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SÌ DEL MOIGE AI TEST INVALSI: STIMOLO PER DOCENTI E STUDENTI. MA GLI INSEGNANTI PROTESTANO

Una voce fuori dal coro, a quanto pare, quella del MOIGE, Movimento Italiano Genitori. La presidente, Maria Rita Munizzi, in occasione del via alle prove 2012 nella scuola primaria, ha dichiarato: «Riteniamo che i test Invalsi siano una metodologia positiva, poiché consentono una valutazione degli apprendimenti oggettiva e omogenea su tutto il territorio nazionale. Da questo punto di vista possono quindi rappresentare anche uno stimolo per studenti e docenti. Siamo preoccupati dalle dichiarazioni di alcuni insegnanti di boicottare i test».

Effettivamente alcune associazioni sindacali hanno organizzato delle forme di protesta: i Cobas hanno indetto tre giorni di sciopero durante i test per insegnanti e personale Ata, e la Gilda ha dichiarato che La somministrazione dei test Invalsi verrà operata utilizzando i docenti come semplici impiegati e operatori delegati da Invalsi, senza che alcuna norma contrattuale lo preveda. Il nodo della questione è, infatti, legato al ruolo degli insegnanti che dovrebbero non solo somministrare i test ma anche correggerli, eccezion fatta per le classi “campione” nelle quali sarà presente un delegato dell’InValsi nella veste di somministratore e osservatore.

La Flc Cgil, invece, invoca una presa di posizione di Profumo: «Il ministro intervenga al fine di evitare una situazione di crescente tensione e contenziosi legali infiniti». Mentre la CISL, per voce di Francesco Scrima, segretario generale del sindacato di categoria, esprime la convinzione che sia nell’interesse di ogni scuola partecipare alla rilevazione e utilizzarne gli esiti nella progettazione del suo lavoro.

Ancora una volta, dunque, i famigerati test dividono. Da parte sua il ministro Francesco Profumo si dimostra favorevole alla rilevazione degli apprendimenti nelle scuole di ogni ordine e grado: «L’Italia ha bisogno della valutazione – sostiene il ministro -: solo guardandosi allo specchio il paese può migliorarsi». E aggiunge che la «carenza di cultura della valutazione» di cui soffre il paese «ci sta penalizzando nei confronti internazionali». Invita, quindi, i docenti a collaborare per migliorare il processo di valutazione con le loro osservazioni, fornendoci il loro feedback per avviare un processo migliorativo.

Non ripeto per l’ennesima volta perché sono contraria ai test come strumento di misurazione oggettiva degli apprendimenti. Rimando ai miei articoli sul tema e alle riflessioni di chi ne sa più di me: Giorgio Israel, le cui osservazioni e riflessioni condivido pienamente.

Vorrei solo rivolgere un appello a quei docenti che sono contrari alla somministrazione dei test: non fatene una questione ideologica, pensate piuttosto allo spreco di denaro pubblico che i test comportano, considerati i tempi di crisi e il fatto che i risultati servono solo a stabilire quali regioni d’Italia eccellono e quali invece sono affossate nella loro irrecuperabile ignoranza. Lo dico perché sono convinta che nulla sia stato fatto, nonostante i test vengano somministrati da molti anni (solo a campione fino allo scorso anno), per rimediare alla situazione a volte disastrosa emersa in alcune realtà scolastiche italiane.

Io ho scritto al sito del governo, Spending Review. Fate come me invece di proclamare scioperi che assottigliano la busta paga e non portano da nessuna parte.

[fonte: Il Corriere]

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COMPITI A CASA? NO, GRAZIE. I GENITORI FRANCESI SI RIBELLANO

Ogni tanto ne sentiamo parlare. I compiti a casa sono scomodi, soprattutto per i genitori. Spesso si passano interi pomeriggi alla scrivania con i figli, specie se non particolarmente brillanti, e quella dei compiti per casa è considerata una vera schiavitù. Se poi gli insegnanti li assegnano anche per le vacanze (Natale, Pasqua, estate .. non importa, le vacanze sono vacanze ecchecaspita!), intere famiglie si sentono prigioniere entro le mura domestiche perché i figli devono lavorare.

E che dire dell’insana abitudine di sostituirsi ai figli – specie se piccoli, diciamo quelli che frequentano le elementari – nell’esecuzione del lavoro domestico così si fa più in fretta e una passeggiatina magari la si riesce a fare? Certo, i genitori credono di fare pochi danni, nella convinzione che prima o poi i bambini raggiungano una completa autonomia. Ma amare sorprese riserva il prosieguo degli studi …

Ieri al TG1 ho sentito che sempre più diffuso, in particolare per i ragazzi più grandi, è il ricorso a dei tutor disponibili su alcuni siti Internet. Oppure particolarmente affascinante, a quanto pare, è l’idea di fare i compiti assieme ai compagni via skype. Mentre una volta ci si incontrava a casa dell’uno o dell’altro, ora si sta comodamente seduti davanti al proprio pc, nella propria cameretta, immortalati da una telecamera e dotati di microfono al posto dell’obsoleta cornetta del telefono. E così le ore che gli studenti passano davanti al computer si moltiplicano, anche se con le più buone intenzioni.

Tornando alle famiglie e alla loro scarsa predisposizione ad accogliere gli obblighi scolastici dettati dagli insegnati, come se questi ultimi si divertissero a fare i sadici e basta, in Francia è in atto una vera e propria ribellione: almeno per le prossime due settimane, saranno i genitori a chiedere ai propri figli di non svolgere alcuna attività domestica. Cartelle chiuse oltre l’orario scolastico. Come potremmo chiamarlo? Lo sciopero degli zaini?

Questo singolare boicottaggio è stato ideato dalla Fcpe (la principale associazione che raccoglie i genitori dei ragazzi iscritti alle scuole pubbliche transalpine) con lo scopo di protestare contro “l’inutilità e l’ingiustizia” dei compiti a casa assegnati ai bambini che frequentano gli istituti elementari francesi. La protesta è partita da un blog e, com’era facile immaginare, ha raccolto già 22.000 adesioni e ha sviluppato un acceso dibattito sui quotidiani francesi.

I contestatori affermano che non solo i benefici degli esercizi scolastici a casa non sono mai stati provati scientificamente, ma che i compiti sono spesso causa di profondi litigi tra genitori e figli. Senza contare che i compiti sarebbero un motivo di discriminazione tra i bambini più fortunati che possono contare sull’aiuto di qualche familiare in casa e quelli che invece devono arrangiarsi da soli.

Anche se lo scopo di questa iniziativa è quello di organizzare due settimane senza compiti a casa e di immaginare assieme altri modi per comunicare il lavoro fatto in classe e anche se il Francia esiste una legge del 1956 che vieta agli insegnanti di assegnare compiti a casa ai bambini delle scuole primarie – legge che è aggirata dai maestri che assegnano delle attività da svolgere tenendo impegnati i bambini per più di un’ora la sera – credo che lo “sciopero” serva a ben poco se i genitori sono convinti che i compiti siano inutili e ingiusti. Nel momento in cui non si fidano dell’insegnante, come possono sperare di dar vita ad un dibattito sereno su questo argomento?

[notizia de Il Corriere]

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