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QUALE FUTURO PER I GIOVANI INSEGNANTI?


Alla fine dell’anno, in prossimità dell’esame di Stato, ho chiesto a qualche mio allievo di quinta che cosa volesse fare in futuro. Trattandosi di un liceo scientifico, è normale che molti abbiano in mente facoltà come ingegneria, fisica, medicina oppure economia … Sono rimasta decisamente spiazzata da due allieve, brave nelle materie umanistiche, che hanno esternato l’intenzione di frequentare la facoltà di Lettere, con la prospettiva di diventare insegnanti.

Sono casi limite, è vero. Una delle due ragazze avrebbe addirittura intenzione di iscriversi a Lettere Classiche senza aver mai studiato il Greco antico. E’ evidente che stiamo parlando di persone che hanno sbagliato scuola, non per colpa loro. Per onestà devo anche dire che nella mia città l’unico liceo classico ha fama di essere una scuola molto dura, chiusa, dove gli insegnanti sono poco propensi a dare una mano, a cercar di capire che il mondo dei giovani non può ruotare esclusivamente attorno allo studio, ai libri, a Cicerone o Platone. Una scuola vecchia, dei docenti (non tutti, è ovvio, ma la maggior parte) arretrati. Pochi iscritti e molte fughe ogni anno. Abbastanza per scoraggiare chi magari non ha una grande autostima.
Io stessa ho frequentato il classico, in ben altri tempi, tempi in cui se studiavi bene, altrimenti venivi bocciato senza tanti complimenti, tempi in cui a nessun docente interessava cosa facessi al di fuori della scuola. Ma si trattava certamente di un liceo più moderno dell’attuale classico della città in cui vivo.

Insomma, queste ragazze vogliono diventare insegnanti. Io ho provato, almeno con una di loro, a fare il quadro della situazione, un quadro tutt’altro confortante. Ha replicato: “Piuttosto che fare qualcosa che non mi va ma mi offre più opportunità, meglio rincorrere un sogno“. Come si fa ad obiettare che i sogni non danno da vivere, a volte? Come si può, di fronte agli occhi che brillano di gioia, distruggere i sogni?

Ma la situazione è grave, non si può far finta di nulla. Se lo dico è perché lo so, non parlo in astratto, non mi riferisco ai “sentito dire”. Basta dare un’occhiata alla graduatoria interna d’istituto dove io occupo la sesta posizione e ho di fronte ancora quindici anni di servizio prima della pensione. Basta pensare che, con la riforma Gelmini, le cattedre di Lettere sono decurtate ogni anno (solo quest’anno le colleghe ultime in graduatoria si salvano perché ci sono stati due pensionamenti, ma l’attuale prima in graduatoria andrà in pensione forse tra otto anni) e per i giovani insegnanti le speranze sono ben poche.

D’accordo, il mio orizzonte è piuttosto ristretto. Non conosco la situazione nel resto d’Italia, negli altri tipi di scuole, nelle diverse discipline. Ma posso immaginare che sia molto simile e non abbia grosse prospettive di miglioramento, se mai è destinata a peggiorare. Ciononostante, qualche baldo giovane dalle belle speranze vuole ancora fare l’insegnante.

La dimostrazione che la docenza è ancora piuttosto ambita sta nel numero di giovani, più o meno freschi di laurea, che si sono iscritti alle prove selettive per l’ammissione al TFA presso gli atenei italiani che attiveranno i corsi per i futuri insegnanti. Molti già insegnano, hanno più lauree o hanno frequentato dei master. Un mini esercito e per di più poco preparato, a quanto pare.

Visto che la selezione, almeno in certe realtà italiane e per certe discipline, è durissima, lasciando a casa anche il 60 % degli aspiranti, si è levato un coro di proteste perché in molti casi le domande erano scorrette, o non ben formulate, così come alcune risposte (alcune fonti riportano sei prove contenenti errori su dieci). A questo punto, se ciò fosse vero, mi chiedo a chi spetti il compito di preparare i test e quanto venga pagata questa gente … a proposito di Spending Review. Va da sé che varie associazioni sindacali stanno preparando ricorsi di gruppo – o civil action, per i filomaericani – e quindi è immaginabile che anche l’attivazione dei corsi slitterà.

Nel frattempo, considerando anche che il TFA ha dei costi di tutto rispetto (circa 2.500 euro), cosa faranno questi aspiranti docenti? Dovranno comunque fare delle supplenze, o inventarsi altri lavori provvisori, e molti sacrifici. Ma il gioco vale la candela?

Secondo Silvia Avallone, venticinque anni, già scrittrice di successo, no. Ma lei ce l’ha già un’alternativa e un reddito di tutto rispetto, certamente più alto rispetto allo stipendio di un insegnante. Perché mai dovrebbe anche solo pensare di insegnare? Eppure quello era il suo sogno. Fin dai tempi delle elementari, quando, assieme a delle compagne “dissidenti”, si è ribellata alla recita imposta dalle maestre e ha scritto un copione nuovo di zecca. E ha capito che quelle maestre erano speciali: non ammazzavano i sogni.

In un articolo pubblicato sul Corriere, Silvia Avallone descrive il suo sogno. E di certo, se potesse realizzarlo questo sogno, sarebbe un’insegnante speciale perché ha fatto tesoro degli insegnamenti ricevuti.

Questo era il suo sogno, emulare le sue maestre:

Il mestiere d’insegnare, come si fa a farlo stare dentro una definizione? Perché la prima cosa che fa, un insegnante, è imprimere una direzione, una matrice, alla tua vita. […]
Il punto non è tanto la materia che insegni. Non è il complemento oggetto, ma il verbo. Diventare il segugio che scova in ciascun ragazzino quel talento potenziale, a volte inaspettato, che è nascosto in tutti. La guida che porta i suoi studenti a immaginare quante possibilità abbiano in futuro. La scuola è stata questo per me: imparare sul campo il significato e il perimetro della parola libertà.

Ma poi è arrivato il colpo di spugna:

A questo io ho rinunciato. Ho visto la scuola pubblica smantellata pezzo per pezzo, la ricerca agonizzare, l’università annichilirsi anno dopo anno. E, in parallelo, questo Paese perdere grinta, ambizione, ridursi a una cartolina del passato, in cui la cultura viene messa da parte in favore di non si sa bene quale scorciatoia, quale vicolo cieco. Ho cominciato a registrare la frequenza di certe massime come: «La laurea non serve a niente». A una scuola pubblica peggiore può corrispondere solo un Paese peggiore.

Di insegnanti come quelli che ho avuto – fiduciosi, realizzati – in giro ormai ne vedo ben pochi. Un giorno sì e uno no incontro un ragazzo della mia età che scuote la testa avvilito e ripete sempre la stessa frase: «Sono in graduatoria, sto aspettando». Incontro anche cinquantenni che stanno aspettando. Conosco pressoché solo supplenti. […]
Ostaggi del tempo e dei punti, dei master online a pagamento che devi collezionare per scalare una o due posizioni. Sfruttati, ricattati, in balia di un ingranaggio perverso che ti richiede esami su esami, tasse su tasse, precarietà su precarietà.

E anche quando Silvia ha tentato di realizzarlo, il suo sogno, è rimasta vittima del sistema, di quel tritatutto che ormai è diventata la precarietà nella scuola italiana:

Quattro supplenze l’anno in tre scuole diverse. Che senso ha? Non fai neppure in tempo a conoscerli, i tuoi studenti. Non ci sarà nessun percorso insieme, nessuna crescita. Ho visto troppi aspiranti professori con i volti segnati dalla disillusione mollare tutto all’ultimo momento perché «così, a questo prezzo, non ne vale la pena». Non sei nessuno. Non hai più nemmeno un centesimo di quell’autorevolezza che avevano i tuoi insegnanti dieci, vent’anni fa. Sei in graduatoria, sei un supplente. Uno che supplisce a un vuoto pazzesco.

E per finire, il rimpianto:

Continuo a credere che la scuola sia la sola opportunità uguale per tutti di diventare cittadini liberi e intraprendenti. Ma lo è solo a patto che lo siano anche gli insegnanti: liberi di diventarlo. Anziché arrivare come me, a portarsi dietro un rimpianto.

Una riflessione tanto triste quanto vera.
Un tempo, forse, l’insegnamento, era una comoda occupazione per madri di famiglia che avevano tanto tempo da dedicare ai figli, ritagliandosi anche quello per le passioni da coltivare.
Oggi la scuola chiede sempre di più, in termini di prestazione, e dà sempre meno, in termini economici.

Ragazzi, pensateci. Non lasciate che vi ammazzino i sogni. Rinunciate per primi a rincorrere un futuro che non ha alcuna certezza. Tanto, ci sono i quarantenni e cinquantenni ancora precari che aspettano. Ormai per loro qualsiasi ripensamento sarebbe tardivo. Voi siete ancora in tempo per inventarvi qualcosa.

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A PROPOSITO DI TFA: “DEMERITOCRAZIA AL POTERE NELLA SCUOLA” by GIUNIO LUZZATTO

A quasi cinque anni dall’abolizione delle Ssis, le scuole di specializzazione per futuri insegnanti, parte finalmente il Tirocinio formativo attivo per il conseguimento dell’abilitazione. Ed è ben congegnato perché è a numero chiuso e prevede una selezione in più fasi. Solo che ora il ministro sembra voler aprire le porte del tirocinio a chi, seppure non abilitato, ha svolto supplenze per tre anni, senza dover sottostare ai test previsti per gli altri. Una scelta che spazzerebbe via ogni programmazione legata al turnover. E che penalizzerebbe i più giovani e i più bravi.

Da quasi cinque anni chi si laurea nelle università italiane non ha la possibilità di prepararsi a svolgere la professione di insegnante nelle scuole secondarie, a conseguire la necessaria abilitazione. Nel 2008, appena nominata, la ministra Gelmini ha infatti chiuso le Scuole di specializzazione Ssis che fornivano i relativi corsi, e che fino a ora non erano state sostituite con altra struttura formativa.

PARTE IL TIROCINIO FORMATIVO

Nelle scorse settimane vi è stata finalmente una notizia positiva. Il ministro ora in carica, Francesco Profumo, ha avviato la procedura per l’attivazione di un corso annuale detto Tirocinio formativo attivo (Tfa), gestito dalle università con la collaborazione delle scuole e finalizzato al conferimento dell’abilitazione. Il corso è a numero chiuso, e sono stati assegnati i relativi contingenti: circa 20mila posti a livello nazionale, articolati sulle diverse università e sulle diverse materie di abilitazione.
La selezione per l’accesso avviene su tre prove successive: test preliminare formulato e giudicato a livello nazionale, poi prove locali scritte e orali. I bandi per la partecipazione al test sono già stati pubblicati ed è stato fissato il calendario in varie giornate del mese di luglio. Possono presentarsi tutti i laureati non abilitati, indipendentemente dalla data di laurea.
Il numero di posti è stato individuato tenendo conto delle necessità di presumibile turnover di insegnanti negli anni successivi. Necessità che peraltro sono ora diminuite con l’aumento dell’età pensionabile dei docenti in servizio, una decisione presa quando il numero dei posti disponibili per il tirocinio era già stato fissato. Al turnover si deve provvedere attraverso due procedure, ognuna per il 50 per cento di posti: da un lato il progressivo scorrimento delle graduatorie dei “vecchi” abilitati, dall’altro nuovi concorsi cui parteciperanno appunto gli abilitati Tfa. Questi infatti non entrano in graduatorie e possono accedere all’insegnamento solo attraverso i concorsi: per chi non li vincerà, l’abilitazione è una mera etichetta onorifica.
Di conseguenza, il ministro ha dato notizia anche di bandi di concorso per ridurre finalmente il precariato. Anche qui si scontano inadempienze precedenti: l’ultimo concorso fu bandito dal ministro Berlinguer nel 1999, la norma prevedeva una periodicità triennale, ma i ministri susseguitisi, nell’ordine Letizia Moratti, Giuseppe Fioroni e Mariastella Gelmini, l’hanno violata. Da ciò il formarsi delle graduatorie di già abilitati in attesa.

LA SORPRESA

Nei giorni scorsi, a bandi Tfa già pubblicati, ecco però che il ministro afferma che i non abilitati che negli anni scorsi hanno svolto supplenze per almeno tre anni potrebbero iscriversi al Tfa senza vincolo di numero e senza presentarsi ad alcuna prova di ingresso. Il ministero stesso non sa quanti siano, poiché il sistema informativo registra solo gli incarichi conferiti a livello provinciale (ex provveditorati agli studi), mentre molti docenti hanno avuto spezzoni di supplenze dalle singole scuole; si tratta comunque di molte decine di migliaia di persone. Salterebbe perciò quel minimo di programmazione quantitativa che era stato impostato. E, conferendo loro l’abilitazione, verrebbero date illusioni a una grandissima quantità di aspiranti docenti che poi non troveranno posto. E si tratta di illusioni costose: da 2.500 a 3.500 euro per un corso che non darà prospettive forse al 90 per cento di coloro che lo seguiranno.
Tenendo conto del fatto che ogni anno vi erano tra le 20mila e le 25mila domande di iscrizione alle Ssis, si può prevedere che quattro nuove annualità di laureati porteranno a 80mila-100mila domande di iscrizione alle prove di accesso al Tfa: tre concorrenti su quatto o quattro su cinque, anche se bravissimi, non riusciranno a entrare. E in più se le parole del ministro diventeranno realtà, i giovani sarebbero ancora una volta discriminati perché un cumulo di supplenze comunque acquisite darebbe un diritto a prescindere dal merito. Inoltre, una volta abilitati, i bravi si troverebbero immessi in un grande calderone del cui futuro si è detto sopra.
Nella situazione che fino a ieri sembrava acquisita, con prove di ingresso per tutti e un numero di ammessi che desse prospettive, vi era comunque una norma atta a favorire chi già stava svolgendo un lavoro docente: il tirocinio poteva essere svolto nella sede di servizio. Questo corrisponde a una esigenza funzionale e anche a un parziale riconoscimento. La nuova ipotesi rappresenterebbe invece soltanto un regalo a chi teme insuccessi nelle prove, e questo regalo determinerebbe gravissime conseguenze a danno dei migliori.
Nelle indicazioni programmatiche del governo si parlava di prospettive per i giovani e di valorizzazione della qualità degli insegnanti, al fine di aggiungere qualità alla scuola nel suo complesso. Andiamo invece verso la demeritocrazia al potere?

LINK all’articolo originale su lavoce.info

[immagine da questo sito]

PROFUMO SUL TFA: PRECARI CON TRE ANNI DI ESPERIENZA DIRETTAMENTE IN AULA

Buone notizie per quei docenti che hanno già maturato tre anni di esperienza in cattedra. Il ministro Profumo, in un’intervista rilasciata al Corriere, assicura che ci saranno degli “sconti”: alla fine del primo corso di tirocinio per conseguire l’abilitazione, saranno ammessi direttamente in aula perché, spiega il ministro, il tirocinio l’hanno già fatto. Poi assicura che non dovranno sostenere alcuna prova preselettiva, non ci saranno selezioni di ingresso per loro.

I corsi presso le università cominceranno a fine anno. Saranno tenuti dalle facoltà universitarie e, vera novità, una grossa parte (475 ore), si svolgerà in classe e in laboratorio «perché essere preparatissimi nella propria disciplina – continua Profumo – non significa essere bravi insegnanti, abbiamo bisogno di docenti moderni, capaci di stimolare i ragazzi, di gestire le loro aspettative, anche attraverso modalità nuove, la tecnologia per esempio.

L’intraprendente ministro aggiunge: entro l’anno bandiremo un primo concorso, abbiamo già fatto richiesta di autorizzazione per il numero di posti. Non solo, già nella primavera 2013 sarà bandito un altro concorso al quale potranno accedere anche i nuovi abilitati, i vincitori entreranno in servizio nel 2015-2016. L’intenzione è quella di dare una cadenza biennale ai concorsi, per regolarizzare tutto il sistema.

Potrete conoscere altre novità cliccando direttamente sul link de Il Corriere riportato all’inizio dell’articolo.

TIROCINIO FORMATIVO ATTIVO: PREISCRIZIONI DAL 4 MAGGIO AL 4 GIUGNO

In questi giorni gli atenei pubblicano i bandi relativi ai test di selezione per accedere al Tirocinio Formativo Attivo (TFA). I candidati interessati devono preiscriversi dal 4 maggio al 4 giugno tramite il sito predisposto dal Cineca. Sul medesimo sito sono disponibili le istruzioni per la procedura di preiscrizione.
Le preiscrizioni andranno poi formalizzate presso l’ateneo prescelto dai candidati per sostenere il test.
Il test si svolgerà dal 6 al 31 luglio. Le domande sono state elaborate dal MIUR, che ha incaricato il Cineca di realizzare il sito TFA e di curare l’erogazione del test, la valutazione e la pubblicazione online dei risultati.
Vai al sito dedicato al TFA predisposto dal CINECA.

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 30 MAGGIO 2012

Riporto da Tuttoscuola.com:

RINVIATI I TFA AGGIUNTIVI

Dopo il via ai TFA ordinari per 20 mila posti per i quali tra un mese circa vi sarà la selezione generale, non vi saranno, invece per il momento, i TFA speciali annunciati dal ministro a favore dei precari con tre anni di servizio.

L’annuncio è contenuto in un comunicato pubblicato questa mattina sul sito del Miur nel quale si precisa che “L’avvio dei moduli aggiuntivi ai corsi di TFA, riservati ai docenti non abilitati, con servizio, richiede una modifica del D.M. n. 249/2010 con un altro provvedimento regolamentare di pari rango. L’iter di approvazione, già avviato, non potrà concludersi in tempi brevi per la necessaria e prescritta acquisizione di tutti i pareri degli Organi Consultivi previsti.

L’approvazione del regolamento consentirà nella programmazione 2012- 13 l’istituzione di un doppio percorso di TFA, l’uno che prevede la selezione, la formazione in aula, il tirocinio e l’esame finale, l’altro che permette ai docenti con tre anni di servizio di accedere direttamente alla formazione in aula e all’esame finale.

Si precisa dunque che le uniche procedure di abilitazione attualmente in corso sono quelle di cui al D.M. 14 marzo 2012 i cui termini di iscrizione scadono, come noto, il 4 giugno p.v.

ARTICOLO CORRELATO: PROFUMO SUL TFA: PRECARI CON TRE ANNI DI ESPERIENZA DIRETTAMENTE IN AULA

FORMAZIONE DEI FUTURI DOCENTI: I NUMERI DEL TFA IN ATTESA DI BANDI E CONCORSI RISERVATI

E’ stato pubblicato sul sito del MIUR il Decreto Ministeriale 14 marzo 2012 n. 31, per la Definizione dei posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni ai corsi di Tirocinio Formativo Attivo per l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, per l’a.a. 2011-12.

Il Decreto è costituito da un solo articolo e due commi:

1. Per l’anno accademico 2011/2012, i posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al Tirocinio Formativo Attivo per l’insegnamento nella scuola secondaria di I grado sono pari a complessivi 4.275 posti, definiti in ambito regionale per ciascun Ateneo e nel numero indicato per singola classe di concorso di cui alla Tabella A allegata, che costituisce parte integrante del presente decreto.

2. Per l’anno accademico 2011/2012, i posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al Tirocinio Formativo Attivo per l’insegnamento nella scuola secondaria di II grado sono pari a complessivi 15.792, definiti in ambito regionale per ciascun Ateneo e nel numero indicato per singola classe di concorso di cui alla Tabella B allegata, che costituisce parte integrante del presente decreto.

In un’intervista, pubblicata su Il Sussidiario.net, il sottosegretario Elena Ugolini precisa che varato il Tfa, la priorità è portare a compimento il decreto sulle nuove classi di concorso della secondaria superiore ed emanare in tempi brevi il dpcm per avviare le nuove lauree magistrali per la scuola secondaria di primo e secondo grado. Due passi essenziali per poter uscire dall’incertezza.

Quanto ai concorsi annunciati dal ministro Profumo, la Ugolini osserva che il concorso è tra le priorità del ministro e sarà il successivo step di lavoro: dopo l’abilitazione, l’individuazione di nuove modalità di reclutamento dei docenti. In base alla Delega Fioroni emanata contemporaneamente alla chiusura delle graduatorie «permanenti» è già possibile predisporre il regolamento per un nuovo concorso riservato a chi è in possesso dell’abilitazione. Ancora non è possibile dire tempi e modalità. I precari inseriti nelle Gae, invece, avranno un percorso privilegiato per quanto attiene al 50 per cento dei posti disponibili e potranno comunque candidarsi seguendo le nuove modalità di reclutamento.

Secondo il sottosegretario è giusto preoccuparsi anche della figura professionale degli insegnanti, non solo quelli che verranno ma anche chi è già in servizio. Ce lo chiede l’Europa, ma ce lo chiedono le persone senza di cui la scuola sarebbe una parola vuota: gli studenti, che sanno bene quanto siano importanti i loro prof, gli insegnanti che si spendono senza riserve e i dirigenti, osserva Ugolini.

Speriamo che queste parole portino a fatti concreti. Arrivati a questo punto, le parole non bastano più.

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