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SCUOLA: NIENTE PIÙ CONCORSI FINO AL 2015

Pare che l’annunciato concorso del 2013, per i giovani aspiranti docenti che devono frequentare il TFA al fine di conseguire l’abilitazione, non ci sarà. Purtroppo non ho molto tempo per verificare la veridicità della notizia, riportata da Tuttoscuola.com, però mi fido.
Quindi, dopo il bando di concorso a cattedre uscito lo scorso 24 settembre, bisognerà aspettare il 2015 per avere un’altra chance. Diciamo che la coerenza non è la dote più spiccata dei ministri dell’Istruzione, nessuno escluso.

Per gli interessati riporto il testo dell’articolo di Tuttoscuola.com.

La lettura del bando di concorso non lascia dubbi, fin dal primo articolo. Non ci saranno altri concorsi almeno fino al 2015.

“Sono indetti, su base regionale, concorsi per titoli ed esami finalizzati alla copertura di 11.542 posti e cattedre di personale docente nelle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado, nonché di posti di sostegno, risultanti vacanti e disponibili in ciascuna regione negli anni scolastici 2013/2014 e 2014/2015”.

Tutti i posti disponibili nel prossimo biennio saranno appannaggio, dunque, dei vincitori di questo concorso. Per il concorso riformato di cui aveva parlato molte (troppe) volte il ministro con previsione di emanazione del relativo bando nel corso del primo semestre del 2013 bisognerà attendere che le attuali procedure concorsuali e le successive nomine degli 11.542 vincitori si completino.

Un brutto colpo per i 21 mila corsisti dei TFA che speravano di mettere subito a frutto nel 2013 l’abilitazione appena conseguita. A questo punto, se a meno di ulteriori chiarimenti, sembra che il nuovo concorso con regole modificate potrà essere bandito – nella migliore delle ipotesi – soltanto nel 2014 ed essere espletato nel corso del 2015 con possibili nomine per l’anno scolastico 2015-16.

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FIORONI VS PROFUMO: SBAGLIATA LA STRADA SCELTA PER RINNOVARE LA SCUOLA ITALIANA

L’ex ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, predecessore di Mariastella Gelmini nel secondo governo Prodi, critica aspramente la “politica degli specchietti” messa in atto dall’attuale titolare di Viale Trastevere, Francesco Profumo.

Contro la politica degli annunci serve agire, secondo Fioroni. Più fatti e meno parole, insomma. Perché per dare un nuovo impulso alla scuola italiana è necessario, sempre a detta dell’ex ministro, dare delle risposte a ciò che l’Europa ci chiede, ovvero «un sistema di valutazione serio, provvedimenti urgenti per il recupero di chi resta indietro e strumenti e risorse per migliorare le scuole che hanno bisogno. L’Ocse ci chiede di investire sull’aggiornamento e la riqualificazione professionale dei docenti per consentire tutto questo. Di fronte a queste priorità è paradossale che il ministro Profumo non avverta la necessità di interventi urgenti e di reperire risorse adeguate per consentire tutto questo e renderci competitivi in Europa».

Aspra la critica dell’ex ministro, esponente del Pd, nei confronti del programma che Profumo intende portare avanti per premiare il merito: «È del tutto evidente – continua Fioroni- che interventi esclusivamente mirati a incentivare la competizione e garantire l’eccellenza per pochi diano un’idea sbagliata e diversa dalla scuola della Costituzione. Questa prevede una comunità educante che recupera chi resta indietro e contemporaneamente stimola i migliori. Questa insistenza nell’ipotizzare un modello competitivo, senza nulla per le emergenze e i bisogni di tutti, dà l’idea di perseguire un disegno che vede una scuola di qualità per pochi e un nuovo avviamento professionale per i tanti“.

Personalmente sono d’accordo con Fioroni. Se ritengo giusto premiare gli studenti migliori (questo l’intento di Profumo), non si può trascurare chi, nel percorso scolastico, specie dopo aver assolto l’obbligo (ricordo che da anni è esteso al biennio delle superiori), si trova in difficoltà. Combattere l’abbandono è una priorità ma per farlo bisogna investire nelle scuole in cui il fenomeno è più esteso. D’altra parte, anche le eccellenze vanno coltivate e premiate: questo il programma del decreto in discussione al prossimo 6 giugno nella riunione del Consiglio dei Ministri.

Il cosiddetto “decreto merito“, preannuncia Profumo, premierà lo “studente dell’anno”, scelto, a partiere dal prossimo anno scolastico, da ogni istituto superiore tra gli studenti che otterranno i voti più alti alla maturità, a partire da 100. Si terrà conto della media degli ultimi tre anni, dell’impegno sociale e del reddito familiare. Lo “studente migliore” avrà diritto ad una riduzione di almeno del 30% delle tasse per l’iscrizione al primo anno di università e una borsa di studio aggiuntiva. Verrà poi istituita una card, denominata, “Iomerito“, con la quale gli studenti potranno ottenere sconti per musei e trasporti. Ma c’è di più nel programma del ministro del MIUR: nel corso dell’anno scolastico i primi tre piazzati alla fase nazionale delle Olimpiadi per materie scolastiche saranno iscritti (gratuitamente) a “master class” estivi nella disciplina affrontata. Da ottobre verranno inoltre promosse delle Olimpiadi internazionali in sette materie.

Veniamo ai docenti. Per il momento Profumo ha rivolto la sua attenzione a quelli che insegnano negli atenei nazionali. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che il grosso scoglio è costituito dalle scuole secondarie di Ii grado in quanto, per arrivare all’università, un diploma bisogna pur prenderlo. Non si può, dunque, trascurare l’insegnamento presso gli istituti superiori. E’ vero che già l’ex ministro Gelmini ha istituito la famigerata “sperimentazione del merito” che ha suscitato molte perplessità. Ma, al di là del valore e dell’efficacia che si può attribuire a tale sperimentazione, il problema è che non dovrebbe trattarsi di fondi limitati alle scuole e ai docenti individuati per tale sperimentazione. Il “premio al merito” va esteso a tutte le scuole sul territorio nazionale, altrimenti non sapremo mai quali funzionano meglio, nel complesso, ma conosceremo solo quelle che, fra le prescelte, hanno ottenuto dei premi o meno. Tuttavia ritengo che parlare di merito tenendo ben chiuso il “portafoglio” sia del tutto inutile.

Che dire poi della formazione dei docenti? Il TFA (Tirocinio Formativo attivo) per i nuovi docenti è un’idea che potrebbe funzionare. Ma così si rischia di avere dei docenti giovani preparati e selezionati lasciando in cattedra i più “vecchi” (specialmente nella prospettiva di continuare ad insegnare fino a 70 anni) che, pur avendo più esperienza didattica, non è detto che siano gli insegnanti più efficaci. Trascurare questo dettaglio sarebbe un grave errore. Quindi è necessaria quella formazione in servizio di cui si parla dai tempi della Gelmini e che, fino ad oggi, non è mai stata messa in pratica. Perché? Presumo sia sempre un problema legato ai fondi.

Detto questo, come si può non dar ragione a Fioroni quando afferma che bisogna investire sull’aggiornamento e la riqualificazione professionale dei docenti?

[fonte Repubblica: 1° articolo e 2° articolo]

PROFUMO SUL TFA: PRECARI CON TRE ANNI DI ESPERIENZA DIRETTAMENTE IN AULA

Buone notizie per quei docenti che hanno già maturato tre anni di esperienza in cattedra. Il ministro Profumo, in un’intervista rilasciata al Corriere, assicura che ci saranno degli “sconti”: alla fine del primo corso di tirocinio per conseguire l’abilitazione, saranno ammessi direttamente in aula perché, spiega il ministro, il tirocinio l’hanno già fatto. Poi assicura che non dovranno sostenere alcuna prova preselettiva, non ci saranno selezioni di ingresso per loro.

I corsi presso le università cominceranno a fine anno. Saranno tenuti dalle facoltà universitarie e, vera novità, una grossa parte (475 ore), si svolgerà in classe e in laboratorio «perché essere preparatissimi nella propria disciplina – continua Profumo – non significa essere bravi insegnanti, abbiamo bisogno di docenti moderni, capaci di stimolare i ragazzi, di gestire le loro aspettative, anche attraverso modalità nuove, la tecnologia per esempio.

L’intraprendente ministro aggiunge: entro l’anno bandiremo un primo concorso, abbiamo già fatto richiesta di autorizzazione per il numero di posti. Non solo, già nella primavera 2013 sarà bandito un altro concorso al quale potranno accedere anche i nuovi abilitati, i vincitori entreranno in servizio nel 2015-2016. L’intenzione è quella di dare una cadenza biennale ai concorsi, per regolarizzare tutto il sistema.

Potrete conoscere altre novità cliccando direttamente sul link de Il Corriere riportato all’inizio dell’articolo.

FORMAZIONE DEI FUTURI DOCENTI: I NUMERI DEL TFA IN ATTESA DI BANDI E CONCORSI RISERVATI

E’ stato pubblicato sul sito del MIUR il Decreto Ministeriale 14 marzo 2012 n. 31, per la Definizione dei posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni ai corsi di Tirocinio Formativo Attivo per l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, per l’a.a. 2011-12.

Il Decreto è costituito da un solo articolo e due commi:

1. Per l’anno accademico 2011/2012, i posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al Tirocinio Formativo Attivo per l’insegnamento nella scuola secondaria di I grado sono pari a complessivi 4.275 posti, definiti in ambito regionale per ciascun Ateneo e nel numero indicato per singola classe di concorso di cui alla Tabella A allegata, che costituisce parte integrante del presente decreto.

2. Per l’anno accademico 2011/2012, i posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al Tirocinio Formativo Attivo per l’insegnamento nella scuola secondaria di II grado sono pari a complessivi 15.792, definiti in ambito regionale per ciascun Ateneo e nel numero indicato per singola classe di concorso di cui alla Tabella B allegata, che costituisce parte integrante del presente decreto.

In un’intervista, pubblicata su Il Sussidiario.net, il sottosegretario Elena Ugolini precisa che varato il Tfa, la priorità è portare a compimento il decreto sulle nuove classi di concorso della secondaria superiore ed emanare in tempi brevi il dpcm per avviare le nuove lauree magistrali per la scuola secondaria di primo e secondo grado. Due passi essenziali per poter uscire dall’incertezza.

Quanto ai concorsi annunciati dal ministro Profumo, la Ugolini osserva che il concorso è tra le priorità del ministro e sarà il successivo step di lavoro: dopo l’abilitazione, l’individuazione di nuove modalità di reclutamento dei docenti. In base alla Delega Fioroni emanata contemporaneamente alla chiusura delle graduatorie «permanenti» è già possibile predisporre il regolamento per un nuovo concorso riservato a chi è in possesso dell’abilitazione. Ancora non è possibile dire tempi e modalità. I precari inseriti nelle Gae, invece, avranno un percorso privilegiato per quanto attiene al 50 per cento dei posti disponibili e potranno comunque candidarsi seguendo le nuove modalità di reclutamento.

Secondo il sottosegretario è giusto preoccuparsi anche della figura professionale degli insegnanti, non solo quelli che verranno ma anche chi è già in servizio. Ce lo chiede l’Europa, ma ce lo chiedono le persone senza di cui la scuola sarebbe una parola vuota: gli studenti, che sanno bene quanto siano importanti i loro prof, gli insegnanti che si spendono senza riserve e i dirigenti, osserva Ugolini.

Speriamo che queste parole portino a fatti concreti. Arrivati a questo punto, le parole non bastano più.

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