DAD O NON DAD? QUESTO È IL PROBLEMA


Il dubbio amletico è legittimo. Lo scorso marzo, quando ci siamo trovati tutti, noi docenti e gli studenti, catapultati in una realtà sconosciuta, eravamo molto scettici, oltre al fatto che il Covid-19 rappresentava un nemico sconosciuto e ciò ci spaventava proprio per l’impossibilità di trovare in breve una cura che avrebbe potuto ridurre il numero delle vittime.

Dopo tanti mesi e varie vicissitudini, conosciamo meglio sia la Dad sia il Coronavirus -specialmente la sua pericolosità – e sappiamo bene che la scuola in presenza rappresenta un pericolo che, fin dall’inizio dell’anno scolastico, è stato sottovalutato.

Le scuole sono sicure, ci avevano detto. I ragazzi sono supercontrollati, le regole da rispettare sono rigide, i docenti ormai trasformati in gendarmi austriaci stanno molto attenti a farle rispettare. Certamente, ma le aule, con il distanziamento farsa delle “rime buccali”, sono davvero sicure? E fuori da quelle quattro mura iperprotette si può dire che le regole siano rispettate in modo così rigido e controllato? E sui mezzi di trasporto che ogni giorno muovono masse di studenti, dai piccoli centri e dalle periferie alla città, davvero la distanza di sicurezza è rispettata, con la capienza dei mezzi all’80%?. Questi sono tutti i dubbi legittimi.

Era il 4 novembre, l’ultimo giorno di lezione in presenza, quando arrivò il verdetto: troppi rischi, almeno gli studenti delle scuole superiori, quelli che maggiormente si muovono sui mezzi pubblici, devono stare a casa. Didattica a distanza al 100%, dopo poco più di un mese di ripresa in presenza.

E’ chiaro che siamo di fronte al fallimento di una ripresa sicura che non era affatto sicura, di una presa di posizione rigida del ministro Lucia Azzolina che a gran voce per tutta l’estate ha ripetuto che la scuola deve riaprire. Già questo la dice lunga sul fatto che se un ministro della Repubblica si esprime in questi termini, quando MAI le scuole sono state chiuse, il minimo che ci possiamo aspettare è il fallimento.

Fallimento per chi? Certamente non per la scuola che ha portato avanti, grazie all’impegno dei docenti e degli studenti (mi riferisco sempre alle scuole superiori), l’istruzione e l’educazione dei ragazzi e delle ragazze, senza risparmiarsi e mettendo in campo un patrimonio di conoscenze accumulato durante il lockdown della primavera scorsa. Perché, sapete, la Didattica a distanza non è facile, soprattutto non semplice è trovare il modus operandi che permetta ad essa di essere veramente efficace.

Ora, però, il problema si ripresenta. Tornare in aula, dopo le vacanze di Natale con il 75% delle presenze in istituto, è decisamente un azzardo. Anche perché, a quanto ci è dato sapere, i mezzi pubblici potranno trasportare il 50% dei passeggeri. I conti non tornano. Allora bisogna trovare un modo per potenziare i trasporti, aumentare il numero di corse e mettere su strada altri mezzi, anche stipulando convenzioni con i privati attualmente fermi data la sospensione dei viaggi di istruzione (le gite, come tutti dicono). E invece no, meglio prevedere ingressi scaglionati (dalle 8 alle 10, ho letto) costringendo gli studenti alla permanenza a scuola fino al pomeriggio inoltrato con il rischio di non avere i mezzi per tornare a casa e dover attendere la corsa serale, magari fino alle 19. Perché non pare che ci sia un’apertura delle aziende dei trasporti in questo senso. Certo, il MI, con la solita tattica dello scaricabarile, ha demandato ai Prefetti l’onere di sbrogliare la matassa. Poi non si sa se questi poveretti ne verranno a capo, specialmente nelle grandi città.

Il problema dell’aerazione delle aule, assente fino alla fine di ottobre grazie alla temperatura mite che permetteva l’apertura delle finestre quasi per tutta la mattinata, si presenterà, eccome. Il fatto che le aule siano piene, visto che con il metro di distanza tra le “rime buccali” è possibile contenere in esse 25-26 allievi, pur obbligando gli studenti a indossare sempre la mascherina, costituisce un rischio non indifferente per la trasmissione del contagio. Gli esperti sono ormai concordi su questo. Senza un sistema di depurazione dell’aria questo rischio non potrà essere, se non annullato, nemmeno arginato.

Che dire, infine, del sistema dei tracciamenti, andato definitivamente in tilt prima dell’istituzione della DAD, e la difficoltà di somministrare in breve tempo i test? Siamo sicuri che entro il 7 gennaio si sarà fatto qualcosa per superare tale ostacolo? Beato chi ne è convinto, io non lo sono per nulla. Si dovrebbe quantomeno reintrodurre la figura del medico scolastico, presente almeno un paio d’ore al giorno in ogni scuola, per tenere sotto controllo la situazione sanitaria e somministrare i test. Pensate che il governo sia disposto a stanziare dei fondi ad hoc? Anche a tale riguardo non ho grandi certezze.

Detto ciò, chi ancora protesta contro la Dad e ritiene che non sia “scuola vera” – e su questo per certi versi concordo, le differenze ci sono -, sostenendo che gli studenti perdono solo tempo e si intristiscono perché relegati per molte ore al giorno davanti al pc e confinati entro le quattro mura domestiche, non ha capito che tenere lontani dall’aula gli allievi è un’esigenza sanitaria non un divertimento degli insegnanti che, al contrario, ritengono la Dad l’unico modo per tutelare loro e le loro famiglie. Perché ogni studente a casa ha dei genitori più o meno 50enni, non immuni per età come abbiamo visto, e si relaziona con i nonni 70enni, evidentemente soggetti a rischio. Infatti, la diffusione dei contagi nelle scuole è più pericolosa per le relazioni parentali che per gli studenti i quali spesso sono asintomatici e per questo più pericolosi, semplicemente perché non sanno di essere contagiati dal Covid-19.

Un’altra differenza tra la scorsa primavera e oggi riguarda l’obbligo della Dad che lo scorso a.s. è arrivato solo ad aprile mentre per quest’anno è stata prevista fin dall’estate scorsa (Decreto Ministeriale 7 agosto 2020, allegato A). Anzi, il ministro Azzolina si è inventata la DDI (Didattica digitale integrata), stabilendo che, nell’impossibilità di fare lezione in presenza si attivasse in automatico la Didattica a Distanza, in caso di sospensione delle lezioni in aula al 100%, o la DDI che prevede una quota del monte ore in presenza e una quota a distanza o in alternativa che una parte degli studenti segua le lezioni in aula e la restante da remoto con collegamento in videoconferenza.

Pare davvero strano che la scorsa settimana il ministro abbia ipotizzato un prolungamento dell’a.s. fino a tutto giugno o addirittura a luglio per compensare il “tempo perso”. Questa proposta è in piena contraddizione con il suo stesso decreto: non c’è nessun tempo perso dal momento che la Dad continua, certamente con varie modalità a seconda delle scuole, ed è un obbligo per docenti e studenti. Si può senz’altro ammettere che in alcune scuole funzioni e in altre no oppure sia meno efficace, ma la DDI è stata istituita e normata, attraverso l’integrazione del CCNL, proprio per costringere tutti a lavorare, per permettere che la scuola non si fermi, che i programmi vadano avanti e che si possa valutare la preparazione degli studenti e l’acquisizione delle loro competenze nelle diverse discipline. La Dad, inoltre, permette di valutare anche le competenze chiave europee (anch’esse obbligatorie nell’ambito della formazione degli studenti), comprese quelle digitali.

Eppure c’è qualcuno che, ignorando tutto questo, continua a dire a gran voce che bisogna “riaprire le scuole”, come se il nostro compito si fosse interrotto da marzo a giugno e nuovamente dai primi di novembre ad oggi. Nossignori, la scuola non è mai stata chiusa, nemmeno per i laboratori, che si svolgono in presenza, né per gli studenti fragili (i cosiddetti BES) né per chi non ha dispositivi (che sono stati comunque dati in comodato d’uso grazie ai finanziamenti ad hoc elargiti dal MI) o chi abita in zone non coperte da connessione efficace (DPCM 3 novembre 2020, art. 1, art. 9 s). Nessuno è stato lasciato indietro, almeno ciò non dovrebbe succedere. Se veramente la Dad è ancora off limit per qualcuno, non è certo colpa degli insegnanti perché la responsabilità è tutta delle scuole che, a mio parere, dovrebbero essere tenute sotto controllo dallo stesso ministero.

Quindi, cari signori e signore, non sono gli insegnanti a voler continuare la Dad perché più comoda. Più comoda perché siamo a casa? Non credo. Perché lavoriamo di meno? No, anzi, si lavora molto di più, stando incollati davanti al monitor anche per 12 ore al giorno (a volte di più), sabato e domenica compresi, con tutte le problematiche a livello fisico che ne conseguono. Correggiamo i compiti assegnati uno per uno, in un certo senso individualizzando la didattica cosa che non sempre è possibile fare nella scuola in presenza. Un indubbio vantaggio per gli studenti.

Certo, non mi illudo che tutti i docenti lavorino così ma ricordiamoci che chi fa poco lo fa sia in Dad sia in presenza. Ugualmente non si può ignorare il fatto che tra gli stessi studenti troveremo sempre chi si impegna a prescindere e chi non lo fa nemmeno se inchiodato al banco. Questi problemi con l’emergenza sanitaria non hanno nulla a che fare.

Se a marzo tutti eravamo consapevoli che la scuola in presenza sia tutt’altra cosa, appellandoci alla mancanza di contatti sociali, di emozioni difficili da trasmettere attraverso un monitor, ora chi si appella a tutto ciò che comunque non nego, fa sola retorica, dimenticando che là fuori c’è un virus su cui ancora si sa poco, per il quale non è stata trovata una cura, in attesa di un vaccino che non sarà disponibile per tutti, almeno nell’immediato.

Quindi, facciamo meno retorica e cerchiamo di far funzionare al meglio una didattica che, seppur nuova, ci ha permesso di sperimentare al fine di ottenere per gli studenti una preparazione adeguata agli obiettivi. Costa fatica, certo, ma è l’unico strumento che abbiamo per far sì che la scuola vada avanti e che il diritto allo studio sia garantito. Non illudiamoci che con il 7 gennaio la Dad diventi un lontano (o vicino) ricordo. Non sarà così, purtroppo.

[immagine da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 11 dicembre 2020, in didattica a distanza, docenti, Lucia Azzolina, scuola, studenti con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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