SHOAH, A SCUOLA SI RISCHIA LA NOIA E L’INDIFFERENZA?

auschwitzIl mio nuovo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” tratta l’argomento di oggi: l’olocausto. Il Parlamento italiano, con la Legge n° 211 del 20 luglio 2000, ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio GIORNO DELLA MEMORIA in ricordo delle vittime dell’Olocausto e in onore di coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati. La data è stata scelta perché all’inizio del 1945, proprio il 27 gennaio, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbatterono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz liberando i pochi superstiti.
Com’è consuetudine, da anni nelle scuole la Shoah è l’argomento del giorno. A mio parere, una pagina di Storia come questa non dovrebbe essere relegata ad una sola giornata, tanto per non deludere chi si aspetta che se ne parli ogni 27 gennaio. Eppure c’è chi pensa che, a lungo andare, rischi di annoiare gli studenti o addirittura renderli indifferenti. Sarà così?
Riporto in parte l’articolo e vi invito a leggerlo interamente sul sito del Corriere.it.

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Leggo sul forum di un noto quotidiano specializzato il commento di una collega insegnante che, a proposito della celebrazione della Giornata della Memoria a scuola, si chiede:

Un alunno che per i 13 anni della sua frequenza scolastica, ogni anno, è sollecitato su questa tematica non rischia, alla lunga, l’assuefazione e, di conseguenza, l’indifferenza?

Personalmente direi di no, a patto che l’argomento venga trattato in modo diverso, suscitando l’interesse degli studenti e favorendo il coinvolgimento degli stessi attraverso stimoli adatti all’età.

Parlare dello sterminio degli ebrei a scuola rientra perfettamente nell’educazione alla Pace ed è argomento quanto mai attuale, soprattutto dopo i fatti di Parigi, in particolare l’attentato al supermercato kosher.

Di certo la Shoah non è un argomento facile da trattare con i più piccoli, quindi escluderei almeno i bambini che frequentano i primi tre anni della scuola primaria. Sebbene si tratti di una pagina di Storia che suscita orrore, lo sterminio degli ebrei può essere trattato anche attraverso le moderne tecnologie, come fosse un gioco, pur con la consapevolezza che purtroppo si tratta di eventi accaduti realmente.

Franco Grego, ex insegnante di storia, ha ideato una app per smartphone, disponibile anche in inglese, Auschwitz, una storia di vento, che racconta la Shoah in modo semplice, una sorta di fiaba multimediale fatta di parole, immagini, colori e suoni, musiche e animazioni. Il racconto è incentrato sulla storia di due fratelli ebrei francesi, Jou Jou e Didier, deportati ad Auschwitz assieme al loro papà. Compito dei giovani lettori è quello di accompagnare i due ragazzini durante il viaggio nell’Europa occupata dai nazisti, dal treno carico di prigionieri all’arrivo al campo e alla selezione.

«L’idea è nata un paio di anni fa – racconta Grego – quando mia moglie e io portammo i nostri bambini a visitare la casa-museo di Anna Frank ad Amsterdam. Benché li avessimo in qualche modo preparati, raccontando loro la sua storia e la persecuzione degli ebrei, rimasero molto turbati e cominciarono a rivolgerci domande semplici, a cui però era difficile rispondere».

Greco, mettendo in pratica l’idea iniziale, ha potuto contare, per le illustrazioni, sulla collaborazione di Giulia Spanghero, già sceneggiatrice per Disney Italia, nonché illustratrice de “La lettura”, inserto del “Corriere della Sera”. Giovanna Pezzetta e Leo Virgili, che da anni lavorano per avvicinare i piccoli alla musica e alla lettura attraverso corsi, letture teatrali, laboratori e libri-cd, hanno composto le musiche.

Lasciando il mondo multimediale, sulla deportazione degli ebrei nei campi di sterminio c’è un’ampia letteratura e filmografia. Recentemente ho letto il romanzo di Markus Zusak, Storia di una ladra di libri, che non narra direttamente l’argomento ma ha come protagonista una bambina innamorata dei libri, Liesel, che è indirettamente vittima del nazismo (viene, infatti, separata dalla madre, perseguitata politica). Sullo sfondo si muovono le vicende che riguardano una delle più orribili pagine della Storia del Novecento e tutto ciò viene descritto attraverso lo sguardo innocente di Liesel che sa pensare molto meglio di tanti adulti. Il messaggio che ne cogliamo, leggendo questo romanzo, è davvero molto profondo. Davvero bello anche il film, diretto da Brian Percival, che può tranquillamente essere visto dai ragazzi dalle medie in su.

Per quanto riguarda i libri da far leggere a scuola, oltre agli irrinunciabili Se questo è un uomo di Primo Levi e Il diario di Anna Frank, un romanzo per ragazzi dagli 11 anni in su è Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne, da cui è stato tratto anche l’omonimo film la cui visione facilmente può essere proposta in classe su dvd. Un altro bel romanzo è L’amico ritrovato di Fred Uhlman la cui lettura può essere abbinata alla visione dell’omonimo film.

Altri due film in particolare mi sento di proporre, dal biennio delle superiori: Train de vie, per la regia di Radu Mihaileanu, e Il pianista diretto da Roman Polansky. Ma le scelte sono molto ampie, sia in ambito letterario che cinematografico. Per non dilungarmi, invito a consultare questo sito.

Insomma, della Shoah a scuola si può e si deve parlare.

[…]

E non dimentichiamo le voci della Shoah, quelle dei sopravvissuti che, pur essendo ormai molto avanti con gli anni, continuano a portare nelle scuole la loro testimonianza. Purtroppo il loro numero si assottiglia sempre più.
Queste le parole di Marta Ascoli, sopravvissuta allo sterminio e autrice del libro autobiografico Auschwitz è di tutti (uscito per Lint editore nel 1998, ripubblicato da Rizzoli nel 2011): «Niente potrà riparare la ferita subita, ma sono convinta che noi ex-deportati possiamo fare qualcosa per gli altri, il mio ricordo non può e non deve rimanere chiuso tra le mura di casa, all’interno della famiglia, sento che la mia sventura riguarda tutti, le vittime di ogni violenza, ma anche chi continua a pensare all’altro come nemico da annientare, da liquidare».

Ormai anche la voce di Marta si è spenta. Ho avuto l’onore di conoscere questa persona meravigliosa che per anni ha parlato della sua esperienza agli studenti di tutta Italia. Con queste parole, che concludono il suo libro, mi piace ricordarla:

Auschwitz è patrimonio di tutti.
Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti.
Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni
.

LINK dell’articolo sul Corriere.it

[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 27 gennaio 2015, in Letteratura Italiana, libri, scuola, storia con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 14 commenti.

  1. Oggi ho tenuto un discorso in una scuola, ora sono stanchissima ma conto di tornare a riferirti le mie impressioni.

    Un abbraccio!

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  2. La mia impressione è che il Giorno della Memoria venga gestito davvero male e che, non essendone gradita la formulazione di legge a certe fasce della popolazione, ne venga stravolto il senso.

    Ti posso assicurare che partecipano alla giornata della Memoria anche frange antisemite, che salgono sul palco a dire che quello da commemorare è l’olocausto del popolo palestinese (sfugge alla gente comune che tale olocausto semplicemente non esiste), e comunque c’è una gara a dire “il mio genocidio è più importante del tuo”.

    Io sono stata a un evento organizzato da una scuola per dar luogo alla commemorazione di questa giornata, e ho sentito fare un elenco di stragi e genocidi, senza peraltro ulteriori approfondimenti. Ho sentito dire “parliamo dell’olocausto ma non è stato l’unico genocidio”, e lì a parlare del Rwanda e di non so che altro, fino all’immancabile “E non dimentichiamoci del genocidio del popolo armeno, di cui nessuno parla”, e di cui continuano, fatta questa premessa, a non parlare, perché io è una vita che sento questa frase, ma nessuno che mi abbia poi illuminato ulteriormente sul come, perché, per mano di chi.

    Insomma, la platea di studenti mi ha dato l’idea di dormire, parlottare, giocare con lo smartphone, e di essere totalmente disinteressata all’elencazione paranoica delle stragi nel mondo. Secondo me si perde una buona occasione per mandare messaggi sulle dinamiche attraverso cui si arriva all’orrore, come è possibile arrivare dal pregiudizio alla persecuzione, coltivando il seme della discriminazione. Si perde l’occasione per dire che si può essere diversi, che tante sono le voci che si sono alzate contro l’abominio, anche a rischio della propria vita. Io ritengo che i due messaggi da inviare sono:

    1) Non lasciare che il seme della discriminazione venga seminato e germogli: siate critici, siate giusti, siate menti pensanti.

    2) Nel caso vi doveste trovare in una situazione del genere, non dalla parte dei perseguitati, ricordate che essere diversi si deve e si può.

    Ecco, questo secondo me è il significato della memoria, indicare i comportamenti da tenere per evitare che si ripeta: l’elenco delle stragi, tipo elenco della spesa, non credo che giovino alla causa, e chiaramente non destano l’attenzione degli studenti.

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    • « c’è una gara a dire “il mio genocidio è più importante del tuo”.»
      Questa frase mi ha colpito. Effettivamente è così, purtroppo. Così come non si dovrebbe dimenticare che nei lager nazisti non sono morti solo gli ebrei, anche se il loro numero era di gran lunga maggiore.

      Quanto alla “risposta” dei ragazzi, è vero che è molto difficile stimolare la loro attenzione e curiosità. Semplicemente i giovani d’oggi danno poco importanza alla cultura in generale e ritengono che i fatti del passato non li riguardino. Bisognerebbe insegnare loro che il presente non esisterebbe senza il passato e che la storia ha un ruolo importante nell’evoluzione delle società.
      La scuola da sola non può educare in questo senso e senza il supporto delle famiglie avremo sempre studenti annoiati e disinteressati, almeno quelli che frequentano gli ultimi anni delle superiori. I più piccoli sembrano più motivati, peccato che poi le cose cambino.

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  3. Sono d’accordo:il Giorno della memoria è gestito male!E’ stato banalizzato.Si parla delle vicende dolorose ma non si fa abbastanza comprendere come ogni discriminazione vada condannata a priori,verso chiunque sia rivolta(ebrei,palestinesi, dissidenti politici, immigrati,disabili,omosessuali…). E le attività andrebbero differenziate in base all’età e al livello culturale dei ragazzi. E i bambini fino ad una certa età potrebbero essere risparmiati: non trovo giusto rovesciargli addosso già nell’infanzia tutto il dolore del mondo. Hanno davanti una vita per conoscerlo. Basterebbe invece insegnargli a rispettare gli esseri che li circondano(persone e animali)

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    • In altre parole: educazione alla Pace che significa educare al rispetto reciproco, non lasciarsi influenzare dai pregiudizi, conoscere i fatti per poterne discutere, stimolare il pensiero critico. Tutti obiettivi – e relativi strumenti – che noi docenti dobbiamo mettere in pratica tutti i giorni, qualsiasi sia l’argomento di cui trattiamo. C’è chi lo fa e chi no, come sempre.

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  4. Sai che dopo anni (mia figlia frequenta la 4 scientifico) ha finalmente trovato un insegnante appassionato del suo lavoro che ha coinvolto i ragazzi in questi argomenti. Un abbraccio

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  5. Personalmente, ritengo che questi avvenimenti siano troppo importanti per tacere, soprattutto con il rischio di dimenticare…
    E ritengo che vadano affrontati e in modo trasversale, non solo relegati all’insegnante di italiano, come fossero argomento di interrogazione.
    Proprio ieri ne parlavo con i miei alunni di prima media, accorgendomi di quanto poco e male informati fossero sull’argomento, ma anche di quanto fossero interessati e disposti ad aprire un dialogo, cercare risposte. Spesso a scuola si gestisce male questo aspetto, ma è un compito cui non possiamo sottrarci ed è perciò necessario investire energie perchè la memoria di questi fatti sia mantenuta.

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    • Concordo al 100% e fa molto piacere sentire che una prof di Matematica dica che non tutto debba essere demandato ai prof di Lettere. Nella mia lunga carriera mi sono spesso sentita dire: pensaci tu, insegni italiano, no? 😦

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      • Brutta risposta quella che ti hanno dato: “insegni lettere, pensaci tu”, davvero triste e con una prospettiva mentale troppo limitata 😦
        In compenso, una volta stavo raccontando ad amici di una mostra di pittura che avevo visitato e mi sento dire: “Tu vai alle mostre?? Allora, anche voi che insegnate matematica siete umani?” 😦

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      • Purtroppo la gente è ancorata ai pregiudizi che sono davvero difficili da abbattere. Si tende a pensare che i docenti di materie scientifiche vivano in un mondo fatto di numeri e formule e che considerino “cultura” solo ciò che ha a che fare con le materie insegnate. Al contrario, si crede che i docenti di materie umanistiche siano i veri detentori del “sapere universale” (in fondo, si chiedono i più, a cosa servono i numeri? Nella vita di tutti i giorni il primato va alla parola, quindi saper ben parlare e scrivere correttamente sono considerate competenze utili e indispensabili, al contrario delle competenze acquisite in ambito scientifico). Io ho incontrato docenti di Matematica con una cultura vastissima in ogni ambito e colleghi di Lettere molto ignoranti per ciò che riguarda le materie insegnate, non parliamo poi della matematica! Vabbè, in quest’ultima categoria – quelli che hanno ben poche competenze in ambito matematico, giusto ciò che serve per calcolare i punteggi nelle varie prove e per fare la media dei voti 😉 – mi ci inserisco anch’io …

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      • Quel che dice è vero, soprattutto riguardo i pregiudizi sempre duri a morire. E purtroppo questi tempi, in cui si insegue la specializzazione maniacale e si sa tutto solo in un ambito ristretto, non favoriscono lo sviluppo della cultura e, di conseguenza, della persona in senso ampio. Io resto convinta che sia necessario uno sguardo a 360°.

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  1. Pingback: Giorno della Memoria e la Shoà, quale il messaggio agli studenti | Diemme

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