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LA BOCCIATURA NON È UNA PUNIZIONE, È MOLTO DI PIÙ. PAROLA DI MAMMA


Mi ha colpito molto la lettera che una mamma ha scritto per ringraziare gli insegnanti del figlio 17enne, al penultimo anno del liceo, per la bocciatura inflitta al giovane che, secondo questa madre onesta e obiettiva, non ha studiato, non si è impegnato e nonostante i tentativi dei docenti, non ha voluto produrre neanche la minima sufficienza.

Nella lettera (non ho trovato la fonte ma è stata pubblicata sul sito oggiscuola.com) la signora non solo si schiera apertamente dalla parte dei docenti tanto da dire di voler stringere la mano a chi l’ha bocciato, ma si scaglia anche contro le altre madri, soprattutto quelle che su Whatsapp scrivono che quell’insegnate è cattiva, l’altra dispettosa, un altro crudele, senza considerare quanta fatica facciano ogni giorno i docenti che hanno a che fare con una banda di scalmanati come sono i nostri figli. È talmente onesta questa signora da ammettere di aver difficoltà a gestire un solo ragazzo e quindi non si sente di condannare nessuno per la bocciatura di Antonio, ritenendolo unico responsabile.

La parte della lettera che mi ha colpita maggiormente è quella in cui la mamma di Antonio scrive:

Io non sono un avvocato, un ingegnere come tante delle mamme degli amici di Antonio, sono un’umile casalinga e non mi interessa cosa faccia la professoressa di italiano in casa sua, m’importa che badi a mio figlio e si occupi della sua istruzione. Antonio è giovane, è brillante, gli bastano 10 minuti per imparare un’intera pagina e nonostante ciò per un intero anno ho dovuto lottare affinché si mettesse con la testa sui libri e ho trovato delle amiche nel mio percorso: le insegnanti di mio figlio che mi hanno aiutata a comprendere la verità e cioè che la scuola è un’esperienza bellissima ma costa fatica.

Tutto ciò che questa donna scrive è ampiamente condivisibile da chi svolge questa professione bellissima ma faticosa, esattamente come la scuola deve essere per gli studenti. Le parole della mamma di Antonio, che definisce la bocciatura non una punizione ma un’esperienza che serve a capire che nella vita tutto si paga a caro prezzo e che la fatica è fondamentale per conseguire i risultati, sono la testimonianza più bella di quella collaborazione scuola-famiglia che non deve essere intesa come asettico enunciato che compare sul modulo da firmare (il cosiddetto patto di corresponsabilità) ma come strategia comune e condivisa perché la scuola sia davvero bellissima per gli alunni, seppur faticosa.

Più volte mi sono occupata di questi argomenti, della bocciatura e del fatto che la scuola debba essere anche palestra di vita. Fa piacere che chi sta dall’altra parte, sebbene parte lesa, sia d’accordo con me.

Per concludere, non posso che fare un amaro confronto con quest’altra madre, incapace di guardare in faccia la realtà e di aiutare il figlio. Sono passati tanti anni, non conosco il “seguito della vicenda” ma spero che Mario abbia trovato la giusta strada da percorrere nella vita.

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HAI FATTO TROPPE ASSENZE? RISCHI LA BOCCIATURA

L’anno scolastico è ormai agli sgoccioli e gli studenti iniziano a temere, specialmente quelli che frequentano la scuola superiore, di non essere promossi. Ma al di là del profitto, c’è un’altra cosa da tener presente: il numero di assenze collezionate durante l’anno. Superare, infatti, il 25% di ore rispetto al curricolo totale può costare caro perché si rischia di non essere ammessi allo scrutinio finale. Vediamo meglio, punto per punto, cosa dice la Legge.

1. Non contano i giorni di assenza ma le ORE. Infatti, il Decreto del Presidente della Repubblica del 22 giugno 2009 n. 122, all’articolo 14, comma 7, stabilisce che «ai fini della validità degli anni scolastici – compreso l’ultimo anno di corso – per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato.» Ma cosa s’intende per orario annuale personalizzato?
Come il MIUR ha specificato nella Circolare n.20 del 4 marzo 2011 (Prot. n. 1483) bisogna tener presente il monte ore annuale delle lezioni, che consiste nell’orario complessivo di tutte le discipline e non nella quota oraria annuale di ciascuna disciplina. Nella stessa circolare citata si specifica quanto segue: «Le istituzioni scolastiche, in base all’ordinamento scolastico di appartenenza, vorranno definire preliminarmente il monte ore annuo di riferimento per ogni anno di corso, quale base di calcolo per la determinazione dei tre quarti di presenza richiesti dal Regolamento per la validità dell’anno, assumendo come orario di riferimento quello curricolare e obbligatorio.»

Quanto alla personalizzazione, si fa riferimento all’art. 11 del decreto legislativo n. 59/2004 e i richiamati articoli 2 e 14 del Regolamento che parlano espressamente di “orario annuale personalizzato”. «A riguardo è opportuno precisare che – si legge sempre nella suddetta circolare – tali riferimenti devono essere interpretati per la scuola secondaria di primo grado alla luce del nuovo assetto ordinamentale definito dal d.P.R. 20 marzo 2009 n. 89 (in particolare dall’art. 5) e, per la scuola secondaria di secondo grado, in relazione alla specificità dei piani di studio propri di ciascuno dei percorsi del nuovo o vecchio ordinamento presenti presso le istituzioni scolastiche.
L’intera questione della personalizzazione va, comunque, inquadrata per tutta la scuola secondaria nella cornice normativa del d.P.R. 275/99 e, in particolare, degli artt. 8 e 9 del predetto regolamento. Pertanto devono essere considerate, a tutti gli effetti, come rientranti nel monte ore annuale del curricolo di ciascun allievo tutte le attività oggetto di formale valutazione intermedia e finale da parte del consiglio di classe.»

2. MONTE ORE ANNUO. Va da sé che nel computo delle ore di assenza che, ripeto, non possono superare il 25% del monte ore annuo, vanno contemplate non solo le giornate di assenza ma anche le ore perse nel caso di entrate posticipate o uscite anticipate.
Il monte ore varia, ovviamente, a seconda dell’ordine e grado di scuola. Di seguito vengono date delle indicazioni di massima.

Scuola primaria (ex scuola elementare): vi possono essere classi funzionanti per 24 ore settimanali e classi con orario a 27 ore. In base alle disponibilità di organico di docenti, possono funzionare anche classi a 30 ore settimanali. Nel caso del tempo pieno, l’orario settimanale è di 40 ore ed è comprensivo della mensa scolastica. Per ottenere il monte ore annuo bisogna moltiplicare per 33, cioè il numero di settimane previsto di norma (ma a seconda delle scuole può essere anche più ampio).

Scuola secondaria di primo grado (ex scuola media): l’orario normale di lezione è di 30 ore settimanali ma può essere esteso da 36 fino a 40 ore per le classi a tempo prolungato. Anche in questo caso di norma si moltiplica l’orario settimanale per 33 e si ottiene il monte ore annuo.

Scuola secondaria di secondo grado (ex scuola superiore): in questo caso, vista la complessità dell’istruzione secondaria di secondo grado che si articola in istruzione professionale, tecnica e liceale, si veda il piano dettagliato a questo LINK.
Mi limito a riportare il monte ore annuo per i licei:

Per il liceo classico, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 1023 al triennio
Per il liceo scientifico, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 990 al triennio
Per il liceo linguistico, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 990 al triennio
Per il liceo artistico, il totale annuale è di 1122 ore e di 1155 al triennio
Per il liceo musicale e coreutico, il totale annuale è di 1056 ore
Per il liceo di scienze umane, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 990 al triennio

3. DEROGHE. Sono previste per casi eccezionali e vengono regolamentate dalle indicazioni date dal MIUR sempre nella circolare succitata in cui si legge: «È compito del consiglio di classe verificare, nel rispetto dei criteri definiti dal collegio dei docenti e delle indicazioni della presente nota, se il singolo allievo abbia superato il limite massimo consentito di assenze e se tali assenze, pur rientrando nelle deroghe previste dal collegio dei docenti, impediscano, comunque, di procedere alla fase valutativa, considerata la non sufficiente permanenza del rapporto educativo.»

In sintesi, indicativamente sono previste deroghe nei seguenti casi:

 gravi motivi di salute adeguatamente documentati;
 terapie e/o cure programmate;
 donazioni di sangue;
 partecipazione ad attività sportive e agonistiche organizzate da federazioni
riconosciute dal C.O.N.I.;
 adesione a confessioni religiose per le quali esistono specifiche intese che
considerano il sabato come giorno di riposo (cfr. Legge n. 516/1988 che recepisce
l’intesa con la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno; Legge n. 101/1989
sulla regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane, sulla base dell’intesa stipulata il 27 febbraio 1987).
 calamità o disastri naturali che coinvolgono determinate zone del territorio italiano (in tal caso sarà proprio il Miur a spostare il limite massimo di assenza consentite). Nell’anno scolastico 2016/2017, in seguito alle scosse di terremoto che hanno colpito il Centro Italia e alla successiva ondata di maltempo, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che stabilisce che: “Nelle scuole dei comuni colpiti dal sisma l’anno scolastico sarà valido anche con meno di 200 giorni di attività didattiche effettivamente svolte.” Secondo quanto si legge in un comunicato diffuso dal Ministero, inoltre, nella norma: “si prevede una deroga anche per i giorni di frequenza minima richiesti alle studentesse e agli studenti per poter essere ammessi agli scrutini finali.” (LINK)

Per quanto riguarda le assenze per malattia, il consiglio di classe ha facoltà di aumentare eccezionalmente il limite del 25% per alcuni studenti. Sono due le condizioni da rispettare per ottenere la deroga:

1. Avere delle comprovate e documentate motivazioni per le assenze
2. Possedere un numero di valutazioni sufficiente a poter accedere allo scrutinio

Per quanto concerne le assenze dovute alla partecipazione ad attività agonistiche, nella circolare si rimanda alla nota 2056/11 in cui è chiarito che tra le deroghe consentite alle singole istituzioni scolastiche vanno considerate anche quelle degli studenti che svolgono sport a livello agonistico sempre che sussistano i presupposti per poter valutare gli apprendimenti conseguiti in tutte le discipline di studio. Anche in questo caso, è indispensabile produrre la relativa documentazione e possedere comunque un numero di valutazioni sufficiente a poter portare a compimento l’anno.

[immagine da questo sito]

DÀ VOTI TROPPO BASSI: PROF SOSPESO DAL DS RIABILITATO DAL GIUDICE

L’opinione pubblica è contro la scuola e i docenti per i troppi compiti e i voti troppo bassi? La sentenza di un giudice del lavoro, cancellando una sanzione disciplinare ingiusta comminata a un docente, apre uno spiraglio di speranza per la ritrovata dignità di una professione che da troppo tempo è sotto i riflettori e non certo per il riconoscimento dei giusti meriti. Anche se si tratta di un caso, forse isolato, quanti di noi sono finiti sotto accusa per i voti troppo bassi, da parte dei genitori ma anche di qualche zelante Dirigente Scolastico il cui interesse primario è quello di non perdere iscrizioni?

A Casarano, in provincia di Lecce, cinque anni fa un docente di matematica in servizio all’istituto tecnico commerciale era stato sospeso dal capo di istituto perché troppo severo. All’atto della sanzione disciplinare inflittagli si contestava al professore la valutazione troppo severa degli alunni che avrebbe comportato una situazione di panico nelle classi che sfociava nelle proteste degli studenti e le preoccupazioni delle famiglie nonché la mancata collaborazione del docente a un dialogo costruttivo con gli studenti. In altre parole: l’insegnante, nonostante il richiamo del DS che, come egli stesso precisa nella memoria difensiva presentata al tribunale, aveva agito al fine di sedare gli animi e far rientrare la situazione nella normalità, non aveva operato, sempre secondo il capo di istituto, per porre rimedio alla situazione delineata, continuando a valutare gli alunni con “eccessiva severità”.

Ma che cosa significa normalità? Ce lo spiega il docente stesso che desidera rimanere anonimo: «Volevano solo tutti, preside, professori e famiglie, che mi adeguassi al sistema» o, per meglio dire, «poche regole chiare e non scritte. Non si possono bocciare più di 6-7 ragazzi all’anno altrimenti non si formano le classi successive

C’era un tempo in cui il bravo professore era colui che dava voti bassi e bocciava. Al contrario, chi esagerava nelle valutazioni veniva considerato poco severo e poco degno della cattedra che occupava perché non insegnava ai discenti ad impegnarsi e sudarsi un 7 o un 8, poiché i 9 e i 10 erano solamente un miraggio.

Ora i tempi sono cambiati. A scuola si deve essere comprensivi, possibilmente dotati di buone conoscenze in ambito pedagogico e psicopedagogico per individuare con esattezza le cause di un basso profitto e trovare i rimedi. C’è chi lo fa – modestamente mi includo nella categoria anche se non lesino i 2 e i 3 ai miei studenti, salvo poi cercare di farli arrivare ad un profitto positivo – e chi invece preferisce “andare per la sua strada”, senza modificare il proprio modo di valutare e senza cercare strategie mirate al superamento del problema.

Io non conosco il docente in questione, tuttavia posso condividere almeno in parte le sue riflessioni. «Le scuole devono avere un nome solido per potersi permettere di bocciare», prosegue il professore, «altrimenti si fanno terra bruciata intorno. E la stessa cosa vale per i professori: quelli che mettono voti reali, come me, vengono guardati male e costretti a giustificare ogni virgola, per cui quasi tutti si adattano mettendo sufficienze anche a chi non se lo merita».

C’è da aggiungere che sotto accusa è anche la scarsa preparazione degli allievi piuttosto che l’eccessiva severità del docente: «Ma non si tratta di essere severo: io penso di essere assolutamente normale.», spiega a sua discolpa il professore, «Quando sono entrato per la prima volta nell’istituto di Casarano, quello dove è scoppiato il caso, ho sottoposto i ragazzi di prima superiore ad un test matematico che viene proposto dal Miur per bambini di IV e V elementare, volevo valutare le loro condizioni di partenza. E per evitare polemiche ho usato quesiti riconosciuti, non inventati da me. Ma i risultati sono stati imbarazzanti, i ragazzi non erano in grado di rispondere a domande semplicissime: così ho messo loro voti bassi, come meritavano».

Nonostante ciò, pare che l’inflessibilità del docente incriminato abbia avuto come effetto una battaglia di piccoli dispetti, rimostranze, boicottaggi, visite degli ispettori ministeriali, circolari ritoccate, che è finita in tribunale. In questa sede, però, il comportamento dell’insegnante è stato giudicato corretto e il giudice ha anche condannato la scuola a pagare le spese legali, con conseguente danno erariale per l’Amministrazione Pubblica. Una sentenza che dà soddisfazione al professore, che ormai da anni insegna in un’altra scuola, anche se giunge con ben cinque anni di ritardo. Ma sulla lentezza dei tribunali bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Accontentiamoci di questo buon esempio che la Legge ci vuole offrire.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

IL BUSINESS DELLE LEZIONI PRIVATE SI PUO’ EVITARE. ECCO COME

lezioni private
Non è la prima volta che affronto l’argomento (leggi QUI). Già nel 2012 lo SNALS aveva proposto, prima al ministro Gelmini e poi a Profumo, di permettere ai docenti di dare lezioni private intramoenia, esattamente come è possibile che i medici in servizio in ospedale ricevano i pazienti all’interno della struttura pubblica in regime privato.

Ora questa proposta, che approvo pienamente, mi pare più che mai urgente.

Come si sa, nel 1995 vennero aboliti i cosiddetti esami di riparazione alle superiori. Allora questa decisione fu giustificata dalla volontà di mettere in crisi il mercato delle lezioni private e contrastare, quindi, il lavoro nero dei prof che le impartivano. Ma il Decreto ministeriale n. 80 del 3 ottobre 2007 (firmato dall’allora ministro dell’Istruzione Fioroni) che ha introdotto la “sospensione del giudizio” a giugno e l’obbligo di saldare i debiti formativi entro l’inizio del successivo anno scolastico, ha di fatto ripristinato l’antico. Cambia la forma ma non la sostanza.

Secondo quanto si legge in un articolo pubblicato sulla rivista specializzata La tecnica della Scuola, un sondaggio effettuato dalla Fondazione Einaudi sul mercato delle ripetizioni private, rivela un giro d’affari che si aggira intorno agli 810 milioni circa di euro e che grava sul bilancio di una famiglia italiana per 1620 euro all’anno. Infatti il 90% delle lezioni private non sono dichiarate al fisco.

Così conclude la relazione:

Come Fondazione Luigi Einaudi crediamo che le lezioni private devono essere regolarizzate, accompagnando la regolamentazione da un incentivo fiscale mirato.
Tuttavia, pur riconoscendo la libertà di scelta da parte di studenti e famiglie, crediamo che un numero così alto di studenti che prendono lezioni private nel tempo trascorso dopo l’attività scolastica regolare, dimostra il fallimento del sistema scolastico attuale e l’inadeguatezza della didattica, dei programmi, e spesso anche degli insegnanti.

Se da una parte appoggio la vecchia proposta del sindacato della scuola di regolamentare il “giro” di lezioni private facendole tenere dai docenti (ovviamente su libera adesione e non ai propri allievi, cosa vietata anche se, a volte, tollerata) nelle scuole stesse, dall’altra devo fare una riflessione su quanto dichiarato dalla Fondazione Einaudi circa l’inadeguatezza della didattica, dei programmi, e spesso anche degli insegnanti.

Prima domanda: perché le famiglie sono disposte a svenarsi, con la consapevolezza di favorire l’evasione fiscale da parte degli insegnanti, per mandare i propri figli a “ripetizione”?

Personalmente mi arrabbio quando vengo avvertita dai genitori che il proprio figlio è seguito da un insegnante privato. Tuttavia posso capire che nel rapporto “uno a uno” ci siano dei vantaggi che le classi numerose (26-28 allievi) precludono. Anche se si fa costantemente il ripasso dei contenuti, ci si esercita in classe e si cerca di venire incontro alle difficoltà di tutti, è ben difficile capire quali siano le difficoltà di ciascuno.

Spesso capita che un ragazzo insufficiente non abbia il coraggio di ammettere di non aver capito, rinunci a chiedere chiarimenti anche perché teme di essere preso in giro dagli altri, oppure ha paura di essere etichettato come “stupido” dall’insegnante stesso. E’ palese che ogni studente conosce il docente che ha di fronte e anche il clima che si respira in aula.
In casi come quello descritto, qualche lezione privata può essere risolutiva.

D’altro canto, se l’allievo insufficiente non si impegna, non sta attento in classe, non si esercita a casa, la presenza di un docente tutto per lui può sollecitare l’attenzione del momento, può anche risolvere qualche problema, ma se l’atteggiamento non muta, poco gioverà allo studente il sacrificio economico della famiglia.

Seconda domanda: perché mai, nonostante le scuole (mi riferisco ovviamente alle superiori) abbiano l’obbligo di organizzare attività di recupero durante l’anno, spesso affiancate da periodi di “pausa didattica” in cui ogni docente è tenuto ad intervenire in classe per colmare le lacune e venire incontro alle difficoltà degli allievi, molte famiglie rinunciano a questa opportunità preferendo mandare i ragazzi a ripetizione?

A volte può sembrare snobismo, altre semplicemente incuria. Se le condizioni economiche lo consentono, i genitori preferiscono affidare i figli alle cure di un insegnante privato (non sempre qualificato, tra l’altro). In altri casi, gli impegni extrascolastici dei figli (il più delle volte sportivi), oppure la lontananza della scuola dal proprio domicilio e la scomodità dei mezzi pubblici che hanno orari poco agevoli, spingono le famiglie a firmare le “liberatorie”, rinunciando al servizio offerto gratuitamente dagli istituti.

Parlo per esperienza, naturalmente, e mi riferisco alla realtà che conosco, insegnando in un liceo cittadino frequentato da molti studenti che vivono a distanza di molti chilometri dalla scuola, in paesini sperduti poco serviti dai trasporti pubblici.

Terza domanda: perché capita che i ragazzi che vengono indirizzati ai corsi o agli sportelli organizzati per il recupero, non ottengano i risultati sperati, costringendo le famiglie a porre rimedio ricorrendo alle ripetizioni private?

Sempre per esperienza posso dire che molto spesso succede che gli allievi frequentino i corsi e/o gli sportelli ma che mantengano lo stesso atteggiamento passivo, quando non di disturbo, che assumono in classe durante le ore curricolari. Giocherellano con il cellulare (che viene regolarmente ritirato e consegnato in presidenza, come avviene al mattino), parlottano, arrivano senza materiale (né libri né quaderni né fotocopie consegnate dall’insegnante) e senza aver svolto le attività assegnate.
I genitori di questi ragazzi li difendono osservando che, presentarsi a scuola nel pomeriggio, dopo un’intensa (?) mattinata di lezione, è molto faticoso e certamente non facilita la concentrazione. Le dimenticanze, poi, sono giustificate con la grande quantità di libri e quaderni che già devono portare per le lezioni mattutine, quindi lo zaino è stracolmo e non può contenere altro materiale. Sta di fatto che nella maggior parte dei casi, i libri e i quaderni li hanno già utilizzati la mattino e che le fotocopie di per sé non pesano tanto e occupano poco spazio.

Questi stessi genitori, poi, firmano le giustificazioni per le assenze pomeridiane e, adducendo come pretesto la scarsa efficacia delle attività di recupero (sic!), informano i docenti di essere stati costretti a mandare i figli a lezione. Inutile dire che, nella quasi totalità dei casi (in riferimento a quanto descritto sopra), quegli allievi non colmeranno comunque le lacune.

Detto questo, per tornare alla relazione della Fondazione Luigi Einaudi, io non credo che tutte le colpe debbano essere attribuite all’inadeguatezza della didattica, dei programmi, e spesso anche degli insegnanti. Non voglio assolvere tout court l’istituzione scolastica, perché sono consapevole che i programmi necessitino di una revisione, che la didattica in alcuni casi (non nella maggioranza, comunque!) lasci a desiderare e che ci siano insegnanti (anche qui credo non si tratti della maggior parte di essi) inadeguati. Tuttavia mi pare semplicistica la conclusione della Fondazione Einaudi, soprattutto perché ignora (o almeno credo) le dinamiche da me descritte. Come sempre, i conti non si devono fare senza l’oste.

[immagine da questo sito]

ESAME DI STATO 2016: LUNEDI’ LA TERZA PROVA. E CONTINUANO A CHIAMARLA “QUIZZONE”

Archiviate le prime due prove scritte (la prima d’italiano è uguale per tutte le scuole secondarie di II grado d’Italia mentre la seconda varia da istituto a istituto), per gli studenti “maturandi” si sta avvicinando il giorno della terza prova. Lunedì prossimo, dopo un week-end lungo giorni di riposo (almeno si spera, ma molto più facilmente staranno studiando come matti…), ritorneranno nelle scuole ormai trasformate in fornaci, considerato il notevole aumento delle temperature in tutta la penisola, per affrontare l’ultima prova scritta prima dell’orale.

Da quando, con la riforma dell’esame di maturità – che oggi si chiama Esame di Stato -, varata nel 1997, è stata introdotta la terza prova scritta, essa viene, impropriamente quizzone“. In realtà è tutt’altro che un quiz a crocette, almeno nella maggior parte dei casi. Una prova complessa considerato il numero delle materie e dei quesiti che possono riguardare il programma svolto nell’intero anno scolastico.

Ma vediamo, per chi non ne fosse ancora informato, di che cosa si tratta.

La terza prova scritta, a differenza delle prime due che sono ministeriali, è preparata autonomamente da ciascuna Commissione esaminatrice (costituita da tre commissari esterni, tre interni e un Presidente) che decide anche la tipologia degli esercizi da sottoporre agli studenti.
Anche se le possibilità sono varie, tra cui anche i quesiti a risposta multipla (da 30 a 40), in altre parole un test a crocette, la maggior parte delle commissioni propende per i quesiti aperti che richiedono una risposta sintetica. Possono essere proposti, inoltre, dei problemi scientifici a soluzione rapida (non più di 2), oppure, a seconda degli indirizzi di studio, si può richiedere la realizzazione di un progetto.

Insomma, tutt’altro che “quizzone”. Le discipline coinvolte possono essere quattro o cinque e il numero dei quesiti può variare da un minimo di 10 a un massimo di 15. Generalmente la terza prova è costruita prendendo spunto dalle simulazioni che vengono svolte dagli allievi durante l’anno scolastico, ma non si tratta di una regola ferrea. Ogni decisione, infatti, spetta ai membri della commissione che preparano le domande da sottoporre ai maturandi la mattina stessa della prova e non anticipano le materie coinvolte nella prova.

Annunciato con una certezza quasi assoluta già dall’anno scolastico 2014/15, il grande assente continua ad essere il test InValsi. Da anni, infatti, si parla di sostituire la terza prova scritta con un test a risposta multipla di tipo anglosassone simile a quello dell’Invalsi che viene proposto per l’esame di terza media. L’obiettivo primario sarebbe quello di avere un sistema di valutazione omogeneo per tutto il Paese e scongiurare quelle disparità di valutazione che annualmente si riscontrano tra le scuole nelle diverse parti della penisola. A partire dall’elargizione delle lodi, sempre troppo presenti al Sud, mentre al Nord, che nelle rilevazioni nazionali se la cava egregiamente (attestandosi sulle medie europee, quando non le supera, come nel caso del Nord-Est), sono di gran lunga meno numerose.

C’è chi parla, addirittura, di eliminare l’esame di Stato, oppure sostituire con un’unica prova tipo InValsi le tre attuali. In questo modo, dicono, si garantirebbe una maggior equità e oggettività nelle valutazioni. Rimane il fatto che, almeno per quanto riguarda i maturandi di oggi, la terza prova si fa ed è parecchio impegnativa. Magari fosse un quizzone!

Coraggio, ragazzi, un ultimo sforzo, anzi, penultimo (dato che c’è ancora l’orale che non è una passeggiata), prima di potervi godere le meritate vacanze.

Per chi volesse allenarsi, il Corriere.it ha pubblicato una serie di prove somministrate in passato e riguardanti le diverse discipline in vari indirizzi liceali. CLICCA QUI

LA BOCCIATURA NON PIACE? BASTA RIFARE LO SCRUTINIO

scrutinioLa notizia ha creato in me molto sconcerto. Il fatto è accaduto all’ITIS Feltrinelli di Milano dove quattro studenti, risultati non ammessi alla classe successiva sul tabellone esposto lunedì, magicamente in due giorni sono stati salvati – per il momento il giudizio è sospeso– e al posto della bocciatura hanno rimediato qualche debito da saldare entro fine estate.

Cos’è successo, in pratica? Due professori, di italiano e matematica, non hanno considerato la media matematica dei voti, suscitando le proteste degli studenti che hanno indotto la dirigente ad annullare quello scrutinio, rivalutando subito la classe. Ma non è tutto: nella stessa classe, una terza liceo scientifico, un “rimandato” è stato promosso e altri due studenti si sono ritrovati con il debito in una materia e non due come era stato deciso.

La cosa, a mio parere, più sconcertante è la giustificazione addotta dalla dirigente, Annamaria Indinimeo, per il doppio scrutinio: «Possibile e doveroso rimediare quando c’è un errore. I ragazzi hanno segnalato che non c’era corrispondenza con i voti sul registro elettronico e avevano ragione. Perché avrei dovuto aspettare il ricorso? Il Tar mi avrebbe chiesto di ripetere lo scrutinio, l’ho fatto direttamente».

Questo è uno dei risvolti negativi dell’adozione del registro elettronico, dirà qualcuno. In realtà le cose stanno diversamente. Cercherò di spiegarlo in modo semplice, anche per i non addetti ai lavori.

Il registro elettronico segnala la media matematica, senza tenere nel debito conto tutti quei fattori – partecipazione alle lezioni, interesse dimostrato nei confronti della materia, impegno nello studio, esecuzione delle attività domestiche, partecipazione alle attività di recupero organizzate dalla scuola… – che concorrono alla valutazione sommativa. Quest’ultima, infatti, non consiste nella mera media matematica ma deve tener conto dell’intero percorso. Certamente l’ago della bilancia penderà più da una parte o dall’altra nei casi di arrotondamento per eccesso o per difetto.

In questo caso, però, pare che i voti siano drasticamente scesi, forse di un punto intero. Infatti, come spiega la dirigente, «la proposta di voto dei due professori era discordante dalla media matematica perché gli insegnanti hanno riconosciuto un peso diverso ai singoli voti orali e scritti. I criteri della valutazione non erano stati comunicati alla classe quindi ai ragazzi i conti non tornavano».

Ecco, quindi, che l’errore non è del registro elettronico ma dell’uomo, in questo caso dei due professori.

La trasparenza è un dovere cui non ci si può sottrarre. Ecco quello che è stato deciso nel liceo in cui insegno: nella programmazione annuale ciascun docente scrive in modo chiaro che non sarà la media matematica a determinare il voto finale bensì quella ponderata che tiene conto, appunto, del diverso peso che possono avere differenti tipi di verifica.

Personalmente adotto un’altra strategia: nella valutazione di ogni singola prova fisso dei livelli di sufficienza differenti dal classico 60%, avvertendo preventivamente gli allievi. In questo modo ogni prova ha il giusto peso e la media è veritiera. L’aggiustamento della media finale, dunque, dipenderà dal merito – o demerito – di ogni studente.

A questo punto credo che la dirigente abbia avuto la coda di paglia: se è successo questo significa che non era presente al primo scrutinio oppure non aveva di fronte i voti della classe. Posso assicurare che la mia dirigente ha presenziato a tutti gli scrutini con davanti il registro elettronico e tutte le valutazioni del quadrimestre, materia per materia. Tutto ciò forse non salva da un ricorso al TAR ma offre ottime possibilità che i voti non vengano contestati. Almeno spero.

[fonte: Corriere.it; immagine da questo sito]

ESAME DI STATO: COME CALCOLARE IL VOTO FINALE


Le regole sono invariate rispetto all’anno scorso ma vale la pena riproporle.

Il voto finale della maturità si ottiene sommando le valutazioni conseguite nelle singole prove ai crediti ottenuti nel triennio di scuola superiore. Il punteggio viene espresso in centesimi ed il voto minimo è 60/100, che corrisponde alla sufficienza.

Vediamo nel dettaglio.

CREDITI FORMATIVI: il punteggio ottenuto può andare da un minimo di 10 a un massimo di 25 punti.

PROVE SCRITTE: ad ogni prova (tre in tutto: la prima prova di italiano, uguale per tutti gli istituti; la seconda differenziata e scelta dal ministero; la terza, che può essere di diversa tipologia, verte di norma su quattro-cinque materie dell’ultimo anno e viene predisposta da ciascuna commissione) viene assegnato un punteggio massimo di 15 punti (10/15 corrisponde alla sufficienza; un voto inferiore non preclude, tuttavia, l’ammissione al colloquio). Quindi, il massimo punteggio ottenibile per le tre prove è di 45 punti.

COLLOQUIO ORALE: il punteggio massimo ottenibile è 30 punti; la sufficienza è fissata a 20. Inizia, come è noto, dall’esposizione di un argomento a scelta (“tesina”) che di norma deve partire da una materia fra quelle comprese nel piano di studi e deve far parte dei programmi del quinto anno. Tuttavia, c’è una certa elasticità. Soprattutto negli ultimi anni non si parla espilcitamente di “tesina” che può essere presentata anche alla commissione, benché sia meglio consegnare solo la mappa concettuale (si risparmia tempo non dovendo curare l’impaginazione e la grafica del testo).

I PUNTI BONUS: possono essere assegnati dalla commissione e vanno da un minimo di 1 punto a un massimo di 5 punti.
Per ottenere il bonus queste sono le condizioni:

1. essere stati ammessi all’esame di Stato con almeno 15 punti di credito
2. aver ottenuto almeno 70 punti complessivi fra prove scritte e colloquio orale

L’attribuzione o meno del bonus è comunque a discrezione della commissione che ha la possibilità – non l’obbligo – di premiare gli studenti meritevoli.

LA LODE: la commissione può decidere di premiare gli studenti eccellenti a patto che:

1. siano stati ammessi all’Esame di Stato con 25 punti di credito (il massimo), abbiano ottenuto 45 punti alle prove scritte e 30 punti all’orale, senza usufruire del bonus;
2. abbiano ottenuto almeno l’8 in tutte le materie e in condotta negli scrutini finali della terza, quarta e quinta superiore. Vale a dire che per meritare la lode i maturandi devono aver conseguito la media del 9 durante il triennio, senza avere in pagella nessun voto inferiore all’8.

Ecco il tutto sintetizzato nella seguente tabella:

dal sito studenti.it

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LA MATEMATICA E’ NEMICA ANCHE ALLO SCIENTIFICO

matematica-5-640x480Il mio nuovo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” è l’ideale continuazione del precedente in cui trattavo l’aumento delle iscrizioni, per il prossimo anno scolastico, al liceo scientifico, con una sensibile preferenza per l’opzione delle “scienze applicate”, ovvero il liceo scientifico senza il latino. Ma siamo sicuri che sia il Latino l’unico “nemico” di chi si iscrive allo scientifico?
Come sempre riporto in parte l’articolo e vi invito a leggerlo interamente sul sito del Corriere.it.

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In un post precedente si ragionava sull’aumento di iscrizioni, per l’anno scolastico 2016/17, al liceo delle scienze applicate. Un’opzione che, secondo me e molti dei miei colleghi di Lettere, a volte incontra il favore dei quattordicenni alle prese con la scelta della scuola superiore per evitare la fatica di studiare il latino, presente nel piano di studi nel liceo tradizionale, anche se con un decurtamento notevole di ore in seguito al riordino dei licei voluto dall’ex ministro Mariastella Gelmini.

Ma lasciando da parte le “scienze applicate”, ragioniamo sulla scelta del liceo scientifico che pare sia diventato un refugium peccatorum.
Ormai, come si evince dai dati diffusi dal MIUR, più di metà degli studenti sceglie un percorso liceale. Se escludiamo il classico, dove si iscrivono persone motivate e consapevoli delle difficoltà cui andranno incontro, negli altri licei arrivano ragazzi – non tutti, per fortuna – con scarse qualità.

Il liceo scientifico non è più ambito solo dagli alunni bravi in matematica, ma viene scelto per esclusione.

C’è da dire, inoltre, che spesso sono gli stessi genitori a condizionare la scelta, un po’ per ambizione – senza tuttavia fare i conti con le capacità e la preparazione dei propri figli – e un po’ perché ritengono che i pargoli non abbiano particolari attitudini che invece vengono richieste dall’istruzione professionale o tecnica. Non considerano, però, che l’attitudine fondamentale richiesta da un liceo, qualsiasi esso sia, è quella di essere disposti ad impegnarsi nello studio, cosa non così scontata per chi ha frequentato la scuola media con un profitto appena sufficiente o comunque non particolarmente brillante.

Anche se so che ciò potrebbe sembrare assurdo, per esperienza posso dire che il problema di fondo di chi frequenta il liceo scientifico, non è il latino ma la matematica e tutte le altre materie scientifiche. E non mi riferisco soltanto agli allievi mediocri, quelli che non sarebbero adatti a nessun liceo. Sto parlando anche di ragazzi che nel percorso di studi precedente non hanno dimostrato particolari problemi nell’ambito logico-matematico.

Un problema da non sottovalutare è costituito dai voti troppo alti che gli insegnanti della scuola media si ostinano ad elargire. So che questo discorso può sembrare antipatico e non voglio insinuare che i docenti non siano competenti e preparati. Purtroppo, spesso nella scuola media i livelli di preparazione tendono verso il basso, anche per poter far fronte alle esigenze di alunni deboli o con situazioni disagiate alle spalle. Ad esempio, l’inserimento di ragazzini stranieri, che a malapena comprendono qualche parola di italiano, rallenta la progressione dei programmi e, di conseguenza, si abbassano gli obiettivi per tutta la classe.

Suppongo che questa situazione porti gli insegnanti a premiare con voti più alti di quanto non meritino davvero quelli che dimostrano di impegnarsi un po’ di più o comunque di non avere grossi problemi nell’apprendimento. Ma questa “strategia” comporta il rischio di creare false illusioni nei ragazzi e nelle famiglie.

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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

TEMPO DI ISCRIZIONI: QUALE SCUOLA SCEGLIERE DOPO LE MEDIE?

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C’è tempo fino al 22 febbraio per scegliere in quale scuola continuare gli studi dopo le medie. Una scelta decisamente difficile che si è costretti a fare ad un’età che è caratterizzata da incertezza e indecisione. Ma decidere con cognizione di causa quale scuola frequentare per i prossimi cinque anni è di fondamentale importanza per il successo formativo.

Innanzitutto, insegnando in un liceo dalla classe prima alla quinta, posso dire che la preparazione dei quattordicenni di oggi è di gran lunga inferiore a quella dei coetanei di dieci anni fa, o anche meno. Tuttavia, se guardiamo la documentazione che arriva dalle scuole medie frequentate, tutte le lacune che man mano emergono fin dai primi giorni di scuola, sembrerebbero ingiustificate. Mi spiego meglio.

La preparazione nell’ambito della lingua italiana, ad esempio, lascia molto a desiderare. Ci sono ragazzi che si trovano in difficoltà anche solo quando devono distinguere le varie parti del discorso. Il verbo, poi, che è la la struttura portante di ogni frase, è il più maltrattato. Sembra difficile distinguere tra verbi transitivi e intransitivi, tra forma attiva e passiva, per non parlare della coniugazione di alcuni modi e tempi. Potrei scrivere un intero libro dal titolo “Il passato remoto, questo sconosciuto”. E stendiamo un velo sul corretto utilizzo del congiuntivo.

Parlare, poi, di analisi logica (della frase e del periodo) sembra paragonabile alla trattazione della fisica quantistica, che tutti sanno che esiste e pochi ne conoscono i contenuti. E’ solo un esempio, naturalmente. Ma se siamo autorizzati ad ignorare la fisica quantistica, in veste di parlanti la nostra lingua madre non possiamo ignorare l’analisi logica. Il fatto che si chiami “logica” dovrebbe suggerire che per operarla è necessario usare la testa, cosa che i quattordicenni d’oggi sanno fare benissimo in molte attività quotidiane ma che nell’affrontare le discipline scolastiche pensano non sia di primaria importanza.

E’ necessario stendere un altro velo sull’ortografia e il fatto che in qualche facoltà universitaria siano stati istituiti, per le matricole, dei corsi di italiano, più per provocazione che per reale necessità a mio parere, dovrebbe già dire tutto.
Ho parlato dell’italiano perché è trasversale, ma potrei estendere il discorso a molte discipline scolastiche che, a parere di molti, vengono affrontate in modo lacunoso e superficiale.

Naturalmente ci sono delle eccezioni: ragazzi e ragazze ben preparati che hanno delle ottime chance di frequentare un liceo con risultati brillanti e grandi soddisfazioni. Tuttavia, noto l’insana abitudine degli insegnanti della scuola media di elargire voti alti e altissimi a chi non ha una preparazione adeguata. Il problema fondamentale è che molti di questi ragazzi – e le loro famiglie – hanno delle aspettative che irrimediabilmente vengono deluse fin dai primi mesi di scuola superiore.

La scuola media è stata riformata nel 1979 e concepita come preparatoria al mondo del lavoro. Il Decreto 22 agosto 2007, n. 139 ha istituito il biennio obbligatorio della scuola superiore (va da sé che l’obbligo scolastico si espleta al compimento dei 16 anni, anche senza frequentare l’intero biennio), senza tuttavia riformare la scuola media che avrebbe dovuto essere adattata al prolungamento della frequenza obbligatoria la quale escludeva di fatto l’ingresso nel mondo del lavoro a 14 anni.

Il punto cruciale è questo: è doveroso venire incontro alle difficoltà degli alunni, anche evitando le bocciature che, trattandosi di scuola dell’obbligo, dovrebbero rappresentare delle eccezioni e non la regola. Tuttavia, non è corretto “aiutare” gli altri alzando i voti solo perché, nei confronti dei compagni più deboli, dimostrano di essere più svegli e capaci, pur impegnandosi al minimo.

Assistiamo, quindi, a quelle “elargizioni” che procurano in realtà molti danni. Se un allievo, arrivato in prima superiore, si rende conto che i risultati delle medie erano “falsati”, due possono essere le reazioni: impegnarsi di più per dimostrare ai nuovi docenti di potercela fare, oppure cadere nella demotivazione più profonda che non lascia molte speranze per il prosieguo degli studi. E si rischia di entrare in un circolo vizioso che ha come unico sbocco l’abbandono degli studi.

Quale scuola scegliere dopo le medie? Non sono una docente che dà per spacciato un allievo dopo tre settimane di scuola, ma vorrei essere onesta e dettare delle semplici regole che sarebbe utile seguire nella scelta della scuola superiore.

1. Fare i conti con la propria preparazione, al di là dei voti, e con l’impegno che si è disposti a spendere.
2. Seguire i consigli di orientamento degli insegnanti della scuola media. Quasi mai sono campati in aria.
3. Non coltivare particolari ambizioni da parte dei genitori. Non tutti i figli sono adatti al liceo (le statistiche dicono che la metà degli studenti lo preferiscono) e non bisogna commettere l’errore di sceglierlo solo perché i figli non hanno particolari attitudini che invece vengono richieste dall’istruzione professionale o tecnica. L’attitudine fondamentale richiesta da un liceo è quella di sapersi impegnare nello studio, cosa che non è così scontata per chi ha frequentato la scuola media con un profitto appena sufficiente.
4. Qualsiasi scuola è dignitosa purché ci si impegni seriamente per imparare.
5. Se è vero che l’ “obbligo scolastico” prosegue nel biennio superiore, ciò non si deve intendere come “obbligo” da parte dei docenti di promuovere tutti, qualunque sia la loro preparazione. Se si vuole continuare a studiare nel triennio successivo una adeguata preparazione è necessaria.

Questo è in sintesi il mio parere. La risposta sbagliata alla domanda posta nel titolo di questo post è una sola: “Una qualsiasi, basta andare avanti”. E’ il preludio ad una via crucis che vi porterà, con la consapevolezza che la scelta non può essere affidata al caso, da una scuola all’altra, con buone probabilità di non concluderne nessuna.

Come diceva Seneca a Lucilio, criticando chi non stava mai fermo a lungo in alcun luogo: “Non è il cielo che devi cambiare ma il tuo animo”.

REGISTRO ELETTRONICO: IL RISCHIO HACKER NON CANCELLA I VANTAGGI PER PROF E FAMIGLIE

scrutiniIl mio nuovo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” tratta un argomento di grande attualità: il registro elettronico. Purtroppo le notizie da cui ho preso spunto non sono edificanti ma, prendendo in esame i “vizi” e le “virtù” del registro on line, a conti fatti, a mio parere, non è da bocciare, anzi.
La prima parte introduce l’argomento e indica la normativa di riferimento. Quindi se siete curiosi di sapere quali sono i vantaggi offerti dal registro digitale ai professori, alle famiglie e agli studenti, vi invito a continuare la lettura sul sito del Corriere.it.

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Ci sono due notizie che in questi giorni hanno calamitato l’attenzione di noi prof, e non solo, in relazione al registro elettronico. Una riguarda degli studenti, perlopiù minorenni, che hanno violato il sistema di sicurezza riuscendo a modificarsi i voti a loro piacimento. L’altra, invece, tratta il caso di un docente che si rifiuta ostinatamente di utilizzare il registro elettronico adottato nella sua scuola su delibera del Collegio dei Docenti. Il Dirigente Scolastico le ha provate tutte per vincere la resistenza dell’insegnante, senza alcun esito. Niente da fare: lui è convinto di adempiere ai suoi obblighi compilando e aggiornando diligentemente un registro cartaceo che ha acquistato di tasca sua.

Due facce della stessa medaglia ma il rischio della manomissione del registro da parte degli studenti e le resistenze dei docenti (il caso citato non è affatto isolato e l’analfabetismo informatico dei prof è cosa nota) possono essere considerati motivi sufficienti per bocciare la tecnologia in aula?

Vorrei iniziare dal primo caso. Certamente non voglio difendere il collega ma è doveroso sottolineare che l’obbligo di adottare il registro elettronico, preannunciato a suo tempo dall’ex ministro Profumo nell’ambito del più ampio progetto di dematerializzazione che interessa tutta la Pubblica Amministrazione (legge n. 135/2012), di fatto non è applicabile. Il MIUR, infatti, ha dovuto fare un passo indietro perché non ha i fondi da destinare alla digitalizzazione delle scuole, anche se dei passi avanti notevoli sono stati compiuti in ambito burocratico (per esempio, l’invio dei plichi telematici per le prove scritte dell’esame di Stato, le istanze on line per la partecipazione dei docenti alle commissioni d’esame, le iscrizioni scolastiche da parte delle famiglie …).

Diverse scuole, tuttavia, hanno imparato l’arte di arrangiarsi attingendo al Fis e ai contributi volontari delle famiglie – sempre più scarsi, in verità – onde creare i presupposti per l’adozione del registro elettronico. Non si tratta, infatti, di acquistare solamente il software. Perché il sistema funzioni è indispensabile che le scuole siano dotate di una rete wireless a banda larga efficiente, ovvero, come si legge nel documento #labuonascuola pubblicizzato dal governo, ultralarga, e di un numero adeguato di computer a disposizione dei docenti.

Purtroppo i costi dell’operazione sono altissimi perché, oltre ai dispositivi da fornire, dobbiamo anche tener conto delle tariffe delle linee telefoniche – ADSL. Dati recenti attestano un costo mensile superiore ai 7 euro per studente, anche se questa cifra personalmente mi pare esagerata. Ad ogni modo, l’adozione del registro elettronico senza aiuti da parte dello Stato non può essere un’imposizione proprio per i motivi esposti sopra.

Un altro problema non trascurabile è relativo alla validità legale dei dati caricati on line. In questo caso, è necessario che il D.S. dia delle garanzie a tutela dei docenti e preveda una serie di norme molto rigide cui attenersi.

Nel liceo in cui insegno, ad esempio, la firma sul registro elettronico è autenticata nel momento in cui, all’inizio della lezione, il professore inserisce i suoi dati che possono essere modificati – errori e omissioni sono sempre possibili – nell’arco delle 24 ore. Anche l’inserimento dei voti è regolamentato: deve essere tempestivo, comunque non oltre le 24 ore, e nel caso di errori è necessario inoltrare richiesta scritta al D.S. per modificarli, operazione che deve essere autorizzata e da effettuare in tempi stabiliti.
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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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