10 IN CONDOTTA: TUTTI MERITATI?

Gennaio, andiamo. E’ tempo di scrutinare.

D’Annunzio mi scuserà per la citazione, forse impropria e certamente un po’ distorta, della sua celebre poesia I pastori. Mi è parsa adatta al momento dell’anno scolastico che, credo nella gran parte delle scuole italiane, è dedicato alla valutazione degli allievi alla fine del primo periodo didattico. Insomma, è tempo di scrutini.

Fra pochi giorni gli studenti avranno in mano (si fa per dire perché ormai di cartaceo non c’è quasi più nulla nella pubblica amministrazione… si chiama dematerializzazione) la loro pagella e dovranno fare i conti, forse, con risultati al di sotto delle aspettative e impegnarsi per il recupero delle insufficienze. I più fortunati potranno, invece, rallegrarsi nel vedere premiato il loro impegno nello studio.

C’è, tuttavia, un voto che, pur essendo nella maggior parte dei casi positivo, a volte scontenta i genitori: il voto di condotta.

Credo tutti sappiano che con il decreto ministeriale n° 5 del 16 gennaio 2009 il voto di condotta è stato allineato con gli altri voti, «concorrendo alla valutazione complessiva degli studenti» (in parole semplici: «fa media»). Forse, però, non è ancora chiaro a tutti che si tratta di una valutazione che dovrebbe, almeno nelle intenzioni del legislatore, essere trattata al pari degli altri voti, considerando gli stessi parametri che portano a valutare il livello raggiunto da ciascun allievo: negativo (obiettivi non raggiunti) o positivo (sufficiente, buono, ottimo, eccellente).

Dovrebbe, dicevo, e il condizionale non solo è d’obbligo ma deve essere sottolineato. Dovrebbe perché in realtà non è.
Vi spiego perché.

Ho dedicato a questo argomento che mi sta molto a cuore diversi post su questo blog e su “Scuola di vita”, blog del Corriere.it. All’inizio, rimanevo sconcertata dalle reazioni improprie di qualche genitore che chiedeva giustificazione dell’8 in condotta (sui 7 stendo un velo pietoso).

Nella mia riflessione parto da una semplice domanda: qualche genitore si è mai lamentato di un 8 in Latino o Matematica (faccio riferimento al liceo scientifico in cui insegno da più di 25 anni)? Mai. L’8 è indubbiamente un bel voto, di cui andare fieri. Naturalmente il 9 e il 10 sono valutazioni di cui essere ancora più orgogliosi, però l’8 non è da disprezzare.

Ma allora, per la condotta cosa cambia?

Ve lo dico io: sul voto di condotta aleggia ancora quella sorta di “onta” che derivava all’allievo/a – e alla sua famiglia – dall’8. Con il 7, addirittura, un tempo il malcapitato (si fa per dire perché un comportamento non adeguato non “capita” ma deriva da fatti inequivocabilmente intenzionali) doveva sostenere l’esame di “riparazione” a settembre in tutte le materie, indipendentemente dai risultati positivi ottenuti. In altre parole: hai studiato, sì, ma non ti sai comportare. La scuola, infatti, non è solo un luogo in cui si imparano tante cose, belle o meno belle, interessanti o noiose, utili o meno utili. La scuola è anche il luogo in cui si formano i cittadini di domani. La scuola è l’ambiente eletto per la formazione e l’educazione, oltreché per l’istruzione vera e propria.

Dal 2009, grazie allo zelo dell’ex ministro del MIUR Mariastella Gelmini, con un 5 in condotta si viene bocciati. Cinque è inequivocabilmente un voto negativo ma non troppo, almeno rispetto alla valutazione delle altre materie. Eppure, se leggiamo le motivazioni che possono portare alla bocciatura per il 5 in condotta, abbiamo l’impressione che il soggetto sia praticamente pronto per il riformatorio.

In 10 anni di 5 non ne ho mai visti, mentre i 6 sono stati forse due, comminati per gravissimi motivi, quale infrazioni ai regolamenti, comportamenti irrispettosi, assenze ingiustificate (leggi “marine”) e altre amenità che dovrebbero far pensare quasi all’impossibilità di recupero. Come dire che se valuto la preparazione in Latino con un 6, l’allievo/a in questione sia completamente a digiuno nella mia materia. E invece no, non dico che sappia tradurre perfettamente un testo di Cicerone, ma almeno è in grado di comprenderlo e commentarlo, seppur con qualche difficoltà e con l’aiuto da parte mia.

Ma allora, ripeto, per la condotta cosa cambia?

Dirò di più: da quel lontano 2009 ho notato la sempre maggior tendenza a elargire i 9 e i 10. Mentre un tempo (per esempio sei anni fa, quando ho scritto l’articolo per il Corriere.it) il voto standard era l’8, ora si è passati al 9. Non posso dire che gli 8 in Latino di un tempo siano diventati 9, forse in qualche caso sì, ma non in tutti i casi.

L’allievo/a è tranquillo/a ed educato/a, segue le lezioni, non fa quasi mai assenze (quindi gode di ottima salute… un parametro alquanto discutibile, a mio parere), non partecipa attivamente ma non disturba e, almeno apparentemente, si interessa a ciò che accade sotto i suoi occhi e a ciò che percepisce con le sue orecchie, qualche volta aiuta i compagni in difficoltà (con la massima discrezione…), porta tutti i materiali utili a seguire le lezioni e presta generosamente il suo manuale a chi l’ha lasciato a casa. Ed è subito 10.

A mio parere un 10 in condotta vale molto di più. Il 10 rappresenta l’eccellenza, se non sbaglio. Dovrebbe essere un premio per studenti modello che, al di là degli obblighi e delle convenzioni, si spendono maggiormente per appropriarsi dei contenuti attraverso l’approfondimento personale, per esporre il proprio punto di vista critico attraverso la partecipazione attiva alle lezioni, per sviluppare la capacità di creare autonomamente percorsi inter-pluridisciplinari e per valorizzare tutte le “banalità” che sono oggetto di studio quotidiano in classe.
Questi sono di norma i parametri di cui teniamo conto nella valutazione delle discipline scolastiche, è vero, ma cosa cambia se dobbiamo valutare la condotta?

Solo il mio parere, intendiamoci. E, nonostante non sia d’accordo con il progressivo innalzamento del voto di condotta, posso capire le motivazioni, specie quelle dei Dirigenti Scolastici. In fondo sono loro a doversi sorbire le proteste delle famiglie per un 8 che non viene considerato alla stessa stregua degli altri voti, sono loro a dover fare i conti con una società in cui la valutazione di una prestazione è messa in relazione con la persona, ciò che è e non ciò che realmente fa e come lo fa.

Mio/a figlio/a è educato, se non ha 10 vuol dire che non sono un buon genitore. Questa è l’errata premessa (che in fondo è anche conclusione perché su certe cose non si può discutere) che porta a non considerare la valutazione della condotta alla stessa stregua delle discipline scolastiche. Ciò per me rappresenta il fallimento di quel provvedimento (122/2009) di cui è autore Max Bruschi, lo stesso che, nel commentare il mio articolo su “Scuola di vita”, si è espresso nei miei confronti dicendo “Ha colto in pieno lo spirito della norma”.

Giusta o sbagliata che sia, è una norma e dovrebbe valere per tutti. Ciò non è. Nel constatare il passo indietro, mi torna alla mente la mia maestra che, forse troppo stanca per spiegare (aveva la sua età… anche se probabilmente, era più giovane di me ora…) o semplicemente svogliata, a volte ci sottoponeva al “gioco del silenzio”.

Noi bambine, costrette a rimanere immobili per non so quanto tempo, con la bocca tappata fino al far diventare bianche le labbra, le braccia ben serrate attorno allo schienale della sedia e il capo inclinato all’indietro il più possibile, tanto che con i capelli riuscivo a toccare la seduta (ah, beata gioventù con la cervicale in ottima salute!), dovevamo dimostrare di essere brave e di meritare il 10 in condotta.

Siamo tornati davvero così indietro?

[Immagine da questo sito.]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 12 gennaio 2020, in docenti, famiglia, giovani d'oggi, MIUR, scuola, studenti, Valutazione studenti con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. Dovrei far leggere il tuo pezzo a molti genitori e anche a molti colleghi! Brava

    Piace a 1 persona

  2. Prof. di matematica

    Cara Marisa,
    Sono perfettamente d’accordo con te. Nella mia scuola il collegio docenti ha preparato una sorta di vademecum del voto di condotta. In questo documento si legge che il voto standard è essere 8, mentre i requisiti per il 9 sono: mancanza di note, rispetto delle regole per quanto riguarda la frequenza, partecipazione al dialogo educativo, impegno nello studio, rispetto delle consegne, partecipazione durante le lezioni con apporto di contributi personali e collaborazione alla vita scolastica. Per quanto riguarda il 10 si legge solo che viene attribuito a chi ha sempre tenuto un comportamento esemplare, inoltre il 10 deve essere votato all’unanimità dal consiglio di classe con al massimo un voto contrario.
    Tutto questo in teoria… in pratica ho notato anch’io che ormai il voto standard è 9 e che il 10 viene assegnato con molta più facilità. Premetto che se ci sono studenti modello allora sono il primo a proporre un 10 (così come faccio anche nelle mie materie…), ma spesso trovo che i 10 vengano assegnati a sproposito… Anzi, spesso agli scrutini di giugno ho sentito dire: “vabbè, alziamo il voto di condotta a 10, così lo studente passa nella fascia di crediti più alta”. Insomma, sembra che il voto di condotta sia meno importante degli altri, serva solo ad alzare le medie (anche a chi non lo meriterebbe…) e non a giudicare il comportamento tenuto nel corso di un anno scolastico. Capita anche da te?
    In conclusione, direi che il voto di condotta, sebbene sia un voto come tutti gli altri nel calcolo della media, non lo è nei criteri con cui viene attribuito nella pratica (spesso infatti il 7 viene considerato, non solo dai genitori, ma pure dagli stessi insegnanti un voto che sanziona un comportamento decisamente inappropriato, mentre dovrebbe indicare un comportamento sostanzialmente positivo anche se migliorabile…)
    Buona notte

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    • Agli scrutini di giugno nel mio liceo raramente si alza il voto di condotta e comunque di solito si cerca di premiare le eccellenze (insomma, posso dare facilmente un 10 a chi ha 9).
      Il problema è, come ho scritto e come giustamente hai osservato tu stesso, che il 7 e l’8 non sono considerati voti discreti o buoni nella valutazione della condotta. Non è facile superare l’ostacolo.

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  3. Il gioco del silenzio, che tenerezza!

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  4. Come cambia il mondo! Quando ero liceale io(anni ’60) avere 10 in condotta era quasi un’offesa, l’attestazione che si era “babbi”(senza alcuna vivacità). Non ho mai avuto più di 9 e qualche 6(al I trimestre) per aver partecipato a qualche sciopero. Comunque allora tutti i voti erano più bassi, perché diverso era il metro di valutazione

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    • Io ho quasi sempre avuto il 10 in condotta, forse gli ultimi anni del liceo avevo 9. Non avevo comunque la percezione che fosse qualcosa di cui vergognarsi. Non ho mai fatto sciopero ma credo che abbassare il voto per quello oggi sarebbe quasi un “abuso di potere”.

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