G. PASCOLI: X agosto

San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto :
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male

È una delle più belle poesie composte dal poeta romagnolo. La data del 10 agosto per lui aveva un significato speciale: gli rievocava la morte dell’amatissimo padre che fu ucciso da mano ignota mentre tornava a casa dal consueto giro nella tenuta dei principi di Torlonia di cui era amministratore. Il piccolo Giovanni, quel 10 agosto 1867, aveva soltanto dodici anni e quel tragico evento condizionò la sua vita futura.

Il trauma della morte del padre portò il poeta a chiudersi nel proprio “nido”, quello costituito dalle sue donne, la madre e le due sorelle rimaste, dopo la morte di un’altra sorella e dei due fratelli.
Il “nido” nella simbologia pascoliana rimanda chiaramente alla famiglia, è un luogo protetto in cui nulla di male può accadere se correttamente salvaguardato. Lo spazio esterno, al contrario, rappresentava per Pascoli, proprio a causa del trauma infantile, il pericolo. Una specie di trappola mortale da cui non si ritorna più al focolare domestico.

Il microcosmo protetto di Pascoli, rappresentato dalla campagna, si contrappone alla città, caratterizzata dal vizio e dalla perdita della moralità da parte dei cittadini che vivono freneticamente alla ricerca del successo e delbenessere economico. In campagna, al contrario, la vita semplice e il contatto con la natura favorisce, secondo il poeta, la conservazione di quello stato fanciullesco che permette agli uomini, pur divenendo adulti, di guardare con occhi stupiti e con curiosità sempre nuova il mondo che li circonda.

Il mito della campagna, così spiegato, sembra in contraddizione con quell’evento luttuoso accaduto il 10 agosto 1867. Il padre di Giovanni, infatti, fu ucciso da una fucilata in mezzo ai campi. Il suo sguardo rivolto al cielo, come quello della rondine, sembra celare un urlo di muto dolore, causato dalla consapevolezza di non poter vedere mai più la famiglia, le bambine per cui aveva acquistato le bambole come dono. Allo stesso modo, la rondine non potrà più tornare al nido per sfamare i piccoli che, inevitabilmente, saranno abbandonati. Curioso, ma strettamente legato alla simbologia pascoliana, lo scambio dei termini, “tetto” (che è anche una metonimia) riferito all’animale e “nido” per casa, e l’identificazione del “cielo” come il luogo privilegiato post mortem, cui entrambi, l’uomo e l’uccello, rivolgono lo sguardo, tendendo verso l’alto il cibo e i doni.

La notte di san Lorenzo, con le sue stelle cadenti, rappresenta, dunque, per Pascoli il momento di dolore, una sofferenza che non è solo sua ma che supera l’individualismo per unire l’umanità stessa in un pianto collettivo. Le stelle cadono come lacrime su quel mondo che, non solo per la sua vita travagliata ma per un dolore universale, Giovanni riconosce come un atomo opaco del male.

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