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SPAGNA: MAMME POSANO PER CALENDARIO EROTICO PER PAGARE SCUOLABUS

MADRES HACEN CALENDARIO ERÓTICO PARA FINANCIAR TRANSPORTE ESCOLAR
Monistrol de Montserrat è una cittadina catalana di tremila anime distante circa 40 km da Barcellona. I bambini che vi abitano non possono usufruire del servizio di scuolabus gratuito perché la scuola non è distante dalle loro case, pur trovandosi in cima a una montagna e per arrivarci bisogna percorrere una strada accidentata. La legge catalana prevede, infatti, che solo gli studenti che abitano a più di tre chilometri dall’istituto possano usufruire del servizio gratuito e non tiene conto delle difficoltà che si possono incontrare per arrivarci.

Per pagare il servizio in media ogni famiglia dovrebbe sborsare 90 euro al mese per una spesa complessiva di 7.200 euro. Una cifra decisamente elevata che l’amministrazione non intende accollarsi, considerando anche i tempi di crisi. Così, dopo che le proteste delle famiglie non hanno dato alcun esito, le mamme hanno pensato ad un’iniziativa piuttosto “originale”: posare nude, o in abiti succinti, per un calendario. Per ora sono state distribuite 3000 copie, al costo di 5 euro a calendario, e pare che l’iniziativa sia un vero successo: hanno già trovato due sponsor e sono disposte a ripetere l’esperienza anche in futuro.

Ora, io non sono generalmente una bacchettona ma in questo caso mi pongo due domande:

per il bene dei figli si è disposti a tutto, è vero. Ma questo non è un po’ troppo?

– visto che difficilmente i bambini potranno rimanere ignari dell’iniziativa, anzi, rischiano pure di vedere “appesa” la propria madre in qualche bar o altro esercizio pubblico, può essere considerato un messaggio positivo?

Insomma, noi combattiamo quasi quotidianamente la battaglia contro le “veline” e le altre showgirl che sulle copertine dei settimanali (visibili anche ai bambini sugli espositori delle edicole) ammiccano lanciando il messaggio che, se si è giovani e belle, si può conquistare il mondo, ci indigniamo contro la strumentalizzazione del corpo della donna operata dalla televisione e dalla pubblicità, e loro, le spagnole, con tanta disinvoltura appaiono in pose erotiche su un calendario per il bene dei figli. A questo punto mi pare che il benessere e la tutela della famiglia sia un surplus di cui la politica non si interessa affatto … e non solo da noi.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

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PONTREMOLI: CONFERMATA BOCCIATURA PER CINQUE SCOLARI DI PRIMA ELEMENTARE

La scuola è finita (almeno per quel che riguarda le lezioni) e spuntano, puntuali come ogni anno, le polemiche sulle bocciature. Basterà attendere qualche settimana, poi sentiremo anche le proteste per i pochi 100 all’esame di maturità e le bocciature facili da parte di commissioni troppo esigenti. C’est la vie. Tutti, comunque, sempre pronti ad esprimere giudizi affrettati senza avere nemmeno chiaro il quadro della situazione.

Io sono la prima a sostenere che non si dovrebbe mai bocciare. Ciò non significa, però, che si debbano mandare avanti scolari e alunni con una preparazione inadeguata al prosieguo del percorso scolastico. Come ho già detto, sono del parere che le bocciature, attualmente, siano dovute ad una serie di circostanze per cui è praticamente impossibile seguire ogni bambino e ogni ragazzino con un percorso individuale come effettivamente si dovrebbe. Guarda caso, il dito è puntato verso i provvedimenti voluti dalla Gelmini e volti al risparmio. Non c’è da stupirsi, quindi, che dei bambini in difficoltà debbano subire una bocciatura che si sarebbe forse potuta evitare se le classi fossero meno numerose, se gli insegnanti di sostegno potessero operare in modo diverso, con più ore a disposizione e senza dividersi tra alunni diversi con problematiche più o meno complesse, se venisse rispettato il limite di alunni nelle classi in cui viene inserito un compagno disabile.

L’ultimo caso balzato alle cronache è quello di cinque bambini bocciati in prima elementare in una scuola di Pontremoli (Massa Carrara). Alcuni genitori si erano rivolti al ministro Profumo il quale aveva inviato degli ispettori. Al termine dell’ispezione era stato ordinato al dirigente di far ripetere gli scrutini. Ma l’esito dei primi è stato confermato: i cinque bambini, tra cui uno disabile, dovranno ripetere la prima.

Dal canto suo, il dirigente Angelo Ferdani, dice di avere la coscienza a posto: “Sono stato io il primo a sollevare il problema del sovraffollamento delle classi ma nessuno mi ha autorizzato a creare una terza sezione di prima elementare”, ha spiegato pochi giorni fa. I genitori, che si sono costituiti nel comitato che conta circa 65 famiglie, rivelano che il dirigente già a febbraio aveva avvertito il Tar di avere cinque bambini da bocciare. La presidente del comitato osserva: “Dal punto di vista didattico ci sembrò una follia ma forse era solo un modo per risolvere il problema del sovraffollamento“. Più che risolvere io direi sollevare.

Allora mi chiedo: visto che nella maggior parte dei casi le classi-pollaio sono fuori legge (disattendono infatti la legge sulla sicurezza), perché il Tar non condanna il ministero, come dovrebbe, invece di limitarsi a dar ragione agli insegnanti, rei di aver bocciato dei bambini di sette anni?

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 2 LUGLIO 2012

LE MOTIVAZIONI DELLE BOCCIATURE

Non hanno raggiunto i requisiti minimi per la sufficienza, tra cui saper leggere, almeno in stampatello, e saper far di conto. Queste in sintesi le motivazioni che hanno portato alla conferma della bocciatura dei cinque alunni di prima elementare della scuola ‘Giulio Tifoni’ di Pontremoli dopo la ripetizione degli scrutini disposta dal Miur a seguito di un’ispezione ministeriale.

Nei giorni scorsi la scuola ha inviato i verbali dei nuovi scrutini all’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana. In questo modo la decisione presa dalla scuola è definitiva.

Il Miur, tuttavia, avrebbe manifestato l’intenzione di eseguire nei prossimi mesi ulteriori accertamenti sull’istituto. Sotto la lente d’ingrandimento del ministero potrebbero finire le modalità di conduzione dei corsi di recupero, che i bimbi bocciati hanno seguito senza successo.

Intanto, per il mese di settembre, l’Ufficio Scolastico Regionale organizzerà per tutti i docenti della Toscana corsi di formazione specifici, sui temi della valutazione e dell’accompagnamento dell’apprendimento dei bambini in situazioni di difficoltà.

Sul caso di Pontremoli Tuttoscuola ha già osservato che la normativa vigente consente, sia pure in casi eccezionali, di non ammettere alunni alla classe successiva. Quindi o si modifica la normativa eliminando del tutto la possibilità di far ripetere l’anno, superando la nozione di ‘requisiti minimi’, oppure le valutazioni dei docenti vanno accettate anche quando comportano la ripetizione dell’anno. Il resto è ipocrisia.

[FONTE TUTTOSCUOLA.COM]

GENITORI “IMBIANCHINI” RIMETTONO A POSTO LA SCUOLA IN DEGRADO


Una ventina di genitori, diretti dal capomastro, uno di essi la cui professione è proprio quella di imbianchino, hanno messo a posto le scuole dei propri figli, in grave stato di degrado. Il Comune, infatti, non avrebbe potuto affrontare la spesa a causa dei tagli ai fondi di cui sempre più scuole sono ormai prive.

Credo che la maggior parte dei lettori siano convinti che la singolare iniziativa interessi qualche scuola del “profondo sud”. Nossignori. Qui si sta parlando di due scuole per l’infanzia che hanno sede a Corsico, in provincia di Milano. Per l’esattezza, si tratta delle scuole Cabassina e Malakoff, rimesse a nuovo dai volenterosi genitori che oltre ad essersi improvvisati imbianchini, hanno provveduto anche a lavori di idraulica e decorazione, lavorando nei giorni di festa e durante i week-end.

Lodevole il lavoro fatto, certamente pensando ai figli che altrimenti sarebbero stati costretti a vivere per molte ore al giorno in un ambiente malsano.
Il papà imbianchino, signor Cella, spiega che aver messo a posto le classi, il salone, l’infermeria, il dormitorio, le porte e le finestre interne alla fine è stato pure un divertimento e ha favorito la socializzazione fra adulti, un aspetto che spesso viene messo in secondo piano nella scuola, dove si pensa che debbano socializzare soprattutto gli scolari. «Ci siamo anche divertiti – dice scherzosamente Cella – perché le nostre mogli, insieme a qualche papà, hanno pulito tutto in modo che la scuola potesse riaprire senza alcun problema. È stata un’occasione per conoscerci meglio, mangiando insieme pizza e birra. Quindi un’opportunità importante anche dal punto di vista umano.»

Fortunatamente almeno la pittura è stata fornita dal Comune. Il sindaco, Maria Ferrucci, osserva: «A nome di tutta l’amministrazione, ringrazio ognuno di questi cittadini e spero che altri possano aggiungersi, perché la crisi non sarà di breve durata e comunque da essa possiamo uscirne più forti se sapremo rinsaldare i legami di solidarietà sociale.»

Belle parole ma a me sembra che la solidarietà sociale non possa in alcun modo colmare le lacune di uno Stato che latita sempre più. Al volontariato degli insegnanti, che spesso fanno ore aggiuntive senza essere pagati per venire incontro alle esigenze degli allievi, o comunque svolgono mansioni “sottocosto” pur di non far mancar nulla all’utenza, ora si aggiunge quello dei genitori. In questo modo non si fa altro che incrementare il disinteresse dello Stato nei confronti di una scuola che, come un vecchio carozzone, va avanti sempre e solo confidando in uomini e donne di buona volontà.

[foto e notizia da Il Corriere]

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