VE LO RACCONTO IO “IL” VERGA

stupidario maturitàRaduno insieme i tre grandi romanzieri, accomunati da un’unica infelice sorte; quella di comparire nei programmi d’esame insieme alla lettura integrale delle loro opere. Il Verga con I Malavoglia, Svevo con La coscienza di Zeno e Pirandello, solitamente, con Il fu Mattia Pascal.
Trattandosi di prosatori, lo studio dei loro testi, nonché la loro interpretazione, risulta abbastanza abbordabile dagli studenti.

Ho detto “abbastanza”, sia ben chiaro.

L’elegante termine “pizzoso” riferito a Verga ha origine dall’esclamazione che sgorga spontanea ogniqualvolta gli studenti sentono nominare I Malavoglia: “Uffa, che pizza!”.
Giovanni verga era “un siciliano mal ambientato a Milano perché siciliano”: così se ne torna a casa “dove si sente molto più importante e si mette a scrivere cose sulla vita dei pescatori poveri che non potranno mai, per colpa dell’ostrica e del suo ideale, diventare ricchi e nobili come lui”.

Nei Malavoglia l’argomento di particolare difficoltà è quello dei “lupini”. Tutti li nominano, ma cosa siano nessun lo sa:

-Commissaria: “Che cos’è la Provvidenza nei malavoglia?”
-Esaminanda: “Barca”
-Commissaria: “Ssssì…E poi? Chi c’era sulla Provvidenza?”
-Esaminanda: “Bastianazzo”
-Commissaria: “Va bene, ma cosa trasportava la Provvidenza oltre Bastianazzo?”
-Esaminanda: “Lupini”
-Commissaria: “(Sospiro) Allora?! Che succede?”
-Esaminanda: “Naufragio”
-Commissaria: “Oh! E Bastianazzo?”
-Esaminanda: “Annega”
-Commissaria: “E i lupini?”
-Esaminanda: “Morti tutti”

Un altro diciottenne invece affermò trionfante che sulla Provvidenza “c’era un carico di lupare”, svelando in tal modo gli oscuri traffici del boss ‘Ntoni, il quale aveva un figlio che si chiamava Bastianazzo “perché era grande e grosso come un bastione”.
Come dei Promessi Sposi, anche dei Malavoglia è richiesta all’esame la lettura completa; ma pure in questo caso gli studenti barano. Si comprano un “bignamino”, leggiucchiano qualche riassunto qua e là apprendendo superficialmente. E i risultati si vedono.
Un giorno che, stanca di sentirmi ripetere sempre le stesse cose, domandai di essere edotta sul personaggio dei Malavoglia nomato Piedipapera, venni scambiata per una tipa in vena di scherzi: “Ma prof.! Mi sta prendendo in giro, lo so! Piedipapera è un personaggio dei Puffi!”. Accennando invece in classe a Tigre reale, storia della passione morbosa tra una donna sensuale e un giovane senza nerbo, mi capitò di sentirmi porre la domanda: “Ma come facevano, se lui era senza nerbo?”

Tratto dallo “Stupidario della maturità” di Mitì Vigliero Lami LINK

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 13 marzo 2013, in Esame di Stato, Letteratura Italiana, libri, scuola, studenti con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Io mi vergogno ad esportare tanta e tale ignoranza nel mondo!!!

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    • Anch’io, però penso che ci sono tali capre (per dirla alla Sgarbi) che non ascoltano e non vogliono imparare. Ricordo che qualche anno fa alla maturità non so quanta gente ignorasse i Patti lateranensi. Uno pensava fossero un piatto tipico della cucina laziale.
      😦

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  2. Non si sa se ridere o piangere!Penso si dovrebbe ridare serietà agli studi già a cominciare dalla scuola elementare, individuando dei saperi essenziali, senza disperdersi in tante nozioni, e soprattutto OBBLIGANDO gli alunni a studiare, e in modo razionale, e a riflettere prima di parlare o scrivere. Ma li avete visti i libri di scuola media? Sono pieni di domandine sceme sui brani letti, domandine a cui i ragazzi(complici i docenti)possono rispondere direttamente sul libro. Ecco perché i ragazzi arrivano alle scuole superiori senza sapere né leggere né scrivere!

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    • Non ho visto i libri della scuola media (non quelli recenti, almeno) ma devo dire che quelli del biennio non sono il massimo per quanti concerne la parte operativa. I ragazzi, anche quando rispondono alle domande che vengono poste, lo fanno in modo distratto, superficiale, usando un linguaggio essenziale e nemmeno del tutto corretto, il più delle volte. Insomma, quel che manca è l’esercizio, oltre allo studio naturalmente. Ma diciamo che l’uno chiama l’altro e senza esercitarsi seriamente lo studio è certamente superficiale.

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  3. Ci sarebbe da ridere se poi questi giovani non si diplomassero, laureassero, e andassero in giro per il mondo a fare danni!

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