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Analisi del 2015 by WORDPRESS

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Il Museo del Louvre riceve 8,5 milioni di visitatori ogni anno. Questo blog è stato visto circa 160.000 volte nel 2015. Se fosse un’esposizione al Louvre, ci vorrebbero circa 7 giorni perché lo vedessero altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Chi dovrebbe insegnare italiano a scuola?

Non sono d’accordo su tutto. Io sono laureata in Filologia e critica dantesca e ho impostato gran parte del mio piano di studi sul medioevo. Ho comunque sostenuto 3 esami di letteratura italiana (dalle origini agli anni ’70 del Novecento), linguistica generale, glottologia, 2 esami di lingue, francese e inglese, storia della lingua italiana, filologia romanza, 1 solo esame di Storia e filosofia medievale, 1 solo esame di geografia e 1 solo esame di Latino . Nella A051 posso insegnare geostoria, italiano e latino al biennio, italiano e latino al triennio. Ho una formazione classica ma non ho voluto frequentare Lettere Classiche. A questo punto mi chiedo: il mio percorso di studi mi permette di essere una brava – diciamo così, non sta a me giudicare – prof di italiano ma non di latino? 🙄

onesiphoros

di Claudio Giunta, dal Domenicale del Sole 24 ore

Premetto che

(1) credo che, in media, i migliori, i più colti e motivati (e, che non guasta, i più umili) tra gli studenti di Lettere, e tra i dottori in Lettere, siano gli studenti e i dottori in lettere classiche;

(2) non sono convinto del fatto che nel curriculum di uno studente di Lettere sia giusto dare all’insegnamento della/e letteratura contemporanea/e tutto lo spazio che gli si dà oggi (cioè da due-tre decenni a questa parte), fondamentalmente perché credo che all’università bisognerebbe studiare cose diverse da quelle che ci si vede intorno ogni giorno, che dovrebbero essere note per altre vie, e che non sempre meritano di essere studiate.

Ora che mi sono coperto le spalle con queste due belle premesse reazionarie, aggiungo una terza opinione che invece può suonare leggermente sovversiva: non credo che i laureati in latino…

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SE LA SUPPLENTE E’ … UN UOMO

michele romeoImmaginiamo una classe di liceali alla quale viene annunciato l’arrivo di un supplente: Michele Romeo. Fin qui tutto normale direi.

Immaginiamo ora lo stupore con cui viene accolto il supplente quando si presenta in aula vestito da … donna. Il primo pensiero è quello che rimanda a un errore. Certamente l’annuncio era sbagliato. Al posto dell’insegnante titolare di quella cattedra doveva arrivare una donna, mica un uomo.

E invece no. La “signora” che si presenta alla scolaresca con la gonna e le scarpe col tacco è proprio Michele Romeo, insegnante di origine pugliese che da anni vive a Trieste dove collabora con i Dipartimenti di Scienze Chimiche e Farmaceutiche della locale Università.

Immaginiamo, allora le reazioni. Quelle dei colleghi, quelle dei ragazzi, quelle dei genitori. Evidentemente diverse, perché diverso è il modo di accogliere chi è diverso, e scusate il bisticcio di parole. Un uomo vestito da donna, con mascara e fard sulla faccia non rientra nella “normalità” di un tranquillo liceo dove tutto scorre nel più normale dei modi. Dove chi siede in cattedra e si chiama Michele è vestito da uomo e non porta i tacchi a spillo.

Siamo a Trieste, al liceo scientifico Oberdan. Il supplente in questione ha un curriculum di tutto rispetto: laurea in Fisica a Lecce, esperienze all’estero, fra cui i due anni passati a Monaco di Baviera dove ha lavorato come ricercatore associato al Politecnico. E poi la collaborazione con l’ateneo giuliano. Ora una supplenza tardiva, a ridosso dell’ultima campanella di quest’anno scolastico, nel più prestigioso liceo scientifico cittadino.

Tutto normale per la dirigente, professoressa Maria Cristina Rocco, che è cosciente della “stranezza” della situazione ma difende la (il?) supplente Romeo perché preparato, all’altezza del compito affidatogli. Comprende ma non giustifica la perplessità di alcuni genitori che da qualche giorno sembrano essere sul piede di guerra.

«Le reazioni di alcuni genitori mi stupiscono, è allucinate che un insegnante venga giudicato dagli abiti che indossa, – afferma la Rocco – la legge tutela i diritti di tutti e siamo noi a dover imparare che la normalità non è rappresentata dalla cosa più frequente che siamo abituati a vedere». «Prima che il professor Romeo iniziasse le supplenze – precisa poi – ho parlato con lui perché capivo che la situazione poteva essere delicata. Ho scoperto una persona estremamente professionale, preparata, educata che ha mantenuto un’anagrafica maschile, porta abiti da donna garantendo comunque il rispetto per il decoro».

E già, però sembra un po’ strano, anche se anagraficamente corretto, parlare di “professore” e riferirsi ad una persona che ha l’aspetto femminile, che indossa la gonna e le scarpe con il tacco.

Ma come appare agli studenti il prof Romeo?
«Ci siamo messi a ridere, ovvio, – afferma una studentessa del liceo – qualcuno l’ha anche fotografato, incredulo, e per far poi vedere ai genitori. So che qualcuno vuole scrivere al Provveditorato».
E ancora: «Quando si è presentato sono rimasto di stucco – ammette Luca – a noi alunni chiedono di indossare abiti consoni e anche per gli insegnati dovrebbe valere la stessa regola».

Sembra, dunque, che i ragazzi siano più intransigenti rispetto alla dirigente. E i genitori non sono da meno, visto che la notizia si è sparsa in men che non si dica tramite il solito tam tam telefonico.
«Rispetto il diritto del professor Romeo di vestirsi come vuole in ambito privato, – dichiara il padre di una studentessa della seconda classe – ma in ambito scolastico lo trovo inopportuno».

Alla fine una domanda è lecita: conta di più l’aspetto della preparazione professionale? Pare di sì. Mi ritorna in mente il caso di una maestra che aveva partecipato al concorso di Miss Italia e per questo era sembrata poco consona a quel ruolo.

Insomma, l’abito fa il professore o lo fa la sua esperienza e la sua preparazione?

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

DAL PROFILO GOOGLE DEL PROF ROMEO HO TROVATO QUESTO VIDEO. MI SEMBRA INTERESSANTE.

logo_blog-scuola-di-vita
Il post è pubblicato anche sul blog “Scuola di vita” del Corriere.it. QUI potete leggere gli altri miei contributi.

Il greco e il latino patrimonio dell’Umanità

Anche laprofonline si unisce volentieri all’appello.

Studia Humanitatis - παιδεία

Anche Studia Humanitatis – παιδεία intende proporre ai propri lettori e followers l’invito a firmare l’appello all’UNESCO, affinché il latino e il greco siano riconosciute come “Patrimonio dell’Umanità“.
L’iniziativa è promossa dall’Accademia Vivarium Novum e dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

frontispicium-it

Qui (http://vivariumnovum.net/unesco/appello.pdf) è possibile leggere il testo dell’appello nelle varie lingue (inglese, italiano, greco, spagnolo, francese, tedesco e portoghese). Per firmare la petizione si può accedere direttamente attraverso il sito vivariumnovum.net, oppure a questo link (http://www.petitiononline.com/heritage/petition.html).

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Ricomincia la scuola

Noi ci lamentiamo delle nostre scuole, in cui manca tutto, persino la carta igienica, con le aule sovraffollate, i libri troppo pesanti da portare nello zaino e troppo costosi per i portafogli sempre più leggeri delle famiglie. Ma l’impegno che ci mettono quei bambini e ragazzi che non hanno niente e per i quali la scuola sembra essere l’unica ricchezza (e il peso della cultura si misura con i sorrisi e gli occhi spalancati per la curiosità e lo stupore) i nostri studenti, almeno molti di loro, non sanno nemmeno cosa sia. Tutti presi dall’i-phone ultimo modello e intenti a smanettare sulla tastiera per inviare messaggi asettici, a volte si dimenticano persino di sorridere alla vita e si dimenticano di essere felici.

Frz40's Blog

TheBigPictures.com pubblica, per la riapertura del nuovo anno soclastici,  una serie di 37 fotofrafie scattate dall’agenzia France Press, tra le quali ho selezionato quelle che di cui sopra. Ma sono tutte da vedre.

Il servizio titola “Schools around the world” e questo è il LINK.

Che tenerezza questi bambini!

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Un perenne problema scolastico: le interrogazioni

Aggiungo all’ottima riflessione del collega Massimo una mia personale che riguarda sempre le interrogazioni. Non sopporto che i ragazzi concepiscano le verifiche orali come un affare privato tra l’insegnante ed i “malcapitati”. Generalmente quelli che non sono “sotto torchio” studiano altre materie, copiano i compiti di chissà quali discipline dai quaderni dei compagni più volenterosi (e fin troppo disponibili!), quando non fanno salotto dedicandosi ad argomenti senz’altro più interessanti di quelli su cui verte l’interrogazione. Ho sprecato, e continuo a sprecare visto che non demordo, fiato per far capire ai miei allievi l’utilità che deriva dall’ascolto delle interrogazioni dei compagni. In primo luogo è pur sempre un ripasso, in secondo luogo le domande che il docente pone e gli argomenti “prediletti” sono praticamente sempre gli stessi. Quindi, non solo non ascoltano ma sono anche un po’ … ingenui, diciamo così. E se qualche mio allievo di quarta sta leggendo il post rebloggato su laprofonline sa di cosa sto parlando.

Il blog del Prof. Massimo Rossi Docente di Italiano, Latino e Greco nel Liceo Classico

Mi è arrivato in questi giorni un commento ad un mio recente post (Ancora sul decalogo del docente) da parte di una signora, la quale è madre di ragazzi che sono andati o vanno ancora a scuola, ed in più fa la psicologa di professione. In quel commento lei sostiene, con argomenti in parte condivisibili, che le verifiche scolastiche sugli studenti non andrebbero mai programmate, perché altrimenti molti ragazzi, dopo essere restati inoperosi per mesi, si fanno la classica abbuffata di studio uno o due giorni prima dell’interrogazione, con il risultato di acquisire una cultura appiccicaticcia che viene dimenticata subito dopo. A suo parere, quindi, occorre non programmare mai le verifiche, né accettare i cosiddetti “volontari”, ma interrogare ogni qual volta che il professore lo desidera, senza avvertire nessuno, in modo da costringere gli studenti ad uno studio metodico e quotidiano.
Premetto che anch’io molto spesso sono stato assalito dai…

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BUON 2012

DALLA PROFONLINE

[immagine da questo sito]

DEBITI FORMATIVI: QUANTO COSTANO ALLE FAMIGLIE?


Come ho già spiegato QUI, l’introduzione del “Giudizio sospeso” per gli allievi delle scuole secondarie di II grado che abbiano manifestato delle lacune in una o più discipline allo scrutinio finale, ha ripresentato il problema dei costi che le famiglie, qualora decidano di mandare i propri figli a “ripetizione”, devono sostenere.

Nel 1995 con il Decreto Legge del 28 giugno, n. 253, successivamente convertito in legge l’8 agosto dello stesso anno, furono aboliti gli “esami di settembre”, stabilendo che gli allievi potevano essere promossi a giugno, nonostante la presenza di qualche lacuna in una o più discipline, purché si presentassero puntuali a frequentare, nella fase iniziale delle lezioni, le attività per essi previste nella programmazione di classe.
Questo DL aveva lo scopo primario di evitare il “mercato delle lezioni private” ed esonerare le famiglie dai costi, spesso esosi, delle ripetizioni. Ma con il Decreto ministeriale n. 80, del 3 ottobre 2007, e l’applicazione del cosiddetto “giudizio sospeso”, è stato fatto, in pratica, un passo indietro e anche se non si parla di “esami di riparazione”, sta di fatto che si ripresenta l’obbligo per gli studenti di superare delle prove di verifica per il superamento del D.F.

Cosa cambia, però, nel passaggio dai vecchi esami ai Debiti Formativi? Mentre prima la scuola non aveva alcun obbligo di fornire agli allievi degli strumenti per colmare le lacune, e quindi era necessario prepararsi autonomamente e, il più delle volte, affidandosi a degli insegnanti “privati”, ora i diversi istituti hanno l’obbligo di offire agli studenti tali strumenti e, quindi, avviare dei Corsi di recupero. Tali corsi, tuttavia, non devono essere frequentati obbligatoriamente e le famiglie possono presentare alla scuola formale rinuncia, impegnandosi a provvedere in modo autonomo a porre rimedio alle carenze riscontrate da parte dei docenti nell’apprendimento dei propri figli.

Ora la domanda è questa: ma i corsi servono? Secondo il Codacons no. Non solo, il ripristino degli “esami di riparazione” (anche se formalmente, come ho più volte ripetuto, non si chiamano così) ha comportato nuovamente l’obbligo per le famiglie di assumersi l’onere delle preparazione dei figli affidandosi alle ripetizioni. Secondo le stime dell’Associazione la cifra che ogni famiglia dovrà sborsare è mediamente di 825 euro. Una cifra che in due anni è aumentata del 17,86%.

Ma quali sono i costi delle lezioni private? Be’, dipende dalle materie. Le più care in assoluto sono quelle di Greco: 35-38 euro l’ora. Seguono a ruota le lezioni di Matematica (35-37 euro l’ora), quelle di latino (33-35 euro) e quelle di Italiano (27-30 euro). Naturalmente queste sono le cifre che possono essere chieste da docenti con pluriennale esperienza e ancora in attività; più modici i compensi richiesti dai laureati e dagli studenti universitari.

Secondo il Codacons il meccanismo di recupero introdotto dall’ex ministro Fioroni continua “ad essere un flop”.
Ovvero, i corsi istituiti dalle scuole sono pochi, con pacchetti orari esigui e non per tutte le materie. Perché mai? Per mancanza di fondi. Quello che il Codacons non dice, tuttavia, è che il successo di questi corsi dipende molto dalle scuole e dalle famiglie. Cercherò di spiegarlo in poche parole, tenendo conto del fatto che la mia esperienza diretta è relativa ad un liceo in cui le cose funzionano, grazie alla dirigenza e alla buona volontà di molti docenti che, invece di starsene in spiaggia a prendersi il sole, sono tuttora impegnati a scuola nei corsi di recupero.

Innanzitutto bisogna chiarire con quale criterio vengono solitamente organizzati i corsi. Si parte dalla disponibilità dei fondi, è evidente, si considerano le materie in cui ci sono più allievi con debito, in quali classi essi sono più numerosi (ad esempio, la maggior parte dei debiti in Latino sono a biennio, quindi ci vorranno più corsi che al triennio), quanti allievi possono essere ammessi a frequentare un singolo corso (una cifra ragionevole sarebbe 12-15 ma, per risparmiare, spesso sono iscritti ad un corso 18-25 allievi), si fanno due conti ed ecco che il risultato ci darà il numero dei corsi da istituire e la loro durata.

Ma, come dicevo, la responsabilità del successo o meno dei corsi non è solo della scuola. E’ evidente che, per motivi di tempo (poco quello che separa la fine degli scrutini e l’inizio dei corsi), la scuola si organizza considerando che tutti gli allievi frequentino i corsi. Succede, però, che arrivino tutte insienme molte rinunce o, cosa ben peggiore, che i ragazzi non si presentino alle lezioni senza nemmeno rinunciarvi formalmente. Qual è il risultato? Che alcuni corsi sono semideserti, a scapito dell’ottimizzazione delle scarse risorse che avrebbero potuto essere spese in modo diverso, ad esempio istituendo un minor numero di corsi ma con più ore. E’ anche vero, tuttavia, che questo tipo di intervento mirato al recupero è più efficace se il numero degli allievi è ridotto. Rimane il fatto che, proprio per mancanza di fondi, è impossibile organizzare dei corsi per gruppi ristretti di allievi. Per questo la scuola può organizzare anche i cosiddetti “sportelli”.

Lo “sportello” è un’attività di recupero anch’essa ma rivolta a studenti che non presentino lacune gravissime (si può avere un debito con il 4 o il 3 ma anche con il 5!). Tale attività, sempre gestita dai docenti in servizio nella scuola o da personale esterno, è però rivolta a piccoli gruppi di allievi, provenienti da classi diverse che abbiano frequentato lo stesso anno di corso. Anche se, come amo ripetere spesso, l’effettiva efficacia di uno “sportello” sarebbe data dal rapporto 1-1, un docente con un allievo per volta. Allo sportello della posta o della banca, dopo aver fatto la fila, ci si trova di fronte un impiegato disponible (almeno in teoria) a venire incontro alle esigenze di un utente per volta mica a quelle di tutta la fila! Ma si sa, nelle scuole i soldi sono pochi, quindi si fa quel che si può.

Il Codacons ha trascurato, inoltre, un fatto fondamentale che contribuisce al “flop”, se così lo vogliamo proprio chiamare, dei Corsi di Recupero: l’atteggiamento degli allievi che li frequentano. In primo luogo spesso si illudono che in una decina di ore possano risolvere i problemi e godersi il resto dell’estate; secondariamente, sovente seguono i corsi con lo stesso atteggiamento svogliato e poco partecipativo con cui frequentano le lezioni durante l’anno scolastico. A maggior ragione se consideriamo che tra la fine delle lezioni, dopo nove mesi di scuola, e l’inizio dei corsi passano al massimo due settimane.

Come risolvere il problema? Innanzitutto facendo slittare l’inizio delle lezioni, come era stato ipotizzato dallo stesso ministro, Mariastella Gelmini, l’estate scorsa (ne ho parlato QUI). Tornando sui banchi più freschi e riposati, gli studenti seguirebbero meglio i corsi nella prima quindicina di settembre (ma è ovvio che dovrebbero comunque studiare da soli durante l’estate), le prove si farebbero nella terza settimana del mese, una settimana per gli scrutini (negli istituti più grandi, mentre i piccoli se la caverebbero in minor tempo) e le lezioni potrebbero riprendere nell’ultima settimana di settembre o, come ai miei tempi, il 1° ottobre. Con un piccolo sacrificio si potrebbero accorciare i periodi di vacanza e terminare le lezioni più tardi, facendo slittare l’Esame di stato ai primi di luglio, come una volta.

Per evitare il business delle “lezioni private”, io proporrei per i docenti una specie di libera professione autorizzata e legale, anche dal punto di vista fiscale, all’interno del proprio istituto. Un po’ come quella esercita dai medici intra moenia. Le famiglie non sarebbero costrette ad andare alla ricerca di docenti disponibili e, in presenza di un accordo con la dirigenza, le tariffe sarebbero senza dubbio più modeste che non quelle richieste all’esterno. Perché no? In fondo, se è vero che sarebbe vietato (uso il condizionale perché so, per sentito dire, che la regola non viene quasi mai rispettata) dare ripetizioni ai propri studenti e addirittura a quelli della scuola in cui si insegna, è anche vero che i corsi li possiamo tenere per i nostri studenti. Qual è la differenza? Forse il fatto che nel rapporto 1-1, senza testimoni, si potrebbe arrivare ad un “accordo” tra le parti? Suvvia, un po’ di fiducia non guasta. O forse sono io troppo ottimista.

[per i dati Codacons leggi QUI; LINK al servizio del TG2, edizione delle 13.00 del 13/07/11]

L’obiettivo che mi prefiggo con questo blog è quello di venire incontro alle esigenze degli studenti, delle famiglie e dei docenti. Sarà, almeno nelle intenzioni, mirato a supportare gli studenti nello studio, ad informare le famiglie e gli studenti stessi sul mondo della scuola e ad instaurare un confronto con i colleghi docenti.

Oltre a scrivere dei post, è mia intenzione curare particolarmente la sezione “Pagine” (visibile in alto, sotto il titolo del blog e sulla barra laterale), per dare un aiuto agli studenti in difficoltà. La sezione è in continuo aggiornamento e quasi quotidianamente pubblico dei materiali utili e appunti vari relativi alle diverse discipline che insegno: Italiano, Latino, Storia e Geografia. Ho anche in previsione di pubblicare materiali didattici e non, relativi agli ambiti in cui mi sento maggiormente competente.

Inoltre, di particolare interesse per gli studenti e per i docenti i links visibili sulla barra laterale che, per il momento, sono suddivisi in tre sezioni: “Parlano di scuola” (siti di riviste specializzate e altri siti inerenti le attività del Ministero dell’Istruzione), “La normativa in un click” (alcune leggi in vigore nei diversi ambiti di specifico interesse per i docenti ma anche per gli allievi che vogliono “vivere” la scuola in modo consapevole) e “Links utili per chi studia” (per supportare gli studenti nello studio ma, in qualche caso, anche per venire incontro alle esigenze degli insegnanti).

Potete visitare anche l’altro mio blog (LINK), se vi fa piacere, e leggere QUI qualche notizia su di me.

Chi volesse mettersi in contatto via e-mail può scrivermi all’indirizzo: marisamolesblog@gmail.com.

Grazie della visita e buona navigazione.

laprofonline

[immagine da questo sito; ULTIMO AGGIORNAMENTO 12 OTTOBRE 2011]

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