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PER OTTENERE DEI RISULTATI A SCUOLA IL TALENTO NON È INDISPENSABILE

studenti

Gli studenti statunitensi dicono che per andar bene in matematica bisogna esserci tagliati, mentre nove studenti asiatici su dieci rispondono che basta applicarsi, e sono convinti che gli insegnanti possano aiutarli a farlo. (LINK)

Dagli studenti statunitensi i nostri hanno ben poco da imparare. Chi ha trascorso un anno all’estero, un exchange student program in una delle high school degli States, è tornato con un bagaglio di esperienze che da sole basterebbero per definire lo studio all’estero un’opportunità. Ma per quanto riguarda le conoscenze, il bagaglio che uno studente liceale italiano acquisisce in un anno di studio non è paragonabile alla misera formazione che ottiene frequentando una scuola analoga negli USA. Non c’è paragone: dal punto di vista qualitativo la scuola italiana offre di più. Checché se ne dica.

Lo dicono, tra l’altro, gli studenti stessi. E non deve stupire l’affermazione degli americani che per ottenere dei risultati a scuola ci vuole talento. Per andare bene in matematica non si deve per forza esserci tagliati (e lo dice una che l’ha sempre odiata ma si è comunque impegnata nello studio) basta applicarsi. Non a caso a dircelo sono gli studenti orientali: Corea del Sud, Thailandia, Giappone sono paesi in cui vige un rigore tale da portare senza problemi qualsiasi studente ad un livello accettabile. Certamente hanno una grande importanza il valore che si dà allo studio, in famiglia prima di tutto, la rispettabilità di cui godono gli insegnanti e l’ottima opinione di cui gode la scuola come istituzione.

Se uno studente americano, con cui senza dubbio molti italiani concordano, è convinto che ci voglia talento per imparare qualsiasi disciplina (non a caso il loro piano di studi non è imposto ma basato sulle scelte individuali) e un asiatico pensa ci voglia solo impegno, non si tratta soltanto di punti di vista ma di una vera e propria forma mentis.

Noi docenti italiani ancora non abbiamo ben formato quelle menti. Ma forse non è solo colpa nostra.

[immagine da questo sito]

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CON LA SPENDING REVIEW PAGELLE ON LINE E REGISTRI ELETTRONICI. E SE SUCCEDESSE COME NEGLI USA?


La spending review ha previsto, dal prossimo anno scolastico, la digitalizzazione di tutte le pratiche che fino ad ora hanno richiesto l’utilizzo del materiale cartaceo. Le pagelle e le iscrizioni scolastiche on line (queste ultime già possibili per mezzo del progetto La scuola in chiaro, ma opzionali, nel senso che si poteva ancora procedere con la compilazione dei moduli cartacei) e i registri elettronici. Quest’ultimi davvero difficili da realizzare in poco tempo, come hanno già fatto sapere gli esperti. Senza contare la trasmissione via plico telematico delle prove d’esame già sperimentata quest’anno, contribuendo ad un risparmio di 240mila euro, stando alle parole del ministro Profumo.

Insomma, via la carta. E su questo concordo, anche perché, oltre al vantaggio del risparmio, ne beneficia la natura con meno disboscamenti. Però io delle perplessità le avrei, specie riguardo alle pagelle e ai registri digitalizzati.
Altrove ho, infatti, ipotizzato che i ragazzi, quelli più esperti, facilmente potrebbero entrare nei siti riservati delle scuole e cambiarsi i voti. Ma quello che è successo negli USA va, a mio avviso, al di là della più fervida immaginazione.

Ecco quello che è accaduto in Pennsylvania. Una mamma “haker” – in realtà una donna che aveva già lavorato come segreteria del distretto scolastico tra il 2008 e il 2011 – ha violato per ben 110 volte il sistema scolastico per apportare delle modifiche ai voti dei suoi figli. In un caso ha pure ottenuto la promozione della figlia che rischiava la bocciatura, mentre per un altro dei suoi pargoli ha “soltanto” alzato la media dei voti.

Ora la donna, Catherine Venusto, 45 anni, rischia 42 anni di carcere e una multa di 90 mila dollari. Agli agenti che l’hanno interrogata ha candidamente detto che non pensava di compiere un’azione illegale ma soltanto immorale.

Dalla lettura di questa notizia nasce in me una duplice riflessione:
in Italia nemmeno gli assassini si fanno 42 anni di carcere, figuriamoci quanto rischierebbe una mamma nel caso modifichi i voti dei figli on line;
– e poi ci lamentiamo dei genitori italiani?

Il fatto è che i figli so’ piezz’e core, cosa non si farebbe per loro?

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