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FIORONI VS PROFUMO: SBAGLIATA LA STRADA SCELTA PER RINNOVARE LA SCUOLA ITALIANA

L’ex ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, predecessore di Mariastella Gelmini nel secondo governo Prodi, critica aspramente la “politica degli specchietti” messa in atto dall’attuale titolare di Viale Trastevere, Francesco Profumo.

Contro la politica degli annunci serve agire, secondo Fioroni. Più fatti e meno parole, insomma. Perché per dare un nuovo impulso alla scuola italiana è necessario, sempre a detta dell’ex ministro, dare delle risposte a ciò che l’Europa ci chiede, ovvero «un sistema di valutazione serio, provvedimenti urgenti per il recupero di chi resta indietro e strumenti e risorse per migliorare le scuole che hanno bisogno. L’Ocse ci chiede di investire sull’aggiornamento e la riqualificazione professionale dei docenti per consentire tutto questo. Di fronte a queste priorità è paradossale che il ministro Profumo non avverta la necessità di interventi urgenti e di reperire risorse adeguate per consentire tutto questo e renderci competitivi in Europa».

Aspra la critica dell’ex ministro, esponente del Pd, nei confronti del programma che Profumo intende portare avanti per premiare il merito: «È del tutto evidente – continua Fioroni- che interventi esclusivamente mirati a incentivare la competizione e garantire l’eccellenza per pochi diano un’idea sbagliata e diversa dalla scuola della Costituzione. Questa prevede una comunità educante che recupera chi resta indietro e contemporaneamente stimola i migliori. Questa insistenza nell’ipotizzare un modello competitivo, senza nulla per le emergenze e i bisogni di tutti, dà l’idea di perseguire un disegno che vede una scuola di qualità per pochi e un nuovo avviamento professionale per i tanti“.

Personalmente sono d’accordo con Fioroni. Se ritengo giusto premiare gli studenti migliori (questo l’intento di Profumo), non si può trascurare chi, nel percorso scolastico, specie dopo aver assolto l’obbligo (ricordo che da anni è esteso al biennio delle superiori), si trova in difficoltà. Combattere l’abbandono è una priorità ma per farlo bisogna investire nelle scuole in cui il fenomeno è più esteso. D’altra parte, anche le eccellenze vanno coltivate e premiate: questo il programma del decreto in discussione al prossimo 6 giugno nella riunione del Consiglio dei Ministri.

Il cosiddetto “decreto merito“, preannuncia Profumo, premierà lo “studente dell’anno”, scelto, a partiere dal prossimo anno scolastico, da ogni istituto superiore tra gli studenti che otterranno i voti più alti alla maturità, a partire da 100. Si terrà conto della media degli ultimi tre anni, dell’impegno sociale e del reddito familiare. Lo “studente migliore” avrà diritto ad una riduzione di almeno del 30% delle tasse per l’iscrizione al primo anno di università e una borsa di studio aggiuntiva. Verrà poi istituita una card, denominata, “Iomerito“, con la quale gli studenti potranno ottenere sconti per musei e trasporti. Ma c’è di più nel programma del ministro del MIUR: nel corso dell’anno scolastico i primi tre piazzati alla fase nazionale delle Olimpiadi per materie scolastiche saranno iscritti (gratuitamente) a “master class” estivi nella disciplina affrontata. Da ottobre verranno inoltre promosse delle Olimpiadi internazionali in sette materie.

Veniamo ai docenti. Per il momento Profumo ha rivolto la sua attenzione a quelli che insegnano negli atenei nazionali. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che il grosso scoglio è costituito dalle scuole secondarie di Ii grado in quanto, per arrivare all’università, un diploma bisogna pur prenderlo. Non si può, dunque, trascurare l’insegnamento presso gli istituti superiori. E’ vero che già l’ex ministro Gelmini ha istituito la famigerata “sperimentazione del merito” che ha suscitato molte perplessità. Ma, al di là del valore e dell’efficacia che si può attribuire a tale sperimentazione, il problema è che non dovrebbe trattarsi di fondi limitati alle scuole e ai docenti individuati per tale sperimentazione. Il “premio al merito” va esteso a tutte le scuole sul territorio nazionale, altrimenti non sapremo mai quali funzionano meglio, nel complesso, ma conosceremo solo quelle che, fra le prescelte, hanno ottenuto dei premi o meno. Tuttavia ritengo che parlare di merito tenendo ben chiuso il “portafoglio” sia del tutto inutile.

Che dire poi della formazione dei docenti? Il TFA (Tirocinio Formativo attivo) per i nuovi docenti è un’idea che potrebbe funzionare. Ma così si rischia di avere dei docenti giovani preparati e selezionati lasciando in cattedra i più “vecchi” (specialmente nella prospettiva di continuare ad insegnare fino a 70 anni) che, pur avendo più esperienza didattica, non è detto che siano gli insegnanti più efficaci. Trascurare questo dettaglio sarebbe un grave errore. Quindi è necessaria quella formazione in servizio di cui si parla dai tempi della Gelmini e che, fino ad oggi, non è mai stata messa in pratica. Perché? Presumo sia sempre un problema legato ai fondi.

Detto questo, come si può non dar ragione a Fioroni quando afferma che bisogna investire sull’aggiornamento e la riqualificazione professionale dei docenti?

[fonte Repubblica: 1° articolo e 2° articolo]

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