L’obiettivo che mi prefiggo con questo blog è quello di venire incontro alle esigenze degli studenti, delle famiglie e dei docenti. Sarà, almeno nelle intenzioni, mirato a supportare gli studenti nello studio, ad informare le famiglie e gli studenti stessi sul mondo della scuola e ad instaurare un confronto con i colleghi docenti.

Oltre a scrivere dei post, è mia intenzione curare particolarmente la sezione “Pagine” (visibile in alto, sotto il titolo del blog e sulla barra laterale), per dare un aiuto agli studenti in difficoltà. La sezione è in continuo aggiornamento e quasi quotidianamente pubblico dei materiali utili e appunti vari relativi alle diverse discipline che insegno: Italiano, Latino, Storia e Geografia. Ho anche in previsione di pubblicare materiali didattici e non, relativi agli ambiti in cui mi sento maggiormente competente.

Inoltre, di particolare interesse per gli studenti e per i docenti i links visibili sulla barra laterale che, per il momento, sono suddivisi in tre sezioni: “Parlano di scuola” (siti di riviste specializzate e altri siti inerenti le attività del Ministero dell’Istruzione), “La normativa in un click” (alcune leggi in vigore nei diversi ambiti di specifico interesse per i docenti ma anche per gli allievi che vogliono “vivere” la scuola in modo consapevole) e “Links utili per chi studia” (per supportare gli studenti nello studio ma, in qualche caso, anche per venire incontro alle esigenze degli insegnanti).

Potete visitare anche l’altro mio blog (LINK), se vi fa piacere, e leggere QUI qualche notizia su di me.

Chi volesse mettersi in contatto via e-mail può scrivermi all’indirizzo: marisamolesblog@gmail.com.

Grazie della visita e buona navigazione.

laprofonline

[immagine da questo sito; ULTIMO AGGIORNAMENTO 12 OTTOBRE 2011]

ESAME DI STATO 2013: APPELLO DELL’ANP AL MINISTRO CARROZZA PER PROTEGGERE GLI ESAMI DAGLI SMARTPHONE

esame-di-maturitaL’esame di Stato (per le scuole secondarie di II grado) è ormai vicino: si inizierà il 19 giugno con la prima prova scritta. Come ogni anno, assisteremo inermi alla pubblicazione, sul web, dei risultati, con le prove ancora in pieno svolgimento, grazie all’abilità di alcuni studenti ben veloci a trasmettere via telefonino la fotografia delle tracce o dei quesiti proposti.

Ma alla destrezza dei ragazzi inevitabilmente si aggiunge la noncuranza dei commissari o dei docenti delegati alla sorveglianza. Sono perfettamente consapevole che i furbetti, in quanto tali, applicano ogni strategia per non essere scoperti anche da chi cerca di prestare assidua sorveglianza. Però è anche vero che, senza la complicità dei siti web specializzati, ben pronti a pubblicare le soluzioni, il fenomeno sarebbe almeno in parte arginato.

Come ogni anno, l’ANP (Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola), unitamente al Gruppo di Firenze, rivolge un appello al ministro del MIUR perché gli esami di Stato nelle scuole superiori si svolgano in assoluta regolarità, a tutela della credibilità della scuola e nell’interesse dei tanti studenti che si impegnano con correttezza e serietà e per salvaguardare la stessa funzione educativa della scuola.

In particolare, nella lettera indirizzata alla professoressa Maria Chiara Carrozza, neoministro del MIUR, si sottolineano i seguenti punti:

1. Ricordare in modo circostanziato i doveri di sorveglianza che incombono ai commissari e i provvedimenti da prendere nel caso di studenti sorpresi a copiare.
2. Rafforzare tali indicazioni con l’adozione di strumenti giuridicamente più vincolanti degli attuali (secondo alcune pronunce giudiziarie, la mancanza di una normativa primaria in merito renderebbe illegittima l’adozione di sanzioni).
3. Valutare la possibilità di disporre l’utilizzo nelle sedi d’esame di apparecchiature elettroniche atte a rilevare la presenza di cellulari accesi, anche in stand-by. Tali apparecchiature, di basso costo, non emettono radio-frequenze (che potrebbero interferire con le comunicazioni), essendo soltanto rilevatori passivi delle frequenze emesse dai cellulari.
4. Prendere tutte le iniziative consentite dalle norme per contrastare l’attività dei siti che offrono il loro aiuto a chi vuole copiare e che comunque pubblicano le soluzioni delle prove d’esame durante l’orario in cui si svolgono, valutando ad esempio la possibilità di stabilire uno specifico divieto in tal senso e di rafforzare le possibilità di intervento della Polizia postale.

[per leggere l'intero testo CLICCA QUI]

Osservazioni condivisibili, certamente. Ma chissà perché ho l’impressione che anche questo appello non sortirà alcun effetto.

In realtà, il ministero lo scorso anno ha diffuso una nota (n. 3172 del 24 maggio 2012) che presumibilmente rimane in vigore, in cui si evidenzia il divieto di utilizzare, durante le prove d’esame, telefoni cellulari di qualsiasi tipo (comprese le apparecchiature in grado di inviare fotografie e immagini), nonché dispositivi a luce infrarossa o ultravioletta di ogni genere nonché l’uso di apparecchiature elettroniche portatili di tipo “palmare” o personal computer portatili di qualsiasi genere, in grado di collegarsi all’esterno degli edifici scolastici tramite connessioni “wireless”, comunemente diffusi nelle scuole, o alla normale rete telefonica con protocolli UMTS, GPRS o GSM o BLUETOOTH. Nella stessa nota vengono contemplati anche i provvedimenti da attuare contro i trasgressori: per coloro che fossero sorpresi ad utilizzarli è prevista, secondo le norme vigenti in materia di pubblici esami, la esclusione da tutte le prove.

Peccato, però, che, anche quando qualche maturando è stato sorpreso con il cellulare o altro dispositivo acceso, gli eventuali ricorsi al TAR siano stati accolti. In particolare, lo scorso anno un istituto scolastico, dopo la riammissione di un candidato espulso (che poi ha superato le prove e ottenuto il diploma), ha interpellato il Consiglio di Stato che ha chiarito che l’ipotesi di espulsione è prevista solo se il candidato è colto in flagranza di utilizzo. Da parte sua la commissione valutatrice aveva difeso il proprio operato in quanto, sebbene il candidato non fosse stato colto in flagrante, non aveva ottemperato ad un preciso obbligo, quello di consegnare il cellulare prima dell’inizio della prova. (leggi QUI la notizia)

La questione è, quindi, controversa. A parte il fatto che la normativa prevede che i candidati non si presentino con il telefonino e altri dispositivi nei locali scolastici dove devono sostenere l’esame. Ne consegue che il cellulare non dovrebbe proprio varcare la soglia dell’istituto e ciò basterebbe a contraddire il parere del Consiglio di Stato. Tuttavia, è plausibile che, nell’agitazione pre-esame, qualcuno se lo porti dietro e in questo caso è necessario consegnarlo ai commissari. Diciamo che, almeno su questo, si chiude un occhio.

La fiducia, però, non paga. L’unica possibilità che rimane per arginare il fenomeno è fare ricorso alla Polizia Postale oppure fornire a tutte le scuole le opportune apparecchiature che schermino l’istituto durante le prove. Come, appunto, chiede l’ANP.

CONCORSO DOCENTI: IN FRIULI-VENEZIA GIULIA È STRAGE DI CANDIDATI

Mean teacherNello scorso dicembre ai test pre-selettivi si erano presentati 2.100 per 103 cattedre. La maggior parte dei candidati era costituita da donne, l’età media era 38,4 anni. Nello specifico, circa la metà aveva un’età compresa tra 36 e 45 anni.

Ora, dopo la correzione degli scritti, dei 300 ammessi solo 29 hanno superato le prove nell’ambito letterario (ma le cattedre a disposizione sono 36) e 26 persone per 6 posti nell’ambito economico.

I commissari d’esame giurano di essere stati equi e puntato il dito sulla scarsissima preparazione dei candidati.
La griglia di valutazione stilata dai commissari d’esame parla di pertinenza, correttezza linguistica, completezza e originalità. «Trattazione dei contenuti conoscenze disciplinari specifiche e competenze metodologico didattiche, coerente con il quesito», si legge fra i criteri. E ancora: «Contesti informativi adeguati. Correttezza ortografica, grammaticale e sintattica. Lessico appropriato. Registro linguistico e stile appropriati e coerenti al contenuto. Chiarezza espositiva».

Gli errori riscontrati nelle prove corrette sono di tutti i tipi: ortografici e sintattici, cui si aggiunge la scarsa originalità, la non aderenza alla traccia proposta (sono andati fuori tema, insomma) e le risposte lasciate in bianco. L’apoteosi dell’ignoranza, a quanto pare. E già si punta il dito contro l’università che oggi non prepara gli studenti. Ma come “oggi”? Se l’età media è di 38 anni?

Se consideriamo che, specie nell’ambito letterario, le cattedre disponibili non sarebbero coperte nemmeno se tutti i candidati ammessi all’orale fossero promossi, si dovrà attingere alle graduatorie dei non abilitati o comunque costituite da persone che non hanno superato nemmeno i test pre-selettivi. In che mani andranno a finire i nostri studenti?

E meno male che gli studenti del Friuli-Venezia Giulia risultano essere fra i più bravi in Italia nei test InValsi, perfettamente in linea, quando non la superano, con la media europea.

[fonte: Messaggero Veneto]

Un perenne problema scolastico: le interrogazioni

Ribloggato da Il blog del Prof. Massimo Rossi Docente di Latino e Greco al Liceo-Ginnasio "A.Poliziano" di Montepulciano:

Mi è arrivato in questi giorni un commento ad un mio recente post (Ancora sul decalogo del docente) da parte di una signora, la quale è madre di ragazzi che sono andati o vanno ancora a scuola, ed in più fa la psicologa di professione. In quel commento lei sostiene, con argomenti in parte condivisibili, che le verifiche scolastiche sugli studenti non andrebbero mai programmate, perché altrimenti molti ragazzi, dopo essere restati inoperosi per mesi, si fanno la classica abbuffata di studio uno o due giorni prima dell'interrogazione, con il risultato di acquisire una cultura appiccicaticcia che viene dimenticata subito dopo.

Continua a leggere... 809 altre parole

Aggiungo all'ottima riflessione del collega Massimo una mia personale che riguarda sempre le interrogazioni. Non sopporto che i ragazzi concepiscano le verifiche orali come un affare privato tra l'insegnante ed i "malcapitati". Generalmente quelli che non sono "sotto torchio" studiano altre materie, copiano i compiti di chissà quali discipline dai quaderni dei compagni più volenterosi (e fin troppo disponibili!), quando non fanno salotto dedicandosi ad argomenti senz'altro più interessanti di quelli su cui verte l'interrogazione. Ho sprecato, e continuo a sprecare visto che non demordo, fiato per far capire ai miei allievi l'utilità che deriva dall'ascolto delle interrogazioni dei compagni. In primo luogo è pur sempre un ripasso, in secondo luogo le domande che il docente pone e gli argomenti "prediletti" sono praticamente sempre gli stessi. Quindi, non solo non ascoltano ma sono anche un po' ... ingenui, diciamo così. E se qualche mio allievo di quarta sta leggendo il post rebloggato su laprofonline sa di cosa sto parlando.

DOVE TI ISCRIVO IL PUPO? DOVE NON C’È IL LATINO di Alessandro D’Avenia

Dal momento che non è possibile rebloggare il post, riporto l’inizio di una condivisibile riflessione sulle iscrizioni alle scuole superiori che Alessandro D’Avenia ha pubblicato sul suo blog.

D'AveniaI dati delle iscrizioni alle scuole superiori parlano chiaro: cala la richiesta di formazione umanistica (classico e scientifico tradizionale) e cresce quella applicata e spendibile (lingue e scientifico, nella versione scienze applicate o tecnologico , cioè senza latino).

Questo riguarda quasi il 50% degli iscritti.
L’altra metà continua a guardare alla formazione professionale e tecnica che, per fortuna, rimangono forti (se solo le curassimo di più invece di farne troppo spesso un contenitore di frustrazioni sociali…). Le famiglie italiane e i loro figli si orientano quindi verso ciò che apparentemente dà più certezza di lavoro e quindi di futuro. Non tutti i mali vengono per nuocere. I ragazzi in questa epoca hanno bisogno di maggiore rigore logico. La loro relazione con la realtà è emotiva e reattiva.

L’abitudine al ragionamento astratto, alla logica matematica, potrebbe aiutare ad acquisire maggior raziocinio e dominio di sé. Potrebbe. Resta chiaro che la formazione umanistica è in declino, come la cultura occidentale. I licei classici sono spesso luoghi autoreferenziali in cui ci si lamenta del fatto che i ragazzi non leggono più, non si interessano più, lo schermo del loro smart­phone ​è stranamente più interessante delle declinazioni… Prevale la geremiade senza soluzione. Per carità, la geremiade ha la sua ragion d’essere, ma viene spesso e giustamente da un docente attempato che non ha stipendio e voglia sufficienti a cercare soluzioni totalmente o parzialmente nuove.

E non lo fa perché le soluzioni nuove – diciamocelo chiaro – richiedono più lavoro: più ore di lavoro. Se la scuola si salva è per il volontariato di quei docenti (di qualunque età) che amano lavoro e ragazzi e in qualche modo riescono a realizzare queste nuove pratiche in modo individuale o a piccoli gruppi, ma non riescono poi a farle diventare pratiche virtuose di sistema. Perché? Perché sono oggetto di invidia, pettegolezzo, in quanto minaccia per il quieto e pigro vivere generale. Non basterebbe chiedere ai professori migliori cosa e come fanno? CONTINUA A LEGGERE >>>

UN RIPASSO VELOCE? PROVA CON BIGNOMI

bignomi ramazzottiAi miei tempi c’erano i Bignami, snelli e agili compendi su cui si potevano ripassare le diverse discipline scolastiche. Negli anni Settanta e Ottanta andavano per la maggiore, in gradita compagnia dei traduttori che riportavano, oltre ai testi in lingua originale (perlopiù latino e greco), anche la traduzione in interlinea e, per le opere in versi, la metrica, bestia nera dei liceali, soprattutto quelli che frequentavano il classico. Non esistevano i computer, Internet faceva ancora parte della fantascienza e gli studenti si arrangiavano come potevano. Naturalmente c’era anche chi studiava sui Bignami, ma in realtà per una preparazione adeguata quei libricini non erano sufficienti in quanto parecchio riduttivi.

I tempi ora sono decisamente cambiati. Oltre a tutte le risorse digitali di cui gli studenti possono disporre (i siti ideati apposta per agevolare lo studio, anche se talvolta si sostituiscono agli allievi svolgendo i compiti per loro, ma anche le integrazioni ai libri di testo facilmente accessibili, corredati da attività specifiche per il ripasso e il recupero), è nato da poco, a cura di mamma Rai, il sito web www.bignomi.rai.it. Sembra un gioco di parole tra Bignami e Bignomi ma in realtà la parola va letta separando BIG da NOMI, ovvero i big che si sono prestati a dar voce e volto all’ultima novità nell’ambito del ripasso scolastico. L’idea è di Giovanni Benincasa, autore tv di grande esperienza e capacità di inventare nuovi strumenti per accattivarsi le simpatie dei giovani e non solo. Infatti, l’autore del Bignomi, il cui slogan è «Ripassa da noi», ritiene possa essere interessante anche per chi non frequenta la scuola da tanto tempo e magari è un po’ arrugginito. O semplicemente per chi vuole tenere la mente allenata e rinfrescare un po’ le conoscenze scolastiche ormai lontane.

Ma cos’è ‘sto Bignomi? Si tratta di cento clip, le prime di una lunga serie, a quanto pare, in cui alcuni vip tengono delle mini lezioni, della durata di pochi minuti, su argomenti letterari e storici. Così gli studenti che volessero ripassare il Risorgimento, possono fare affidamento su Rosario Fiorello che, con fare accattivante, lo racconta in una manciata di minuti. E che dire di Paola Cortellesi che espone Goldoni o disserta sulle origini della lingua italiana?

Altri attori vengono in soccorso agli studenti che aspettano l’ultimo momento per ripassare la lezione: così il simpatico Riccardo Rossi tratta la Questione Romana e Claudio Amendola espone l’indispensabile su Alfieri. Poi c’è la giovane Micaela Ramazzotti, perfettamente calata nel ruolo della prof, con tanto di occhiali, che espone in breve la Divina Commedia dantesca.

Non mancano i cantanti: a Max Pezzali è affidato il compito, per esempio, di trattare la Letteratura italiana con Italo Svevo e la storia con una lezione sulla II guerra mondiale; Malika Ayane si dedica invece a un poeta italiano del Novecento, Giuseppe Ungaretti.

E che dire degli sportivi? Una delle clip sulla letteratura di casa nostra ha come protagonista il pilota Alex Zanardi con il compito di illustrare in poche parole l’opera di Petrarca.

Questi sono solo degli esempi, naturalmente. La Rai, inoltre, rende nota la possibilità di scaricare le applicazioni per iOS o per Android, per avere le clip sempre a portata di telefonino.
Una raccomandazione agli studenti: non chiedete soccorso ai Bignomi per i compiti in classe. Le clip trattano gli argomenti molto all’acqua di rose, come si suol dire, e inoltre sarebbe scomodo copiare dai video, specialmente senza l’audio. ;)

ANTISEMITISMO IN CLASSE: LA PROF RICHIAMA L’ALLIEVA (EBREA) DISTRATTA RIEVOCANDO AUSCHWITZ

alunni-caravillani-al-museo (1)
Il fatto è accaduto nell’ottobre 2012 anche se la vicenda è stata portata alla luce solo giovedì scorso, 4 aprile, in occasione di una visita della classe coinvolta al Museo della Comunità ebraica.

Yael è una ragazza ebrea che frequenta la IV F del liceo artistico Caravillani di Roma. Durante una lezione la professoressa la vede distratta (in realtà Yael è in preda ad una forte emicrania) e l’apostrofa con queste parole: “Ad Auschwitz saresti stata attenta”, o qualcosa di simile.
Fin da subito la classe intera si è dimostrata solidale con la compagna e la preside dell’istituto, Anna Maria Trapani, il 21 gennaio scorso ha inviato alla docente un richiamo scritto.

Ma vediamo com’è stato ricostruito il fatto dal sito Romaebraica:

Un passo indietro. E’ un qualsiasi giorno di ottobre quando Yael entra come sempre in classe. Oggi, però, non si sente bene. Ha un forte mal di testa. È a disagio. Esce dall’aula. Prova a mangiare qualcosa. Ma nulla. Il dolore resta. Eppure decide di rientrare in classe. Yael prova a seguire. Non riesce. Non è attenta alla lezione. La docente lo nota. Forse pensa sia distratta da altro. La guarda. E con una frase lapidaria la riprende: «Se tu fossi stata in un campo di concentramento, avresti ascoltato». Yael resta di stucco. La classe anche. I suoi compagni sono prima sbigottiti, poi si stringono intorno all’amica. Attaccano la professoressa, le dicono che è razzista. Protestano. Alcuni, in tre, decidono che d’ora in avanti non avrebbero più seguito le sue lezioni. Uno scatto d’orgoglio e senso civico da parte del Caravillani. Un fatto che cattura l’attenzione dell’ebraismo romano».

Giovedì scorso, come già detto, la classe è stata ospitata al Museo della Comunità Ebraica di Roma, dove il presidente Riccardo Pacifici, a metà percorso, ha riunito i ragazzi nel Tempio Spagnolo per ringraziarli: «Sono commosso di fronte all’appoggio che avete dato alla vostra compagna – ha detto Pacifici -. Mi capita spesso di andare nelle scuole per parlare di Shoah, per ricordare l’importanza della tolleranza nei confronti del prossimo. Ma mai mi era capitato di assistere a un fatto simile. In un periodo di crescente intolleranza antisemita, xenofoba e razzista, un episodio del genere dovrebbe essere premiato. Lo vorrei segnalare, quindi, alla presidenza della Repubblica affinché tutti voi abbiate il dovuto riconoscimento, affinché la cittadinanza riconosco quali sono gli esempi positivi.»

Pare che la professoressa sotto accusa si sia difesa davanti allo stesso Pacifici affermando: «Ho pronunciato quella frase per indicare un posto dove regnava l’ordine». Certo, peccato che la ragazza in questione fosse ebrea … una battuta infelice? una gaffe clamorosa? Potrebbe anche essere ma io, da docente, ritengo che una frase del genere non sia adatta nemmeno per chi ebreo non è. Tutt’al più mi capita talvolta di riprendere qualcuno chiedendo: “sei con noi o dove?”, e comunque un malessere lo so riconoscere e di solito prima mi informo sullo stato di salute dell’allievo distratto.

Ora la docente sarebbe in malattia. Nel frattempo la dirigente del liceo Caravillani è stata invitata dal ministro del MIUR Francesco Profumo a stilare una relazione sull’accaduto.

Grazie all’amica Diemme che ha segnalato la vicenda in un post (da cui ho ricavato la fotografia) e a Barbara che per prima ne ha parlato nel suo blog.

[fonte della notizia: Il Corriere]

ISCRIZIONI ALLE SUPERIORI: UNO SU DUE SCEGLIE L’ISTRUZIONE LICEALE

studentiIl MIUR ha pubblicato sul suo sito i dati concernenti le iscrizioni alle classi prime degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado per l’A.S. 2013/14.

Complessivamente, le iscrizioni, svolte per la prima volta attraverso la procedura on line, non senza qualche problema, sono state 515.807. In generale, nel confronto con l’anno precedente (2012/2013) si osserva un aumento delle iscrizioni nei Licei (+1,7%), una crescita seppur leggera degli Istituti tecnici (+0,4%) e un calo negli istituti professionali (-2%).

Tuttavia, parallelamente si riscontra un aumento di iscrizioni del 3% circa ai percorsi di istruzione e formazione professionale organizzati da strutture regionali accreditate, specialmente in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto e Friuli. La stima degli iscritti alla formazione regionale è di circa 31mila studenti.

Per quanto riguarda il liceo scientifico, la scelta più gettonata è stata l’opzione “Scienze applicate” che fa registrare l’aumento più significativo, passando dal 4,1% al 6,3%. Una lieve flessione si registra, invece, per il classico dove i ragazzi iscritti passano dal 6,6% al 6,1%.
In totale, gli studenti iscritti ai diversi indirizzi liceali sono il 49,1%.

LINK al sito del MIUR per ulteriori dati.

UN BAMBINO HA DUE MAMME: NIENTE FESTA DEL PAPA’ A SCUOLA

festa_del_papaRicordo quando i miei bimbi tornavano a casa dall’asilo o dalla scuola elementare tutti felici, stringendo nelle manine il regaletto per la mamma o per il papà. Gli occhi erano luminosi, il sorriso, a volte sdentato, era espressione della gioia e dell’orgoglio, quello di aver preparato un semplice biglietto oppure una poesia o un piccolo oggetto da donare ai genitori in occasione della festa della Mamma e di quella del Papà. Mio marito tiene ancora in macchina un block notes a forma di automobile, con la scritta “Per il mio papà”, che il secondogenito gli aveva confezionato alla scuola materna.

A parte i ricordi, devo essere sincera che non ho mai tenuto in grande considerazione queste feste perché ritengo che siano figlie del consumismo e facciano dimenticare la ragione per cui la festa della Mamma si celebra a maggio, mese dedicato alla Madonna, la madre di Gesù, e quella del Papà il 19 marzo, giorno in cui la Chiesa festeggia San Giuseppe, padre putativo di Cristo.
Però so per certo che i bambini in età scolare ci tengono molto, proprio perché hanno modo di dimostrare ai genitori la propria capacità manuale, seppur nella maggior parte dei casi siano le maestre a dare il tocco finale ai regaletti preparati.

Per questo motivo, per i ricordi che ancora custodisco, la notizia letta sul Corriere di oggi mi ha lasciata sconcertata.
In una scuola materna di Roma, le insegnanti, dopo aver sentito una psicologa, hanno deciso di cancellare la festa del papà, sostituita da una generica festa della famiglia, in occasione del 19 marzo, San Giuseppe e Festa del Papà. Il motivo? La scuola è frequentata da un bambino che ha due mamme … e nessun papà. Ma gli altri genitori non ci stanno e, numerosi, hanno inoltrato una formale protesta al Municipio II, di competenza per l’istituto. L’assessore municipale alle Politiche educative Gloria Pasquali ha dato loro ragione: «Mi sento di condividere il disappunto di queste famiglie, non si tratta di discriminare qualcuno ma credo che non sia corretto cambiare così il calendario delle attività scolastiche e che non sia nemmeno educativo per chi non ha il papà».

Anche Emma Ciccarelli, presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, è d’accordo: «Quello che ci sta a cuore – ha detto – non è la polemica fine a se stessa, ma il bene del bambino in questione. Quanti altri bambini in Italia vivono senza avere accanto i propri genitori? Penso ai bambini orfani ad esempio o a molti figli di genitori separati, anche per loro bisognerebbe non vivere questa festa? E dopo? Cancelliamo anche la festa della Mamma per tutti i casi inversi?».

Naturalmente, di tutt’altro avviso le associazioni a sostegno delle famiglie omogenitoriali. Per conoscere le loro posizioni vi rimando alla lettura dell’articolo linkato, non perché ritenga non abbiano diritto allo spazio in questo post ma solo per non dilungarmi troppo. Vi invito pure a leggere i numerosissimi commenti, alcuni dei quali davvero scioccanti.

Detto questo, io non ho alcuna riserva a prendere posizione: dopo l’abolizione delle recite di Natale per non offendere i bambini che professano religioni diverse dalla Cattolica, dopo che nel reparto di maternità si decide di sostituire il braccialetto destinato al “padre” con la dicitura generica “partner”, per non ferire la suscettibilità di due donne omosessuali, ora ci mancava pure l’abolizione della festa del Papà.
Intendiamoci: io sarei anche favorevole a lasciarla passare sotto silenzio, ma con altre motivazioni. Magari dicendo ai bambini che la festa di Mamma e Papà è ogni giorno tutte le volte che li prendono in braccio, li cullano, cantano loro la ninnananna, asciugano le lacrime quando sono tristi e partecipano alla loro gioia ridendo e giocando con loro.
Oppure, l’abolirei pensando a tutti i bambini meno fortunati che sono figli di coppie separate o hanno perduto uno dei genitori oppure sono stati abbandonati.

Ma rinunciare alla tradizione per non urtare la suscettibilità di chi rimane sempre un’esigua minoranza, proprio no, non lo trovo giusto. Che poi, onestamente, i bambini nati in famiglie omogenitoriali hanno già capito di essere “diversi”, sono perfettamente consapevoli di vivere in un contesto familiare anomalo rispetto lo standard. Non hanno certo bisogno di una Festa del Papà per rendersene conto.

Credo sia più facile spiegare a questo bambino perché non ha alcun regaletto da preparare per il papà piuttosto che dire a tutti gli altri che non possono preparare un dono per il loro.

[immagine da questo sito]

VE LO RACCONTO IO “IL” VERGA

stupidario maturitàRaduno insieme i tre grandi romanzieri, accomunati da un’unica infelice sorte; quella di comparire nei programmi d’esame insieme alla lettura integrale delle loro opere. Il Verga con I Malavoglia, Svevo con La coscienza di Zeno e Pirandello, solitamente, con Il fu Mattia Pascal.
Trattandosi di prosatori, lo studio dei loro testi, nonché la loro interpretazione, risulta abbastanza abbordabile dagli studenti.

Ho detto “abbastanza”, sia ben chiaro.

L’elegante termine “pizzoso” riferito a Verga ha origine dall’esclamazione che sgorga spontanea ogniqualvolta gli studenti sentono nominare I Malavoglia: “Uffa, che pizza!”.
Giovanni verga era “un siciliano mal ambientato a Milano perché siciliano”: così se ne torna a casa “dove si sente molto più importante e si mette a scrivere cose sulla vita dei pescatori poveri che non potranno mai, per colpa dell’ostrica e del suo ideale, diventare ricchi e nobili come lui”.

Nei Malavoglia l’argomento di particolare difficoltà è quello dei “lupini”. Tutti li nominano, ma cosa siano nessun lo sa:

-Commissaria: “Che cos’è la Provvidenza nei malavoglia?”
-Esaminanda: “Barca”
-Commissaria: “Ssssì…E poi? Chi c’era sulla Provvidenza?”
-Esaminanda: “Bastianazzo”
-Commissaria: “Va bene, ma cosa trasportava la Provvidenza oltre Bastianazzo?”
-Esaminanda: “Lupini”
-Commissaria: “(Sospiro) Allora?! Che succede?”
-Esaminanda: “Naufragio”
-Commissaria: “Oh! E Bastianazzo?”
-Esaminanda: “Annega”
-Commissaria: “E i lupini?”
-Esaminanda: “Morti tutti”

Un altro diciottenne invece affermò trionfante che sulla Provvidenza “c’era un carico di lupare”, svelando in tal modo gli oscuri traffici del boss ‘Ntoni, il quale aveva un figlio che si chiamava Bastianazzo “perché era grande e grosso come un bastione”.
Come dei Promessi Sposi, anche dei Malavoglia è richiesta all’esame la lettura completa; ma pure in questo caso gli studenti barano. Si comprano un “bignamino”, leggiucchiano qualche riassunto qua e là apprendendo superficialmente. E i risultati si vedono.
Un giorno che, stanca di sentirmi ripetere sempre le stesse cose, domandai di essere edotta sul personaggio dei Malavoglia nomato Piedipapera, venni scambiata per una tipa in vena di scherzi: “Ma prof.! Mi sta prendendo in giro, lo so! Piedipapera è un personaggio dei Puffi!”. Accennando invece in classe a Tigre reale, storia della passione morbosa tra una donna sensuale e un giovane senza nerbo, mi capitò di sentirmi porre la domanda: “Ma come facevano, se lui era senza nerbo?”

Tratto dallo “Stupidario della maturità” di Mitì Vigliero Lami LINK

Luci e ombre nell'insegnamento delle materie umanistiche: una riflessione e un'ipotesi di ricerca

Ribloggato da Critica Impura:

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Di LORENZA BONINU

Sono un'insegnante di lettere, come tanti altri: laureata in letteratura greca, docente ormai da trent'anni nei licei, momentaneamente prestata alla ricerca. Ho  sospeso il mio lavoro in classe per frequentare un dottorato in Sociologia.  Motivazioni? Il desiderio di comprendere cosa mi stesse accadendo, cosa stesse accadendo a quelli come me:  ma soprattutto di capire se, per caso, ci fosse una possibilità di salvaguardare la nostra funzione e le nostre motivazioni originali, sia pure adattandole ai cambiamenti disordinati e contraddittori che  la scuola italiana sta attraversando in questa fase confusa o se, al contrario, il nostro destino fosse ormai quello di rassegnarci ad un ruolo subalterno e, in ultima analisi, inutile e inefficace.

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Una riflessione lucida e attenta che può sembrare rassegnata ma non lo è.
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