EMERGENZA #CORONAVIRUS: LETTERA AI MIEI STUDENTI

Ho scritto una lettera ai miei studenti (quelli di una classe in cui ho solo 3 ore settimanali) per spiegare il motivo del mio “silenzio”, per cercare di far capire loro che non li ho abbandonati, che la didattica a distanza è difficile, impegna molte più ore al giorno rispetto alla didattica reale. Mi trovo in difficoltà, non me ne vergogno. Questa crisi ci ha messo tutti sullo stesso piano, abbiamo tutti molto da imparare.

Ho scritto di getto, non è una lettera perfetta ma è scritta con il cuore. Perché in questo momento difficile non bisogna nascondere i propri sentimenti.

Buona lettura.

Cari ragazzi,
so che starete pensando che vi ho abbandonati. Immagino i messaggini che si incrociano: “A me non ha riconsegnato niente” “Nemmeno a me” “Ok, allora si sarà dimenticata di noi”.
No, non mi sono dimenticata di voi. Ogni mattina mi alzo pensando che un po’ del mio tempo devo dedicarlo a voi. Ma non è facile.

Non ci sono classi di serie A e classi di serie B. Ci sono classi in cui un docente ha più ore e più materie e classi in cui ne ha di meno.

Quando al mattino veniamo a scuola ed entriamo in aula, sappiamo quello che dobbiamo fare, come lo dobbiamo fare, quanto tempo abbiamo a disposizione (sempre troppo poco!) e quanto ne “perdiamo”, a volte, semplicemente perché non sempre riusciamo a mettere a frutto il tempo che ci è concesso per fare tutto ciò che abbiamo programmato.

Sapete perché succede? Perché non ci sono classi ideali, ci sono studenti reali che hanno le loro richieste e che, ciascuno a suo modo, partecipano alle lezioni. Perché noi siamo in cattedra ma non siamo cattedratici (scusate il bisticcio), non entriamo e facciamo le nostre lectiones magistrales, non abbiamo solo degli uditori. La scuola è fatta di relazioni che nel mondo reale costituiscono un arricchimento, ma in quello virtuale (com’è la didattica a distanza… almeno quel poco che fino ad ora sono riuscita a fare) costituiscono un surrogato di ciò che vorremmo ma non è. E tutto diventa più difficile.

Un po’ come l’amore. Avete mai provato una relazione a distanza? Io sì, quando avevo la vostra età (o forse ero un po’ più grande), e la cosa che maggiormente sentivo era proprio il non esserci sempre. Ci si accontentava di qualche telefonata, ci si vedeva una volta al mese… ora è più facile, ci sono le videochiamate, certo, i messaggini a ogni ora del girono e della notte. Ma non è la stessa cosa.

Ecco, dunque, perché ho sentito la necessità di scrivervi, di spiegare. Il “non esserci sempre” non significa non pensare a chi ha bisogno di noi, e noi degli altri. Perché anche la scuola, come ogni relazione, si fonda sui bisogni reciproci che in qualche modo bisogna soddisfare. E tutti dobbiamo metterci l’impegno che possiamo spendere.
Lo so che qualcuno sta pensando “In fondo, meno lavoro abbiamo meglio stiamo”. In un certo senso va bene così: avete già tanto da fare che di un compito in meno di storia o di geografia non sentite certo la mancanza. E sono anche d’accordo con chi ha questa opinione, ma dobbiamo fare i conti con la ripresa, perché da questa crisi usciremo. Certo, ma non sarà facile se ora non ci diamo da fare.

Sapete qual è l’etimologia della parola “crisi”? Deriva dal greco “krino” che significa letteralmente “separare”, ma in senso più ampio anche “valutare”, “giudicare”. Non ha, dunque, una valenza negativa, anzi, la parola rimanda a una scelta che dobbiamo compiere, una riflessione che può e deve portare a un miglioramento. La crisi porta a una rinascita, e proprio per questo non dobbiamo pensare che dalla crisi, qualsiasi essa sia, non si possa uscire migliorati.

Tutto questo per chiedervi scusa, sì, ma anche per spronarvi a non mollare, a tenervi in allenamento approfittando di questa pausa forzata in cui la didattica a distanza non può che essere una “toppa”, proprio come quella che mettiamo per coprire un buco. Questo periodo può essere paragonato a un “buco” che in qualche modo rattoppiamo, con la consapevolezza che alla fine ne usciremo cambiati, tutti.

C’è stato un prima e ci sarà un dopo l’emergenza coronavirus. Ora occupiamoci del “mentre”, cercando di sfruttare al meglio le nostre capacità. Per una volta siamo sullo stesso piano: abbiamo molto da imparare, voi studenti e noi docenti.

Un abbraccio (virtualissimo!).
La vostra prof M.

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 11 marzo 2020, in docenti, scuola, studenti con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Continuo a pensare che avrei sognato una prof come te Marisa!
    E sono davvero convinta che mancherai ai tuoi studenti, come loro mancano a te.
    Inoltre penso anche io che questa “pausa” sia un momento dal quale potremo uscire arricchiti tutti, in un modo o nell’altro, con nuove consapevolezze e nuove energie, soprattutto, per ripartire. Non da ultimo, la vedo anche come l’occasione per sviluppare un po’ di sincero affetto per il nostro Paese.

    Ti abbraccio,
    Veronica

    Piace a 1 persona

    • Cara Veronica, che piacere risentirti!
      Sei troppo buona ma apprezzo sempre le tue parole. In particolare condivido la tua ultima riflessione: la nostra vita è molto concentrata su ciò che dobbiamo fare, c’è molto individualismo e poche occasioni per condividere spazi e pensieri con gli altri, ancora meno sentiamo un legame con la nostra Patria che, sì, a volte ci sta stretta, ce ne vorremmo andare (specialmente voi giovani). Lo sforzo che ora ci viene richiesto è qualcosa che non ci aspettavamo ma che porterà, grazie all’impegno di tutti, a una soluzione. Io ci voglio credere e penso che tutti ne usciremo più forti.

      Un abbraccio. ❤

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  2. Grazie prof! Anche se non siamo suoi studenti, comprendiamo le sue parole e pensiamo che siano fortunati gli alunni ad avere una prof come lei. C’è un “mentre” difficile che ci lascia tutti sospesi, impauriti, increduli, e nel silenzio di queste giornate monotone … ci teniamo compagnia leggendo e scrivendo i nostri pensieri in un blog!

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