate nel Digital Storytelling. Quelle che di seguito suggerisco sono tutte free, in alcuni casi richiedono il pagamento di opzioni che non sono affatto indispensabili per il lavoro da svolgere.

SPARK ADOBE per la creazione di post, page e video. QUI una pagina illustrativa e un video tutorial

BOOKCREATOR per la creazione di e-book (il testo può essere integrato con immagini, suoni e video). La pagina contiene anche un video tutorial per utilizzare lo strumento ma è davvero molto semplice! Attenzione: funziona con vari dispositivi ma con pc solo se è installato Crome per la navigazione.

OURBOOX per la creazione di e-book, meno versatile, a mio parere, rispetto a BookCreator.

STORY JUMPER sempre per creare e-book. QUI il video tutorial.

STORYBOARD THAT è uno strumento con cui “raccontare storie” attraverso i fumetti… per tutte le età! QUI un video tutorial

VOKI simile a Stoyboard That ma più interattivo (possibile aggiungere testi parlati). L’unico limite è la durata dei video che si possono produrre che è davvero molto limitata. QUI video tutorial

ANIMOTO per la creazione di video. QUI video tutorial

THINGLINK per costruire mappe interattive. QUI un video tutorial

KNIGHT LAB in alternativa a Thing LinK per creare mappe interattive. QUI un video tutorial (in inglese!).

AVVERTENZE

È molto importante la scelta delle immagini (specialmente se si vuole rendere pubblico il lavoro fatto… non indispensabile ma perché rinunciare se il risultato è bello?). Posto qua sotto il video tutorial che può servire per orientarvi facilmente nella scelta delle immagini senza incorrere nella violazione del copyright.

UN’ULTIMA SEGNALAZIONE: un sito interamente dedicato al digital storytelling da cui si possono trarre molti spunti.

BUON LAVORO A TUTTI!

EMERGENZA #CORONAVIRUS: LETTERA AI MIEI STUDENTI

Ho scritto una lettera ai miei studenti (quelli di una classe in cui ho solo 3 ore settimanali) per spiegare il motivo del mio “silenzio”, per cercare di far capire loro che non li ho abbandonati, che la didattica a distanza è difficile, impegna molte più ore al giorno rispetto alla didattica reale. Mi trovo in difficoltà, non me ne vergogno. Questa crisi ci ha messo tutti sullo stesso piano, abbiamo tutti molto da imparare.

Ho scritto di getto, non è una lettera perfetta ma è scritta con il cuore. Perché in questo momento difficile non bisogna nascondere i propri sentimenti.

Buona lettura.

Cari ragazzi,
so che starete pensando che vi ho abbandonati. Immagino i messaggini che si incrociano: “A me non ha riconsegnato niente” “Nemmeno a me” “Ok, allora si sarà dimenticata di noi”.
No, non mi sono dimenticata di voi. Ogni mattina mi alzo pensando che un po’ del mio tempo devo dedicarlo a voi. Ma non è facile.

Non ci sono classi di serie A e classi di serie B. Ci sono classi in cui un docente ha più ore e più materie e classi in cui ne ha di meno.

Quando al mattino veniamo a scuola ed entriamo in aula, sappiamo quello che dobbiamo fare, come lo dobbiamo fare, quanto tempo abbiamo a disposizione (sempre troppo poco!) e quanto ne “perdiamo”, a volte, semplicemente perché non sempre riusciamo a mettere a frutto il tempo che ci è concesso per fare tutto ciò che abbiamo programmato.

Sapete perché succede? Perché non ci sono classi ideali, ci sono studenti reali che hanno le loro richieste e che, ciascuno a suo modo, partecipano alle lezioni. Perché noi siamo in cattedra ma non siamo cattedratici (scusate il bisticcio), non entriamo e facciamo le nostre lectiones magistrales, non abbiamo solo degli uditori. La scuola è fatta di relazioni che nel mondo reale costituiscono un arricchimento, ma in quello virtuale (com’è la didattica a distanza… almeno quel poco che fino ad ora sono riuscita a fare) costituiscono un surrogato di ciò che vorremmo ma non è. E tutto diventa più difficile.

Un po’ come l’amore. Avete mai provato una relazione a distanza? Io sì, quando avevo la vostra età (o forse ero un po’ più grande), e la cosa che maggiormente sentivo era proprio il non esserci sempre. Ci si accontentava di qualche telefonata, ci si vedeva una volta al mese… ora è più facile, ci sono le videochiamate, certo, i messaggini a ogni ora del girono e della notte. Ma non è la stessa cosa.

Ecco, dunque, perché ho sentito la necessità di scrivervi, di spiegare. Il “non esserci sempre” non significa non pensare a chi ha bisogno di noi, e noi degli altri. Perché anche la scuola, come ogni relazione, si fonda sui bisogni reciproci che in qualche modo bisogna soddisfare. E tutti dobbiamo metterci l’impegno che possiamo spendere.
Lo so che qualcuno sta pensando “In fondo, meno lavoro abbiamo meglio stiamo”. In un certo senso va bene così: avete già tanto da fare che di un compito in meno di storia o di geografia non sentite certo la mancanza. E sono anche d’accordo con chi ha questa opinione, ma dobbiamo fare i conti con la ripresa, perché da questa crisi usciremo. Certo, ma non sarà facile se ora non ci diamo da fare.

Sapete qual è l’etimologia della parola “crisi”? Deriva dal greco “krino” che significa letteralmente “separare”, ma in senso più ampio anche “valutare”, “giudicare”. Non ha, dunque, una valenza negativa, anzi, la parola rimanda a una scelta che dobbiamo compiere, una riflessione che può e deve portare a un miglioramento. La crisi porta a una rinascita, e proprio per questo non dobbiamo pensare che dalla crisi, qualsiasi essa sia, non si possa uscire migliorati.

Tutto questo per chiedervi scusa, sì, ma anche per spronarvi a non mollare, a tenervi in allenamento approfittando di questa pausa forzata in cui la didattica a distanza non può che essere una “toppa”, proprio come quella che mettiamo per coprire un buco. Questo periodo può essere paragonato a un “buco” che in qualche modo rattoppiamo, con la consapevolezza che alla fine ne usciremo cambiati, tutti.

C’è stato un prima e ci sarà un dopo l’emergenza coronavirus. Ora occupiamoci del “mentre”, cercando di sfruttare al meglio le nostre capacità. Per una volta siamo sullo stesso piano: abbiamo molto da imparare, voi studenti e noi docenti.

Un abbraccio (virtualissimo!).
La vostra prof M.

LA SCUOLA (A DISTANZA) AI TEMPI DEL #CORONAVIRUS


L’emergenza COVID-19, in atto ormai da più di due settimane in alcune regioni italiane, e che negli ultimi giorni ha coinvolto tutta la penisola nella sospensione delle attività didattiche (non chiusura, è bene sottolinearlo), ha costretto famiglie, studenti e docenti a rivedere il loro rapporto con la scuola. Cosa si sta facendo? Cosa si può o si deve fare? Come si deve gestire la didattica a distanza? In che modo reagiscono le famiglie a questa novità? In che modo gli studenti?

Chiariamo subito che mi limiterò a parlare delle scuole secondarie di secondo grado la cui gestione dell’emergenza è sicuramente più semplice perché gli “utenti” (che brutta parola!) sono ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18-19 anni, quindi gestibili facilmente. Il discorso è senz’altro diverso per le scuole frequentate dai più piccoli (dal nido alla primaria, passando per la scuola materna) perché le scuole sono anche il luogo in cui i figli passano molte ore al giorno, agevolando la loro gestione in famiglia. Ma anche le famiglie degli alunni che frequentano la scuola media sicuramente ora si trovano in difficoltà, visto che l’età dei ragazzi è ancora troppo giovane per poterli lasciare da soli a casa.

Insomma, per quanto non ami descrivere la scuola come un parcheggio, bisogna ammettere che l’emergenza in atto può comportare seri problemi di custodia dei piccoli. Non tutti i nonni sono disponibili, non tutte le mamme fanno le casalinghe, non sempre è facile trovare delle babysitter e comunque si tratta di un costo aggiuntivo cui molti genitori non possono far fronte.

Il governo in questi giorni sta cercando di venire incontro a queste difficoltà (contributo per il babysitting, congedi parentali…) ma sappiamo tutti che il welfare in Italia non è minimamente paragonabile ai Paesi del nord Europa, quindi è meglio non aspettarsi nulla di veramente efficace né tanto meno di risolutivo.

Tuttavia, con questo post vorrei soffermarmi sulla didattica a distanza che il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha caldamente raccomandato negli ultimi giorni. Un’intera pagina del sito ministeriale è dedicata all’emergenza #coronavirus (LINK).

Nel DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 marzo 2020 (QUI potete leggere l’intero documento) si legge:

I dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

La differenza tra questo Decreto e gli altri pubblicati nelle settimane scorse, riguardanti solo alcune regioni italiane, è che la dicitura “possono attivare…” per i dirigenti diventa un obbligo (“attivano”). Naturalmente ciò non significa che tutti i docenti debbano attivarsi per la didattica a distanza o, per meglio dire, non sono obbligati a mettere in atto particolari strategie utilizzando chissà che strumenti tecnologici. Infatti, un insegnante in teoria può limitarsi ad assegnare dei compiti da svolgere e degli argomenti da studiare dal manuale in adozione (anche in modo autonomo), utilizzando il registro elettronico (ormai credo sia una realtà diffusa in tutte le scuole) oppure comunicando con le famiglie attraverso la posta elettronica.

Ora mi chiedo: se un docente (non dimentichiamo che in Italia l’età media supera i 50 anni) non ha dimestichezza con chissà quali strumenti tecnologici, è comunque costretto a imparare in fretta e senza un’adeguata formazione? Direi di no. Quindi chi si limita a comunicare “le cose da fare” agli studenti o ai genitori, credo possa assolvere al compito che gli è stato affidato.

In questo caso, però, non si tratta di didattica a distanza.

La didattica a distanza, infatti, è molto complessa. Sul web sono reperibili strumenti di vario tipo, più o meno accessibili a tutti. Molte scuole utilizzano la piattaforma Gsuite che offre la possibilità di sfruttare risorse utili (Classroom, Meet, Hangouts) ma non tutti sono in grado di usarle. [maggiori informazioni QUI]

C’è anche da mettere nel debito conto il fatto che non tutte le famiglie hanno un pc o una connessione (soprattutto efficiente), perché ormai quasi tutti usano lo smartphone con la connessione offerta dal gestore telefonico che ha comunque dei limiti e in qualche caso è costosa. Aggiungiamo il fatto che molti genitori non vorrebbero vedere i propri figli tutto il giorno connessi e non sempre riescono a controllare che essi svolgano davvero le attività assegnate e non si perdano in giochi poco istruttivi. Questo timore è tanto più grande quanto più piccoli sono i figli.

Insomma, la questione è delicata e la gestione della didattica a distanza è tutt’altro che semplice. In questi giorni ho assegnato un compito per classe (che è il minimo, direi). Ma mentre in classe la correzione dei compiti è collettiva e porta via al massimo un’ora (ma il più delle volte molto meno), ora mi trovo 76 compiti da correggere e arrivano quasi tutti in massa, alla scadenza indicata.

E vogliamo parlare delle valutazioni? Come si fa a somministrare a distanza verifiche soggette a valutazione? Non sappiamo quanto tempo ci impiegano e l’organizzazione in tal senso è molto importante: se per un compito di latino concedo un’ora e a casa gli studenti impiegano il triplo del tempo, non posso valutare quel parametro particolare. Inoltre come facciamo a sapere se le verifiche a distanza vengono svolte senza aiuti? Impossibile.

Ma accanto a tutte le questioni di ordine tecnico, quello che manca a tutti, docenti e studenti, in questo periodo, è quel mondo di relazioni che la scuola costituisce al di là dei doveri cui ogni componente può rispondere attraverso la didattica a distanza. E’ vero che a volte le relazioni sono difficili, faticose. Ma è anche vero che la comunicazione asettica (rimanendo in tema…) attraverso fogli elettronici e messaggi on line non può sostituire la comunicazione interpersonale dal vivo.

«Non c’è speranza di gioia ad eccezione che nelle relazioni umane.» (Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

[immagine da questo sito]

#MATURITÀ2020: LE MATERIE DELLA SECONDA PROVA SCRITTA E I COMMISSARI ESTERNI

Con un video su Instagram, il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha reso noto il decreto con le indicazioni sulle materie per la seconda prova della maturità prevista per giugno prossimo.

Le materie
Le materie del secondo scritto annunciate oggi sono state scelte fra quelle caratterizzanti ciascun percorso di studi. La prova anche quest’anno, come già nel 2019, sarà multidisciplinare, fatta eccezione per i corsi di studio che hanno una sola disciplina caratterizzante.

“Ragazze e ragazzi, eccoci qui, oggi è il giorno in cui conoscerete esattamente le materie della seconda prova. So che le aspettavate con impazienza perché mi avete scritto in tantissimi. Voglio essere io personalmente a dirvi quali saranno alcune di queste materie, le altre le troverete sul sito del Ministero dell’Istruzione”. Così si apre il video della Ministra rivolto agli studenti.

“Per una volta voglio cominciare dai Professionali”, sottolinea Azzolina, che poi elenca le principali discipline. Per l’indirizzo Enogastronomia e ospitalità alberghiera, articolazione Enogastronomia, le materie della seconda prova saranno Laboratorio di servizi enogastronomici-cucina e Scienza e cultura dell’alimentazione. All’Istituto per i Servizi per l’agricoltura, i ragazzi avranno Valorizzazione delle attività produttive e legislazione di settore ed Economia agraria e dello sviluppo territoriale. Al Tecnico per il Turismo ci saranno Discipline turistiche e aziendali e Lingua inglese. Al Tecnico indirizzo Informatica, Sistemi e reti e Informatica.

Per il Liceo scientifico, le materie saranno Matematica e Fisica. Per il Classico, Greco e Latino. Al Liceo delle Scienze umane, opzione Economico-sociale, ci saranno Diritto ed Economia politica e Scienze umane.

“Per conoscere tutte le altre materie collegatevi con il nostro sito dove trovate anche le prime informazioni sulla prova orale”, prosegue la Ministra. Quest’anno, infatti, non ci sarà, all’inizio del colloquio, il sorteggio fra tre buste, previsto invece lo scorso anno per dare avvio alla prova: “La vostra commissione – spiega Azzolina – predisporrà il materiale da cui far partire il vostro orale che valorizzerà al massimo il vostro percorso di studi”.

Il colloquio sarà pluridisciplinare. Ciascuna commissione predisporrà, come spiegato dalla Ministra, i materiali di partenza da sottoporre agli studenti (potranno essere un testo, un documento, un’esperienza, un progetto, un problema). Il lavoro dei commissari si baserà su quanto studiato dai ‘maturandi’ nel loro percorso: farà fede il documento predisposto dai docenti di classe. Niente sorteggio fra le buste, dunque. Al momento dell’inizio della prova, la commissione sottoporrà uno spunto al candidato, che rappresenterà, comunque, solo un momento di avvio del colloquio.

Il Ministero nei prossimi giorni pubblicherà ulteriori materiali, anche pensati per i canali social, per rispondere alle domande che gli studenti stanno ponendo alla Ministra, scrivendole su Facebook e Instagram.

Nel decreto pubblicato oggi sono individuate anche le materie affidate ai commissari esterni.

LINK DELLA FONTE

CERCA LA MATERIA CHE TI INTERESSA>>>

CERCA I COMMISSARI ESTERNI>>>
[pagina in aggiornamento]

10 IN CONDOTTA: TUTTI MERITATI?

Gennaio, andiamo. E’ tempo di scrutinare.

D’Annunzio mi scuserà per la citazione, forse impropria e certamente un po’ distorta, della sua celebre poesia I pastori. Mi è parsa adatta al momento dell’anno scolastico che, credo nella gran parte delle scuole italiane, è dedicato alla valutazione degli allievi alla fine del primo periodo didattico. Insomma, è tempo di scrutini.

Fra pochi giorni gli studenti avranno in mano (si fa per dire perché ormai di cartaceo non c’è quasi più nulla nella pubblica amministrazione… si chiama dematerializzazione) la loro pagella e dovranno fare i conti, forse, con risultati al di sotto delle aspettative e impegnarsi per il recupero delle insufficienze. I più fortunati potranno, invece, rallegrarsi nel vedere premiato il loro impegno nello studio.

C’è, tuttavia, un voto che, pur essendo nella maggior parte dei casi positivo, a volte scontenta i genitori: il voto di condotta.

Credo tutti sappiano che con il decreto ministeriale n° 5 del 16 gennaio 2009 il voto di condotta è stato allineato con gli altri voti, «concorrendo alla valutazione complessiva degli studenti» (in parole semplici: «fa media»). Forse, però, non è ancora chiaro a tutti che si tratta di una valutazione che dovrebbe, almeno nelle intenzioni del legislatore, essere trattata al pari degli altri voti, considerando gli stessi parametri che portano a valutare il livello raggiunto da ciascun allievo: negativo (obiettivi non raggiunti) o positivo (sufficiente, buono, ottimo, eccellente).

Dovrebbe, dicevo, e il condizionale non solo è d’obbligo ma deve essere sottolineato. Dovrebbe perché in realtà non è.
Vi spiego perché.

Ho dedicato a questo argomento che mi sta molto a cuore diversi post su questo blog e su “Scuola di vita”, blog del Corriere.it. All’inizio, rimanevo sconcertata dalle reazioni improprie di qualche genitore che chiedeva giustificazione dell’8 in condotta (sui 7 stendo un velo pietoso).

Nella mia riflessione parto da una semplice domanda: qualche genitore si è mai lamentato di un 8 in Latino o Matematica (faccio riferimento al liceo scientifico in cui insegno da più di 25 anni)? Mai. L’8 è indubbiamente un bel voto, di cui andare fieri. Naturalmente il 9 e il 10 sono valutazioni di cui essere ancora più orgogliosi, però l’8 non è da disprezzare.

Ma allora, per la condotta cosa cambia?

Ve lo dico io: sul voto di condotta aleggia ancora quella sorta di “onta” che derivava all’allievo/a – e alla sua famiglia – dall’8. Con il 7, addirittura, un tempo il malcapitato (si fa per dire perché un comportamento non adeguato non “capita” ma deriva da fatti inequivocabilmente intenzionali) doveva sostenere l’esame di “riparazione” a settembre in tutte le materie, indipendentemente dai risultati positivi ottenuti. In altre parole: hai studiato, sì, ma non ti sai comportare. La scuola, infatti, non è solo un luogo in cui si imparano tante cose, belle o meno belle, interessanti o noiose, utili o meno utili. La scuola è anche il luogo in cui si formano i cittadini di domani. La scuola è l’ambiente eletto per la formazione e l’educazione, oltreché per l’istruzione vera e propria.

Dal 2009, grazie allo zelo dell’ex ministro del MIUR Mariastella Gelmini, con un 5 in condotta si viene bocciati. Cinque è inequivocabilmente un voto negativo ma non troppo, almeno rispetto alla valutazione delle altre materie. Eppure, se leggiamo le motivazioni che possono portare alla bocciatura per il 5 in condotta, abbiamo l’impressione che il soggetto sia praticamente pronto per il riformatorio.

In 10 anni di 5 non ne ho mai visti, mentre i 6 sono stati forse due, comminati per gravissimi motivi, quale infrazioni ai regolamenti, comportamenti irrispettosi, assenze ingiustificate (leggi “marine”) e altre amenità che dovrebbero far pensare quasi all’impossibilità di recupero. Come dire che se valuto la preparazione in Latino con un 6, l’allievo/a in questione sia completamente a digiuno nella mia materia. E invece no, non dico che sappia tradurre perfettamente un testo di Cicerone, ma almeno è in grado di comprenderlo e commentarlo, seppur con qualche difficoltà e con l’aiuto da parte mia.

Ma allora, ripeto, per la condotta cosa cambia?

Dirò di più: da quel lontano 2009 ho notato la sempre maggior tendenza a elargire i 9 e i 10. Mentre un tempo (per esempio sei anni fa, quando ho scritto l’articolo per il Corriere.it) il voto standard era l’8, ora si è passati al 9. Non posso dire che gli 8 in Latino di un tempo siano diventati 9, forse in qualche caso sì, ma non in tutti i casi.

L’allievo/a è tranquillo/a ed educato/a, segue le lezioni, non fa quasi mai assenze (quindi gode di ottima salute… un parametro alquanto discutibile, a mio parere), non partecipa attivamente ma non disturba e, almeno apparentemente, si interessa a ciò che accade sotto i suoi occhi e a ciò che percepisce con le sue orecchie, qualche volta aiuta i compagni in difficoltà (con la massima discrezione…), porta tutti i materiali utili a seguire le lezioni e presta generosamente il suo manuale a chi l’ha lasciato a casa. Ed è subito 10.

A mio parere un 10 in condotta vale molto di più. Il 10 rappresenta l’eccellenza, se non sbaglio. Dovrebbe essere un premio per studenti modello che, al di là degli obblighi e delle convenzioni, si spendono maggiormente per appropriarsi dei contenuti attraverso l’approfondimento personale, per esporre il proprio punto di vista critico attraverso la partecipazione attiva alle lezioni, per sviluppare la capacità di creare autonomamente percorsi inter-pluridisciplinari e per valorizzare tutte le “banalità” che sono oggetto di studio quotidiano in classe.
Questi sono di norma i parametri di cui teniamo conto nella valutazione delle discipline scolastiche, è vero, ma cosa cambia se dobbiamo valutare la condotta?

Solo il mio parere, intendiamoci. E, nonostante non sia d’accordo con il progressivo innalzamento del voto di condotta, posso capire le motivazioni, specie quelle dei Dirigenti Scolastici. In fondo sono loro a doversi sorbire le proteste delle famiglie per un 8 che non viene considerato alla stessa stregua degli altri voti, sono loro a dover fare i conti con una società in cui la valutazione di una prestazione è messa in relazione con la persona, ciò che è e non ciò che realmente fa e come lo fa.

Mio/a figlio/a è educato, se non ha 10 vuol dire che non sono un buon genitore. Questa è l’errata premessa (che in fondo è anche conclusione perché su certe cose non si può discutere) che porta a non considerare la valutazione della condotta alla stessa stregua delle discipline scolastiche. Ciò per me rappresenta il fallimento di quel provvedimento (122/2009) di cui è autore Max Bruschi, lo stesso che, nel commentare il mio articolo su “Scuola di vita”, si è espresso nei miei confronti dicendo “Ha colto in pieno lo spirito della norma”.

Giusta o sbagliata che sia, è una norma e dovrebbe valere per tutti. Ciò non è. Nel constatare il passo indietro, mi torna alla mente la mia maestra che, forse troppo stanca per spiegare (aveva la sua età… anche se probabilmente, era più giovane di me ora…) o semplicemente svogliata, a volte ci sottoponeva al “gioco del silenzio”.

Noi bambine, costrette a rimanere immobili per non so quanto tempo, con la bocca tappata fino al far diventare bianche le labbra, le braccia ben serrate attorno allo schienale della sedia e il capo inclinato all’indietro il più possibile, tanto che con i capelli riuscivo a toccare la seduta (ah, beata gioventù con la cervicale in ottima salute!), dovevamo dimostrare di essere brave e di meritare il 10 in condotta.

Siamo tornati davvero così indietro?

[Immagine da questo sito.]

#MATURITÀ2019: TUTTE LE NOVITÀ E… NUOVE PREOCCUPAZIONI

Sembra essere proprio tormentato il “nuovo” Esame di Stato che gli studenti di quinta dovranno affrontare tra pochi mesi. Tante novità che, seppur con le buone intenzioni che non si possono mettere in dubbio (anche Matteo Renzi aveva varato la #buonascuola con le migliori intenzioni, o no?), non danno l’idea di una “riforma” vera e propria, piuttosto trasmettono quella di un rattoppamento e raffazonamento dell’esistente tanto per non smentire l’obiettivo dell’attuale governo che fin da subito si è autoproclamato “governo del cambiamento”.

Già dalla scorsa estate il ministro del Miur Marco Bussetti aveva preannunciato alcuni “cambiamenti”: via l’Alternanza scuola-lavoro che non è più vincolante per l’ammissione all’esame (ma rimarrà nel curriculum seppur con un nome diverso e minor numero di ore obbligatorie), via la terza prova scritta per far posto alle prove nazionali elaborate dall’Invalsi, anch’esse non vincolanti però obbligatorie, via il saggio breve dalla prima prova scritta, via la tesina come introduzione al colloquio, rivisitati tutti i punteggi del credito formativo per dare il giusto rilievo al percorso scolastico fatto dagli allievi dalla terza classe in poi. Già preannunciata e ora confermata anche la rivoluzione della seconda prova, detta “mista”, giusto per aggiungere un “cambiamento” che altro non è che una nuova preoccupazione per studenti e docenti.

Attraverso un comunicato via You Tube – come si conviene a un “governo del cambiamento” che vuole avvicinarsi ai giovani – il ministro Bussetti ha diramato pochi giorni fa gli ultimi dettagli riguardo alle prove scritte e relativi commissari interni ed esterni. Con largo anticipo, ci tiene a precisare.

Vediamo in che cosa consistono questi “cambiamenti” (in particolare, mi riferisco al liceo scientifico, scuola in cui insegno, ma alla fine dell’articolo troverete tutti i link utili per gli altri istituti). Dal momento che non riesco proprio a essere oggettiva, distinguerò i dati dalle opinioni contrassegnando queste ultime con il corsivo.

1. L’alternanza scuola-lavoro. Per i maturandi di quest’anno scolastico rimarrà obbligatorio il monte ore già stabilito (200 per lo scientifico) pur non essendo vincolante per l’ammissione all’esame. Il ministro tiene a precisare che “una parte dell’orale sarà dedicata all’alternanza, che è un potente strumento di orientamento e di acquisizione di competenze trasversali”. Esclusa, tuttavia, l’illustrazione dell’esperienza in sostituzione della tesina, ormai relegata in soffitta, come primo approccio al colloquio. Per gli studenti che ora frequentano la classe terza, non si chiamerà più Alternanza scuola-lavoro ma “Percorsi per le Competenze Trasversali”. L’acronimo PCT risulta impronunciabile ma è sempre meglio di ASL che, per i non addetti ai lavori, rimandava al vecchio ente di assistenza sanitaria.

2. Le prove Invalsi del quinto anno. Forse pochi ricorderanno che già l’ex ministro Mariastella Gelmini aveva annunciato l’abolizione del “quizzone (nomignolo indecoroso affibbiato dai giornalisti alla terza prova che, nel 90% dei casi, non era affatto un quiz a crocette ma una prova seria e piuttosto impegnativa) in favore di una prova nazionale per rendere maggiormente omogenea la valutazione degli studenti nelle scuole di tutta la penisola. Correva l’anno 2011 e se dobbiamo dare un merito al nuovo governo, possiamo elogiarlo per la memoria lunga e anche, forse, per la volontà di creare una continuità con l’ex governo guidato da Forza Italia.
Le prove nazionali non saranno parte integrante dell’Esame di Stato 2019, come avrebbe voluto la Gelmini, ma verranno somministrate nel mese di marzo (classi non campione: dal 4 al 30 marzo 2019; classi campione: dal 12 al 15 marzo) in modalità CTB e verteranno su tre materie: italiano, matematica e inglese (reading e listening). Per quest’anno, come già detto, non costituiscono requisito di ammissione all’esame e non vi sarà l’obbligo di recuperarle nel caso di assenza. Sono previsti strumenti compensativi e dispensativi per gli allievi BES. La valutazione delle prove sarà inserita nel curriculum dello studente. (CLICCA QUI per vedere degli esempi delle prove)

3. La prima prova scritta. La prova di italiano rimane comune a tutti gli indirizzi. Le tracce saranno sette complessivamente, suddivise in tre tipologie: due tracce per la tipologia A (analisi e interpretazione di un testo letterario, in prosa o poesia, a partire dall’Unità d’Italia fino a tutto il Novecento); tre tracce per la tipologia B (testo argomentativo da analizzare, interpretare e commentare) inerenti ai seguenti ambiti: artistico, letterario, storico, filosofico, scientifico, tecnologico, economico e sociale; due tracce per la tipologia C (simile all’ex tipologia D, prevede la trattazione “libera” su un argomento con eventuale testo di appoggio).
Alcune osservazioni: al di là delle critiche mosse all’abolizione del tema storico (scelto ogni anno da poco più dell’1% degli studenti), le conoscenze in ambito storico possono essere indispensabili per lo svolgimento della tipologia B, anche se nella rosa delle tre tracce proposte, per una questione puramente aritmetica, non possono essere inseriti tutti e 8 gli ambiti. Tuttavia, è possibile se non altamente probabile che alcune conoscenze storiche siano imprescindibili per lo svolgimento della tipologia C.
Ampio spazio viene concesso all’argomentazione (nelle tipologie B e C) che nel vecchio “saggio breve” poteva quasi passare inosservata se l’utilizzo dei testi a corredo era comunque originale.

4. La seconda prova scritta mista. Dato che le preoccupazioni non erano già abbastanza numerose alla luce di tali novità, il Miur ha stabilito che anche la seconda prova scritta dovesse subire una rivoluzione. Non più l’opzione latino-greco (che era anche intuibile vista l’alternanza annuale quasi scontata) ma una prova mista che comprenda entrambe le discipline per i licei classici. E se ciò non bastasse, non più soltanto traduzione ma anche analisi e confronto tra testi, tipologie, autori e contesti… un bel po’ di carne al fuoco, non c’è che dire. Seppure personalmente io sia a favore di questo tipo di prova, credo che ci voglia un bel po’ di allenamento per poterla svolgere bene, e pochi mesi, intensi anche dal punto di vista dello svolgimento dei programmi, sono davvero insufficienti. Ciò vale anche per la seconda prova mista proposta allo scientifico dove alla già temuta matematica (ma se scegliete il liceo scientifico perché tutta ‘sta paura della matematica?) si aggiunge la temutissima fisica. Una prova mista che si preannuncia difficile non solo perché gli allievi non ne hanno mai svolte di simili (consideriamo pure il fatto che non sempre la cattedra di Matematica e Fisica è affidata a un unico docente) ma anche perché le ore curricolari di fisica, seppur presente nel piano di studi dalla prima a partire dal riordino dei licei voluto dall’ex ministro Gelmini, sono decisamente troppo poche rispetto al monte ore di matematica.

5. Il colloquio. Come già detto, è stata eliminata la tesina che dava l’avvio all’esame orale e, contrariamente a quanto previsto dalla #buonascuola, non si parte dalla relazione sull’esperienza di ASL, anche se l’argomento verrà trattato comunque dai maturandi in questa fase d’esame, preferibilmente con l’ausilio di un prodotto multimediale. La novità dell’ultima ora che risulta più sconvolgente è la proposta di tre tracce d’avvio, chiuse in tre buste, che la commissione preparerà e tra cui lo studente dovrà operare la sua scelta. Le tracce proporranno analisi di testi, documenti, esperienze, progetti, problemi, tenuto conto del percorso svolto dagli allievi. Un avvio d’esame sullo stile dell’ultima prova che i concorrenti, chiusi in cabina, dovevano sostenere nell’indimenticabile quiz Rischiatutto condotto da Mike Bongiorno negli anni Settanta. Se la terza prova scritta non era propriamente un “quizzone”, ecco che l’idea del quiz viene rispolverata in una fase d’esame, l’orale, in cui lo studente certamente non avrà una marcata predisposizione al rischio.
Altra novità: una parte del colloquio riguarderà le attività effettivamente svolte nell’ambito di “Cittadinanza e costituzione”, sempre tenendo conto delle indicazioni fornite dal Consiglio di classe sui percorsi fatti. Ora, se l’intenzione di proporre questa “materia”, di cui è responsabile sempre l’ex ministro Gelmini (un “governo del cambiamento” particolarmente ispirato da Marystar), è certamente buona, non altrettanto buona né omogenea potrebbe essere in tal senso la preparazione degli allievi. Infatti, nel proporre l’insegnamento di questa disciplina (in sostituzione della vecchia educazione civica, complementare all’insegnamento della storia solo sulla carta), ci si è dimenticati di assegnarla a un docente specifico, preparato in un ambito che sconfina nel Diritto, grande assente nei piani di studio dei licei più importanti. Quindi, affidare alla buona volontà dei singoli – quasi sempre in assenza di veri percorsi trasversali, come dovrebbe essere – l’onere di impartire questo insegnamento, non è di fatto garanzia della buona preparazione degli allievi e nemmeno di una preparazione unitaria. D’altra parte, ogni scuola organizza delle attività complementari nell’ambito dell’educazione alla legalità e alla pace, proponendo delle esperienze molto valide, ma esse non sempre sono comuni a tutte le classi. Penso al “Viaggio della Memoria” nei campi di concentramento organizzato annualmente nel mio liceo ma che interessa solo un’esigua parte degli allievi i quali, al colloquio, avranno la possibilità di parlare di un’esperienza altamente formativa godendo di un vantaggio su altri compagni della stessa classe. Mi viene in mente anche il viaggio organizzano in Sicilia, con l’associazione “Addio Pizzo”, ma che non interessa tutte le classi in quanto per i viaggi di istruzione c’è il paletto dell’80% di adesioni e non sempre si raggiunge questa quota. Ne consegue che in qualche quinta i maturandi potranno fare bella figura raccontando l’esperienza fatta, a scapito di altre che non hanno partecipato.

6. L’attribuzione dei punteggi. La valutazione del diploma rimane in 100esimi (sufficienza 60/100) ma con criteri di distribuzione diversi. Innanzitutto, l’eliminazione di una prova scritta viene compensata in parte con il passaggio dai 15esimi ai 20esimi nella valutazione delle due prove rimaste. I 5 punti di scarto, a mio parere, potevano essere aggiunti ai crediti, ma il ministro Bussetti ha voluto rivoluzionare tutto, abbassando il punteggio del colloquio (da 30 a 20 punti) e incrementando a dismisura quello dei crediti (da 25 a 40). A questo punto, un esame che, fra scritti e orale, forniva ben 75 punti su 100, viene ridimensionato a soli 60 punti contro i 40 derivati dalla somma dei crediti che gli studenti accumulano negli ultimi tre anni. Sebbene ritenga corretto che nel voto di diploma si tenga conto del percorso fatto dagli studenti negli ultimi tre anni (perché non includere, allora, nei 40 punti anche il biennio?), non mi pare giusto che, senza il dovuto preavviso, ci rimettano quei ragazzi che non hanno brillato nei due anni precedenti ma che avrebbero certamente potuto fare di più con un incentivo di tal specie.
Sono state diffuse dal Miur delle tabelle per la conversione dei punteggi accumulati tra il terzo e il quarto anno e il nuovo punteggio per il quinto. (CLICCA QUI)

Per concludere, alcuni argomenti di interesse.

Le simulazioni delle prove scritte.
Il ministro Bussetti ha annunciato che verranno somministrate le simulazioni nazionali delle prove scritte. Ecco le date: per la prima prova (comune a tutte le scuole) il 19 febbraio e il 26 marzo; per la seconda prova (diversa nei vari indirizzi di studio) il 28 febbraio e il 2 aprile.
Con un’apposita circolare saranno fornite alle scuole tutte le indicazioni operative. Nel frattempo il Ministero ha già pubblicato, nel mese di dicembre, alcuni esempi di traccia, sia per la prima che per le seconde prove. (per ulteriori informazioni CLICCA QUI)

Esempi di prima prova (diffusi dal Ministero):
esempio tipologia – a

esempio1 tipologia – b

esempio2 tipologia – b

esempio tipologia – c

La Commissione d’esame.
La Commissione rimane mista: tre membri interni e tre esterni più il presidente che è sempre esterno. Il Miur ha già comunicato le materie affidate ai commissari esterni (CLICCA QUI)

Per chi fosse interessato alla lettura di diverse opinioni (autorevoli) sulla prima prova scritta, rimando ad alcuni articoli pubblicati sul sito laletteraturaenoi.it:

La riforma della prima prova dell’Esame di Stato /1: come cambia l’approccio alla letteratura

La riforma della prima prova dell’Esame di Stato /2: la scrittura alla (prima) prova

La riforma della prima prova dell’esame di Stato /3. Tra continuità e positive innovazioni

Luca Serianni sulla riforma della prima prova esc

Le tracce e gli indizi. Riflessioni sugli esempi di prima prova

CLICCANDO QUI potete trovare alcuni esempi di prove Invalsi.

RISULTATI #MATURITÀ2018: PROMOZIONI E LODI IN AUMENTO SPECIALMENTE AL SUD. IL “CASO PUGLIA”

Il MIUR ha diffuso i risultati relativi all’Esame di Stato del II ciclo. Il 99,6% dei maturandi è stato promosso, contro il 99,5% di un anno fa. Lieve aumento anche per le lodi: sono l’1,3%, un anno fa erano l’1,2%.

Anche la percentuale dei promossi con una votazione superiore a 70/100 ha registrato un aumento passando dal 62,5% dello scorso anno al 64,4%. In diminuzione, invece, i punteggi sotto il 70: il 27,8% delle maturande e dei maturandi ha conseguito una votazione tra il 61 e il 70, fascia di voto che nel 2017 era stata conseguita dal 29%. I 60 scendono al 7,8%, rispetto all’8,5% del 2017.

Gli allievi che hanno meritato il punteggio massimo e la lode sono complessivamente 6.004. In termini di dati assoluti, le Regioni con il più alto numero di lodi sono Puglia (1.066), Campania (860) e Lazio (574). Guardando al rapporto percentuale tra diplomati con lode e popolazione scolastica territoriale, in Puglia ha conseguito il voto massimo il 3% delle maturande e dei maturandi.

Gli studenti che hanno ottenuto le votazioni più alte sono i liceali: il 2,2% ha ottenuto la lode, l’8% ha conquistato il 100, l’11,4% tra 91 e 99, il 22,9% tra 81 e 90. Nei Licei, a primeggiare tra le votazioni più alte è, ancora una volta, il Classico.

Risultati complessivamente più modesti sono stati registrati nei Tecnici e nei Professionali dove, tuttavia, sono aumentati i 100 e lode.

Nemmeno quest’anno si placano le polemiche che riguardano i voti più alti al sud, nonostante nelle rilevazioni nazionali Invalsi la situazione appaia capovolta. Ad esempio, in Lombardia, che supera mediamente la media italiana nelle rilevazioni nazionali, le lodi non superano lo 0,5 % mentre in Campania e Sicilia, agli ultimi posti nelle rilevazioni, sono tre volte tanto (1,4 % e 1,3%). Ma è il “caso Puglia” a destare maggiori perplessità.

La Puglia non è proprio il fanalino di coda per quanto riguarda i risultati dei test Invalsi. La regione sta appena sotto la Campania ma precede di due posizioni la Sicilia. Tuttavia, i risultati non brillanti nei test affrontati dagli studenti che hanno terminato il secondo anno della scuola secondaria di secondo grado sono poco conciliabili con l’exploit di lodi in Puglia, ben tre volte tanto la Lombardia che nelle rilevazioni ottiene risultati vicini alla media europea, così come tutto il nord della penisola.

Si è spesso puntato il dito contro la maggior propensione dei docenti del sud a elargire valutazioni generose. Se così fosse, il prossimo anno gli studenti del quinto si troveranno in difficoltà dovendo affrontare, prima dell’esame di Stato, i test Invalsi. Infatti, com’è noto, questi test, pur non facendo parte dell’esame di Stato, rappresentano la condizione indispensabile per essere ammessi all’esame. Ciò fa pensare che gli studenti pugliesi non avranno la possibilità di primeggiare e fare incetta di lodi. Infatti, anche lo studente con un curriculum eccezionale dovrà fare i conti con la prova Invalsi e la lode potrebbe allontanarsi dall’obiettivo finale.

Di contro, il record di lodi registrato quest’anno a Milano potrebbe non essere casuale ma risponderebbe a una precisa strategia operata dai docenti per mettere i propri studenti nella condizione di ottenere il massimo dei voti: se in Puglia e nelle altre regioni del sud i professori sono “larghi di manica, anche i docenti milanesi si sono adeguati e non hanno centellinato più i nove e i dieci in pagella durante tutto il corso di studi. Non dimentichiamo che i crediti scolastici del triennio hanno costituito, fino a quest’anno, un “tesoretto” di 25 punti sui cento totali, a condizione però di avere una media almeno dell’8 durante tutto il triennio senza neanche un 7. In questo modo, alla fine conquistare la lode è stato più facile per gli studenti milanesi.

Ma il prossimo anno la questione cambierà: con l’obbligatorietà della prova Invalsi alla fine del corso di studi che avrà il compito di misurare la preparazione dei ragazzi, anche l’esame di Stato, senza la tesina e la terza prova e con la valutazione dell’alternanza scuola lavoro, sarà più serio e si confida in una maggiore omogeneità dei risultati, da nord a sud.

[fonti: Tuttoscuola.com; lagazzettadelmezzogiorno.it e infodata.ilsole24ore.com; immagine da questo sito]

#MATURITÀ2019: CHE COSA RESTERÀ DELLA PRIMA PROVA?


Archiviate le prime due prove scritte dell’Esame di Stato 2018 (cui si aggiunge la terza prova che si svolgerà il 25 giugno e sarà l’ultima), sorge spontanea una domanda: che cosa resterà della prima prova?

La prova di Italiano, lo ricordo, è comune a tutte le scuole. Dalla riforma del 1997 voluta dall’allora ministro Luigi Berlinguer con la legge 425, il classico “tema” è stato sostituito da varie tipologie testuali. Gli studenti che affronteranno la “maturità” nell’estate del 2019 sosterranno un esame diverso, sia per quanto concerne gli scritti sia per ciò che riguarda il colloquio orale. Anche l’attribuzione dei punteggi sarà differente rispetto agli attuali criteri e verrà dato ampio spazio alle attività di Alternanza scuola-lavoro il cui monte ore è obbligatorio per tutti e varia a seconda della tipologia della scuola superiore frequentata.

La “riforma” dell’Esame di Stato del II ciclo è stata voluta dal governo Renzi ed è regolamentata dalla legge 107/2015 (in particolare dal Decreto legislativo 62/2017 [art. 17, comma 5]), la cosiddetta “Buona scuola” che di buono ha poco o nulla, difetti tanti. Ma non è di questo che voglio parlare perché è mia intenzione, per ora, concentrarmi sulla prima prova.

Ci sono state, nei mesi precedenti, alcune anticipazioni da parte dell’ormai ex ministro Valeria Fedeli ma di preciso si sa ben poco. Un affidabile contributo è quello del professor Luca Serianni che è a capo della commissione che ha riformulato gli Esami di Stato del I e II ciclo. In merito alla prima prova dell’esame di “maturità” si è limitato a dire che sono previsti dei cambiamenti, anche se sarà mantenuta l’analisi di un testo letterario che in un primo momento sembrava destinata a scomparire. Tuttavia, secondo Serianni, si punterà all’«accentuazione che si deve partire dall’unità d’Italia, non concentrarsi sul Novecento». Ciò mi sembra saggio considerato che il programma di italiano al quinto anno è immenso e presentare all’esame autori come Magris o Bassani (oggetto della tipologia A di quest’anno) è un azzardo.

Se in un primo momento anche il saggio breve sembrava destinato ad essere archiviato, la commissione del MIUR ne ha confermato la presenza anche al prossimo Esame di Stato. Il professor Massimo Palermo, docente all’università per stranieri di Perugia, anch’egli membro della commissione ministeriale, ha anticipato che i lavori sono orientati verso una più chiara distinzione tra articolo di giornale e saggio breve, evitando un accumulo di materiali per le tracce (il cosiddetto dossier), riducendone il numero. Anche perché, come sottolinea Serianni, «lo studente cade nella tentazione di fare un collage, ma alla fine delle superiori deve dimostrare di aver imparato a ragionare con la propria testa».

Questo è quanto. Nulla si dice circa le altre tipologie presenti attualmente (C, tema storico, e D, tema “d’ordine generale”) che paiono quindi destinate a essere messe in soffitta.

Io non so voi che leggete ma io personalmente rimango con i dubbi di prima. Questo dire e non dire mi sembra un modo per rimandare qualsiasi decisione, lasciando in sospeso noi docenti (che però dobbiamo programmare le attività del prossimo anno e sapere quindi quali siano le scelte migliori anche in vista dell’esame finale), mentre gli studenti che hanno appena terminato il quarto anno rimangono disorientati senza avere molte certezze su ciò che li attende.

[fonti: Orizzonte Scuola, youreducation]

PRONTI PER LA #MATURITÀ2018? SÌ, MA SENZA LO SMARTPHONE (E ALTRE DIAVOLERIE TECNOLOGICHE)


Come ogni anno l’Esame di Stato del II ciclo (noto ai più con l’etichetta “di maturità” che, però, è stata abolita fin dal 1997) è stato anticipato da una circolare del MIUR, diramata in tutte le scuole superiori, che riguarda l’uso dei dispositivi tecnologici. Viene confermato “il divieto tassativo per maturande e maturandi, nei giorni delle prove scritte, di utilizzare cellulari, smartphone, PC e qualsiasi altra apparecchiatura elettronica in grado di accedere alla rete o riprodurre file e immagini, pena l’esclusione dall’Esame”.

Nei licei e istituti in cui avrà luogo domani, 20 giugno 2018, la prima prova scritta dell’Esame di Stato conclusivo, dovrà anche essere disattivato qualunque collegamento della scuola con la rete Internet e dovranno essere resi inaccessibili aule e laboratori di informatica, nonché qualunque tipo di personal computer collegato o collegabile alla rete.

Non si tratta di una novità perché da molti anni, pur considerando nel frattempo il progresso delle nuove tecnologie, questo divieto esiste e la punizione per i trasgressori è severissima: chi viene colto in flagrante, infatti, non potrà più continuare l’esame.

Eppure, immancabilmente a poche ore dalla lettura delle tracce della prima prova vengono diffusi i testi e in molti siti prolificano le tracce svolte. Ciò vale, naturalmente, anche per la seconda prova scritta che cambia a seconda dell’indirizzo di studi.

Gli studenti, insomma, non sembrano affatto intimoriti dall’eventuale punizione. Certi studenti, almeno. Eppure le commissioni procedono al ritiro dei telefonini prima dell’inizio delle prove. Quanto agli altri dispositivi, un tablet o un notebook non sono certamente facili da nascondere. Ma allora come fanno? Se poi la rete dell’istituto scolastico è disconnessa, è chiaro che devono possedere dispositivi dotati di connessione propria.

Un sito molto frequentato dagli studenti, Studenti.it, qualora ce ne fosse bisogno ha pubblicato recentemente un post in cui si elargiscono consigli su come “fregare” la commissione e consultare indisturbati il proprio dispositivo.

La classica “furbizia”, più che collaudata durante le prove scritte in classe, è quella di consegnare un vecchio cellulare alla commissione tenendosi in tasca lo smartphone di ultima generazione che potrà tornare utile durante le pause ai servizi. Poi c’è lo smartwatch che sicuramente i commissari d’esame non sanno distinguere da un orologio normale e che si rivelerà fonte di utili suggerimenti stando comodamente seduti al proprio banco.

A questo punto faccio due considerazioni:

1. I responsabili di un sito che dà consigli su come trasgredire a delle disposizioni ministeriali dovrebbe essere denunciato per istigazione a delinquere.

2. Se un sito, complice l’audace maturando di turno, pubblica fotografie dei testi delle tracce e svolgimenti e soluzioni varie prima della conclusione dell’esame (che dura 6 ore), dovrebbe essere oscurato per almeno 30 giorni. In caso di recidiva, una bella multa da 1000 euro minimo e la chiusura definitiva del sito.

Forse posso sembrare troppo rigida ma i giovani devono imparare che nella vita le cose si conquistano con l’impegno e la fatica. Le regole vanno rispettate e cercare i sotterfugi non fa di certo crescere.

Ah già, l’esame non si chiama più di “maturità”. I diciannovenni hanno ancora tanta strada da fare per diventare adulti.

[immagine da questo sito]

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