IMMIGRAZIONE: A TRIESTE UNA SCUOLA PER SALVARE LA LINGUA ALBANESE

I piccoli immigrati spesso perdono il contatto con l’idioma materno, anche perché passano più tempo a scuola o con i compagni e amici italiani che a casa, in famiglia. Poi, i genitori sono propensi ad esprimersi nella lingua “locale” per facilitarne l’apprendimento ed evitare ai propri figli un inserimento traumatico nel contesto scuola senza un’adeguata conoscenza linguistica.

A Trieste, città da sempre multietnica, l’Asat – Associazione degli studenti albanesi a Trieste – ha dato avvio alla prima scuola di lingua albanese nella città giuliana. La scuola media “Guido Corsi” ha messo a disposizione un’aula che ospita una ventina di bambini di età compresa tra i 6 e i 13 anni. I corsi di lingua albanese per i piccoli nati in Italia o immigrati in tenera età sono gratuiti e mirano a salvaguardare la lingua d’origine e, allo stesso tempo, favorire l’intergazione degli alunni stranieri.

L’insegnante è Irena Alushani, vive a a Trieste dal 1997, è laureata in Scienze storiche all’Università di Tirana e poi anche a Trieste, da molti anni è mediatrice culturale in particolare nelle scuole materne comunali. Così commenta l’iniziativa: «Mi sono accorta che i bambini avevano difficoltà di inserimento. L’integrazione è fatta di tante tappe ma per prima cosa bisogna accettare se stessi. I bambini erano impauriti e silenziosi, respingevano la loro lingua anche con me che ero lì come mediatore. Una conoscenza approfondita della madrelingua è importante per poterne imparare bene anche una seconda o terza e allo stesso tempo, e inoltre può permettere il ritorno in patria».

Il progetto è coordinato dalla dottoressa Alice Mado Proverbio del Laboratorio di Elettrofisiologia cognitiva del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca. La sperimentazione è considerata utile considerando che la lingua materna si distingue da quella non materna in quanto insieme al suono delle parole il cervello codifica tutte le altre informazioni su come è fatto il mondo, come si vive, come funzionano le cose, e il tutto è fortemente intriso di sentimenti e affetti, si impara a distinguere ciò che è vietato, ciò che è bene fare, o è pericoloso, o ridicolo.

Un progetto senz’altro apprezzabile che merita lodi nella speranza che possa avere un seguito anche per altre comunità e in diverse zone d’Italia dove il fenomeno immigrazione è piuttosto elevato.

Insomma, una specie di “classi separate” con un obiettivo contrario a quello previsto nella bozza che qualche anno fa ha fatto infuriare il mondo politico: laddove si voleva dividere qui si unisce e non per imparare l’italiano bensì per non dimenticare la propria lingua di origine.

[fonte: Il Piccolo]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 13 febbraio 2012, in bambini, famiglia, integrazione culturale con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. kush ka gjak shqiptarit e gjuhen e ruan edhe e fol kujtoni arberesht shqiptar

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  1. Pingback: IMMIGRAZIONE: A SAN DANIELE DEL FRIULI UNA SCUOLA PER IMPARARE L’ARABO « laprofonline

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