L’ESAME DI STATO


L’ESAME DI STATO: UN PO’ DI STORIA

Una volta si chiamava “esame di maturità” ed assume l’attuale denominazione solo nel 1998. Per la precisione si chiama “Esame di Stato conclusivo” perché, appunto, conclude il secondo ciclo dell’istruzione secondaria.

L’Esame di Stato nasce nel 1923 con la Riforma Gentile. Il programma su cui ci si doveva preparare era quello triennale e la commissione era formata da 5 commissari esterni (3 presidi o professori, un docente universitario e un docente di scuola privata o esterno). A partire dal 1937 i programmi si ridussero a quelli dell’ultimo anno. Negli anni Quaranta, in tempo di guerra, il Ministro Bottai addirittura anticipò la Moratti nella costituzione di commissioni tutte interne con solo presidente e vice-presidente esterni.

Anche allora la scelta di una commissione interna fu ritenuta poco seria e nel 1947 si tornò ad una commissione esterna con due membri interni, che nel 1952 si ridussero a uno. E praticamente la composizione delle commissioni rimase così fino a Luigi Berlinguer (1998). I programmi erano di nuovo impostati sugli argomenti di studio nel corso del triennio.

Nel 1969, in seguito alle proteste studentesche del ’68, con il Decreto Legge 15 febbraio il programma fu riportato a quello dell’ultimo anno e le prove scritte furono ridotte a due (di cui una era sempre italiano). Le materie dell’orale divennero due sole: una “portata” dal candidato e una scelta dalla commissione (costituita tutta da membri esterni, presidente compreso, e un solo commissario interno con il ruolo di membro di garanzia) su quattro materie definite dal ministero per ogni corso di studi. Per la prova di italiano, inoltre, il candidato poteva scegliere all’interno di una rosa di quattro temi.

Questo esame di maturità in origine doveva essere sperimentale ma alla fine durò ben 29 anni.
Il cambiamento fu voluto dal ministro Luigi Berlinguer con la legge 425 del dicembre 1997. I commissari (da quattro a otto) erano per metà interni e per metà esterni guidati da un presidente esterno. Le prove scritte divennero tre: la prova di Italiano, uguale per tutte le scuole, la seconda prova sulla disciplina scelta dal ministero e diversa da scuola a scuola, e una riguardante le altre discipline (la cosiddetta terza prova, su quattro o cinque materie, che il ministro Gelmini avrebbe voluto sostituire con una prova InValsi comune a tutti gli indirizzi … ora non sappiamo che cosa deciderà il prossimo ministro del MIUR). La prova orale venne denominata “colloquio” e verteva su tutto l’insieme delle discipline. Inoltre veniva tolta la possibilità della non ammissione all’esame ed introdotto un credito sul voto complessivo relativo all’andamento scolastico nei tre anni precedenti.
Il punteggio passa dai 60/60 (voto minimo 36) canonici ai 100/100 (voto minimo 60).

Nel 2001, per non pagare le trasferte e i maggiori oneri dei commissari esterni, i ministri dell’istruzione Moratti e del tesoro Tremonti decisero che la commissione divenisse tutta interna all’infuori del presidente, che però fu ridotto a uno solo per ogni scuola.
Questa decisione, prevista dalla Legge Finanziaria, fu accolta con sfavore (come già successo negli anni Quaranta, ai tempi del ministro Bottai), soprattutto perché nel frattempo la legge sulla parità delle scuole private aveva dato anche a queste la possibilità di esami con esaminatori totalmente interni.

Con la nuova normativa introdotta dal Ministro della pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, regolata dalla legge n. 1 dell’11 gennaio 2007, cambiano le modalità di ammissione, di assegnazione del punteggio e di gestione dei debiti formativi. Sono ammessi all’esame gli studenti che avranno superato lo scrutinio finale e saldato i debiti formativi. Le commissioni sono composte per metà da membri interni (indicati dal ministero) e per metà esterni, con un presidente esterno cui vengono affidate due classi. Cambiano anche i punteggi del credito scolastico e del colloquio orale.

Nel 2008 il ministro Mariastella Gelmini, attraverso le “Disposizioni urgenti in materia di
istruzione e università”, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 204 del 1° settembre, dispone che vengano ammessi all’esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline. La normativa, tuttavia, entra in vigore a partire dall’anno scolastico 2009/10.

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