Archivi categoria: Letteratura Italiana

PERCHÉ LEGGERE (ANCORA) “I PROMESSI SPOSI” A SCUOLA

Non è di certo una novità: sono molti anni che esperti e non si chiedono se non sia il caso di abolire la lettura del romanzo di Alessandro Manzoni a scuola. Una lettura obbligatoria da ben 147 anni e che per lo più annoia gli studenti e, aggiungo io, mette in crisi molti docenti che o non sanno come “trattare” didatticamente questo romanzo o non sono capaci di farne una lettura critica sì, ma anche un po’ innovativa.

L’ultima provocazione arriva dalla rivista Pagina 99 che nell’edizione del 19 maggio scorso mette in bella mostra sulla copertina un titolo molto perentorio: “Liberiamo gli studenti dai Promessi Sposi”. E in modo altrettanto perentorio aggiunge nel sommario: “È arrivato il momento di cambiare”. Di questo avviso sembrano essere professori come Giunta e Gardini e scrittori come Camilleri.

Già due anni fa l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva addirittura dichiarato che la lettura dei Promessi Sposi dovrebbe essere abolita per legge. Però nel discorso rivolto alla platea di studenti universitari della Luiss School of government, aveva aggiunto: «una volta proibiti diventano affascinanti, e si rivelano essere un capolavoro assoluto».

Ora, io non concordo con Pagina 99 e gli “esperti” citati né con Renzi che maldestramente vorrebbe appellarsi al fascino del proibito. Se il romanzo di Manzoni venisse tolto dai programmi scolastici nessun giovane si avvicinerebbe alla lettura delle avventure di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella per puro diletto. Senza contare che I Promessi Sposi non sono facilmente leggibili senza la guida del docente o dei curatori – a volte eccellenti – delle edizioni scolastiche del romanzo.

La scorsa estate, accingendomi a insegnare nuovamente, dopo qualche anno di pausa, I Promessi Sposi in una classe seconda liceale, anch’io mi sono posta una domanda: ha ancora senso leggere Manzoni a scuola? La mia risposta è stata senza indugio affermativa ma immediatamente seguita da un altro quesito: che cosa può rendere davvero avvincente – se non proprio appassionante – la lettura scolastica di questo romanzo così antico? Ho cercato di spiegare perché, a mio avviso, è ancora importante leggere Manzoni a scuola nella prefazione del libro di cui i miei allievi ed io stiamo curando la pubblicazione:

Perché si studia ancora a scuola il romanzo di Alessandro Manzoni? È una domanda che spesso gli studenti – e anche qualche docente – si pongono. Forse perché I promessi sposi è il romanzo per antonomasia, racchiude in sé ogni aspetto tipico della narratologia, perché imparando a conoscerlo, ad analizzarlo e ad apprezzarlo ci si impossessa di una chiave di lettura universale, una specie di passepartout che permette poi di affrontare la lettura di qualsiasi altra opera narrativa.
Ma al di fuori degli schemi scolastici tradizionali, I promessi sposi è un romanzo avvincente, con la sua galleria di personaggi e situazioni, con la descrizione, a volte garbatamente ironica, di caratteri differenti e debolezze umane che è possibile trovare, al di là della vicenda particolare, in ogni tempo e luogo.
[…] Seguendo le vicende di Renzo, Lucia e tutti i personaggi che animano il capolavoro manzoniano, abbiamo la possibilità di “metterci nei loro panni”, di prendere le parti di chi agisce nel modo a noi più congeniale, di pensare a cosa avremmo fatto noi in una certa situazione. Ecco, allora, che qualche spunto per una lettura più attiva del romanzo ci può essere, facendo anche un po’ di esercizio di scrittura, non semplicemente quella scolastica, quella del “temino” fatto per bene, formalmente corretto e rispondente alla traccia. Una scrittura creativa senza timore di andare “fuori” perché quello che gli allievi scriveranno, lo cercheranno dentro di loro sulla scia delle emozioni che questa lettura susciterà.

Così, capitolo dopo capitolo, sono nati gli spunti per “rivedere” le avventure dei due protagonisti attraverso le loro stesse testimonianze – a volte ironiche e scherzose, talvolta anche caricaturali per certi personaggi come don Abbondio – restituite attraverso varie tipologie di testi che gli allievi, divisi in gruppi, hanno elaborato: articoli di cronaca, interviste, interviste incrociate, pagine di diario, lettere … e non mancano i luoghi, anch’essi protagonisti a loro modo di questo romanzo. Sono nate così le “guide turistiche” del palazzotto di don Rodrigo, del castello dell’Innominato, del convento di Pescarenico, senza tralasciare i consigli per una bella gita in quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno.

Un piccolo assaggio… BUONA LETTURA!

INTERVISTA (IMPOSSIBILE) A DON ABBONDIO

[fonti: tecnicadellascuola.it; iltempo.it; immagine da questo sito]

Annunci

LA PROF AUGURA A TUTTI BUONE FESTE

Auguro a tutti di passare un periodo sereno con le persone che amate, dimenticando almeno per un po’ che stiamo vivendo un periodo difficile. Ho trovato una bella poesia di Salvatore Quasimodo che sembra molto attuale, anche se scritta qualche decennio fa.

«Natale» di Salvatore Quasimodo

Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

buone-feste
[IMMAGINE DA QUESTO SITO]

SHOAH, A SCUOLA SI RISCHIA LA NOIA E L’INDIFFERENZA?

auschwitzIl mio nuovo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” tratta l’argomento di oggi: l’olocausto. Il Parlamento italiano, con la Legge n° 211 del 20 luglio 2000, ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio GIORNO DELLA MEMORIA in ricordo delle vittime dell’Olocausto e in onore di coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati. La data è stata scelta perché all’inizio del 1945, proprio il 27 gennaio, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbatterono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz liberando i pochi superstiti.
Com’è consuetudine, da anni nelle scuole la Shoah è l’argomento del giorno. A mio parere, una pagina di Storia come questa non dovrebbe essere relegata ad una sola giornata, tanto per non deludere chi si aspetta che se ne parli ogni 27 gennaio. Eppure c’è chi pensa che, a lungo andare, rischi di annoiare gli studenti o addirittura renderli indifferenti. Sarà così?
Riporto in parte l’articolo e vi invito a leggerlo interamente sul sito del Corriere.it.

logo_blog-scuola-di-vita

Leggo sul forum di un noto quotidiano specializzato il commento di una collega insegnante che, a proposito della celebrazione della Giornata della Memoria a scuola, si chiede:

Un alunno che per i 13 anni della sua frequenza scolastica, ogni anno, è sollecitato su questa tematica non rischia, alla lunga, l’assuefazione e, di conseguenza, l’indifferenza?

Personalmente direi di no, a patto che l’argomento venga trattato in modo diverso, suscitando l’interesse degli studenti e favorendo il coinvolgimento degli stessi attraverso stimoli adatti all’età.

Parlare dello sterminio degli ebrei a scuola rientra perfettamente nell’educazione alla Pace ed è argomento quanto mai attuale, soprattutto dopo i fatti di Parigi, in particolare l’attentato al supermercato kosher.

Di certo la Shoah non è un argomento facile da trattare con i più piccoli, quindi escluderei almeno i bambini che frequentano i primi tre anni della scuola primaria. Sebbene si tratti di una pagina di Storia che suscita orrore, lo sterminio degli ebrei può essere trattato anche attraverso le moderne tecnologie, come fosse un gioco, pur con la consapevolezza che purtroppo si tratta di eventi accaduti realmente.

Franco Grego, ex insegnante di storia, ha ideato una app per smartphone, disponibile anche in inglese, Auschwitz, una storia di vento, che racconta la Shoah in modo semplice, una sorta di fiaba multimediale fatta di parole, immagini, colori e suoni, musiche e animazioni. Il racconto è incentrato sulla storia di due fratelli ebrei francesi, Jou Jou e Didier, deportati ad Auschwitz assieme al loro papà. Compito dei giovani lettori è quello di accompagnare i due ragazzini durante il viaggio nell’Europa occupata dai nazisti, dal treno carico di prigionieri all’arrivo al campo e alla selezione.

«L’idea è nata un paio di anni fa – racconta Grego – quando mia moglie e io portammo i nostri bambini a visitare la casa-museo di Anna Frank ad Amsterdam. Benché li avessimo in qualche modo preparati, raccontando loro la sua storia e la persecuzione degli ebrei, rimasero molto turbati e cominciarono a rivolgerci domande semplici, a cui però era difficile rispondere».

Greco, mettendo in pratica l’idea iniziale, ha potuto contare, per le illustrazioni, sulla collaborazione di Giulia Spanghero, già sceneggiatrice per Disney Italia, nonché illustratrice de “La lettura”, inserto del “Corriere della Sera”. Giovanna Pezzetta e Leo Virgili, che da anni lavorano per avvicinare i piccoli alla musica e alla lettura attraverso corsi, letture teatrali, laboratori e libri-cd, hanno composto le musiche.

Lasciando il mondo multimediale, sulla deportazione degli ebrei nei campi di sterminio c’è un’ampia letteratura e filmografia. Recentemente ho letto il romanzo di Markus Zusak, Storia di una ladra di libri, che non narra direttamente l’argomento ma ha come protagonista una bambina innamorata dei libri, Liesel, che è indirettamente vittima del nazismo (viene, infatti, separata dalla madre, perseguitata politica). Sullo sfondo si muovono le vicende che riguardano una delle più orribili pagine della Storia del Novecento e tutto ciò viene descritto attraverso lo sguardo innocente di Liesel che sa pensare molto meglio di tanti adulti. Il messaggio che ne cogliamo, leggendo questo romanzo, è davvero molto profondo. Davvero bello anche il film, diretto da Brian Percival, che può tranquillamente essere visto dai ragazzi dalle medie in su.

Per quanto riguarda i libri da far leggere a scuola, oltre agli irrinunciabili Se questo è un uomo di Primo Levi e Il diario di Anna Frank, un romanzo per ragazzi dagli 11 anni in su è Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne, da cui è stato tratto anche l’omonimo film la cui visione facilmente può essere proposta in classe su dvd. Un altro bel romanzo è L’amico ritrovato di Fred Uhlman la cui lettura può essere abbinata alla visione dell’omonimo film.

Altri due film in particolare mi sento di proporre, dal biennio delle superiori: Train de vie, per la regia di Radu Mihaileanu, e Il pianista diretto da Roman Polansky. Ma le scelte sono molto ampie, sia in ambito letterario che cinematografico. Per non dilungarmi, invito a consultare questo sito.

Insomma, della Shoah a scuola si può e si deve parlare.

[…]

E non dimentichiamo le voci della Shoah, quelle dei sopravvissuti che, pur essendo ormai molto avanti con gli anni, continuano a portare nelle scuole la loro testimonianza. Purtroppo il loro numero si assottiglia sempre più.
Queste le parole di Marta Ascoli, sopravvissuta allo sterminio e autrice del libro autobiografico Auschwitz è di tutti (uscito per Lint editore nel 1998, ripubblicato da Rizzoli nel 2011): «Niente potrà riparare la ferita subita, ma sono convinta che noi ex-deportati possiamo fare qualcosa per gli altri, il mio ricordo non può e non deve rimanere chiuso tra le mura di casa, all’interno della famiglia, sento che la mia sventura riguarda tutti, le vittime di ogni violenza, ma anche chi continua a pensare all’altro come nemico da annientare, da liquidare».

Ormai anche la voce di Marta si è spenta. Ho avuto l’onore di conoscere questa persona meravigliosa che per anni ha parlato della sua esperienza agli studenti di tutta Italia. Con queste parole, che concludono il suo libro, mi piace ricordarla:

Auschwitz è patrimonio di tutti.
Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti.
Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni
.

LINK dell’articolo sul Corriere.it

[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

“CARA MONICA, TI SPIEGO L’OLOCAUSTO”. LETTERA DI PRIMO LEVI A UNA BAMBINA

primo-levi
Il quotidiano torinese La Stampa ha recentemente pubblicato un articolo scritto da Monica Perosino che, trentadue anni fa, aveva rivolto allo scrittore Primo Levi una domanda: “Come potevano essere così cattivi i tedeschi?”.

A distanza di così tanti anni, la lettera inedita indirizzata da Levi all’undicenne, ritrovata da Monica durante un trasloco, è stata pubblicata.

Incuriosita dalla lettura del libro Se questo è un uomo, la bambina decise di scrivere all’autore per chiedergli perché nessuno avesse tentato di fermare lo sterminio degli ebrei. «Nemmeno per un attimo pensai che stavo scrivendo allo scrittore di fama planetaria. Per me era solo Primo Levi e il suo libro era anche un po’ mio.»

«La risposta arrivò, datata 25 aprile,- spiega la Perosino – e non colsi subito la coincidenza fino in fondo. Il concetto di “ignoranza volontaria” non era la spiegazione che mi aspettavo. Io volevo sapere se il male esisteva. Smisi di rileggere la lettera tre anni dopo, l’11 aprile 1987, quando trovarono il corpo di Primo Levi nella tromba delle scale. Ero rimasta senza l’uomo che avrebbe potuto darmi spiegazioni. La lettera finì in un cassetto, assieme ad altre.»

Un dattiloscritto, con qualche cancellatura e correzione, che porta la firma di Levi. Una lettera che in realtà non dà risposte, fa solo supposizioni. Perché rispondere alla domanda che la bambina aveva posto non era facile, forse più difficile se l’interlocutore era proprio una delle vittime di quella follia umana.

25/4/83
Cara Monica,
la domanda che mi poni, sulla crudeltà dei tedeschi, ha dato molto filo da torcere agli storici. A mio parere, sarebbe assurdo accusare tutti i tedeschi di allora; ed è ancora più assurdo coinvolgere nell’accusa i tedeschi di oggi. È però certo che una grande maggioranza del popolo tedesco ha accettato Hitler, ha votato per lui, lo ha approvato ed applaudito, finché ha avuto successi politici e militari; eppure, molti tedeschi, direttamente o indirettamente, avevano pur dovuto sapere cosa avveniva, non solo nei Lager, ma in tutti i territori occupati, e specialmente in Europa Orientale. Perciò, piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria, perché chi voleva veramente conoscere la verità poteva conoscerla, e farla conoscere, anche senza correre eccessivi rischi. La cosa più brutta vista in Lager credo sia proprio la selezione che ho descritta nel libro che conosci.
Ti ringrazio per avermi scritto e per l’invito a venire nella tua scuola, ma in questo periodo sono molto occupato, e mi sarebbe impossibile accettare. Ti saluto con affetto
Primo Levi

[notizia e immagine soggetta a © da La Stampa]

Mastro-don Gesualdo, la religione della roba.

Lo ribloggo a favore dei miei studenti di quinta (sperando che lo leggano!).
Grazie Mara.

Paveseggiando

Mastro don gesualdo

“Suonava la messa dell’ alba a San Giovanni; ma il paesetto dormiva ancora alla grossa. […] Tutt’ a un tratto, nel silenzio, s’ udì un rovinio , la campanella squillanite di Sant’ Agata che chiamava aiuto, usci e finestre che sbattevano, la gente che scappava fuori in camicia.”

                                                                                      [Mastro-don Gesualdo- Giovanni Verga]

View original post 1.422 altre parole

VE LO RACCONTO IO “IL” VERGA

stupidario maturitàRaduno insieme i tre grandi romanzieri, accomunati da un’unica infelice sorte; quella di comparire nei programmi d’esame insieme alla lettura integrale delle loro opere. Il Verga con I Malavoglia, Svevo con La coscienza di Zeno e Pirandello, solitamente, con Il fu Mattia Pascal.
Trattandosi di prosatori, lo studio dei loro testi, nonché la loro interpretazione, risulta abbastanza abbordabile dagli studenti.

Ho detto “abbastanza”, sia ben chiaro.

L’elegante termine “pizzoso” riferito a Verga ha origine dall’esclamazione che sgorga spontanea ogniqualvolta gli studenti sentono nominare I Malavoglia: “Uffa, che pizza!”.
Giovanni verga era “un siciliano mal ambientato a Milano perché siciliano”: così se ne torna a casa “dove si sente molto più importante e si mette a scrivere cose sulla vita dei pescatori poveri che non potranno mai, per colpa dell’ostrica e del suo ideale, diventare ricchi e nobili come lui”.

Nei Malavoglia l’argomento di particolare difficoltà è quello dei “lupini”. Tutti li nominano, ma cosa siano nessun lo sa:

-Commissaria: “Che cos’è la Provvidenza nei malavoglia?”
-Esaminanda: “Barca”
-Commissaria: “Ssssì…E poi? Chi c’era sulla Provvidenza?”
-Esaminanda: “Bastianazzo”
-Commissaria: “Va bene, ma cosa trasportava la Provvidenza oltre Bastianazzo?”
-Esaminanda: “Lupini”
-Commissaria: “(Sospiro) Allora?! Che succede?”
-Esaminanda: “Naufragio”
-Commissaria: “Oh! E Bastianazzo?”
-Esaminanda: “Annega”
-Commissaria: “E i lupini?”
-Esaminanda: “Morti tutti”

Un altro diciottenne invece affermò trionfante che sulla Provvidenza “c’era un carico di lupare”, svelando in tal modo gli oscuri traffici del boss ‘Ntoni, il quale aveva un figlio che si chiamava Bastianazzo “perché era grande e grosso come un bastione”.
Come dei Promessi Sposi, anche dei Malavoglia è richiesta all’esame la lettura completa; ma pure in questo caso gli studenti barano. Si comprano un “bignamino”, leggiucchiano qualche riassunto qua e là apprendendo superficialmente. E i risultati si vedono.
Un giorno che, stanca di sentirmi ripetere sempre le stesse cose, domandai di essere edotta sul personaggio dei Malavoglia nomato Piedipapera, venni scambiata per una tipa in vena di scherzi: “Ma prof.! Mi sta prendendo in giro, lo so! Piedipapera è un personaggio dei Puffi!”. Accennando invece in classe a Tigre reale, storia della passione morbosa tra una donna sensuale e un giovane senza nerbo, mi capitò di sentirmi porre la domanda: “Ma come facevano, se lui era senza nerbo?”

Tratto dallo “Stupidario della maturità” di Mitì Vigliero Lami LINK

VIA LA “DIVINA COMMEDIA” DAI PROGRAMMI SCOLASTICI! LA PROPOSTA DI «GHERUSH92» PERCHÉ DANTE SAREBBE ANTISEMITA, ISLAMOFOBO E OMOFOBO


Leggo la notizia e ho bisogno di stropicciarmi per bene gli occhi. Ad operazione conclusa, ahimè mi rendo conto di aver letto giusto. Secondo alcuni componenti della «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti, il poema dantesco, per meglio dire il DIVIN POEMA, andrebbe tolto dai programmi scolastici perché offende alcune categorie di persone che hanno diritto ad essere tutelate: gli Ebrei, gli Islamici e gli omosessuali.

La sconvolgente proposta è descritta in tutte le sue motivazioni (con tanto di elenco dei canti “incriminati”) in un articolo pubblicato su Il Corriere (LINK). Per non tediare i lettori, li invito a leggere l’articolo in questione. Mi limito a riportare la conclusione a cui giunge Valentina Sereni, presidente di Gherush92, che dà voce al gruppo di ricercatori che ha “studiato” il poema dantesco:

«Oggi il razzismo è considerato un crimine ed esistono leggi e convenzioni internazionali che tutelano la diversità culturale e preservano dalla discriminazione, dall’odio o dalla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e a queste bisogna riferirsi; quindi questi contenuti, se insegnati nelle scuole o declamati in pubblico, contravvengono a queste leggi, soprattutto se in presenza di una delle categorie discriminate. È nostro dovere segnalare alle autoritá competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti. Chiediamo, quindi, di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o, almeno, di inserire i necessari commenti e chiarimenti».

Concordo con le osservazioni del giornalista de Il Corriere:

Certo c’è da chiederci cosa succederebbe se il criterio proposto da «Gherush92» venisse applicato ai grandi autori della letteratura. In Gran Bretagna vedremmo censurato «Il mercante di Venezia» di Shakespeare? O alcuni dei racconti di Chaucer? Certo è che il tema del politicamente corretto finisce sempre più per invadere sfere distanti dalla politica vera e propria. Così Il Corriere in un articolo del 1996 racconta come, al momento di scegliere personaggi celebri per adornare le future banconote dell’euro, Shakespeare fu scartato perchè potenzialmente antisemita, Mozart perché massone, Leonardo Da Vinci perché omosessuale. Alla fine si decise per mettere sulle banconote immagini di ponti almeno loro non accusabili di nulla.

Aggiungo: queste persone hanno il coraggio di definirsi ricercatori? Dovrebbero sapere che ogni opera letteraria va inserita nel corretto contesto storico e culturale e che il messaggio, educativo o meno, che ogni autore trasmette va sempre riferito a quel contesto e non deve essere attualizzato.

Io sono semplicemente inorridita. Guarda un po’ al nostro Dante cosa doveva capitare a distanza di quasi sette secoli, poi! Non gli bastavano, poveretto, le traversie affrontate da vivo e anche dopo la morte?

[immagine da questo sito]

L’EPIFANIA TUTTE LE FESTE LE PORTA VIA

Siamo quasi arrivati alla fine delle vacanze. Fin da piccola ho imparato che per “ultima arriva l’Epifania che tutte le feste le porta via”. Certo che è un bel periodo per i bambini: prima i vari santi (Santa Lucia o San Nicolò, dipende dai luoghi), poi Babbo Natale, infine la Befana portano i doni ai pargoli che si godono questa pacchia annuale almeno finché ci credono.

A dire la verità la Befana non era presa in grande considerazione a casa mia. Una cosa, però, me la sono sempre chiesta: che c’entravano i re Magi con la Befana? Insomma, quella promiscuità tra sacro e profano mi creava una certa inquietudine. Ma a tutto c’è una spiegazione, quindi ora vediamo che nesso ci può essere tra una festa sacra e un’usanza folkloristica.

Il termine “Epifania” deriva dal greco epiphaneia che significa apparizione e si riferisce, logicamente, all’apparizione della stella cometa che portò i re Magi al cospetto di Gesù bambino. Dal termine greco si passò poi al latino epiphania che, attraverso il linguaggio popolare, diventa prima Pifania, poi Bifania, fino alla distorsione del termine nella parola finale “Befana”.

Ma se dal punto di vista etimologico la spiegazione appare plausibile, che nesso c’è tra i re Magi e la vecchietta, diciamolo pure, un po’ bruttina che viaggia nei cieli a cavallo di una scopa e si intrufola nei camini, lasciandosi scivolare fino a sotto per infilare i doni nelle calze dei bambini? Ebbene, anche a questa domanda c’è una risposta. Infatti, secondo la tradizione, i re Magi, durante il loro lungo viaggio guidato dalla cometa, avrebbero chiesto informazioni sul luogo in cui si trovava Gesù proprio ad una vecchietta; questa pare si fosse rifiutata di aiutarli, salvo pentirsi subito dopo. Così la donna si sarebbe messa alla ricerca lei stessa del bambino ma, non trovandolo, avrebbe iniziato a distribuire dolci e frutta a tutti i bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse Gesù. Da quel giorno, sempre secondo la leggenda, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio a cavallo della sua scopa la Befana continua a distribuire doni ad ogni bambino facendo il giro di tutti i camini del mondo.

Per finire, vi lascio una poesia di Giovanni Pascoli, forse una delle più note anche se i versi conosciuti sono per lo più quelli iniziali. Ma leggendola tutta ci si rende conto del messaggio recondito che il poeta voleva lanciare: la Befana non è un essere soprannaturale in grado di portare la felicità a tutti i bambini. È solo una vecchia infreddolita che spia nelle case della gente, si rallegra del benessere che trova presso le famiglie “ricche” ma di fronte alla finestra del povero casolare può solo osservare le lacrime della madre che non riempirà di doni gli zoccoli consunti dei figli e, impotente, se ne vola via sull’ “aspro monte”.

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccio leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda… ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte.

[estratto dall’articolo originale Viene viene la Befana …]

DANTE E PETRARCA: LA PREGHIERA ALLA VERGINE MARIA

In occasione della festa dell’Assunta (ne ho parlato QUI) riporto un bell’articolo di LAURA CIONI, pubblicato su Ilsussidiario.net.

IL “SOCCORSO” DI MARIA A DANTE E PETRARCA

L’ultimo canto della Commedia si apre con la preghiera alla Vergine, il Canzoniere si chiude con la canzone Vergine bella. Sebbene la critica dissuada dal cercare nessi espliciti tra i due testi, è evidente che alcune espressioni si richiamino per analogia e per opposizione.

Vergine madre, figlia del tuo figlio: così, per bocca di san Bernardo, la solenne intonazione teologica della preghiera dantesca.

Vergine bella, che di sol vestita,

coronata di stelle, al sommo Sole

piacesti sì, che ‘n te Sua luce ascose,

amor mi spinge a dir di te parole: è ancora un’apostrofe, di timbro lirico e soggettivo, più articolata del potente ossimoro dantesco.

umile e alta, più che creatura,

termine fisso d’etterno consiglio: Dante in due versi condensa il Magnificat e la profezia dell’incarnazione contenuta nel libro della Genesi.

Vergine santa d’ogni gratia piena,

che per vera et altissima humiltate…

tre dolci et cari nomi ai in te raccolti,

madre, figliuola et sposa.

E, poco sopra:

sola tu fosti electa,

Vergine benedetta,

che ‘l pianto d’Eva in allegrezza torni.

L’espressione di Petrarca, già nella terza e quarta stanza della sua canzone, è eco di una movenza di Donna del Paradiso di Jacopone: Figlio, pate e marito, a testimoniare la persistenza di un’unica dottrina e devozione, pur in contesti poetici e storici diversi.

Prosegue Dante:

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore

per lo cui caldo nell’etterna pace

così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face

di caritate, e giuso, intra i mortali,

se’ di speranza fontana vivace.

E Petrarca:

Vergine pura, d’ogni parte intera,

del tuo parto gentil figliuola et madre,

ch’allumi questa vita, et l’altra adorni,

per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,

o fenestra del ciel lucente altera,

venne a salvarne in su li extremi giorni.

Il mistero dell’Incarnazione è indicato da Dante con il simbolo ardente del fuoco, da Petrarca con quello della luce, entrambi di ascendenza biblica.

La vicenda umana dei due poeti ha conosciuto, come quella di ogni uomo, l’amarezza del fatto che la diritta via era smarrita. Ecco come prega Petrarca:

Con le ginocchia de la mente inchine,

prego che sia mia scorta,

et la mia torta via drizzi a buon fine.

Per lui il buon fine è la pace della stabilità in mezzo ai marosi della vita, l’ancora di una stella nella solitudine:

Vergine chiara et stabile in eterno,

di questo tempestoso mare stella,

d’ogni fedel nocchier fidata guida,

pon’ mente in che terribile procella

i’ mi ritrovo sol, senza governo.

[NELL’IMMAGINE: “Assunzione di Maria”, dipinto su tela di E.Porcini, DA QUESTO SITO]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: