IL LATINO NELL’ITALIANO

IL LATINO NELL’ITALIANO

Nell’italiano ci sono parole latine che usiamo comunemente. Vediamo qualche esempio.

  • mutanda (in latino è un gerundivo, forma verbale che indica necessità, del verbo muto, che significa cambiare) → letteralmente: cose da cambiare
  • agenda (in latino è un gerundivo, forma verbale che indica necessità, del verbo ago, che significa fare) → letteralmente: cose da fare
  • addendo (in latino è un gerundivo, forma verbale che indica necessità, del verbo addo, che significa aggiungere) → letteralmente: da aggiungere. Si tratta quindi di quell’elemento delle somme che «si aggiunge».
  • album (in latino è il neutro dell’aggettivo albus, che significa bianco) → «la cosa bianca»; l’origine è una «tavola bianca», la «tabula dealbata», nella quale il pontefice massimo, una delle autorità più importanti di Roma antica, annotava i nomi dei magistrati annuali ed eventi di notevole rilevanza. Ciò è passato ad indicare il libro in cui si custodiscono disegni, foto, francobolli, e così via…
    • alibi (in latino è un avverbio di luogo, che significa in un altro luogo) → nella lingua italiana il valore originario dell’avverbio latino si è mantenuto in un sostantivo maschile, appunto «alibi». Questo termine viene usato in ambito soprattutto giudiziario, per indicare il luogo diverso da quello considerato scena di un crimine e per consentire all’accusato di essere scagionato dall’accusa.
    • audio (in latino è la prima persona indicativo presente del verbo audio, che significa sentire, ascoltare) → letteralmente: io sento. La voce verbale latina è usata in italiano come un sostantivo maschile, indicante il sonoro di un apparecchio riproduttore o di un filmato.
    • video (in latino è la prima persona indicativo presente del verbo video, che significa vedere) → letteralmente: io vedo. Anche in questo caso il verbo latino è diventato in italiano un sostantivo maschile, che indica un filmato, l’elemento visivo trasmesso dall’apparecchio allo spettatore.

  • ambo (in latino è un aggettivo numerale, che significa «ambedue», «entrambi») → è diventato in italiano un sostantivo maschile e indica, nel popolare gioco del lotto, l’estrazione sulla stessa «ruota» di due numeri vincenti o, nella tombola, l’estrazione di due numeri posti sulla stessa fila nella cartella.
  • capsula (in latino è un sostantivo femminile della I declinazione, che significa «cassettina») termine usato nel linguaggio della scienza e della medicina per indicare genericamente un involucro o un contenitore («capsula spaziale, capsula curativa»).
  • auditorium (in latino è un sostantivo neutro della II declinazione, che significa «auditorio») ; sostantivo che indica un edificio in cui si aprono più sale di ampie dimensioni, destinate all’ascolto di concerti, di letture poetiche, di recite teatrali, di conferenze.
  • forum (in latino è un sostantivo neutro della 2^ declinazione, che significa piazza, il luogo che a Roma e nelle altre città antiche costituiva il cuore pulsante delle attività, luogo di discussione, di affari, di decisioni importanti). In italiano indica una riunione, un incontro pubblico in cui si discutono temi di rilevanza socio-culturale, ed è un termine utilizzato anche nel linguaggio del web, ad indicare un luogo virtuale in cui un gruppo di utenti si confronta sui più svariati argomenti.
  • lavabo (in latino è la prima persona singolare del futuro del verbo «lavo», che significa lavare) → letteralmente «laverò». In italiano è diventato un sostantivo. Fu usata, all’inizio, per indicare il lavamani della sagrestia ed è poi passata ad indicare ogni tipo di lavandino.
  • libellula (vezzeggiativo di «libella», che in latino è sostantivo femminile della 1^ declinazione e significa piccola bilancia, a sua volta diminutivo di «libra», che significa bilancia) → letteralmente «bilancetta». Nella lingua italiana indica l’insetto dalle lunghe ali trasparenti, che assomigliano ai piatti di una bilancia e che conferiscono all’animale un volo leggero ed equilibrato.
  • viceversa: (in latino è un ablativo assoluto, formato da «vice», che significa sorte, turno, compito e «versa», participio passato dal verbo «verto», che significa mutare, rivolgere, cambiare, girare) → letteralmente «mutata la sorte» / «girato il turno» / «cambiato il còmpito». In italiano l’espressione ha assunto il significato di «al contrario», «inversamente», «reciprocamente », rispettando il senso originario di una situazione che «cambia direzione».
  • locanda (in latino è un gerundivo, forma verbale che indica necessità, del verbo loco, che significa affittare) → letteralmente «(casa) da affittare» con la parola domus (casa) sottintesa; è diventato, in italiano, un sostantivo di genere femminile singolare ed è usato per indicare un ambiente dove si alloggia temporaneamente, anche con servizio di ristorazione.
  • merenda (in latino è un gerundivo, forma verbale che indica necessità, del verbo mereo, che significa meritare / avere la propria parte) → letteralmente «cose da meritare / cose da avere». Originariamente era un pasto meridiano, sostituto del pranzo, il cui valore era quello di aver meritato del cibo come ricompensa di un un buon lavoro o di un buon comportamento. Un’altra interpretazione del termine è quella che lo fa risalire ad un’origine greca (la parola merìs) che significa «parte», quindi «merenda» sarebbe «ricevo una parte».
  • media (in latino è il plurale del nome neutro medium, che significa «mezzo») → letteralmente «i mezzi»; il termine latino, utilizzato soprattutto nell’espressione americana mass media, serve a definire gli strumenti di rapida, a volte istantanea, trasmissione e diffusione (cinema, radio, televisione) di messaggi di vario genere tra le masse popolari (mass).
  • omnibus (in latino è il dativo plurale dell’aggettivo omnis, che significa «tutto») → letteralmente «per tutti». Con questa parola erano indicati i veicoli trainati da cavalli ad uso di trasporto pubblico nelle grandi città durante i primi decenni del 19mo secolo. La desinenza –bus è poi rimasta come suffisso per qualsiasi mezzo pubblico («autobus, aerobus, filobus»).
  • deficit (in latino è la terza persona singolare del presente indicativo del verbo deficere che significa «mancare») → letteralmente «manca». L’espressione è molto utilizzata in vari contesti ad indicare una mancanza, un disavanzo, un ammanco (in ragioneria), una condizione fisica o mentale che «manca» di qualcosa per essere nella normalità (in medicina), una disparità tra entrate ed uscite (in economia).
  • monitor (in latino è un sostantivo della 3^ declinazione monitor, -is che significa «suggeritore», «consigliere»). Monitor era anche il servo che, accompagnando il padrone, gli ricordava i nomi delle persone incontrate per strada. La parola è utilizzata modernamente per indicare un dispositivo elettronico di controllo, che «indica», «suggerisce», con immagini, dati provenienti da diverse fonti (telecamere, computers…).

 

Fonte: http://latino.istitutovisconti.com/approfondimenti/parole-latine-usate-in-italiano/

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