Archivi Blog

CORONAVIRUS, SANATORIA DI FINE ANNO: COME AVVERRÀ IL RECUPERO?

Orizzonte Scuola ha pubblicato una mia lettera. Ecco il testo.

Spett.le Redazione di Orizzonte Scuola, insegno in un liceo e, come tutti i docenti, mi sto chiedendo come finirà questo disgraziato anno scolastico.

Ci sarà sicuramente una sanatoria – brutta parola, lo ammetto, ma è l’unica adatta alla contingenza -, tutti gli allievi saranno promossi a giugno, anche perché la sospensione delle attività didattiche è sopraggiunta a un mese dagli scrutini intermedi (poi l’autonomia scolastica porta gli istituti a determinare la suddivisione dell’anno scolastico in periodi di diversa durata rispetto al classico “quadrimestre”). Non solo gli studenti non hanno avuto modo di recuperare le materie insufficienti del primo periodo, ma è molto probabile che alcuni, forse molti, accumulino lacune su lacune nella convinzione che tanto quest’anno è andato così.

Una delle problematiche della DAD è sicuramente la valutazione. Come si fa a interrogare durante una videolezione o proporre un compito scritto se non sappiamo di quali aiuti possono disporre? È evidente che i voti che saremo costretti a dare a giugno valuteranno più l’impegno, la partecipazione, la puntualità nell’eseguire i compiti, il rispetto delle consegne… insomma, verrà valutata l’efficacia formativa delle nostre azioni più che l’apprendimento reale. In fondo, anche il ministro stesso ha detto che bisognerà tenere conto delle competenze acquisite più che delle conoscenze. Diciamo che da questo punto di vista la DAD ha un suo perché.

La promozione immeritata, però, non deve essere sottovalutata. Sappiamo quanto sia difficile per molti ragazzi colmare le lacune in tempo di “pace”, figuriamoci in tempo di “guerra”. Non solo, una volta ottenuta la promozione, a chi interessa realmente quanto ha appreso e come lo ha appreso? Non a tutti gli studenti è chiaro che ci sono discipline che non ammettono lacune (penso alle lingue, compreso il latino che insegno, la matematica, la fisica) le quali, se permangono, impediscono l’apprendimento degli argomenti successivi.

Ricordo i tempi in cui gli esami di riparazione furono aboliti. Era il 1995 e con il Decreto Legge del 28 giugno, n. 253, successivamente convertito in legge l’8 agosto dello stesso anno si stabilì che gli allievi potevano essere promossi a giugno, nonostante la presenza di qualche lacuna in una o più discipline, purché si presentassero puntuali a frequentare, nella fase iniziale delle lezioni, le attività per essi previste nella programmazione di classe. Poi la preparazione veniva verificata entro ottobre (naturalmente l’autonomia scolastica anche allora concesse un po’ di libertà) con delle prove di accertamento.

E se non recuperavano le insufficienze? Non succedeva nulla, continuavano a frequentare, talvolta venivano proposte altre prove di accertamento, però a giugno si teneva nel debito conto il mancato impegno nel recupero e il permanere delle lacune nelle materie le cui insufficienze erano state condonate l’anno precedente.

Credo che nella situazione attuale si potrebbe agire in questo modo. Naturalmente affidandoci al senso di responsabilità degli allievi e sperando che anche in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo non trascurino lo studio per non arrivare a giugno con 4 o 5 insufficienze.

LINK all’articolo originale, da cui è tratta l’immagine.

EMERGENZA #CORONAVIRUS E DIDATTICA A DISTANZA: IL DIGITAL STORYTELLING

PREMESSA

L’emergenza #coronavirus ha imposto la didattica a distanza soprattutto per cercare di far mantenere agli studenti, di ogni età, il rapporto con la scuola. Anche a detta del ministro Lucia Azzolina, non è importante il regolare svolgimento delle lezioni, cosa di fatto impossibile, ma «la didattica a distanza è l’unico modo, al momento, per garantire il diritto allo studio degli studenti».

Certo, è molto difficile chiamarla “scuola” perché la scuola vera, quella che si frequenta in un’aula scolastica, non si riduce a una mera trasmissione di contenuti, condivisione di materiali e assegnazione di compiti da svolgere, ma si fonda anche sulle relazioni interpersonali che sono irrinunciabili nella dinamica insegnamento-apprendimento.

Tuttavia, è anche vero che la sospensione delle lezioni è destinata a prolungarsi, almeno stando alle ultime notizie. Qualcosa si deve pur fare, anche rivedendo le programmazioni individuali e/o di dipartimento d’inizio anno. Diciamo che la didattica a distanza, a prescindere dagli strumenti e metodi che ogni docente è libero di applicare (non dimentichiamo che questa metodologia didattica non è un obbligo contrattuale, tant’è vero che anche il ministro del MIUR ha recentemente fatto appello alla “morale” degli insegnanti), fornisce a docenti e discenti l’occasione per mettere in campo competenze diverse rispetto a quelle consolidate da tempo.

CHE COS’È IL DIGITAL STORYTELLING?

“Raccontare delle storie” a scuola – anche attraverso le lezioni a distanza – si può. Presentare degli argomenti in modo accattivante utilizzando molte piattaforme che il web ci offre, è certamente una valida alternativa alle videolezioni che molti docenti, di tutte le scuole italiane, stanno utilizzando proprio per mantenere un legame con i propri studenti e, nello stesso tempo, cercare di non perdere tempo e svolgere, nel limite delle possibilità, i programmi che dal 23 febbraio hanno subito uno stop.
Non solo, anche gli studenti, una volta presa confidenza con questi strumenti, possono creare delle “storie digitali” divertendosi.

STRUMENTI DA UTILIZZARE

Ci sono molte piattaforme che possono essere utilizzate nel Digital Storytelling. Quelle che di seguito suggerisco sono tutte free, in alcuni casi richiedono il pagamento di opzioni che non sono affatto indispensabili per il lavoro da svolgere.

SPARK ADOBE per la creazione di post, page e video. QUI una pagina illustrativa e un video tutorial

BOOKCREATOR per la creazione di e-book (il testo può essere integrato con immagini, suoni e video). La pagina contiene anche un video tutorial per utilizzare lo strumento ma è davvero molto semplice! Attenzione: funziona con vari dispositivi ma con pc solo se è installato Crome per la navigazione.

OURBOOX per la creazione di e-book, meno versatile, a mio parere, rispetto a BookCreator.

STORY JUMPER sempre per creare e-book. QUI il video tutorial.

STORYBOARD THAT è uno strumento con cui “raccontare storie” attraverso i fumetti… per tutte le età! QUI un video tutorial

VOKI simile a Stoyboard That ma più interattivo (possibile aggiungere testi parlati). L’unico limite è la durata dei video che si possono produrre che è davvero molto limitata. QUI video tutorial

ANIMOTO per la creazione di video. QUI video tutorial

THINGLINK per costruire mappe interattive. QUI un video tutorial

KNIGHT LAB in alternativa a Thing LinK per creare mappe interattive. QUI un video tutorial (in inglese!).

AVVERTENZE

È molto importante la scelta delle immagini (specialmente se si vuole rendere pubblico il lavoro fatto… non indispensabile ma perché rinunciare se il risultato è bello?). Posto qua sotto il video tutorial che può servire per orientarvi facilmente nella scelta delle immagini senza incorrere nella violazione del copyright.

UN’ULTIMA SEGNALAZIONE: un sito interamente dedicato al digital storytelling da cui si possono trarre molti spunti.

BUON LAVORO A TUTTI!

EMERGENZA #CORONAVIRUS: LETTERA AI MIEI STUDENTI

Ho scritto una lettera ai miei studenti (quelli di una classe in cui ho solo 3 ore settimanali) per spiegare il motivo del mio “silenzio”, per cercare di far capire loro che non li ho abbandonati, che la didattica a distanza è difficile, impegna molte più ore al giorno rispetto alla didattica reale. Mi trovo in difficoltà, non me ne vergogno. Questa crisi ci ha messo tutti sullo stesso piano, abbiamo tutti molto da imparare.

Ho scritto di getto, non è una lettera perfetta ma è scritta con il cuore. Perché in questo momento difficile non bisogna nascondere i propri sentimenti.

Buona lettura.

Cari ragazzi,
so che starete pensando che vi ho abbandonati. Immagino i messaggini che si incrociano: “A me non ha riconsegnato niente” “Nemmeno a me” “Ok, allora si sarà dimenticata di noi”.
No, non mi sono dimenticata di voi. Ogni mattina mi alzo pensando che un po’ del mio tempo devo dedicarlo a voi. Ma non è facile.

Non ci sono classi di serie A e classi di serie B. Ci sono classi in cui un docente ha più ore e più materie e classi in cui ne ha di meno.

Quando al mattino veniamo a scuola ed entriamo in aula, sappiamo quello che dobbiamo fare, come lo dobbiamo fare, quanto tempo abbiamo a disposizione (sempre troppo poco!) e quanto ne “perdiamo”, a volte, semplicemente perché non sempre riusciamo a mettere a frutto il tempo che ci è concesso per fare tutto ciò che abbiamo programmato.

Sapete perché succede? Perché non ci sono classi ideali, ci sono studenti reali che hanno le loro richieste e che, ciascuno a suo modo, partecipano alle lezioni. Perché noi siamo in cattedra ma non siamo cattedratici (scusate il bisticcio), non entriamo e facciamo le nostre lectiones magistrales, non abbiamo solo degli uditori. La scuola è fatta di relazioni che nel mondo reale costituiscono un arricchimento, ma in quello virtuale (com’è la didattica a distanza… almeno quel poco che fino ad ora sono riuscita a fare) costituiscono un surrogato di ciò che vorremmo ma non è. E tutto diventa più difficile.

Un po’ come l’amore. Avete mai provato una relazione a distanza? Io sì, quando avevo la vostra età (o forse ero un po’ più grande), e la cosa che maggiormente sentivo era proprio il non esserci sempre. Ci si accontentava di qualche telefonata, ci si vedeva una volta al mese… ora è più facile, ci sono le videochiamate, certo, i messaggini a ogni ora del girono e della notte. Ma non è la stessa cosa.

Ecco, dunque, perché ho sentito la necessità di scrivervi, di spiegare. Il “non esserci sempre” non significa non pensare a chi ha bisogno di noi, e noi degli altri. Perché anche la scuola, come ogni relazione, si fonda sui bisogni reciproci che in qualche modo bisogna soddisfare. E tutti dobbiamo metterci l’impegno che possiamo spendere.
Lo so che qualcuno sta pensando “In fondo, meno lavoro abbiamo meglio stiamo”. In un certo senso va bene così: avete già tanto da fare che di un compito in meno di storia o di geografia non sentite certo la mancanza. E sono anche d’accordo con chi ha questa opinione, ma dobbiamo fare i conti con la ripresa, perché da questa crisi usciremo. Certo, ma non sarà facile se ora non ci diamo da fare.

Sapete qual è l’etimologia della parola “crisi”? Deriva dal greco “krino” che significa letteralmente “separare”, ma in senso più ampio anche “valutare”, “giudicare”. Non ha, dunque, una valenza negativa, anzi, la parola rimanda a una scelta che dobbiamo compiere, una riflessione che può e deve portare a un miglioramento. La crisi porta a una rinascita, e proprio per questo non dobbiamo pensare che dalla crisi, qualsiasi essa sia, non si possa uscire migliorati.

Tutto questo per chiedervi scusa, sì, ma anche per spronarvi a non mollare, a tenervi in allenamento approfittando di questa pausa forzata in cui la didattica a distanza non può che essere una “toppa”, proprio come quella che mettiamo per coprire un buco. Questo periodo può essere paragonato a un “buco” che in qualche modo rattoppiamo, con la consapevolezza che alla fine ne usciremo cambiati, tutti.

C’è stato un prima e ci sarà un dopo l’emergenza coronavirus. Ora occupiamoci del “mentre”, cercando di sfruttare al meglio le nostre capacità. Per una volta siamo sullo stesso piano: abbiamo molto da imparare, voi studenti e noi docenti.

Un abbraccio (virtualissimo!).
La vostra prof M.

LA SCUOLA (A DISTANZA) AI TEMPI DEL #CORONAVIRUS


L’emergenza COVID-19, in atto ormai da più di due settimane in alcune regioni italiane, e che negli ultimi giorni ha coinvolto tutta la penisola nella sospensione delle attività didattiche (non chiusura, è bene sottolinearlo), ha costretto famiglie, studenti e docenti a rivedere il loro rapporto con la scuola. Cosa si sta facendo? Cosa si può o si deve fare? Come si deve gestire la didattica a distanza? In che modo reagiscono le famiglie a questa novità? In che modo gli studenti?

Chiariamo subito che mi limiterò a parlare delle scuole secondarie di secondo grado la cui gestione dell’emergenza è sicuramente più semplice perché gli “utenti” (che brutta parola!) sono ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18-19 anni, quindi gestibili facilmente. Il discorso è senz’altro diverso per le scuole frequentate dai più piccoli (dal nido alla primaria, passando per la scuola materna) perché le scuole sono anche il luogo in cui i figli passano molte ore al giorno, agevolando la loro gestione in famiglia. Ma anche le famiglie degli alunni che frequentano la scuola media sicuramente ora si trovano in difficoltà, visto che l’età dei ragazzi è ancora troppo giovane per poterli lasciare da soli a casa.

Insomma, per quanto non ami descrivere la scuola come un parcheggio, bisogna ammettere che l’emergenza in atto può comportare seri problemi di custodia dei piccoli. Non tutti i nonni sono disponibili, non tutte le mamme fanno le casalinghe, non sempre è facile trovare delle babysitter e comunque si tratta di un costo aggiuntivo cui molti genitori non possono far fronte.

Il governo in questi giorni sta cercando di venire incontro a queste difficoltà (contributo per il babysitting, congedi parentali…) ma sappiamo tutti che il welfare in Italia non è minimamente paragonabile ai Paesi del nord Europa, quindi è meglio non aspettarsi nulla di veramente efficace né tanto meno di risolutivo.

Tuttavia, con questo post vorrei soffermarmi sulla didattica a distanza che il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha caldamente raccomandato negli ultimi giorni. Un’intera pagina del sito ministeriale è dedicata all’emergenza #coronavirus (LINK).

Nel DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 marzo 2020 (QUI potete leggere l’intero documento) si legge:

I dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

La differenza tra questo Decreto e gli altri pubblicati nelle settimane scorse, riguardanti solo alcune regioni italiane, è che la dicitura “possono attivare…” per i dirigenti diventa un obbligo (“attivano”). Naturalmente ciò non significa che tutti i docenti debbano attivarsi per la didattica a distanza o, per meglio dire, non sono obbligati a mettere in atto particolari strategie utilizzando chissà che strumenti tecnologici. Infatti, un insegnante in teoria può limitarsi ad assegnare dei compiti da svolgere e degli argomenti da studiare dal manuale in adozione (anche in modo autonomo), utilizzando il registro elettronico (ormai credo sia una realtà diffusa in tutte le scuole) oppure comunicando con le famiglie attraverso la posta elettronica.

Ora mi chiedo: se un docente (non dimentichiamo che in Italia l’età media supera i 50 anni) non ha dimestichezza con chissà quali strumenti tecnologici, è comunque costretto a imparare in fretta e senza un’adeguata formazione? Direi di no. Quindi chi si limita a comunicare “le cose da fare” agli studenti o ai genitori, credo possa assolvere al compito che gli è stato affidato.

In questo caso, però, non si tratta di didattica a distanza.

La didattica a distanza, infatti, è molto complessa. Sul web sono reperibili strumenti di vario tipo, più o meno accessibili a tutti. Molte scuole utilizzano la piattaforma Gsuite che offre la possibilità di sfruttare risorse utili (Classroom, Meet, Hangouts) ma non tutti sono in grado di usarle. [maggiori informazioni QUI]

C’è anche da mettere nel debito conto il fatto che non tutte le famiglie hanno un pc o una connessione (soprattutto efficiente), perché ormai quasi tutti usano lo smartphone con la connessione offerta dal gestore telefonico che ha comunque dei limiti e in qualche caso è costosa. Aggiungiamo il fatto che molti genitori non vorrebbero vedere i propri figli tutto il giorno connessi e non sempre riescono a controllare che essi svolgano davvero le attività assegnate e non si perdano in giochi poco istruttivi. Questo timore è tanto più grande quanto più piccoli sono i figli.

Insomma, la questione è delicata e la gestione della didattica a distanza è tutt’altro che semplice. In questi giorni ho assegnato un compito per classe (che è il minimo, direi). Ma mentre in classe la correzione dei compiti è collettiva e porta via al massimo un’ora (ma il più delle volte molto meno), ora mi trovo 76 compiti da correggere e arrivano quasi tutti in massa, alla scadenza indicata.

E vogliamo parlare delle valutazioni? Come si fa a somministrare a distanza verifiche soggette a valutazione? Non sappiamo quanto tempo ci impiegano e l’organizzazione in tal senso è molto importante: se per un compito di latino concedo un’ora e a casa gli studenti impiegano il triplo del tempo, non posso valutare quel parametro particolare. Inoltre come facciamo a sapere se le verifiche a distanza vengono svolte senza aiuti? Impossibile.

Ma accanto a tutte le questioni di ordine tecnico, quello che manca a tutti, docenti e studenti, in questo periodo, è quel mondo di relazioni che la scuola costituisce al di là dei doveri cui ogni componente può rispondere attraverso la didattica a distanza. E’ vero che a volte le relazioni sono difficili, faticose. Ma è anche vero che la comunicazione asettica (rimanendo in tema…) attraverso fogli elettronici e messaggi on line non può sostituire la comunicazione interpersonale dal vivo.

«Non c’è speranza di gioia ad eccezione che nelle relazioni umane.» (Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

[immagine da questo sito]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: