COMPITI PER LE VACANZE, UN MALE NECESSARIO

compiti vacanze

Le vacanze stanno per finire: chissà se gli studenti italiani, grandi e piccini, hanno completato i compiti per le vacanze? Questo l’argomento del mio post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” il 28 agosto.
In realtà si tratta di una rivisitazione di vecchie pubblicazioni ma l’argomento è sempre interessante e per certi versi spinoso.
Come sempre, riporto la parte iniziale del post, invitando i lettori a proseguire la lettura sul Corriere.it

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Quanto manca alla ripresa delle lezioni? Poco, pochissimo. Tre settimane, più o meno, e saremo tutti di nuovo in aula, pronti per iniziare un nuovo anno. E voi studenti, li avete fatti i compiti delle vacanze?

Questo è un argomento molto dibattuto che vede spesso su opposti fronti i docenti e le famiglie.

La domanda che ci si pone è: “Compiti per le vacanze: sì o no?” Io li ho sempre considerati un male necessario, tenuto conto anche del fatto che le vacanze estive degli studenti italiani sono decisamente lunghe. A patto che, al rientro dalla lunga pausa estiva, si correggano in classe, almeno quelli che servono agli studenti come allenamento per non arrugginirsi del tutto.

Molti genitori si schierano apertamente contro i compiti estivi considerandoli un inutile fardello che pesa più sulle loro spalle che su quelle dei figli. In altre parole, durante le vacanze vogliono stare in pace e non occuparsi dell’organizzazione delle attività, pianificando i tempi e i luoghi in cui far svolgere ai pargoli i compiti assegnati.

Questo però è un falso problema. I genitori potrebbero innanzitutto stabilire i tempi e i modi di comune accordo con i figli. Se la famiglia trascorre un certo periodo fuori casa, è decisamente sconsigliabile mettere in valigia libri e quaderni. I bambini e i ragazzi hanno tutto il diritto di divertirsi e passare un periodo di relax e spensieratezza. È bene tener presente che gli studenti devono staccare dalla routine dello studio per almeno tre settimane. L’esecuzione dei compiti, quindi, potrebbe iniziare verso la seconda settimana di luglio o anche più tardi, a seconda della mole di lavoro da svolgere.

A questo proposito, è vero che qualche docente, specialmente chi insegna alla primaria, esagera troppo, riempiendo di compiti i poveri bambini. Certamente ci vuole un po’ di equilibrio e di buon senso anche da parte degli insegnanti. E’ evidente che il carico di lavoro debba essere calibrato a seconda del tipo di scuola e dell’età dei discenti.

I più piccoli hanno bisogno di tenersi un po’ in allenamento, ma non possono rinunciare a godersi il meritato riposo, a divertirsi, a giocare e fare esperienze diverse. La scuola durante i mesi estivi deve essere un lontano ricordo e le attività possono benissimo occupare il periodo finale delle vacanze, dall’ultima settimana di agosto all’inizio delle lezioni, per riprendere confidenza con libri e quaderni.

Per i ragazzi delle medie il discorso è decisamente diverso. Innanzitutto dipende molto dai livelli che hanno raggiunto durante l’anno: c’è chi ha ben consolidato le conoscenze e raggiunto un buon livello di competenze e abilità, e chi, al contrario, è stato “graziato” e ha bisogno di lavorare d’estate per poter affrontare più tranquillamente l’anno scolastico successivo.

Sarebbe auspicabile che i docenti stessi assegnassero delle attività differenziate a seconda delle necessità degli alunni, dando anche precise indicazioni alle famiglie.

E gli allievi che frequentano le superiori? Be’, loro sono un po’ più grandi e dovrebbero essere in grado di regolarsi da soli in base alle necessità. Ad esempio, gli allievi con “giudizio sospeso” non si possono permettere un’estate completamente spensierata.

I “debiti”, infatti, vanno saldati, le prove di recupero in molte scuole si stanno già svolgendo o si svolgeranno a breve costringendo molti studenti a un rientro anticipato nelle aule scolastiche. Tutte le operazioni, compresi gli scrutini integrativi, devono comunque essere espletate prima della ripresa delle lezioni. Per questi ragazzi i compiti sono assolutamente indispensabili perché i soli corsi, che ogni istituto propone con modalità differenti in completa autonomia, non possono bastare a colmare tutte le lacune.

Insomma, ci vuole un po’ di buona volontà da parte di tutti.
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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 10 settembre 2014, in bambini, compiti per le vacanze, docenti, famiglia, scuola, studenti con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Gentile Marisa, è vero che, soprattutto alle medie, i compiti andrebbero differenziati in base alle esigenze dei singoli studenti. Bisognerebbe permettere ai ragazzi di concentrarsi sulle materie e/o sugli argomenti che trovano più ostici invece di far fare le stesse cose a tutti. Io cerco di individualizzarli il più possibile e in genere la risposta è positiva (tranne per quei genitori che protestano perchè il loro figlio ha avuto più compiti degli altri anche se è stato loro spiegato che si tratta di una scelta precisa). La questione compiti andrebbe, appunto, discussa in gruppo ma, spiace dirlo, non tutti i colleghi sono disposti a spendere il loro tempo per questo tipo di cose…
    Buona serata,
    Enrico

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    • Caro Enrico,

      il luogo deputato al confronto e alla concertazione delle attività comuni è il Consiglio di Classe ma è evidente che, per motivi di tempo, non si può discutere tutto. Bisognerebbe predisporre un “pacchetto orario” da utilizzare per le problematiche relative alla didattica, ovviamente considerando l’impegno ulteriore a livello economico. Purtroppo ai governi (parlo al plurale perché nessuno, negli ultimi 30 anni, ha fatto davvero qualcosa di buono per la scuola, soprattutto per la didattica) non interessa migliorare la scuola, pensano solo a tagliare le spese, come se i soldi dei nostri stipendi fossero sprecati e non costituissero un patrimonio da investire per ottenere docenti più motivati, meglio preparati e considerati a livello sociale. Anche l’attuale governo pensa a farci lavorare di più, senza rinnovo contrattuale e “premiando” con uno stipendio maggiore (in realtà una vera e propria elemosina) non chi si impegnerà per migliorare la didattica ma chi avrà tempo e voglia di dedicarsi agli “extra”. Probabilmente i migliori di noi rimarranno al palo, non progrediranno economicamente e continueranno a dedicarsi gratuitamente a tutto ciò che può rendere la scuola migliore partendo da ciò che si fa in classe.
      Se il nostro lavoro fosse maggiormente riconosciuto, non solo economicamente, e meglio organizzato a livello di singola scuola, molti sarebbero disposti a spendere il loro tempo per questo tipo di cose

      Buona giornata.

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      • Cara Marisa, certamente le varie riforme della scuola non si sono certo poste come obiettivo il miglioramento della didattica, anche perchè vengono approvate da gente che di solito non sa nulla di didattica. Ed è anche certo che molti di noi sarebbero dispostissimi a fare molto di più se il nostro lavoro ricevesse il giusto riconoscimento però ci sono anche colleghi che non mostrano proprio l’attitudine a lavorare in gruppo e a concordare certe scelte disciplinari e didattiche con gli altri…

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