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PICCOLI GENI … NON SOLO AL LICEO

ermes-capovillaAnche quest’anno i dati che riguardano le iscrizioni alle scuole superiori rivelano che un ragazzo su due preferisce frequentare un liceo, specie se scientifico, piuttosto che iscriversi in un istituto tecnico o professionale.

Eppure i motivi per privilegiare l’istruzione tecnica o professionale a quella liceale possono essere tanti, uno fra tutti: il non volersi impegnare a lungo termine in un percorso di studi che si concluda necessariamente con la laurea, considerato anche il rischio di trovarsi in mano il sospirato, sudato e costoso pezzo di carta senza trovare il lavoro dei sogni, o quantomeno quello per cui ci si è formati.

C’è un altro aspetto che non deve essere sottovalutato: i genitori spesso impongono ai figli la frequenza di un liceo non perché convinti delle capacità della prole ma semplicemente perché gli istituti tecnici e professionali vengono considerati scuole di serie b.
Senza contare che, quando il proprio figlio manifesta l’intenzione di frequentare un tecnico o un professionale, pur essendo intelligente e capace, mamma e papà inorridiscono in quanto pensano che quella del figlio sia una mente sprecata per quel genere di scuola. Eppure …

Ermes Capovilla ha 18 anni, frequenta l’Ipsia del mobile a Brugnera (Pordenone) ed è prossimo alla maturità. Oltre ad essere, presumibilmente, un bravo studente, ha l’hobby delle invenzioni e grazie alla sua creatività ha messo a punto un amplificatore fisico per iPod touch. L’aggeggio in questione è stato battezzato Booster 33, è compatto ed ecocompatibile e nel design s’ispira a una lattina da 33 cl.

Così spiega la sua invenzione lo studente, coadiuvato dal prof. Mirto Antonel: «E’ ecocompatibile, svincolato da batterie o prese di corrente. Il progetto sfrutta l’aspetto fisico del suono, la risonanza acustica. Una cavità interna, collegata direttamente allo speaker dell’iPod, permette una notevole amplificazione del suono».

Booster 33 è stato stampato in formato 3D in Belgio, dopo la programmazione software. Ermes ha investito nella ripoduzione del modello la paghetta di due mesi, 200 euro, per la stampa tridimensionale in polvere poliammide (plastica).

Il piccolo genio presenterà la sua invenzione nella tesina per l’esame di Stato 2013. «Ma ho ottenuto dei contatti a Hong Kong – rivela – che potrebbero aiutarmi in una eventuale produzione su scala mondiale. E’ chiaro: dopo averne valutato tutti gli aspetti».

Ed è altrettanto chiaro che il primo obiettivo per Ermes rimane la maturità. Niente sogni di gloria, per ora.

[notizia e foto dal Messaggero Veneto]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 5 LUGLIO 2013

100/100 ALL’ESAME DI STATO PER ERMES CAPOVILLA

Diploma 2013 a quota 100 centesimi, per lo studente inventore Ermes Capovilla, all’Ipsia del mobile di Brugnera. Sugli scudi con la sua tesina che si posiziona sui mercati internazionali: un amplificatore per i-Pod corteggiato da tre aziende.
«Un creativo – sono i complimenti del presidente della commissione, Giovanni Dalla Torre – con grandi potenzialità». (LINK)

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INVENTATA LA PENNA CHE CORREGGE GLI ERRORI

calligrafia
Una volta, ai tempi in cui frequentavo la scuola elementare, era permesso scrivere con la matita, almeno finché si raggiungeva una padronanza della grafia tale da non incorrere troppo spesso negli errori. Poi si passava direttamente alla penna stilografica – vietatissima la biro – e si adoperava la gomma rotonda di colore azzurro per cancellare. Naturalmente non poteva mancare la carta assorbente da mettere sotto il palmo della mano sinistra (o comunque quella non utilizzata per scrivere) per non rovinare il foglio del quaderno, specie nel caso di ipersudorazione (che affliggeva la mia povera compagna di banco) e per asciugare lo scritto di tanto in tanto, evitando così di pasticciare con l’inchiostro e rovinare le belle pagine. Anche le righe dei quaderni erano differenti: si passava dal rigo A a quello B in terza elementare, per poi utilizzare la rigatura “normale” dalla quarta in poi. Naturalmente i quaderni dovevano avere i margini ben segnati che non andavano mai superati. Nel qual caso, si veniva tacciati di sciatteria, incapaci di tenere decentemente un quaderno.

I tempi sono decisamente cambiati. Ora, a quanto pare, le maestre non sono così rigorose. La differente rigatura dei quaderni esiste sempre (stando ai bei quadernetti esposti negli scaffali delle cartolerie) ma non serve ad abituare i bambini alla calligrafia. Stando all’etimologia, infatti, la parola indica una “bella grafia“, dal greco kalòs (bello) e graphia (dal verbo gràphein che significa scrivere). Quindi i ragazzi d’oggi utilizzano solo la grafia, spesso a stento decifrabile. Il kalòs lo lasciano nel vocabolario di greco.

Non dimentichiamo, poi, che oggigiorno la videoscrittura è di gran lunga preferita. Certo, per i compiti in classe gli studenti si devono ancora servire di carta e penna, ma già quando svolgono qualche compito a casa spesso utilizzano il computer. Non parliamo, poi, delle ricerche: il copia-incolla, infatti, a mano è decisamente impossibile da realizzare, tutt’al più possono copiare ma diventa un lavoro troppo faticoso.

E che dire degli errori? Usando il pc ed impostando la correzione automatica l’ortografia è salva, o quasi. Infatti, non capisco per quale motivo c’è chi si ostina a non approfittare di tutti i vantaggi della videoscrittura, giustificazione del paragrafo compresa. Lo vedo ogniqualvolta devo correggere le tesine di quinta e mi arrabbio perché non solo non ascoltano le mie indicazioni, ma devo pure rispiegare tutto.

penna che corregge gli erroriPare, però, stia per finire l’incubo degli errori ortografici che hanno un peso notevole sulla valutazione delle prove scritte. Una coppia di Salisburgo, Falk e Mandy Wolsky, proprietari di una start-up, hanno inventato la Lernstift, una penna hi-tech che vibra in tempo reale ogni qual volta «avverte» che si sta scrivendo qualcosa di sbagliato, che sia una lettera singola o una parola intera. L’oggetto, in verità, non è bello a vedersi: di colore bianco e verde, si presenta come una penna quasi normale, dotata, però, di sensori che emettono un ronzio al minimo accenno di errore riscontrato, sia per quanto riguarda la calligrafia (e bisognerebbe capire cosa s’intenda) sia per quanto concerne l’ortografia.

La penna è ancora da perfezionare e per ora ne è stato prodotto solo un prototipo. La cosa bizzarra è che i due inventori giustificano così la loro scoperta: si tratta di «uno strumento educativo unico ed efficace, per rendere l’apprendimento davvero divertente. Grazie a questa invenzione speriamo così di aiutare i bambini a scrivere meglio e soprattutto ad imparare a farlo più in fretta». Il tutto, dopo aver visto gli sforzi del figlio per imparare a scrivere.

Una volta i genitori si sedevano accanto al proprio figlio e lo aiutavano a superare le sue difficoltà. Senza contare che le maestre stesse facevano scrivere cento volte una parola con la grafia corretta in caso di errore. Insomma, il bambino si sforzava di migliorare la propria scrittura, anche se l’apprendimento non poteva essere definito “divertente”. Sicuramente la penna Lernstift non ha nulla di educativo, almeno a parer mio. E’ soltanto uno strumento in più per aggirare l’ostacolo e i nostri ragazzi, abituati ad avere la strada spianata in tutto, non ne hanno davvero bisogno.

Non so se questa invenzione avrà un seguito. Spero che Falk e Mandy Wolsky non diventino ispiratori di una penna che corregga gli errori di traduzione nelle versioni di Latino o Greco. Come se non bastassero gli iPhone.

[fonte: Il Corriere]

CERVELLI NON IN FUGA


Ha vent’anni e frequenta la Bocconi. Matteo Achilli è già stato ribattezzato “lo Zuckerberg italiano”, appellativo affibbiatogli dal settimanale Panorama Economy.

Il merito di Achilli è quello di aver inventato un social network per chi cerca lavoro. Tutto qui, vi chiederete. Chissà quanti ce ne sono. E invece pare di no. Il ventenne bocconiano è il creatore del primo social network italiano a fini professionali: Egomnia. Non solo: la Provincia di Milano ha adottato il portale inventato dallo studente integrandolo con il database di aziende a disposizione dell’Afol (Agenzia provinciale per la formazione, l’orientamento e il lavoro). [informazioni più precise QUI]

Insomma, c’è bisogno degli “Archimedi Pitagorici” nostrani. Cerchiamo di tenerceli stretti!

Approfitto per segnalare un altro cervello non in fuga: si tratta di Stefano Maggiolino, ingegnere dei materiali, che assieme al suo team ha creato e produce i tatuaggi non permanenti in oro e argento. Vengono esportati in tutto il mondo con il marchio Genefinity. L’unico Paese in cui ciò non è stato possibile è l’Italia. Sul nostro territorio, infatti, i tatuaggi vengono distribuiti da una nota catena di gioiellerie con il proprio marchio. 😦

Ne ho parlato QUI. Il post linkato contiene anche un’intervista esclusiva realizzata lo scorso anno.

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