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Fidenia: un social learning per le esigenze di docenti, studenti e genitori

Molto interessante.

Insegnanti 2.0

fideniaFidenia , nuovissimo prodotto in ambito digitale, nasce con un obiettivo giustamente ambizioso, quello di diventare il “ social learning ” di riferimento in ambito nazionale.
Realizzato da un giovane team tecnico che ha studiato attentamente le esigenze di docenti, studenti e genitori, Fidenia ha una grafica pulita e di piacevole impatto: una volta registrati gratuitamente (come docente, studente o genitore) si entra infatti nella home in cui compare la bacheca personale e la possibilità di accedere ad una serie di utilissimi servizi chiaramente indicati nelle barre in alto o in quelle laterali.
Le opzioni offerte dal social sono numerosissime:
– pubblicare uno stato, un file, un’immagine o creare una domanda
– selezionare la visibilità dei propri post (pubblica, solo collegamenti, personalizza)
– creare un corso o un gruppo
– stabilire collegamenti con altri iscritti
– aggiungere risorse (cartella, file, link, pagina)
– inserire un evento nel proprio calendario personale

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L’amicizia su Facebook non si chiede: si negozia. Il racconto del rapporto tra genitori e figli in un ambiente connesso

Articolo molto interessante e utile.

i media-mondo: la mutazione nella connessione

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La relazione tra genitori e figli è sempre complessa. Tanto più in un contesto comunicativo che vede la diffusione nella realtà quotidiana di strumenti di connessione permanente e lo sviluppo di una narrazione nei media informativi su giovani e Internet spesso suggestiva e fuorviante. Il fatto ad esempio di pensarli come “nativi digitali” porta a raccontarli come una generazione che ha come dato naturale una competenze per il digitale che noi non abbiamo, come una specie frutto di un adattamento darwiniano all’ambiente online. Il che si traduce spesso in una deresponsabilizzazione del mondo degli adulti che interviene solo quando si trova di fronte ad evidenti storture: cyberbullismo, sexting, hate speech, ecc.

Tutti concetti, tra l’altro, che trattiamo in modo a-problematico e non come fattori culturali di una relazione consistente tra online e offline che incide su un’unica vita, quella dei nostri figli (dovremmo provare a rileggere il sexting

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I NATIVI DIGITALI? CE LI SIAMO INVENTATI NOI

tablet bambiniRiprendo a parlare dei giovani d’oggi, quelli che chiamiamo “nativi digitali” riferendoci al fatto che le nuove generazioni sono a contatto con la tecnologia digitale fin dalla più tenera età.

Anche a scuola il dibattito è acceso: dobbiamo adeguarci alle nuove richieste dei bambini e dei ragazzi? Una scuola innovativa non può prescindere dalla tecnologia: è giusto far usare il tablet, solo per fare un esempio, agli scolari della primaria? La scuola è noiosa: perché non venire incontro alle esigenze dei discenti con una didattica innovativa che faccia uso della LIM?

Tante domande che hanno risposte diverse. C’è chi incoraggia l’utilizzo di sussidi informatici per un apprendimento veloce e interessante, per loro ovviamente, e c’è chi sostiene che già a casa i ragazzi stiano per ore incollati al monitor di un pc o di un tablet, utilizzando i social network e applicazioni ludiche. Almeno per imparare qualcosa di valido e duraturo bisogna rimanere fedeli ai vecchi strumenti didattici: i libri di testo, rigorosamente cartacei, e tutt’al più qualche sussidio come film e power point per spiegazioni veloci.

Non si arriverà mai ad una posizione univoca, ad una soluzione condivisa.

Ma ci siamo mai chiesti cosa significhi davvero “nativi digitali”?
Una spiegazione esauriente la fornisce danah boyd – rigorosamente scritto minuscolo per adeguarsi alla scomparsa del maiuscolo dettata dall’utilizzo dei telefonini e dei social network – nel libro It’s complicated. The social lives of networked teens (YUP), uscito proprio in questi giorni negli Stati Uniti.

L’autrice rifiuta l’etichetta “nativi digitali” e lo spiega a chiare lettere:

Quando parliamo di “nativi digitali” non ci vogliamo prendere la responsabilità di aiutare i ragazzi. La retorica che circonda i “nativi” vuol far credere che i giovani siano per natura abili con la tecnologia in virtù dell’anno in cui sono nati. Mentre i dati che abbiamo, e non le impressioni, dimostrano che molti ragazzi non hanno neanche competenze tecnologiche di base.

Insomma, pensiamoci: abbiamo creato dei “mostri”. Personcine che prendono confidenza con l’informatica, senza capirne un acca dal punto di vista tecnico, solo perché vedono gli adulti che ne fanno un uso smodato, senza tener conto che è l’esempio che conta. Quale modello possono mai essere dei genitori incollati allo smartphone che rispondono distrattamente alle richieste dei più piccoli? Alla fine i figli crescono con l’idea che ciò che rapisce così tanto gli adulti debba essere per forza molto interessante.

I più giovani sanno usare la tecnologia meglio di tanti adulti, è vero. Ma, come sostiene la boyd, non nascono con il tablet nella culla al posto dei vecchi sonagli e pupazzetti di peluche. Siamo noi grandi a dare l’esempio e, rassegnati, li definiamo “nativi” quando dovremmo semplicemente chiamarli “malati digitali”.

[fonte: intervista a danah boyd su pagina99.it, segnalata da @tuttoprof; immagine da questo sito]

ROMA: STUDENTE SUICIDA, INDAGATI GLI INSEGNANTI

andrea suicidaAndrea aveva 15 anni, si è suicidato perché preso in giro dai compagni di scuola per una presunta omosessualità. Aveva un soprannome: “il ragazzo dai pantaloni rosa”.
Il fatto è accaduto il 20 novembre 2012 e solo ora la magistratura ha iscritto nel registro degli indagati tre docenti del liceo Cavour di Roma, frequentato dal ragazzo. L’accusa è quella di «omessa vigilanza». Anche la dirigente della scuola è sotto accusa perché sarebbe stata a conoscenza delle vessazioni subite da Andrea ma non ha ordinato ai docenti di porre un freno alle offese che i compagni continuavano ad indirizzargli.

Secondo le testimonianze di amici e compagni della vittima, il quindicenne sarebbe stato vittima di vere e proprie persecuzioni da parte dei coetanei, senza che gli insegnanti se ne preoccupassero. Essi, anzi, avrebbero ostentato completa indifferenza.

Una professoressa, stando alla testimonianza della madre di Andrea, durante un’interrogazione avrebbe commentato un’abitudine del ragazzo, quella di dipingersi le unghie di rosa, chiedendogli che cosa ne pensasse sua madre. A quel punto lo studente avrebbe risposto: “Mamma dice: basta che poi mi porti i nipotini”. A quel punto, i compagni si sarebbero messi a ridere.

All’indomani del suicidio, per mezzo di una lettera aperta ad un quotidiano, la scuola ha smentito che il ragazzo fosse omosessuale e ha escluso la propria responsabilità:

A. era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto: era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità); era curioso e comunicativo, pieno di vita e creativo, apprezzato a scuola dagli insegnanti; soprattutto era molto amato da tantissimi amici e compagni. Probabilmente nascondeva dietro un’immagine allegra e scanzonata una sofferenza complicata e un profondo e non banale “male di vivere”. [LINK]

A conferma del carattere solare di Andrea, il commento dell’istruttore di vela, Mauro Pandimiglio, che aveva seguito la classe per una settimana: «Un ragazzo dolce, molto sensibile, di una simpatia unica e molto amato dai suoi compagni di classe. Sono stato con lui per sette giorni per 24 ore e l’unica cosa che posso dire è che era un ragazzo simpaticissimo, socievole, originale e con un rapporto straordinariamente affettuoso con la sua classe. Ricordo ancora quando mise i suoi vestiti, tutti ordinati, nel frigorifero del bungalow. Lo usò come armadio. Quell’episodio fece ridere tutti…».

Questa la notizia in sintesi.
Onestamente non credo che quei docenti e la dirigente possano avere grandi responsabilità. La battuta della prof è stata sicuramente infelice ma bisogna vedere in quale contesto era calata. Se, come sottolineato nella lettera, Andrea era un ragazzo pronto alla battuta e a fare anche autoironia, magari quella domanda rientrava nelle relazioni alquanto distese che aveva con i docenti, forse con quella docente in particolare.
Mi chiedo, invece, quale sia la responsabilità della famiglia. Per esempio, se le offese nei confronti di Andrea viaggiavano nel web, nei social network come pare, è evidente che la scuola non avrebbe potuto fare nulla. Piuttosto sarebbe interessante sapere se la famiglia fosse informata di ciò.

Voi che ne pensate?

[fonti: Il Corriere, Scuola di Vita.Corriere.it e Notizie.tiscali.it, da cui è tratta anche l’immagine]

CERVELLI NON IN FUGA


Ha vent’anni e frequenta la Bocconi. Matteo Achilli è già stato ribattezzato “lo Zuckerberg italiano”, appellativo affibbiatogli dal settimanale Panorama Economy.

Il merito di Achilli è quello di aver inventato un social network per chi cerca lavoro. Tutto qui, vi chiederete. Chissà quanti ce ne sono. E invece pare di no. Il ventenne bocconiano è il creatore del primo social network italiano a fini professionali: Egomnia. Non solo: la Provincia di Milano ha adottato il portale inventato dallo studente integrandolo con il database di aziende a disposizione dell’Afol (Agenzia provinciale per la formazione, l’orientamento e il lavoro). [informazioni più precise QUI]

Insomma, c’è bisogno degli “Archimedi Pitagorici” nostrani. Cerchiamo di tenerceli stretti!

Approfitto per segnalare un altro cervello non in fuga: si tratta di Stefano Maggiolino, ingegnere dei materiali, che assieme al suo team ha creato e produce i tatuaggi non permanenti in oro e argento. Vengono esportati in tutto il mondo con il marchio Genefinity. L’unico Paese in cui ciò non è stato possibile è l’Italia. Sul nostro territorio, infatti, i tatuaggi vengono distribuiti da una nota catena di gioiellerie con il proprio marchio. 😦

Ne ho parlato QUI. Il post linkato contiene anche un’intervista esclusiva realizzata lo scorso anno.

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