A CHE SERVONO I DATI DELL’INVALSI SE NESSUNO LI LEGGE O LI SA LEGGERE?

Un argomento cui ho dedicato molte energie, pubblicando dei post su questo e sul mio blog primario, è quello relativo ai Test InValsi. Ho sempre detto di non essere contraria alla loro somministrazione ma di non condividere il loro utilizzo ai fini meritocratici. In altre parole, chi ci assicura che i risultati dei test (tra l’altro mal concepiti se pensiamo alla nostra didattica corrente) siano davvero lo specchio delle nostre realtà scolastiche? Chi ci assicura che la loro somministrazione non sia strategicamente pilotata da altri? E qui mi fermo per non sembrare una che punta il dito contro qualcuno in particolare. Sono semplicemente una docente che si interessa alla questione e legge tutta la documentazione possibile, i vari pareri, sia pro sia contro.

Per non allontanarmi troppo dal tema di questo post, torno al topic. L’InValsi fornisce ad ogni scuola i risultati dei test. Ma siamo sicuri che qualcuno li legga? Siamo sicuri che ci sia, nelle varie scuole di ogni ordine e grado, qualcuno vermente in grado di leggere i dati? Se consideriamo l’utilità dei test almeno come strumento di autovalutazione (come dovrebbe essere), quando non si è in grado di analizzare il feedback, o semplicemente non si ha voglia di farlo, allora i tabulati possono essere tranquillamente buttati nel cestino della carta straccia e, come tali, avere l’unica funzione di un’operazione burocratica priva di qualsiasi utilità.

Queste mie riflessioni emergono, anzi si rafforzano, dalla lettura di questo post pubblicato da ilsussidiario.net a firma di Franco Tornaghi.

Scrive il collega: Piaccia o non piaccia, ad oggi l’unico strumento a disposizione di ciascuna scuola italiana per osare proporre una valutazione che tenga conto anche dei risultati di altre scuole è il pacchetto dei risultati delle rilevazioni Invalsi. Esso è comunicato ad ogni scuola e solo ad essa: la scuola deve decidere se aprirlo, come studiarlo e quali energie investire per render possibile una ricaduta migliorativa dell’intero sistema.

Anche ammettendo la buona volontà del singolo istituto di studiare i dati, secondo Tornaghi non è scontato che in ogni scuola vi siano figure competenti nella lettura di risultati statistici. Non è una colpa imputabile alle scuole e – lo dico per evitare equivoci – non è una caratteristica degli istituti comprensivi, magari privi di laureati in matematica, al contrario che nelle secondarie di II grado.

Ma anche nel caso in cui queste figure ci siano, la sola lettura dei risultati dei test è lunga, figuriamoci quanto tempo può richiedere l’elaborazione dei dati.
Osserva l’autore dell’articolo:

Nel mio istituto (1400 studenti) ho calcolato approssimativamente che per i test sottoposti alle 14 classi seconde ci sono stati restituiti 2.484 risultati numerici per classe, per un totale di 34.776 cifre, oltre a 30 file con grafici vari. Se ogni cifra la si guardasse per un secondo e ogni grafico per un minuto ci vorrebbero più di 10 ore per la prima lettura! Ma non basta leggere i numeri: occorre capire a cosa si riferiscono e quale messaggio veicolano.
E qui le ore necessarie aumentano a dismisura. Allora bisogna restituire meno risultati?

E qui il problema si ripropone identico: ci sono i soldi? Ricordate la famosa “insurrezione dei docenti” che, nel maggio scorso, non volevano somministrare i test perché la correzione sarebbe stata un’attività aggiuntiva senza retribuzione? Allora il Ministero aveva fatto un passo indietro, proponendo che i singoli istituti recuperassero le somme necessarie dal già misero FIS (fondo d’istituto, con cui la scuola deve affrontare numerose spese per non attendere le sempre più scarse risorse che arrivano dal Ministero).
Ma se la correzione dei test può essere affrontata senza particolari competenze (i docenti non sanno forse correggere delle prove a crocette?), nel caso della rielaborazione dei risultati delle prove InValsi una specifica competenza è richiesta così come un bel po’ di tempo, non un’oretta o due.

Tornaghi, poi, parla di una specifica figura professionale, il “referente per la valutazione”, che dovrebbe essere presente in ogni scuola, cui spetterebbe questo compito con regolare retribuzione. Io non ne ho mai sentito parlare, almeno non in questi termini. So che in ogni istituto (o plesso) è presente un comitato di valutazione che ha il compito di valutare i docenti neo-immessi in ruolo, al termine del loro anno di prova, ma non mi sembra che Tornaghi intendesse questo.

Insomma, questa fantomatica figura del “referente per la valutazione” dovrebbe esserci ma non c’è. Costa troppo? Forse. Eppure il suo lavoro sarebbe estremamente utile. Spetterebbe a lui/lei, infatti, il compito (retribuito) di analizzare i risultati che l’Invalsi fornisce, al fine di non fraintendere i risultati stessi e poter così riprogrammare partendo dalla situazione effettivamente esistente e paragonandola ai risultati regionali, macroregionali e nazionali.

Per onestà devo dire che nel mio liceo i dati sono stati elaborati ed è stato fatto il confronto con gli altri licei scientifici in Italia, con la specifica realtà geografica (il Nord-Est), con il dato medio emerso dai risultati ottenuti in tutte le scuole italiane (sempre, ovviamente, relativamente alle classi seconde delle scuole secondarie di II grado). Non so esattamente chi abbia fatto questo lavoro né se abbia ottenuto un compenso. Non è presente, tuttavia, una specifica figura di riferimento.
Sia in Matematica sia in Italiano i nostri risultati superano di gran lunga quelli medi della regione e del Paese. Ciò ci consola molto ma non per questo dobbiamo pensare che quei risultati siano lo specchio del nostro liceo. In alcuni casi gli esiti dei test appaiono compatibili con il livello della classe oggetto di studio, in altri no.
Perché mai questo gap? Forse qualche esperto potrebbe dircelo.

[immagine da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 31 gennaio 2012, in docenti, MIUR, scuola, studenti, Test Invalsi, Valutazione studenti con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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