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STANZIATI 15 MILIONI PER WIFI IN 1.554 SCUOLE SUPERIORI … MA INTANTO LE SCUOLE CADONO A PEZZI

lavagna multimediale
Il decreto legge 104/2013 “L’istruzione riparte” (convertito dalla legge 128) ha stanziato 15 milioni per impianti wireless nelle scuole. 1.554 scuole italiane (istituti secondari di II grado) beneficeranno dei milioni stanziati dal decreto: 5 milioni per il 2013 e 10 milioni per il 2014.

Continua il programma di digitalizzazione della scuola, già iniziato dal governo Berlusconi, grazie all’interessamento dell’ex ministro Renato Brunetta (ne ho parlato QUI), proseguito dall’ex ministro Francesco Profumo (ne ho parlato QUI) e portato avanti con grande sollecitudine e convinzione dall’attuale ministro del MIUR Maria Chiara Carrozza.

La digitalizzazione della scuola italiana stenta a decollare: il registro elettronico, tanto per fare un esempio, che a detta dell’ex ministro Profumo avrebbe dovuto essere in dotazione in tutte le classi scolastiche di medie e superiori, di fatto non è presente in tutte le scuole. Molti istituti, tra l’altro, devono ancora ultimare la cablatura, senza la quale non è possibile l’accesso ad internet in ogni aula.

In Europa la situazione è molto diversa. L’Italia, secondo l’Eurispes, impiegherà quindici anni per mettersi alla pari con gli altri Paesi europei. Troppo poche le risorse stanziate: solo 5 euro a studente, considerati i 30 milioni già stanziati.
Secondo i ricercatori, nel nostro Paese si contano 416 «Cl@ssi 2.0»: 124 classi, 240 docenti e 2.400 studenti nella scuola primaria; 156 classi, 1.400 docenti e 3.300 studenti nella secondaria di primo grado; 136 classi, 1.360 docenti e 2.900 studenti nella secondaria di secondo grado.

Grande interesse ha suscitato l’introduzione in aula della LIM (lavagna multimediale), ma le richieste superano di gran lunga i fondi che lo Stato è disposto a stanziare: ad oggi si contano 70mila lavagne interattive in 1.200 classi e solo 36 scuole sono coinvolte nelle nuove sperimentazioni didattiche. Circa 80mila sono gli insegnanti che hanno partecipato ad attività formative sull’uso di questo supporto digitale. Ma ne servirebbero un numero dieci volte maggiore per accontentare tutti.

Intervenendo mercoledì al Convegno «Educare alla Rete», in occasione della Giornata europea della protezione dei dati personali 2014, il ministro Maria Chiara Carrozza, riferendosi all’educazione digitale, l’ha paragonata a «un’educazione civica che si rinnova», aggiungendo che «la scuola deve cambiare la sua struttura seguendo il nuovo modo in cui il sapere si trasmette». Per i docenti, questo non dovrebbe essere «un elemento aggiuntivo, ma parte della propria professionalità».

Belle parole e buoni propositi. Intendiamoci, io non sono contraria alla digitalizzazione della scuola (non sarei una prof on line, altrimenti!), però penso che le priorità siano altre.

Secondo il recente Rapporto su sicurezza, qualità e accessibilità a scuola, una scuola su sette ha lesioni strutturali evidenti, presenti soprattutto sulle facciate. Muffe, infiltrazioni, aule con intonaci staccati sono la norma nel 20% degli edifici. Il 39% di questi non prevede alcun piano di manutenzione adeguato e il degrado crescente è testimoniato dal fatto che solo nel 2012 era il 21% a non prevederlo.
Non è tutto: nonostante il numero consistente di alunni disabili (207.244) che frequentano le scuole della nostra penisola, il 27% degli istituti non è dotato di rampe d’accesso, il 35% degli edifici scolastici non ha l’ascensore, nel 23% dei casi non è presente il bagno per disabili, il 44% delle aule non ha banchi adattabili ad una carrozzina, il 57% non ha attrezzature didattiche o tecnologiche per permettere una partecipazione valida degli studenti con disabilità alle lezioni. Non c’è spazio per carrozzine nei laboratori, nelle biblioteche, nelle mense.

Allora, vista la situazione mi chiedo: non potremmo fare a meno di registri digitali, LIM, WiFi in tutte le aule e dirottare i milioni stanziati per la digitalizzazione delle scuole verso la manutenzione, ordinaria e straordinaria, degli edifici scolastici? In fondo, stiamo parlando solo di sicurezza … che se ne fa uno studente della LIM quando il soffitto rischia di piombargli addosso?

Senza contare che non vedo di quale utilità possa essere il tablet sul banco se poi in bagno manca la carta igienica. A meno che non si voglia seguire l’esempio dello spot che ha come protagonista la povera Emma.

[fonti: Tuttoscuola, L’olandese Volante e Corriere; immagine da questo sito]

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CARO BRUNETTA, IL WI-FI A SCUOLA? NO GRAZIE. COSTOSO, INUTILE E ANCHE DANNOSO PER LA SALUTE


Sono 48 le scuole della provincia di Udine che hanno aderito all’iniziativa del ministro Renato Brunetta di inviare negli istituti scolastici dei kit per la connessione Internet, del tutto gratuita, per mezzo della rete Wireless. Ma i genitori non ci stanno: temono per la salute dei loro figli.

Secondo Mario Canciani, pediatra esperto di onde elettromagnetiche, hanno ragione. I sistemi Wi-fi – osserva Canciani – da poco tempo sono sul mercato. E per questo motivo i giudizi scientifici non sono ancora univoci. È comunque emblematica la decisione assunta dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, che dopo aver fatto installare sistemi per la connessione a internet senza fili in tutte le scuole della regione li ha fatti rimuovere con costi altissimi.

Le ricerche scientifiche in questo campo sono, quindi, inaffidabili, nel senso che ci potrebbero essere dei riSchi finora non evidenziati e, come sottolinea il dottor Canciani, nei bambini la radiazione da onde elettromagnetiche provoca danni maggiori rispetto all’adulto.

Le scuole che riceveranno i kit Wi-Fi sono 73 in Abruzzo, 56 in Basilicata, 181 in Calabria, 311 in Campania, 165 in Emilia Romagna, 48 in Friuli Venezia Giulia, 241 nel Lazio, 65 in Liguria, 380 in Lombardia, 89 nelle Marche, 28 nel Molise, 191 in Piemonte, 263 in Puglia, 64 in Sardegna, 209 in Sicilia, 146 in Toscana, 94 in Umbria e 204 nel Veneto.

Il progetto promosso da Brunetta e dal ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha comportato un investimento pubblico di 5 milioni di euro per la prima fase e prevede la partecipazione nella spesa anche da parte di Regioni, fondazioni e altri enti per consentire una copertura totale.

In tempi di crisi come questo, mi sembra che questi soldi pubblici ce li saremmo potuti risparmiare. Un progetto inutile e controproducente, come ho spiegato in quest’altro post. Se a ciò si aggiunge anche il rischio per la salute, allora mi sembra proprio demenziale.

[Fonte: Messaggero Veneto; ARTICOLO AGGIORNATO IL 22 AGOSTO 2011]

AGGIORNAMENTO 22 AGOSTO 2011

Leggo solo ora che il Consiglio d’Europa, nel maggio scorso, ha invitato gli Stati della U.E. a togliere dalle scuole il Wi-Fi e ha sconsigliato l’uso dei cellulari. Questo perché ci sono valide ragioni per credere che le onde elettromagnetiche possano arrecare gravi danni specialmente ai bambini. (QUI si può leggere il report del Consiglio d’Europa)

Quindi, non solo siamo l’ultima ruota del carro in Europa, siamo anche i più fessi: spendere 5 milioni di soldi pubblici quando gli altri Stati della U.E. stanno eliminando le reti wireless dalle scuole, non è un’operazione così intelligente.

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