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IL COLLOQUIO CON GLI INSEGNANTI: LE TIPOLOGIE DEI GENITORI

Il post della dottoressa Marzia Cikada sulle problematiche riguardanti le comunicazioni scuola-famiglia, che ho recentemente rebloggato, mi ha fatto ritornare in mente un vecchio post sui colloqui con i genitori. Ne riporto una parte che riguarda la tipologia dei genitori che si presentano al ricevimento. In questo caso si parla di quello generale che si tiene solitamente nel pomeriggio.

Quando ho di fronte un genitore ne studio la tipologia e lo inserisco nella categoria più appropriata.

Ci sono quelli che, ignorando il significato della parola “colloquio”, cioè “parlare insieme”, parlano solo loro. D’altra parte, prendono alla lettera il modo di dire: “andare a parlare con i professori”. Mica vanno ad ascoltarli!

I timidi generalmente tengono gli occhi bassi, quasi provano un senso di vergogna perché il loro figlio o figlia non è un genio.

I frettolosi sono poco interessati a quello che dico ma continuano a guardare sconsolati l’elenco dei docenti con cui devono parlare e intimamente imprecano perché lo sanno già che non riusciranno a vederli tutti.

Ci sono poi gli orgogliosi, quelli che hanno dei pargoli bravissimi, mai un’insufficienza, mai una nota disciplinare; ragazzi che non solo sono studenti modello, ma non hanno mai avuto bisogno del controllo dei genitori. Quando quest’ultimi mi dicono che non hanno mai aperto un quaderno dei loro figli, mai predicato per farli studiare, anzi devono spesso predicare per farli uscir di casa, che si limitano a firmare le comunicazioni e i voti – naturalmente ottimi – sul libretto … allora provo una sconfinata ammirazione e mi convinco che siano persone felici e che, in fondo, questa felicità se la meritino.

Un’altra categoria è quella degli ansiosi: non stanno fermi, continuano ad accavallare le gambe, dandomi involontariamente qualche calcio perché da una parte all’altra del banchetto [nella scuola in cui insegno i colloqui si tengono nelle aule e ci si trova, professori e genitori, da una parte e dall’altra del banco] lo spazio è esiguo, che si tormentano le mani, sfilandosi e rinfilandosi l’anello nuziale e stropicciano il foglio con l’elenco dei professori, tanto che alla fine delle tre ore sarà ridotto a brandelli; di fronte a questa tipologia di genitore non mi stupisco del fatto che il relativo figlio dia l’impressione di essere un condannato a morte ogni qualvolta debba affrontare una verifica scolastica.

Poi ci sono i precisini: ascoltano diligentemente e prendono appunti; mi aspetto che poi a casa facciano una relazione dettagliata al coniuge e che, ad ogni nuovo colloquio, prendano in considerazione il progresso o il regresso del figlio per poi agire di conseguenza con premi o punizioni.

Ma non dimentichiamo le coppie: quando arrivano entrambi i genitori dal modo in cui si siedono capisco già se a parlare di più sarà la madre o il padre. Qui devo fare una precisazione: normalmente dall’altra parte del banchetto c’è una sola sedia. Se ci sono entrambi i genitori, sarà la donna a prendere in mano la situazione nel momento in cui si siede lasciando in piedi il consorte. Ma se la signora, rivolgendosi gentilmente al marito, lo invita a prendere una sedia e ad accomodarsi vicino a lei, allora il padre avrà modo di esprimere il suo parere in percentuale quasi uguale rispetto alla madre. Difficilmente è l’uomo a sedersi per primo lasciando la moglie in piedi, quindi altrettanto difficile appare che la facoltà di parlare possa averla solo lui, una volta zittita la moglie.

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A SCUOLA IN TRINCEA: IL CATTIVO RAPPORTO TRA (CERTI) GENITORI E (CERTI) PROF

rapporti-scuola-famigliaIo nel titolo l’ho messo tra parentesi quel certi. Sì, perché ne sento di tutti i colori sul cattivo rapporto tra docenti e genitori, eppure io i casi in cui c’è stata qualche incomprensione con i genitori li posso contare sulle dita … di una sola mano. Ascolto aneddoti, leggo articoli, sento le lamentele dei miei stessi colleghi e mi sento fortunata. Poi, non sono nemmeno sicura che si tratti solo di fortuna. Credo che il problema sia il modo in cui ci si rapporta e, per quanto irritante sia l’atteggiamento di certi genitori (e ‘stavolta non lo metto tra parentesi), personalmente sfodero tutte le armi diplomatiche – che nella vita privata non possiedo, ahimè – per arrivare ad un confronto sereno. Il che non significa necessariamente che io debba aver sempre ragione, tuttavia il segreto sta nel far sentire in torto la controparte.

Leggendo un articolo apparso sul Corriere di oggi, anche se posso decisamente ritenermi fortunata, ottengo la conferma che a sbagliare siano talvolta non solo i genitori ma anche i docenti. Ne riporto alcuni stralci, invitando alla lettura integrale perché, pur non trattandosi di lettura edificante, quanto meno ci si può riflettere su.

Lo studente, che si nasconde dietro il nome del pilota Fernando Alonso, chiede aiuto su Internet: «Un prof mi ha ritirato il cellulare e se l’è tenuto, posso denunciarlo?». Risposta pronta di Woody: «Sì. È Furto!!! Potresti registrare una conversazione, lo porti a dire che te lo ridarà quando vuole lui!!! Fallo, avrai il coltello dalla parte del manico!!! Odiosi prof!!!». Benvenuti nel campo di battaglia della scuola italiana. Studenti in guerra contro insegnanti. Come sempre. Ma, ed è questa la novità, sempre di più spalleggiati dai genitori. Liceo di Roma: alla professoressa gli studenti fanno sparire gli occhiali, lei perquisisce gli zaini. Quando a casa i ragazzi raccontano tutto, qualche papà invece di sgridare il figlio va dai carabinieri e denuncia l’insegnante per abuso dei mezzi di correzione. Noale, Venezia, scuola media: un ragazzino viene scoperto a imbrattare le aule. La dirigente scolastica lo convoca, la madre non la prende bene. Le si presenta davanti, l’afferra per il collo e la spinge contro il muro. La donna torna a casa, la preside va al pronto soccorso.

Alcune osservazioni da addetta ai lavori sono d’obbligo.
In primo luogo, il regolamento d’istituto deve riportare: le modalità di ritiro del cellulare se usato dagli studenti durante le attività didattiche (in teoria sarebbe compreso l’intervallo, l’assemblea di classe o d’istituto e pure un’ora “buca”, in cui la classe sia lasciata scoperta per mancanza di personale per la supplenza … generalmente in questi casi si chiude un occhio), in modo da evitare qualsiasi contestazione da parte dell’allievo e dei genitori. Solitamente il telefonino va ritirato, dopo aver chiesto al possessore di togliere la sim, impacchettato, siglando ogni risvolto dell’involucro, apponendo le generalità dello studente (nome cognome e classe) nonché quelle del prof che ha provveduto al sequestro, quindi va portato in presidenza dove la famiglia (se l’allievo è minorenne) andrà a ritirarlo dopo aver sentito il parere del dirigenze.
Se da parte dello studente viene registrata una conversazione all’insaputa del docente, sarà lui a commettere un reato e a pagarne le conseguenze. Quindi, raccomando ai ragazzi di fare molta attenzione nel chiedere consigli sul web: spesso chi risponde è solo un cattivo studente e di legge ne capisce poco o nulla; il suo intento è solo vendicarsi di qualche brutta esperienza personale prendendosela con tutta la categoria.

In secondo luogo, mai e poi mai mettere le mani negli zaini degli studenti, tanto meno nelle loro tasche o procedere ad una perquisizione in tutta regola. L’atteggiamento corretto è: chiedere allo studente di svuotare zaino e tasche mettendo il contenuto sul banco, facendo attenzione che apra tutte le lampo, interne ed esterne.

Sull’ultimo caso è meglio stendere un velo pietoso: è più che evidente che la violenza non porta mai buoni frutti. Chi sfoga la rabbia in questo modo più che un essere umano, dotato di raziocinio, è un animale, con tutto il rispetto per gli animali.

Imperia, scuola elementare. La bimba, sei anni, graffia e punta la matita contro i compagni. La maestra la fa sedere vicino alla cattedra. I genitori minacciano un esposto alla Procura: così la danneggiano psicologicamente. «Li ho chiamati, ragionando è stata trovata una soluzione. Abbiamo fatto dei gruppi, che a turno girano nella classe». In questo modo Franca Rambaldi, a capo dell’ufficio scolastico provinciale, è riuscita a calmare le acque. «Le famiglie sono troppo ansiose, vanno subito in crisi, si irritano facilmente, alla minima difficoltà partono all’attacco». I genitori non si fidano più degli insegnanti, credono che tocchi a loro sopperire all’educazione inadeguata, alle carenze della scuola. Insomma, si sentono «sindacalisti dei propri figli». «Se non si restituisce dignità alla professione degli insegnanti, se non si rinnova la partecipazione dei genitori e degli studenti, allora la microconflittualità è destinata a crescere», ipotizza amaramente Gianna Fracassi, segretaria della Flc-Cgil.

A proposito di matite conficcate sul dorso delle mani, mio figlio (24 anni passati) ha ancora una punta di graffite ben in vista ma io non ho mai protestato né ho chiesto alla maestra in che modo sia stata punita la responsabile, anzi, me la sono presa con lui dicendogli che qualcosa avrà pur fatto per meritarselo, specie se da parte di una graziosa bimbetta bionda con le treccine. Lui non l’ha presa bene ma credo che la coscienza non l’avesse perfettamente a posto.

Che le famiglie siano in crisi e che spesso si dimostrino eccessivamente ansiose, non stento a crederlo. Il tempo per seguire i figli, specie se piccoli, è poco e, benché si dica spesso che quel che conta è la qualità non la quantità, a volte il tempo difetta sia nell’una sia nell’altra. Io generalmente non criminalizzo i genitori perché so quanto sia faticoso star dietro ai figli, avendo poco tempo, mille cose da fare, poco o nessun aiuto e una gran stanchezza addosso. Si cerca di fare quel che si può e non sempre i figli ascoltano le raccomandazioni dei genitori, il che genera un senso di frustrazione che, in persone dotate di scarso equilibrio psichico, può portare a scaricare su altri le proprie responsabilità. E questi altri sono i docenti. Sì, perché alla scuola si chiede di educare, e fin qui nulla da eccepire visto che accanto all’istruzione, la formazione è altrettanto importante. Però ormai alla scuola si chiede di sostituirsi ai genitori e se i sistemi educativi non collimano con quelli adottati (o, per meglio dire, che si adotterebbero) in famiglia, si arriva inevitabilmente allo scontro.

Dice bene la sindacalista Gianna Fracassi: alla scuola va restituito il valore di un tempo, ai docenti deve essere riconosciuta la dignità della professione. Ma per arrivare a ciò è fin troppo evidente che non solo i genitori devono cambiare, anche gli insegnanti devono meritarsi quella dignità che, a causa di pochi, stanno perdendo tutti, anche chi la meriterebbe di suo.

QUI trovate la lettera che mi hanno inviato dei genitori al cui figlio ho ritirato il cellulare durante un’ora di lezione pomeridiana. E’ passato un po’ di tempo, quell’allievo non era nemmeno uno dei miei (e i suoi genitori non li avevo mai visti) … spero di non commettere un illecito.

[l’immagine è tratta da questo sito]

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