#MATURITÀ2019: CHE COSA RESTERÀ DELLA PRIMA PROVA?


Archiviate le prime due prove scritte dell’Esame di Stato 2018 (cui si aggiunge la terza prova che si svolgerà il 25 giugno e sarà l’ultima), sorge spontanea una domanda: che cosa resterà della prima prova?

La prova di Italiano, lo ricordo, è comune a tutte le scuole. Dalla riforma del 1997 voluta dall’allora ministro Luigi Berlinguer con la legge 425, il classico “tema” è stato sostituito da varie tipologie testuali. Gli studenti che affronteranno la “maturità” nell’estate del 2019 sosterranno un esame diverso, sia per quanto concerne gli scritti sia per ciò che riguarda il colloquio orale. Anche l’attribuzione dei punteggi sarà differente rispetto agli attuali criteri e verrà dato ampio spazio alle attività di Alternanza scuola-lavoro il cui monte ore è obbligatorio per tutti e varia a seconda della tipologia della scuola superiore frequentata.

La “riforma” dell’Esame di Stato del II ciclo è stata voluta dal governo Renzi ed è regolamentata dalla legge 107/2015 (in particolare dal Decreto legislativo 62/2017 [art. 17, comma 5]), la cosiddetta “Buona scuola” che di buono ha poco o nulla, difetti tanti. Ma non è di questo che voglio parlare perché è mia intenzione, per ora, concentrarmi sulla prima prova.

Ci sono state, nei mesi precedenti, alcune anticipazioni da parte dell’ormai ex ministro Valeria Fedeli ma di preciso si sa ben poco. Un affidabile contributo è quello del professor Luca Serianni che è a capo della commissione che ha riformulato gli Esami di Stato del I e II ciclo. In merito alla prima prova dell’esame di “maturità” si è limitato a dire che sono previsti dei cambiamenti, anche se sarà mantenuta l’analisi di un testo letterario che in un primo momento sembrava destinata a scomparire. Tuttavia, secondo Serianni, si punterà all’«accentuazione che si deve partire dall’unità d’Italia, non concentrarsi sul Novecento». Ciò mi sembra saggio considerato che il programma di italiano al quinto anno è immenso e presentare all’esame autori come Magris o Bassani (oggetto della tipologia A di quest’anno) è un azzardo.

Se in un primo momento anche il saggio breve sembrava destinato ad essere archiviato, la commissione del MIUR ne ha confermato la presenza anche al prossimo Esame di Stato. Il professor Massimo Palermo, docente all’università per stranieri di Perugia, anch’egli membro della commissione ministeriale, ha anticipato che i lavori sono orientati verso una più chiara distinzione tra articolo di giornale e saggio breve, evitando un accumulo di materiali per le tracce (il cosiddetto dossier), riducendone il numero. Anche perché, come sottolinea Serianni, «lo studente cade nella tentazione di fare un collage, ma alla fine delle superiori deve dimostrare di aver imparato a ragionare con la propria testa».

Questo è quanto. Nulla si dice circa le altre tipologie presenti attualmente (C, tema storico, e D, tema “d’ordine generale”) che paiono quindi destinate a essere messe in soffitta.

Io non so voi che leggete ma io personalmente rimango con i dubbi di prima. Questo dire e non dire mi sembra un modo per rimandare qualsiasi decisione, lasciando in sospeso noi docenti (che però dobbiamo programmare le attività del prossimo anno e sapere quindi quali siano le scelte migliori anche in vista dell’esame finale), mentre gli studenti che hanno appena terminato il quarto anno rimangono disorientati senza avere molte certezze su ciò che li attende.

[fonti: Orizzonte Scuola, youreducation]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 22 giugno 2018, in docenti, Esame di Stato, MIUR, scuola, studenti, Valutazione studenti con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Io vedo solo un grande bailamme, ma sono comunque contenta che le decisioni sull’esame di maturità non siano più in mano a chi non l’ha mai sostenuto, per non parlare della situazione universitaria… la riforma dei questionari Opis posso pensarla partorita solo da una mente che non sa si cosa si stia parlando.

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    • Da quando insegno non ho mai trovato qualcuno (ministri vari, commissioni…) che ne capisca davvero di scuola. Sull’università non mi pronuncio perché non è il mio campo, tuttavia credo che un questionario tipo Opis prima o poi verrà adottato anche nelle scuole (almeno le superiori) . A meno che non si metta da parte, per risparmiare, la questione del bonus per il merito il quale, per ora, è finalizzato a premiare non chi profonde energie e impegno in classe ma tutti quelli che “fanno altro” (progetti, corsi, coordinamento…).

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      • Io non contesto l’Opis in generale, ma dall’anno scorso o giù di lì è cambiato, e invece di compilarne uno per materia gli studenti ne devono compilare una quantità industriale, e tolgono giorni allo studio, almeno due o tre per ogni singolo esame per rispondere alla quantità industriale di questionari e questo lo sai che comporta? Che vengono compilati il più in fretta possibile, a tirar via, perdendo pertanto di qualsiasi valore.

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