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DÀ VOTI TROPPO BASSI: PROF SOSPESO DAL DS RIABILITATO DAL GIUDICE

L’opinione pubblica è contro la scuola e i docenti per i troppi compiti e i voti troppo bassi? La sentenza di un giudice del lavoro, cancellando una sanzione disciplinare ingiusta comminata a un docente, apre uno spiraglio di speranza per la ritrovata dignità di una professione che da troppo tempo è sotto i riflettori e non certo per il riconoscimento dei giusti meriti. Anche se si tratta di un caso, forse isolato, quanti di noi sono finiti sotto accusa per i voti troppo bassi, da parte dei genitori ma anche di qualche zelante Dirigente Scolastico il cui interesse primario è quello di non perdere iscrizioni?

A Casarano, in provincia di Lecce, cinque anni fa un docente di matematica in servizio all’istituto tecnico commerciale era stato sospeso dal capo di istituto perché troppo severo. All’atto della sanzione disciplinare inflittagli si contestava al professore la valutazione troppo severa degli alunni che avrebbe comportato una situazione di panico nelle classi che sfociava nelle proteste degli studenti e le preoccupazioni delle famiglie nonché la mancata collaborazione del docente a un dialogo costruttivo con gli studenti. In altre parole: l’insegnante, nonostante il richiamo del DS che, come egli stesso precisa nella memoria difensiva presentata al tribunale, aveva agito al fine di sedare gli animi e far rientrare la situazione nella normalità, non aveva operato, sempre secondo il capo di istituto, per porre rimedio alla situazione delineata, continuando a valutare gli alunni con “eccessiva severità”.

Ma che cosa significa normalità? Ce lo spiega il docente stesso che desidera rimanere anonimo: «Volevano solo tutti, preside, professori e famiglie, che mi adeguassi al sistema» o, per meglio dire, «poche regole chiare e non scritte. Non si possono bocciare più di 6-7 ragazzi all’anno altrimenti non si formano le classi successive

C’era un tempo in cui il bravo professore era colui che dava voti bassi e bocciava. Al contrario, chi esagerava nelle valutazioni veniva considerato poco severo e poco degno della cattedra che occupava perché non insegnava ai discenti ad impegnarsi e sudarsi un 7 o un 8, poiché i 9 e i 10 erano solamente un miraggio.

Ora i tempi sono cambiati. A scuola si deve essere comprensivi, possibilmente dotati di buone conoscenze in ambito pedagogico e psicopedagogico per individuare con esattezza le cause di un basso profitto e trovare i rimedi. C’è chi lo fa – modestamente mi includo nella categoria anche se non lesino i 2 e i 3 ai miei studenti, salvo poi cercare di farli arrivare ad un profitto positivo – e chi invece preferisce “andare per la sua strada”, senza modificare il proprio modo di valutare e senza cercare strategie mirate al superamento del problema.

Io non conosco il docente in questione, tuttavia posso condividere almeno in parte le sue riflessioni. «Le scuole devono avere un nome solido per potersi permettere di bocciare», prosegue il professore, «altrimenti si fanno terra bruciata intorno. E la stessa cosa vale per i professori: quelli che mettono voti reali, come me, vengono guardati male e costretti a giustificare ogni virgola, per cui quasi tutti si adattano mettendo sufficienze anche a chi non se lo merita».

C’è da aggiungere che sotto accusa è anche la scarsa preparazione degli allievi piuttosto che l’eccessiva severità del docente: «Ma non si tratta di essere severo: io penso di essere assolutamente normale.», spiega a sua discolpa il professore, «Quando sono entrato per la prima volta nell’istituto di Casarano, quello dove è scoppiato il caso, ho sottoposto i ragazzi di prima superiore ad un test matematico che viene proposto dal Miur per bambini di IV e V elementare, volevo valutare le loro condizioni di partenza. E per evitare polemiche ho usato quesiti riconosciuti, non inventati da me. Ma i risultati sono stati imbarazzanti, i ragazzi non erano in grado di rispondere a domande semplicissime: così ho messo loro voti bassi, come meritavano».

Nonostante ciò, pare che l’inflessibilità del docente incriminato abbia avuto come effetto una battaglia di piccoli dispetti, rimostranze, boicottaggi, visite degli ispettori ministeriali, circolari ritoccate, che è finita in tribunale. In questa sede, però, il comportamento dell’insegnante è stato giudicato corretto e il giudice ha anche condannato la scuola a pagare le spese legali, con conseguente danno erariale per l’Amministrazione Pubblica. Una sentenza che dà soddisfazione al professore, che ormai da anni insegna in un’altra scuola, anche se giunge con ben cinque anni di ritardo. Ma sulla lentezza dei tribunali bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Accontentiamoci di questo buon esempio che la Legge ci vuole offrire.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

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QUANDO IL TAR SALE IN CATTEDRA: STUDENTE DEL CLASSICO PROMOSSO DAI GIUDICI

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Non è certo la prima volta che un Tribunale Amministrativo Regionale “promuove” uno studente bocciato dai propri insegnanti. Ma la sentenza del TAR del Lazio che ha annullato la bocciatura di uno studente di un liceo classico romano mette in discussione la capacità di un intero Consiglio di Classe o di gran parte d’esso (l’ammissione o meno alla classe successiva deve essere, infatti, approvata all’unanimità o a maggioranza) di valutare un percorso annuale di studi.

Lo studente era stato respinto perché aveva ottenuto un profitto negativo in Matematica (3), Fisica (4) e Storia dell’Arte (3). Tre insufficienze che denotano, per essere così gravi, quasi un disinteresse nei confronti delle materie in questione. Certo, stiamo parlando del liceo classico e sappiamo tutti che, a parte i casi di studenti con un curriculum eccellente, chi si iscrive al classico ritiene di “non essere portato” per le materie scientifiche.

Passi, dunque, per la Matematica e la Fisica, ma con la Storia dell’Arte come la mettiamo? Non mi pare che possa essere considerata disciplina scientifica. Direi, anzi, che in un liceo classico sia di fondamentale importanza lo studio dell’Arte, dato che le antiche civiltà ne sono la culla.

Tornando alla sentenza, i giudici del TAR hanno annullato la bocciatura accusando i docenti di non avere adeguatamente valutato la preparazione complessiva dello studente, all’interno della quale un 3 in matematica e un 4 in fisica sarebbero meno gravi trattandosi di un liceo classico.

Ma io dico: come fanno ad essere meno gravi dei 3 e dei 4? Passi per dei 5, ma insufficienze così gravi oltre a denotare, come già detto, un disinteresse nei confronti della disciplina, manifestano apertamente le scarse attitudini (all’impegno, allo studio, al senso di responsabilità …) che in genere vengono richieste a tutti gli studenti liceali.

Insomma, non esiste solo il liceo, tanto meno esiste solo quello classico che rimane la scuola superiore più difficile che esista. Quella che insegna soprattutto che nulla si ottiene senza sacrificio.

Una volta gli uomini di Legge frequentavano obbligatoriamente il liceo classico. Non so a quale generazione appartengano questi giudici e non so se abbiano o meno studiato al classico. Se l’hanno fatto, forse si sono dimenticati cosa significhi.

INVITO TUTTI A LEGGERE QUESTO INTERESSANTE EDITORIALE DI GIOVANNI BELARDELLI PER IL CORRIERE.IT

[immagine da questo sito]

DÀ DEL “SOMARO” ALL’ALUNNO: PROF DENUNCIATO DAI GENITORI

Purtroppo dovremo abituarci a leggere notizie del genere. Credo, infatti, che la guerra tra famiglie e scuola diventerà sempre più aspra, lasciando sul campo numerose vittime. A meno che la magistratura non operi con maggiore oculatezza e cerchi di distinguere i casi in cui un docente manchi davvero di rispetto ai suoi alunni o si lasci scappare una parolina non proprio bella – e che diamine! la pazienza la si può anche perdere a volte … – ma che ingiuriosa non si può proprio definire. Insomma, dare del “somaro” ad un proprio alunno non sarà elegante ma quando scappa, scappa.

La vicenda ha come teatro una scuola media di Castel di Juduica, un piccolo centro in provincia di Catania.
Il docente che ha apostrofato un suo alunno con l’epiteto “somaro” (chi non ricorda le vecchie orecchie d’asino che a volte i maestri facevano indossare ai meno studiosi?) è stato denunciato dalla famiglia dell’allievo. La Procura lo ha quindi accusato di “abuso di potere“.

In un primo momento, però, la Procura, alla quale i genitori dell’alunno si erano rivolti sporgendo denuncia, dopo un colloquio con l’insegnante degenerato in uno scambio di insulti, aveva chiesto l’archiviazione del caso. Se non che, un solerte Gup (Giudice dell’udienza preliminare) del Tribunale di Catania si era opposto disponendo l’imputazione a carico del docente.

Non si sa come procederà la vicenda giudiziaria ma a me, francamente, sembra che si buttino via soldi pubblici per questioni davvero banali. Senza contare che, in ogni caso, la scuola ne esce sconfitta, se non altro perché non ne viene riconosciuta l’autorità. Intendiamoci: il docente ha sbagliato ma, secondo me, sarebbe stato disposto anche a scusarsi (non lo conosco ma posso ipotizzarlo mettendomi nei suoi panni) se con la famiglia si fosse potuto instaurare un dialogo civile. Cosa che avrebbe portato, forse, ad una collaborazione per far sì che la situazione scolastica di questo povero “somarello” potesse migliorare.

Insomma, siamo alle solite: finiti i tempi del “noi che se il maestro (o prof) ci rimproverava, a casa ne sentivamo il doppio“!

[notizia da Tuttoscuola.com]

PALPEGGIARE LE ALLIEVE NON È VIOLENZA, SOLO MOLESTIA

Ha dell’incredibile la sentenza emessa dai giudici della sesta sezione penale di Milano che hanno condannato un docente quarantenne, originario della Sicilia, ad un anno di reclusione, anziché cinque come richiesto dal Pm, per aver palpeggiato ripetutamente delle allieve minorenni, considerando l’atto non violenza bensì solo molestia.

Secondo la testimonianza delle allieve, ragazzine di 15-16 anni che frequentano un istituto tecnico milanese, il loro insegnante di musica le avrebbe ripetutamente palpeggiate e importunate con apprezzamenti “espliciti e volgari” sul loro fisico. Come se non bastasse, sempre secondo l’accusa, per mettere alla prova il loro ritmo musicale, l’uomo le avrebbe costrette a danzare in classe, sempre facendo apprezzamenti poco opportuni.

Sconcertanti le motivazioni della sentenza: “i toccamenti” del professore “appaiono scarsamente caratterizzanti in termini di abuso sessuale in sé considerati, cioè se astratti dal rapporto insegnante-alunno all’interno delle ore di lezione”. Giuro che io non ne capisco il senso.

Quindi, come ho già avuto modo di scrivere QUI , una palpatina non è reato o quantomeno se lo è, non è violenza sessuale, nemmeno se l’atto disgustoso è rivolto a delle minorenni.

Secondo me l’aggravante sta proprio nel fatto che questo “collega” ha importunato le sue allieve all’interno dell’edificio scolastico, mettendole pure in ridicolo di fronte ai compagni. Se non è violenza questa …

[fonte: Il Giornale]

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