LA SCUOLA (A DISTANZA) AI TEMPI DEL #CORONAVIRUS


L’emergenza COVID-19, in atto ormai da più di due settimane in alcune regioni italiane, e che negli ultimi giorni ha coinvolto tutta la penisola nella sospensione delle attività didattiche (non chiusura, è bene sottolinearlo), ha costretto famiglie, studenti e docenti a rivedere il loro rapporto con la scuola. Cosa si sta facendo? Cosa si può o si deve fare? Come si deve gestire la didattica a distanza? In che modo reagiscono le famiglie a questa novità? In che modo gli studenti?

Chiariamo subito che mi limiterò a parlare delle scuole secondarie di secondo grado la cui gestione dell’emergenza è sicuramente più semplice perché gli “utenti” (che brutta parola!) sono ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18-19 anni, quindi gestibili facilmente. Il discorso è senz’altro diverso per le scuole frequentate dai più piccoli (dal nido alla primaria, passando per la scuola materna) perché le scuole sono anche il luogo in cui i figli passano molte ore al giorno, agevolando la loro gestione in famiglia. Ma anche le famiglie degli alunni che frequentano la scuola media sicuramente ora si trovano in difficoltà, visto che l’età dei ragazzi è ancora troppo giovane per poterli lasciare da soli a casa.

Insomma, per quanto non ami descrivere la scuola come un parcheggio, bisogna ammettere che l’emergenza in atto può comportare seri problemi di custodia dei piccoli. Non tutti i nonni sono disponibili, non tutte le mamme fanno le casalinghe, non sempre è facile trovare delle babysitter e comunque si tratta di un costo aggiuntivo cui molti genitori non possono far fronte.

Il governo in questi giorni sta cercando di venire incontro a queste difficoltà (contributo per il babysitting, congedi parentali…) ma sappiamo tutti che il welfare in Italia non è minimamente paragonabile ai Paesi del nord Europa, quindi è meglio non aspettarsi nulla di veramente efficace né tanto meno di risolutivo.

Tuttavia, con questo post vorrei soffermarmi sulla didattica a distanza che il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha caldamente raccomandato negli ultimi giorni. Un’intera pagina del sito ministeriale è dedicata all’emergenza #coronavirus (LINK).

Nel DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 marzo 2020 (QUI potete leggere l’intero documento) si legge:

I dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

La differenza tra questo Decreto e gli altri pubblicati nelle settimane scorse, riguardanti solo alcune regioni italiane, è che la dicitura “possono attivare…” per i dirigenti diventa un obbligo (“attivano”). Naturalmente ciò non significa che tutti i docenti debbano attivarsi per la didattica a distanza o, per meglio dire, non sono obbligati a mettere in atto particolari strategie utilizzando chissà che strumenti tecnologici. Infatti, un insegnante in teoria può limitarsi ad assegnare dei compiti da svolgere e degli argomenti da studiare dal manuale in adozione (anche in modo autonomo), utilizzando il registro elettronico (ormai credo sia una realtà diffusa in tutte le scuole) oppure comunicando con le famiglie attraverso la posta elettronica.

Ora mi chiedo: se un docente (non dimentichiamo che in Italia l’età media supera i 50 anni) non ha dimestichezza con chissà quali strumenti tecnologici, è comunque costretto a imparare in fretta e senza un’adeguata formazione? Direi di no. Quindi chi si limita a comunicare “le cose da fare” agli studenti o ai genitori, credo possa assolvere al compito che gli è stato affidato.

In questo caso, però, non si tratta di didattica a distanza.

La didattica a distanza, infatti, è molto complessa. Sul web sono reperibili strumenti di vario tipo, più o meno accessibili a tutti. Molte scuole utilizzano la piattaforma Gsuite che offre la possibilità di sfruttare risorse utili (Classroom, Meet, Hangouts) ma non tutti sono in grado di usarle. [maggiori informazioni QUI]

C’è anche da mettere nel debito conto il fatto che non tutte le famiglie hanno un pc o una connessione (soprattutto efficiente), perché ormai quasi tutti usano lo smartphone con la connessione offerta dal gestore telefonico che ha comunque dei limiti e in qualche caso è costosa. Aggiungiamo il fatto che molti genitori non vorrebbero vedere i propri figli tutto il giorno connessi e non sempre riescono a controllare che essi svolgano davvero le attività assegnate e non si perdano in giochi poco istruttivi. Questo timore è tanto più grande quanto più piccoli sono i figli.

Insomma, la questione è delicata e la gestione della didattica a distanza è tutt’altro che semplice. In questi giorni ho assegnato un compito per classe (che è il minimo, direi). Ma mentre in classe la correzione dei compiti è collettiva e porta via al massimo un’ora (ma il più delle volte molto meno), ora mi trovo 76 compiti da correggere e arrivano quasi tutti in massa, alla scadenza indicata.

E vogliamo parlare delle valutazioni? Come si fa a somministrare a distanza verifiche soggette a valutazione? Non sappiamo quanto tempo ci impiegano e l’organizzazione in tal senso è molto importante: se per un compito di latino concedo un’ora e a casa gli studenti impiegano il triplo del tempo, non posso valutare quel parametro particolare. Inoltre come facciamo a sapere se le verifiche a distanza vengono svolte senza aiuti? Impossibile.

Ma accanto a tutte le questioni di ordine tecnico, quello che manca a tutti, docenti e studenti, in questo periodo, è quel mondo di relazioni che la scuola costituisce al di là dei doveri cui ogni componente può rispondere attraverso la didattica a distanza. E’ vero che a volte le relazioni sono difficili, faticose. Ma è anche vero che la comunicazione asettica (rimanendo in tema…) attraverso fogli elettronici e messaggi on line non può sostituire la comunicazione interpersonale dal vivo.

«Non c’è speranza di gioia ad eccezione che nelle relazioni umane.» (Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

[immagine da questo sito]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 6 marzo 2020, in bambini, docenti, famiglia, MIUR, nuove tecnologie, piattaforme e-learning, scuola, studenti, Valutazione studenti, web con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Prof. di matematica

    Carissima Marisa,
    Sono pienamente d’accordo con quello che hai scritto. Avendo tre figli piccoli (due alle elementari e uno alla scuola materna) ho potuto vedere da vicino le difficoltà di alcune famiglie. Oggi, ad esempio, in casa avevo sei bambini: i miei figli e quelli di mia sorella (sia lei che suo marito lavorano e non volevano affaticare troppo i nonni che li avevano già tenuti per il resto della settimana). Poi so benissimo che ci sono famiglie ancora più in difficoltà, dove non ci sono né i nonni né i soldi per una babysitter…
    La didattica a distanza ha colto un po’ tutti impreparati: in fondo nessuno di noi si sarebbe mai aspettato nulla di simile… La scorsa settimana avevo assegnato ai miei alunni alcuni esercizi da svolgere, loro mi hanno inviato la risoluzione via mail annotando tutti i loro dubbi a cui io ho risposto. Questa settimana, dopo la proroga delle chiusure al 15 marzo, ho sperimentato le lezioni online. Devo dire che nella mia scuola il tecnico dei laboratori di informatica è stato davvero molto disponibile ed ha inviato a tutti i docenti le istruzioni per la piattaforma “Google Meet” ed ha risposto ai nostri dubbi. Al momento ho svolto solo due lezioni (una con le due quinte insieme e una con la prima), ma, nonostante all’inizio fossi titubante, devo dire che mi sembra abbia funzionato discretamente. Certo c’è un’atmosfera surreale: penso che se, nemmeno un mese fa, mi avessero detto che saremmo piombati in questa situazione non ci avrei assolutamente creduto e mi sarei messo a ridere…
    Condivido invece pienamente i tuoi dubbi sulla valutazione a distanza, che potrebbe rendersi necessaria in caso di un’ulteriore proroga della chiusura oltre il 15 marzo (eventualità che in questo momento non scarterei, anzi…). Per i tempi penso che si possa risolvere con Google Classroom, dovrebbe essere infatti possibile inserire nei documenti una data ed un orario di scadenza dopo il quale non è più possibile modificare il documento. Ma per la questione degli aiuti non c’è soluzione. L’unica sarebbe fare delle interrogazioni su Meet o Hangouts, anche se non è detto che tutti gli studenti abbiano un pc con microfono incorporato (durante le mie lezioni, ad esempio, alcuni comunicavano attraverso la chat poiché non avevano il microfono o non riuscivano a farsi sentire).
    Speriamo che questa situazione si risolva il prima possibile. Buona serata

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