PERCHÉ LEGGERE (ANCORA) “I PROMESSI SPOSI” A SCUOLA

Non è di certo una novità: sono molti anni che esperti e non si chiedono se non sia il caso di abolire la lettura del romanzo di Alessandro Manzoni a scuola. Una lettura obbligatoria da ben 147 anni e che per lo più annoia gli studenti e, aggiungo io, mette in crisi molti docenti che o non sanno come “trattare” didatticamente questo romanzo o non sono capaci di farne una lettura critica sì, ma anche un po’ innovativa.

L’ultima provocazione arriva dalla rivista Pagina 99 che nell’edizione del 19 maggio scorso mette in bella mostra sulla copertina un titolo molto perentorio: “Liberiamo gli studenti dai Promessi Sposi”. E in modo altrettanto perentorio aggiunge nel sommario: “È arrivato il momento di cambiare”. Di questo avviso sembrano essere professori come Giunta e Gardini e scrittori come Camilleri.

Già due anni fa l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva addirittura dichiarato che la lettura dei Promessi Sposi dovrebbe essere abolita per legge. Però nel discorso rivolto alla platea di studenti universitari della Luiss School of government, aveva aggiunto: «una volta proibiti diventano affascinanti, e si rivelano essere un capolavoro assoluto».

Ora, io non concordo con Pagina 99 e gli “esperti” citati né con Renzi che maldestramente vorrebbe appellarsi al fascino del proibito. Se il romanzo di Manzoni venisse tolto dai programmi scolastici nessun giovane si avvicinerebbe alla lettura delle avventure di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella per puro diletto. Senza contare che I Promessi Sposi non sono facilmente leggibili senza la guida del docente o dei curatori – a volte eccellenti – delle edizioni scolastiche del romanzo.

La scorsa estate, accingendomi a insegnare nuovamente, dopo qualche anno di pausa, I Promessi Sposi in una classe seconda liceale, anch’io mi sono posta una domanda: ha ancora senso leggere Manzoni a scuola? La mia risposta è stata senza indugio affermativa ma immediatamente seguita da un altro quesito: che cosa può rendere davvero avvincente – se non proprio appassionante – la lettura scolastica di questo romanzo così antico? Ho cercato di spiegare perché, a mio avviso, è ancora importante leggere Manzoni a scuola nella prefazione del libro di cui i miei allievi ed io stiamo curando la pubblicazione:

Perché si studia ancora a scuola il romanzo di Alessandro Manzoni? È una domanda che spesso gli studenti – e anche qualche docente – si pongono. Forse perché I promessi sposi è il romanzo per antonomasia, racchiude in sé ogni aspetto tipico della narratologia, perché imparando a conoscerlo, ad analizzarlo e ad apprezzarlo ci si impossessa di una chiave di lettura universale, una specie di passepartout che permette poi di affrontare la lettura di qualsiasi altra opera narrativa.
Ma al di fuori degli schemi scolastici tradizionali, I promessi sposi è un romanzo avvincente, con la sua galleria di personaggi e situazioni, con la descrizione, a volte garbatamente ironica, di caratteri differenti e debolezze umane che è possibile trovare, al di là della vicenda particolare, in ogni tempo e luogo.
[…] Seguendo le vicende di Renzo, Lucia e tutti i personaggi che animano il capolavoro manzoniano, abbiamo la possibilità di “metterci nei loro panni”, di prendere le parti di chi agisce nel modo a noi più congeniale, di pensare a cosa avremmo fatto noi in una certa situazione. Ecco, allora, che qualche spunto per una lettura più attiva del romanzo ci può essere, facendo anche un po’ di esercizio di scrittura, non semplicemente quella scolastica, quella del “temino” fatto per bene, formalmente corretto e rispondente alla traccia. Una scrittura creativa senza timore di andare “fuori” perché quello che gli allievi scriveranno, lo cercheranno dentro di loro sulla scia delle emozioni che questa lettura susciterà.

Così, capitolo dopo capitolo, sono nati gli spunti per “rivedere” le avventure dei due protagonisti attraverso le loro stesse testimonianze – a volte ironiche e scherzose, talvolta anche caricaturali per certi personaggi come don Abbondio – restituite attraverso varie tipologie di testi che gli allievi, divisi in gruppi, hanno elaborato: articoli di cronaca, interviste, interviste incrociate, pagine di diario, lettere … e non mancano i luoghi, anch’essi protagonisti a loro modo di questo romanzo. Sono nate così le “guide turistiche” del palazzotto di don Rodrigo, del castello dell’Innominato, del convento di Pescarenico, senza tralasciare i consigli per una bella gita in quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno.

Un piccolo assaggio… BUONA LETTURA!

INTERVISTA (IMPOSSIBILE) A DON ABBONDIO

[fonti: tecnicadellascuola.it; iltempo.it; immagine da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 3 aprile 2018, in cultura, giovani d'oggi, Letteratura Italiana, libri, nuove tecnologie, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Confesso, me lo chiedo anche io 😛 Me lo chiedevo soprattutto al liceo, quando la lettura di questo romanzo mi sembrava una noia atroce, salvo qualche parentesi brillante dovuta all’incursione di personaggi affascinanti, come l’innominato o fra Cristoforo.
    A distanza di anni, voglio credere che questa lettura abbia contribuito ad una certa capacità di maneggiare la lingua. Non mi ritengo in grado, per formazione, di darne un giudizio critico, posso solo condividere la tua domanda: come rendere appassionante questa lettura?
    Con il sentire della studentessa che ero azzardo un’ipotesi: forse, se venisse presentato proprio come un romanzo e non come un trattato sulla lingua italiana verrebbe accolto meglio…
    E pensa che vivo vicino ai luoghi manzoniani, di cui però consiglio la visita! 🙂

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    • Cara Monique, apprezzo molto la tua sincerità e sono meravigliata nel constatare che ricordi ancora la lettura del romanzo al liceo. Io, nonostante abbia frequentato il classico proprio perché maggiormente portata per l’area umanistica e linguistica in particolare (adoravo il latino e il greco come lingue antiche, ma ho coltivato lo studio dell’inglese per molti anni privatamente) non conservo memoria alcuna. 😦

      Rimango convinta che riuscire a far apprezzare un’opera di tale portata dipenda dall’insegnante. Personalmente l’ho sempre letto in classe come un romanzo e non come un trattato sulla lingua, anzi, non manco mai di evidenziare gli errori commessi da Manzoni (proprio stamattina, leggendo il XV capitolo che tratta di Renzo all’osteria, ho esclamato «Se scrivete così vi metto 2!»).
      Hai letto il piccolo assaggio del lavoro svolto dai miei allievi lo scorso anno? Si sono impegnati ma anche molto divertiti, non vedevano l’ora che arrivasse il sabato per lavorare in gruppo. E poi questo tipo di attività ha dato loro l’opportunità di conoscersi meglio e di confrontare il metodo di lavoro di ciascuno, anche se ovviamente non sono mancate piccole scaramucce (“lui disturba sempre” “lei era assente due volte, ha lavorato meno” e altre amenità di tal sorta…).

      Insomma, io sono contenta di leggere assieme questo romanzo e non credo che nessuno si annoi, anzi molte volte si divertono. Talvolta facciamo anche le “drammatizzazioni” per coinvolgerli di più.

      Io non sono mai stata a visitare i luoghi manzoniani ma chi c’è stato ha detto che è una visita molto interessante e bella. Prima o poi ci devo venire… da sola, però, non con la classe. 😉

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  2. Ho letto il lavoro dei tuoi alunni e mi sembra molto ben riuscito! 🙂
    Qualche anno fa, insieme ad amici, avevamo organizzato nel mio paese un incontro con un professore dell’Università Cattolica esperto di Promessi Sposi, Pierantonio Frare. Mi era piaciuto, ci aveva dato un diverso punto di vista su Manzoni.
    Se decidi per una gita nei luoghi manzoniani avvisami che ci incontriamo 🙂

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