Con la “i” o senza? I digrammi e i trigrammi


Nella lingua italiana distinguiamo i suoni (fonemi) che sono 26, e i segni grafici (grafemi) che sono 21. In alcuni casi a una lettera (grafema) corrispondono due suoni (è-è, ò-ó), mentre in altri casi un solo suono corrisponde ad un insieme di lettere (gn, gl, gh …). In altri casi ancora uno stesso suono si scrive in due modi diversi (q-cu).

Poiché ci sono più suoni che lettere, per rendere graficamente alcuni suoni usiamo due lettere, cioè un DIGRAMMA, o tre lettere, cioè un TRIGRAMMA.

Cinque dei sette digrammi sono:

ci, gi che indicano suono dolce davanti alle vocali a, o, u (marcia, commercio, giuramento)
ch, gh che indicano suono duro davanti alle vocali e ed i (chirurgo, streghe)
gn che indica suono dolce davanti a tutte le vocali (pigna, agnelli, compagni, stagno, ognuno)

Ci sono, tuttavia, dei casi sui quali prestare particolare attenzione:

 in alcune parole si scrive ci anche davanti alla vocale e per ragioni etimologiche, come, ad esempio, in specie, superficie, sufficiente e in tutte le parole che terminano in –iere, come paciere, artificiere, e i loro derivati
 nomi e aggettivi che al singolare terminano in –cia e –gia al plurale si comportano in maniera diversa: mantengono la i se lì cade l’accento tonico (farmacia-farmacìe); perdono la i se non è tonica e se c e g sono precedute da consonante (freccia-frecce; spiaggia-spiagge); mantengono la i anche se non è tonica, se c e g sono precedute da vocale (valigia-valige), anche se si sta diffondendo l’uso senza la i (valige, grige, ciliegie), uso comunque rifiutato dai “puristi”. Mantengono la i anche alcune parole che devono essere distinte da altre omografe: ad esempio, audacie (nome) e audace (aggettivo); le camicie e il camice
 nomi e aggettivi che al singolare terminano in –cio e –gio e, in generale, tutti quelli che terminano in –io, al plurale mantengono la i se è tonica (armeggìo-armeggìi, leggìo-leggìi). Hanno solo la i della desinenza negli altri casi (bacio-baci; figlio-figli)
 i nomi che teminano in –co e –go solitamente mantengono il suono duro al plurale attraverso l’h, quando l’accento tonico cade sulla penultima sillaba (parole piane), come in circhi e draghi, anche se molti perdono il suono duro (amici, Greci). Di solito perdono il suono duro e si scrivono senza h, quando l’accento tonico cade sulla terzultima sillaba (parole sdrucciole), come sindaci, àttici; però molti mantengono il suono duro al plurale, attraverso l’h, come càrichi, diàloghi; altri possono avere entrambe le forme, come sarcofago-sarcofagi-sarcofaghi (quest’ultima forma, però, sarebbe da evitare in quanto parecchio cacofonica)
 i nomi che terminano in –logo in generale mantengono il suono duro se indicano cose (dialogo-dialoghi) ma cambiano suono e la c diventa dolce se indicano persone (psicologo-psicologi)
 Dopo gn non ci vuole la i se non in pochissime parole: quando sulla i cade l’accento tonico, come in compagnìa; quando la i fa parte della desinenza di alcuni tempi verbali come che noi sogniamo, che voi insegniate (anche se si sta introducendo la forma senza la i che, a mio parere, sarebbe comunque da evitare)

Gli altri due digrammi sono:

gl che indica un suono dolce davanti alla vocale i, come in gigli, conigli
sc che indica un suono dolce davanti alle vocali e, i, come in sceneggiatore, scivolare

In alcune parole (di origine greca o latina) gl si legge con un suono duro anche davanti a i: ad esempio, glicine, glicemia.

Per indicare il suono duro di sc davanti a “i” ed e bisogna scrivere un’h: ad esempio, caschi, schiena.

I TRIGRAMMI (gruppi di tre lettere che indicano, nella scrittura, un solo suono) nell’Italiano sono:

gli che indica un suono dolce davanti alle vocali e, a, o, u (figlia, aglio)
sci che indica un suono dolce davanti alle vocali a, o, u (sciame, sciopero, sciupare)

Nei trigrammi la i non si pronuncia, anche se si scrive per indicare un suono dolce (i grafica).

I nomi e gli aggettivi che terminano in –scia mantengono il suono dolce al plurale, ma senza la i, perché davanti alla e, sc ha già un suono dolce, come in striscia-strisce; liscia-lisce (rimane solo nella parola scie perché l’accento cade sulla i)

ATTENZIONE:

vogliono la i la parola scienza e i suoi derivati (scientifico, scientificamente, coscienza, coscientemente, coscienziosamente, coscienzioso …) ma non si scrive mai la i dopo sc nella parola conoscenza e simili (conoscente) perché deriva dal verbo conoscere.

[fonte: L. PERESSINI, Il nuovo laboratorio di grammatica, Marietti Scuola; immagine da questo sito]

  1. mi piace il suo commentario , e buono peró bisogno di un video che…

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  2. ok…grazie molto..

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    • @ Humberto

      Mi spiace ma per problemi di connessione non ho potuto rispondere prima. Comunque non ho capito molto del Suo commento … se vuole QUI può trovare delle indicazioni per accedere a siti in cui si insegna l’Italiano agli stranieri (mi pare di capire che Lei lo è) e QUI c’è un corso on line.

      Spero di esserLe stata utile.

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  3. un grande problema per l’italia di oggi!!!

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