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MEGLIO LA LIM DEL TABLET: PAROLA DI STUDENTI

tablet scuola

Nasce da un tema assegnato ai miei allievi di seconda il nuovo articolo pubblicato sul Blog “Scuola di Vita” del Corriere.it. E siamo a quota sei.
L’argomento è l’introduzione delle nuove tecnologie in classe, o per meglio dire la digitalizzazione della scuola italiana. Ho estrapolato dai temi alcune riflessioni che mi sono sembrate interessanti, allo scopo di conoscere il parere dei diretti interessati, quelli che, a torto o a ragione, chiamiamo “nativi digitali”. Il risultato? Il tablet divide gli studenti ma sono tutti compatti nel dire di sì alla LIM.
Una riflessione interessante, a mio parere, che forse vi stupirà. Vi invito, come al solito, a continuare la lettura sul sito del Corriere.it.

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Me ne rendo conto: il campione non è per nulla rappresentativo. Tredici studenti, ragazzi e ragazze di 15 anni, che frequentano la seconda liceo scientifico, hanno dovuto racchiudere nell’angusto spazio di un tema scolastico, per la precisione un testo argomentativo, tutto ciò che pensano sull’utilizzo della tecnologia a scuola.

Un tablet sul banco? Perché no? Ma con moderazione.

L’ha detto anche Orazio, qualche secolo fa: est modus in rebus. Il latino lo studiano e a qualche cosa serve.

Diciamolo chiaramente: un tablet significa meno libri e quindi uno zaino molto più leggero. Anzi, secondo qualcuno il vecchio zaino potrebbe terminare la sua gloriosa attività e finire in qualche angolo recondito della soffitta. E siamo 1 a 0 per il tablet.

Ma come la mettiamo con l’emozione che si prova nel toccare le pagine di un libro, sfiorandole, quasi una carezza, e sentendo l’odore che emana la carta? Gli e-book costeranno anche meno ma è decisamente meno emozionante leggerli. E siamo pari.

Certamente c’è un minor rischio di lasciare il materiale a casa perché si ha tutto a portata di mano, tutto contenuto in una tavoletta sottile e discreta. E se poi il tablet si rompe? Quanto costa ripararlo e quanto tempo si deve aspettare? C’è, poi, anche il rischio di perdere i dati … no, no meglio libri e quaderni.

Già, però pensiamo agli alberi che si abbattono per produrre i libri cartacei: un tablet è anche una scelta ecologica. Però non possiamo ignorare che l’aggeggio informatico rappresenti un potenziale rischio per la salute: le onde elettromagnetiche diffuse dal WiFi, senza contare i problemi alla vista che possono derivare da ore e ore passate davanti allo schermo.

Il duello continua a non avere vincitori.

Ok, ma è un cambiamento necessario per trasformare la scuola in un luogo più favorevole all’apprendimento: vuoi mettere un tablet con tutte le sue applicazioni? Rende senz’altro meno noiosa la lezione e i ragazzi partecipano con più interesse.

Sì però c’è il rischio che qualche studente se ne approfitti per passare il tempo trastullandosi con le altre applicazioni non propriamente didattiche. I detrattori sono giunti ad una conclusione che non scontenterà i prof, alcuni dei quali allergici alle novità: la tecnologia è ovunque, dovremmo salvaguardare almeno le vecchie forme di apprendimento.

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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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STANZIATI 15 MILIONI PER WIFI IN 1.554 SCUOLE SUPERIORI … MA INTANTO LE SCUOLE CADONO A PEZZI

lavagna multimediale
Il decreto legge 104/2013 “L’istruzione riparte” (convertito dalla legge 128) ha stanziato 15 milioni per impianti wireless nelle scuole. 1.554 scuole italiane (istituti secondari di II grado) beneficeranno dei milioni stanziati dal decreto: 5 milioni per il 2013 e 10 milioni per il 2014.

Continua il programma di digitalizzazione della scuola, già iniziato dal governo Berlusconi, grazie all’interessamento dell’ex ministro Renato Brunetta (ne ho parlato QUI), proseguito dall’ex ministro Francesco Profumo (ne ho parlato QUI) e portato avanti con grande sollecitudine e convinzione dall’attuale ministro del MIUR Maria Chiara Carrozza.

La digitalizzazione della scuola italiana stenta a decollare: il registro elettronico, tanto per fare un esempio, che a detta dell’ex ministro Profumo avrebbe dovuto essere in dotazione in tutte le classi scolastiche di medie e superiori, di fatto non è presente in tutte le scuole. Molti istituti, tra l’altro, devono ancora ultimare la cablatura, senza la quale non è possibile l’accesso ad internet in ogni aula.

In Europa la situazione è molto diversa. L’Italia, secondo l’Eurispes, impiegherà quindici anni per mettersi alla pari con gli altri Paesi europei. Troppo poche le risorse stanziate: solo 5 euro a studente, considerati i 30 milioni già stanziati.
Secondo i ricercatori, nel nostro Paese si contano 416 «Cl@ssi 2.0»: 124 classi, 240 docenti e 2.400 studenti nella scuola primaria; 156 classi, 1.400 docenti e 3.300 studenti nella secondaria di primo grado; 136 classi, 1.360 docenti e 2.900 studenti nella secondaria di secondo grado.

Grande interesse ha suscitato l’introduzione in aula della LIM (lavagna multimediale), ma le richieste superano di gran lunga i fondi che lo Stato è disposto a stanziare: ad oggi si contano 70mila lavagne interattive in 1.200 classi e solo 36 scuole sono coinvolte nelle nuove sperimentazioni didattiche. Circa 80mila sono gli insegnanti che hanno partecipato ad attività formative sull’uso di questo supporto digitale. Ma ne servirebbero un numero dieci volte maggiore per accontentare tutti.

Intervenendo mercoledì al Convegno «Educare alla Rete», in occasione della Giornata europea della protezione dei dati personali 2014, il ministro Maria Chiara Carrozza, riferendosi all’educazione digitale, l’ha paragonata a «un’educazione civica che si rinnova», aggiungendo che «la scuola deve cambiare la sua struttura seguendo il nuovo modo in cui il sapere si trasmette». Per i docenti, questo non dovrebbe essere «un elemento aggiuntivo, ma parte della propria professionalità».

Belle parole e buoni propositi. Intendiamoci, io non sono contraria alla digitalizzazione della scuola (non sarei una prof on line, altrimenti!), però penso che le priorità siano altre.

Secondo il recente Rapporto su sicurezza, qualità e accessibilità a scuola, una scuola su sette ha lesioni strutturali evidenti, presenti soprattutto sulle facciate. Muffe, infiltrazioni, aule con intonaci staccati sono la norma nel 20% degli edifici. Il 39% di questi non prevede alcun piano di manutenzione adeguato e il degrado crescente è testimoniato dal fatto che solo nel 2012 era il 21% a non prevederlo.
Non è tutto: nonostante il numero consistente di alunni disabili (207.244) che frequentano le scuole della nostra penisola, il 27% degli istituti non è dotato di rampe d’accesso, il 35% degli edifici scolastici non ha l’ascensore, nel 23% dei casi non è presente il bagno per disabili, il 44% delle aule non ha banchi adattabili ad una carrozzina, il 57% non ha attrezzature didattiche o tecnologiche per permettere una partecipazione valida degli studenti con disabilità alle lezioni. Non c’è spazio per carrozzine nei laboratori, nelle biblioteche, nelle mense.

Allora, vista la situazione mi chiedo: non potremmo fare a meno di registri digitali, LIM, WiFi in tutte le aule e dirottare i milioni stanziati per la digitalizzazione delle scuole verso la manutenzione, ordinaria e straordinaria, degli edifici scolastici? In fondo, stiamo parlando solo di sicurezza … che se ne fa uno studente della LIM quando il soffitto rischia di piombargli addosso?

Senza contare che non vedo di quale utilità possa essere il tablet sul banco se poi in bagno manca la carta igienica. A meno che non si voglia seguire l’esempio dello spot che ha come protagonista la povera Emma.

[fonti: Tuttoscuola, L’olandese Volante e Corriere; immagine da questo sito]

FRIULI – VENEZIA GIULIA: FINANZIAMENTO REGIONALE DI UN MILIONE DI EURO PER LA SCUOLA DIGITALE

Solo tre giorni fa il ministro del MIUR, Francesco Profumo, ha reso noto il programma di digitalizzazione della scuola per i prossimi anni. A breve scompariranno i registri e le pagelle in formato cartaceo. Già dallo scorso anno le iscrizioni nelle scuola di ogni ordine e grado erano possibili anche on line. La crisi economica ha reso necessari i tagli delle spese visto che il titolare dell’Istruzione, sentendo parlare di spending review, ha messo le mani avanti: il personale della scuola non si tocca. Salvi gli stipendi, seppur notevolmente assottigliati dall’aggravio fiscale e congelati per i prossimi tre anni (gli scatti di anzianità, infatti, sono bloccati), il risparmio di spesa doveva per forza trovare altre vie.

La scuola digitale, però, parte dal sud. Profumo ha, infatti, promesso la distribuzione di un tablet ad ogni insegnante delle scuole secondarie della Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Ma non per questo le rimanenti regioni se ne stanno a guardare.

La Regione Autonoma Friuli – Venezia Giulia, ad esempio, ha stanziato un milione di euro, per il 2012, al fine di digitalizzare le scuole secondarie con una dotazione di 839 lavagne interattive multimediali (Lim). Già dallo scorso anno scolastico è iniziata la formazione degli insegnanti e 16.800 studenti, il 13% del totale, hanno potuto far lezione con le lavagne digitali.

Il progetto, stando a quanto dichiarato dall’assessore regionale all’Istruzione Roberto Molinaro, ha una durata triennale e prevede anche il comodato dei libri di testo (già in essere da parecchi anni, per tutti gli studenti che frequentano la scuola dell’obbligo) non più solo in forma cartacea ma anche sotto forma di e-book. Verranno messe a disposizione degli studenti friulan-giuliani ancora 500 lavagne Lim e altre apparecchiature e attrezzature informatiche. Le istituzioni scolastiche interessate hanno tempo fino al 25 ottobre per presentare domanda ai competenti uffici regionali.

Un piccolo inizio, è vero, ma è la dimostrazione di quanto possa funzionare bene una regione autonoma, senza sprechi di sorta e soprattutto con delle innovazioni che risultano vantaggiose oltre che per gli studenti e gli insegnanti, anche per il ministero stesso che può tirare un sospiro di sollievo. Con buona pace anche di quelli della Lega.

[fonte: Messaggero Veneto]

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