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PRONTO PER L’ESAME LO SCHEMA DI DECRETO PER LA VALUTAZIONE DELLE SCUOLE

Il consiglio dei ministri, su proposta di Francesco Profumo, titolare di Viale Trastevere, è pronto ad esaminare lo schema di decreto per la valutazione del sistema scolastico. Tre saranno gli elementi sui quali le scuole verranno valutate:

1. L’Invalsi, l’istituto che attualmente si occupa di rilevare gli apprendimenti degli studenti
2. L’Indire (l’attuale Ansas- agenzia per lo sviluppo dell’autonomia scolastica) che si occupa della formazione dei docenti
3. Un nucleo di valutazione esterna costituito da un ispettore e due esperti selezionati dall’ Invalsi che valuteranno in che modo ciascuna scuola si stia adoperando per raggiungere gli obiettivi dichiarati, prendendo in considerazione anche il «valore aggiunto» degli istituti, ovvero il grado di miglioramento conseguito dagli studenti fra l’ingresso e l’uscita.

Quanto ai costi, a viale Trastevere assicurano che la valutazione rientra «nell’ambito delle risorse disponibili», aggiungendo delle clausole ad hoc.

Per quanto riguarda i test InValsi si allarga il numero delle classi interessate: le rilevazioni saranno fatte su “base censuaria” in II e V elementare, I e II media, II superiore come già accade ora, ma si aggiunge la V superiore. Da notare che il testo che approda in cdm non specifica se il test si farà alla maturità.

Il “voto” assegnato dal nucleo esterno a ciascuna scuola, graverà sui premi per i dirigenti scolastici: qualora i risultati siano deludenti e lontani dagli obiettivi prefissati, non ci sarà alcun bonus per il preside. Per questo vengono ipotizzati dei dossier autoprodotti dagli istituti.

[fonti: Tuttoscuola.com e Corriere.it]

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600MILA STUDENTI FUORI CORSO NELLE UNIVERSITÀ ITALIANE. PROFUMO: “CASO UNICO”


«I fuori corso all’università esistono solo da noi», per questo «bisogna cambiare rotta». Questo il commento del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo sui 600mila studenti fuori corso negli atenei della penisola. Troppi, decisamente. Solo qualche giorno fa, commentando un post sul portale UniversItaly inaugurato dal ministro, mi ero chiesta quanti fossero gli studenti italiani che, diciamo così, se la prendono comoda. Ecco, dunque, la risposta.

I dati sono relativi all’anno accademico 2010/11 e la quota di fuori corso rappresenta il 33,59% del milione e 782 mila iscritti. Una percentuale notevole che fa infuriare il ministro del MIUR che osserva: «All’Italia manca il rispetto delle regole e dei tempi. Credo che la scuola sul rispetto delle regole debba dare un segnale forte» perché «gli studenti fuori corso hanno un costo, anche in termini sociali».

Ora, forse può sembrare esagerato attribuire la colpa di questo problema sociale al vizietto tutto italiano di non rispettare regole e tempi. Ma in realtà le parole del ministro sono condivisibili. Lo sono di meno quando attribuisce alla scuola il compito di educare al rispetto delle regole. Perché, non lo fa già? Ciò non significa che gli studenti imparino, esattamente come non tutti imparano le discipline comprese nel piano di studi, non tutti vengono promossi a giugno, molti se la prendono comoda anche là e si diplomano con anni di ritardo. Pretendere il rispetto delle regole si può e si deve ma, visto che il ministro parla di segnali forti, allora si dovrebbero stabilire delle regole rigide sulla promozione o sull’ammissione all’Esame di Stato. Tutti promossi o bocciati, ammessi all’esame solo con le proprie forze, ovvero evitando che i cinque – qualche volta anche i quattro – diventino sei. In fondo, quando l’ex ministro Gelmini ha varato il nuovo regolamento sulla valutazione degli studenti aveva in mente proprio questo.

Allora, mi si dirà, viene meno il diritto allo studio, rispettando i tempi del singolo. C’è chi ha bisogno di più tempo, quindi lo “rimandiamo” a settembre in una o più materie o, se bocciato, deve avere la possibilità di riprovarci. Va detto, tuttavia, che la normativa prevede che, qualora uno studente voglia iscriversi alla stessa classe per la terza volta, nella stessa scuola, ha bisogno del consenso del Collegio dei Docenti. Ma anche quando il parere fosse negativo, lo studente cambia istituto, scegliendo lo stesso indirizzo o anche qualche altro corso di studi. Mi pare che nessuna legge lo vieti.

Detto questo, sono d’accordo con Profumo circa la proposta, nell’ambito della ormai nota Spending Review, di aumentare le tasse agli studenti fuori corso. Sì però, quando si parla di studenti “ritardatari”, non sempre lo sono perché pigri, incapaci o fannulloni. Molti, infatti, sono costretti a lavorare per pagarsi le tasse universitarie e i costosissimi libri di testo. Perché, dunque, punire indiscriminatamente tutti? Un distinguo ci vuole. Ad esempio, la presentazione di adeguata documentazione come si fa per i crediti formativi negli istituti superiori. In questo caso, tuttavia, l’impiego dello studente lavoratore deve essere in regola. Non sempre lo è. Diciamolo chiaro e tondo: spesso i ragazzi lavorano in nero. Sto pensando alle baby sitter (o anche ai dog sitter), alle badanti, a chi lavora magari come cameriere/a in un ristorante nei week-end. Ma il rovescio della medaglia c’è: chiedere una documentazione allo scopo di non vedersi lievitare le tasse perché in ritardo con gli esami significherebbe evitare proprio il lavoro in nero. Ricordo che per i “lavoretti” ad ore sono disponibili i voucher per il lavoro occasionale da acquistare in tabacchino oppure per via telematica.

Tornando al topic, nell’articolo del Corriere che riporta la notizia, si legge che, guarda un po’, chi frequenta le università private si laurea in meno tempo e non abbandona gli studi entro il primo anno. Be’, c’è una bella differenza tra le università pubbliche e quelle private: in queste ultime le tasse possono arrivare anche a 10mila euro all’anno e pare ovvio che un minimo di garanzia ci debba essere. Del resto allo stesso modo funzionano le scuole private, perlopiù ricettacolo di buoni a nulla che alla fine si ritrovano con il diploma in mano ma ignoranti come prima.

C’è chi, comunque, difende le università private: si paga molto ma si è seguiti nel percorso di studi. Quando qualcuno rimane indietro, gli viene affidato un tutor che lo aiuta a superare le difficoltà. Cosa che, per ovvie ragioni, negli atenei statali non accade. Per questo il ministro Profumo ha in mente un percorso alternativo per gli studenti lavoratori che rimangono indietro con gli esami: il regime di part time, la possibilità, dunque, di diluire i tempi senza andare fuori corso. Nello stesso tempo, sarebbe auspicabile seguire gli studenti in difficoltà anche per via telematica. Alla Sapienza di Roma, per esempio, è attiva Telmasapienza, l’unica università telematica pubblica messa su dall’ateneo della capitale per aiutare gli studenti fuori regione. Tuttavia, gli studenti fuori corso sono ben 40mila. Ciò significa che il sistema deve essere migliorato e credo ci possano essere delle buone prospettive in tal senso.

Insomma, tra pubblico e privato io sto sempre con il pubblico. Purché dalle parole si passi ai fatti, aiutando chi ha reali difficoltà e sanzionando, con l’aumento delle tasse, chi se la prende comoda senza un motivo documentato. Fosse per me, stabilirei anche un tempo massimo per ritardare la discussione della tesi: tre anni, dopo di che si perde la validità degli esami già sostenuti.

Tempo fa ho conosciuto un giovane algerino che si è trasferito in Italia per lavorare, interrompendo gli studi di Medicina. Dopo due anni senza sostenere esami ha perso tutto.
Forse dovremmo imparare da quello che, dall’alto della nostra sufficienza, consideriamo “Terzo Mondo”.

[immagine da questo sito]

E DOPO LA MATURITÀ? UNIVERSITALY TI AIUTA A SCEGLIERE

Il 66% dei maturandi vuole proseguire gli studi. Secondo un sondaggio di Skuola.net, qualcuno sceglierà corsi di formazione professionale avanzata (regionali, o Its, il canale formativo post-secondario parallelo ai percorsi accademici, pensato per fornire alle aziende un bacino di professionalità tecniche, solo il 13% si metterà alla ricerca di un lavoro, impresa ardua in tempi di crisi, e l’8% sceglierà di andare all’estero con l’intento di imparare la lingua o perfezionare le sue conoscenze.

Secondo Almalaurea le immatricolazioni sono scese del 15% negli ultimi otto anni. Ma anche chi sceglie di proseguire gli studi non ha vita facile. Gli abbandoni, infatti, sono in aumento: il 23% degli studenti lasciano al primo anno, il 30% al secondo. Da una ricerca dell’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) emerge che l’Italia è il fanalino di coda in Europa per tasso di impiego e per livelli di retribuzione dei neodottori. Le nostre aziende assumono sempre meno laureati: il 12,5% contro il 30% degli Stati Uniti.

Ma chi in questo momento sta sostenendo gli esami o li ha da poco finiti può contare su un’iniziativa del MIUR che ha l’intento di orientarli nella scelta post-diploma. Il Ministro Profumo ha presentato UniversItaly, il nuovo portale dell’Università italiana, realizzato con la collaborazione della Crui, del Cineca e di tutti gli atenei italiani, indirizzato agli studenti italiani e stranieri e a tutti i soggetti interessati al nostro sistema accademico.

In una nota del Ministero dell’Istruzione si illustra il progetto:

Il portale nasce con l’idea di semplificare e supportare la scelta degli studenti e delle loro famiglie, aiutandoli, tramite appositi strumenti, nella comparazione delle offerte formative degli atenei, aggiornate dagli atenei stessi, e di sviluppare e promuovere la domanda da parte degli studenti stranieri.

Tramite “UniversItaly” gli studenti che escono dalle scuole superiori o che stanno ultimando il loro percorso formativo potranno disporre di tutte le informazioni necessarie per una scelta consapevole, avendo una visione d’insieme dell’offerta sempre aggiornata e un panorama complessivo delle università e delle altre istituzioni per la formazione superiore. Di fatto in “UniversItaly” sono presentate le offerte delle accademie e dei conservatori e viene proposta una panoramica sull’istruzione tecnica superiore. CONTINUA A LEGGERE >>>

[dati da Il Corriere]

PONTREMOLI: CONFERMATA BOCCIATURA PER CINQUE SCOLARI DI PRIMA ELEMENTARE

La scuola è finita (almeno per quel che riguarda le lezioni) e spuntano, puntuali come ogni anno, le polemiche sulle bocciature. Basterà attendere qualche settimana, poi sentiremo anche le proteste per i pochi 100 all’esame di maturità e le bocciature facili da parte di commissioni troppo esigenti. C’est la vie. Tutti, comunque, sempre pronti ad esprimere giudizi affrettati senza avere nemmeno chiaro il quadro della situazione.

Io sono la prima a sostenere che non si dovrebbe mai bocciare. Ciò non significa, però, che si debbano mandare avanti scolari e alunni con una preparazione inadeguata al prosieguo del percorso scolastico. Come ho già detto, sono del parere che le bocciature, attualmente, siano dovute ad una serie di circostanze per cui è praticamente impossibile seguire ogni bambino e ogni ragazzino con un percorso individuale come effettivamente si dovrebbe. Guarda caso, il dito è puntato verso i provvedimenti voluti dalla Gelmini e volti al risparmio. Non c’è da stupirsi, quindi, che dei bambini in difficoltà debbano subire una bocciatura che si sarebbe forse potuta evitare se le classi fossero meno numerose, se gli insegnanti di sostegno potessero operare in modo diverso, con più ore a disposizione e senza dividersi tra alunni diversi con problematiche più o meno complesse, se venisse rispettato il limite di alunni nelle classi in cui viene inserito un compagno disabile.

L’ultimo caso balzato alle cronache è quello di cinque bambini bocciati in prima elementare in una scuola di Pontremoli (Massa Carrara). Alcuni genitori si erano rivolti al ministro Profumo il quale aveva inviato degli ispettori. Al termine dell’ispezione era stato ordinato al dirigente di far ripetere gli scrutini. Ma l’esito dei primi è stato confermato: i cinque bambini, tra cui uno disabile, dovranno ripetere la prima.

Dal canto suo, il dirigente Angelo Ferdani, dice di avere la coscienza a posto: “Sono stato io il primo a sollevare il problema del sovraffollamento delle classi ma nessuno mi ha autorizzato a creare una terza sezione di prima elementare”, ha spiegato pochi giorni fa. I genitori, che si sono costituiti nel comitato che conta circa 65 famiglie, rivelano che il dirigente già a febbraio aveva avvertito il Tar di avere cinque bambini da bocciare. La presidente del comitato osserva: “Dal punto di vista didattico ci sembrò una follia ma forse era solo un modo per risolvere il problema del sovraffollamento“. Più che risolvere io direi sollevare.

Allora mi chiedo: visto che nella maggior parte dei casi le classi-pollaio sono fuori legge (disattendono infatti la legge sulla sicurezza), perché il Tar non condanna il ministero, come dovrebbe, invece di limitarsi a dar ragione agli insegnanti, rei di aver bocciato dei bambini di sette anni?

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 2 LUGLIO 2012

LE MOTIVAZIONI DELLE BOCCIATURE

Non hanno raggiunto i requisiti minimi per la sufficienza, tra cui saper leggere, almeno in stampatello, e saper far di conto. Queste in sintesi le motivazioni che hanno portato alla conferma della bocciatura dei cinque alunni di prima elementare della scuola ‘Giulio Tifoni’ di Pontremoli dopo la ripetizione degli scrutini disposta dal Miur a seguito di un’ispezione ministeriale.

Nei giorni scorsi la scuola ha inviato i verbali dei nuovi scrutini all’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana. In questo modo la decisione presa dalla scuola è definitiva.

Il Miur, tuttavia, avrebbe manifestato l’intenzione di eseguire nei prossimi mesi ulteriori accertamenti sull’istituto. Sotto la lente d’ingrandimento del ministero potrebbero finire le modalità di conduzione dei corsi di recupero, che i bimbi bocciati hanno seguito senza successo.

Intanto, per il mese di settembre, l’Ufficio Scolastico Regionale organizzerà per tutti i docenti della Toscana corsi di formazione specifici, sui temi della valutazione e dell’accompagnamento dell’apprendimento dei bambini in situazioni di difficoltà.

Sul caso di Pontremoli Tuttoscuola ha già osservato che la normativa vigente consente, sia pure in casi eccezionali, di non ammettere alunni alla classe successiva. Quindi o si modifica la normativa eliminando del tutto la possibilità di far ripetere l’anno, superando la nozione di ‘requisiti minimi’, oppure le valutazioni dei docenti vanno accettate anche quando comportano la ripetizione dell’anno. Il resto è ipocrisia.

[FONTE TUTTOSCUOLA.COM]

IN RICORDO DI MELISSA, UN MESE DOPO. LE LETTERE PERVENUTE AL MINISTERO PUBBLICATE SUL SITO


Il MIUR ha deciso di pubblicare, sul suo sito, alcune lettere che studenti e genitori hanno inviato al ministro Profumo in risposta alla sua lettera indirizzata alle studentesse e agli studenti della scuola italiana dopo l’attentato di Brindisi. In ricordo di Melissa Bassi, la studentessa della “Morvillo Falcone”, presa di mira dall’assurda sete di vendetta (sempre che questo sia il vero movente) di Giovanni Vantaggiato il 19 maggio scorso.

La notizia, corredata dalle foto inviate dagli studenti, è anticipata da questo scritto:

Le più colorate sono quelle inviate dagli alunni della Scuola Primaria “G. Colasanti” di Ceprano, in provincia di Frosinone. Su cartoncino le parole di Sara, Luna e Lucrezia. E poi quelle di Francesco, Gabriele, Federico, Simone, Mirko, Daniele, Martina, Valentina, Riccardo, Denise, Samantha, Giovanni, Ledion, Miriam. Pensieri, riflessioni, speranze e timori incastonati tra fiori, stelle, farfalle. Ma soprattutto, bandiere tricolore. E cuori di colore bianco, rosso e verde. A testimoniare, come scrive Sara tra i contorni del suo cuore tricolore, che l’Italia sono loro. Un Paese unito che si ritrova nel ricordo e si stringe attorno agli studenti di Brindisi, ai compagni di Melissa e ai suoi genitori.

Ad un mese dall’attentato alla scuola “Morvillo-Falcone” di Brindisi, sono centinaia le risposte pervenute dagli studenti di tutta Italia alla lettera che il ministro Profumo ha inviato a tutte le scuole poche ore dopo l’esplosione che ha ucciso, la mattina del 19 maggio, Melissa Bassi. Ma non sono solo gli alunni di Ceprano ad aver inviato al ministro Profumo la propria testimonianza di affetto nei confronti della giovane studentessa scomparsa. Ad essi si aggiungono gli studenti di Matera, Davide e Tatiana di Pozzuoli, gli studenti del liceo Chiabrera-Martini di Savona, gli alunni dell’Istituto comprensivo “A. Vespucci” di Vibo Valentia, i quattordici bambini della scuola primaria di Vezzi Portio, un piccolo Comune anch’esso in provincia di Savona, i ragazzi della Scuola media statale di Domodossola, gli studenti della Provincia di Catania, i ragazzi della terza media dell’Istituto Pio XII di Roma e gli alunni della Primaria “De Amicis” di Semerate, in provincia di Varese.

E poi c’è Chiara, di 17 anni, che pur ringraziando il ministro per le sue parole non nasconde tutta le sua comprensibile perplessità sulle reali capacità delle istituzioni di tranquillizzare gli studenti e renderli sicuri. In ogni caso, è tanta la voglia di “andare avanti”, come scrivono gli alunni della II A della Scuola Media di Veroli, in provincia di Frosinone.

La proposta, simbolica, di cambiare per un giorno il nome di tutte le scuole d’Italia e intitolarle “Morvillo-Falcone” arriva da Arezzo, dagli studenti del Liceo “Francesco Redi”. E così il 26 maggio, ad una settimana dall’attentato, l’intestazione del Liceo è cambiata nella home page dell’istituto. E l’esempio dei ragazzi del “Redi” è stato seguito poi anche da altri istituti toscani come il Liceo “Città di Piero” di Sansepolcro, l’ISIS “B. Varchi” di Montevarchi, gli istituti “Piero della Francesca” di Arezzo e “Dante Alighieri” di Castiglion Fiorentino, il Liceo Classico Petrarca e l’ITIS “Galileo Galilei” di Arezzo. Ma un enorme drappo con la scritta “Oggi anche noi ci chiamiamo Istituto Morvillo-Falcone” è apparso anche in Veneto, a Rovigo, preparato dagli studenti dell’Istituto “G. Marchesini”.

Tanto coinvolgimento anche da parte degli studenti della scuola media “A. Vivaldi” di Montegrotto Terme, in provincia di Padova. Da parte loro, non solo una lettera al ministro, ma anche una raccolta firme, un enorme cartellone dedicato a Melissa e una poesia che potete leggere tra le altre immagini che pubblichiamo sul nostro sito.

E ancora, le e-mail dei genitori, come quella di Stefania da Roma e di Cristina da Milano, che racconta di suo figlio, studente di terza media, e della sua volontà di andare a scuola, il lunedì seguente, con un segno di lutto. Senza dimenticare le lettere e i telegrammi dei tanti insegnanti e dirigenti scolastici, tra cui quella di Clara insegnante proprio di Mesagne, che in un momento così difficile hanno trovato un’ulteriore conferma di quanto importante sia per i più giovani e per il Paese l’impegno profuso ogni giorno tra i banchi. Un lavoro, scrive Brunetta, insegnante di Treviso, nel quale lasciare ai bambini “quanti più semini possibile”. E aspettare che lentamente germoglino.

FIORONI VS PROFUMO: SBAGLIATA LA STRADA SCELTA PER RINNOVARE LA SCUOLA ITALIANA

L’ex ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, predecessore di Mariastella Gelmini nel secondo governo Prodi, critica aspramente la “politica degli specchietti” messa in atto dall’attuale titolare di Viale Trastevere, Francesco Profumo.

Contro la politica degli annunci serve agire, secondo Fioroni. Più fatti e meno parole, insomma. Perché per dare un nuovo impulso alla scuola italiana è necessario, sempre a detta dell’ex ministro, dare delle risposte a ciò che l’Europa ci chiede, ovvero «un sistema di valutazione serio, provvedimenti urgenti per il recupero di chi resta indietro e strumenti e risorse per migliorare le scuole che hanno bisogno. L’Ocse ci chiede di investire sull’aggiornamento e la riqualificazione professionale dei docenti per consentire tutto questo. Di fronte a queste priorità è paradossale che il ministro Profumo non avverta la necessità di interventi urgenti e di reperire risorse adeguate per consentire tutto questo e renderci competitivi in Europa».

Aspra la critica dell’ex ministro, esponente del Pd, nei confronti del programma che Profumo intende portare avanti per premiare il merito: «È del tutto evidente – continua Fioroni- che interventi esclusivamente mirati a incentivare la competizione e garantire l’eccellenza per pochi diano un’idea sbagliata e diversa dalla scuola della Costituzione. Questa prevede una comunità educante che recupera chi resta indietro e contemporaneamente stimola i migliori. Questa insistenza nell’ipotizzare un modello competitivo, senza nulla per le emergenze e i bisogni di tutti, dà l’idea di perseguire un disegno che vede una scuola di qualità per pochi e un nuovo avviamento professionale per i tanti“.

Personalmente sono d’accordo con Fioroni. Se ritengo giusto premiare gli studenti migliori (questo l’intento di Profumo), non si può trascurare chi, nel percorso scolastico, specie dopo aver assolto l’obbligo (ricordo che da anni è esteso al biennio delle superiori), si trova in difficoltà. Combattere l’abbandono è una priorità ma per farlo bisogna investire nelle scuole in cui il fenomeno è più esteso. D’altra parte, anche le eccellenze vanno coltivate e premiate: questo il programma del decreto in discussione al prossimo 6 giugno nella riunione del Consiglio dei Ministri.

Il cosiddetto “decreto merito“, preannuncia Profumo, premierà lo “studente dell’anno”, scelto, a partiere dal prossimo anno scolastico, da ogni istituto superiore tra gli studenti che otterranno i voti più alti alla maturità, a partire da 100. Si terrà conto della media degli ultimi tre anni, dell’impegno sociale e del reddito familiare. Lo “studente migliore” avrà diritto ad una riduzione di almeno del 30% delle tasse per l’iscrizione al primo anno di università e una borsa di studio aggiuntiva. Verrà poi istituita una card, denominata, “Iomerito“, con la quale gli studenti potranno ottenere sconti per musei e trasporti. Ma c’è di più nel programma del ministro del MIUR: nel corso dell’anno scolastico i primi tre piazzati alla fase nazionale delle Olimpiadi per materie scolastiche saranno iscritti (gratuitamente) a “master class” estivi nella disciplina affrontata. Da ottobre verranno inoltre promosse delle Olimpiadi internazionali in sette materie.

Veniamo ai docenti. Per il momento Profumo ha rivolto la sua attenzione a quelli che insegnano negli atenei nazionali. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che il grosso scoglio è costituito dalle scuole secondarie di Ii grado in quanto, per arrivare all’università, un diploma bisogna pur prenderlo. Non si può, dunque, trascurare l’insegnamento presso gli istituti superiori. E’ vero che già l’ex ministro Gelmini ha istituito la famigerata “sperimentazione del merito” che ha suscitato molte perplessità. Ma, al di là del valore e dell’efficacia che si può attribuire a tale sperimentazione, il problema è che non dovrebbe trattarsi di fondi limitati alle scuole e ai docenti individuati per tale sperimentazione. Il “premio al merito” va esteso a tutte le scuole sul territorio nazionale, altrimenti non sapremo mai quali funzionano meglio, nel complesso, ma conosceremo solo quelle che, fra le prescelte, hanno ottenuto dei premi o meno. Tuttavia ritengo che parlare di merito tenendo ben chiuso il “portafoglio” sia del tutto inutile.

Che dire poi della formazione dei docenti? Il TFA (Tirocinio Formativo attivo) per i nuovi docenti è un’idea che potrebbe funzionare. Ma così si rischia di avere dei docenti giovani preparati e selezionati lasciando in cattedra i più “vecchi” (specialmente nella prospettiva di continuare ad insegnare fino a 70 anni) che, pur avendo più esperienza didattica, non è detto che siano gli insegnanti più efficaci. Trascurare questo dettaglio sarebbe un grave errore. Quindi è necessaria quella formazione in servizio di cui si parla dai tempi della Gelmini e che, fino ad oggi, non è mai stata messa in pratica. Perché? Presumo sia sempre un problema legato ai fondi.

Detto questo, come si può non dar ragione a Fioroni quando afferma che bisogna investire sull’aggiornamento e la riqualificazione professionale dei docenti?

[fonte Repubblica: 1° articolo e 2° articolo]

ATTENTATO A BRINDISI: LETTERA DEL MINISTRO PROFUMO ALLE STUDENTESSE E AGLI STUDENTI DELLA SCUOLA ITALIANA

Care ragazze e ragazzi,
vi scrivo come Ministro, come padre ma soprattutto come italiano a voi che rappresentate il futuro del nostro Paese. Oggi siete stati selvaggiamente colpiti, per la prima volta nella nostra pur travagliata storia unitaria e repubblicana, davanti ad un edificio pubblico nel quale vi stavate recando sicuri di essere protetti, per imparare a diventare cittadini. Capisco dunque che dentro ciascuno di voi e tra i vostri amici e compagni di classe possa nascere, assieme al dolore per la morte assurda della vostra compagna, un sentimento di sgomento per essere stati aggrediti lì dove non doveva succedere. Il vostro sgomento è quello di tutti. Colpire da vigliacchi una scuola è infatti colpire l’Italia intera, perché lì si forma il suo futuro. Dovete credermi, sento profondamente questa responsabilità e con me tutto il Governo e l’Italia intera. Faremo di tutto perché una cosa del genere non succeda mai più, affinché voi entrando nella vostra scuola pensiate solo ai compiti e allo studio, alle amicizie e allo sport.

Immagino vi siano dentro di voi sentimenti come dolore e rabbia: non abbiate paura di averli. Oggi sono naturali. Solo vi dico e vi chiedo di non cedere ad essi, pensando di essere soli. Non lo siete. Siete invece la parte più importante di una grande comunità sulla quale potete contare, a partire dai vostri insegnanti e dal personale che lavora nella scuola. Sulla forza e sulla saldezza di questa comunità che ha in voi il suo futuro potrete fare affidamento affinché domani questi sentimenti possano lasciare il posto alla speranza e alla fiducia. Speranza che il Paese nel quale vivete diventi sempre più a vostra misura e sempre meno ceda spazio a illegalità e violenza.

Noi sapremo unirci: voi potete contare su di noi. Nelle prossime ore e nei prossimi giorni lavorerò ad iniziative in questo senso. Vi dimostreremo che i terribili fatti di oggi sono un segno di debolezza e non di forza di chi li ha compiuti. Vedrete che non sarete lasciati soli.

A presto
Francesco Profumo

[fonte: MIUR]

L’INVITO DEL MINISTRO PROFUMO PER IL 17 MAGGIO: CELEBRATE LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOFOBIA


Una nota ministeriale del 14 maggio, firmata dal direttore generale Marcello Limina, invita le scuole italiane a celebrare, il 17 maggio, la Giornata internazionale contro l’omofobia.

Ecco il testo:

Si prega di voler diffondere, con cortese urgenza, la presente comunicazione ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado del proprio territorio di competenza.
L’Unione Europea ha indetto per il 17 maggio di ogni anno la Giornata internazionale contro l’omofobia (risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile del 2007) ossia contro ogni forma di atteggiamenti pregiudiziali basati sull’orientamento sessuale.
La giornata rispecchia i principi costitutivi sia dell’Unione Europea sia della Costituzione italiana: il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l’uguaglianza fra tutti i cittadini e la non discriminazione. Sono le condizioni che consentono alla società di promuovere l’inclusione di tutti e di ciascuno e di battersi contro ogni offesa alle persone.
La scuola si cimenta ogni giorno con la costruzione di una comunità inclusiva che riconosce le diversità di ciascuno. E’, infatti – ad un tempo – la prima comunità formativa dei futuri cittadini e un luogo importantissimo per la crescita e la costruzione dell’identità di ciascuna persona. Così, le scuole favoriscono la costruzione dell’identità sociale e personale da parte dei bambini e dei ragazzi, il che comporta anche la scoperta del proprio orientamento sessuale. Il loro ruolo nell’accompagnare e sostenere queste fasi non sempre facili della crescita risulta decisivo, anche grazie alla capacità di interagire positivamente con le famiglie.
Le scuole, nello svolgere tale prezioso lavoro educativo ogni giorno, contrastano ogni forma di discriminazione, compresa l’omofobia. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca intende supportare il lavoro dei docenti impegnati quotidianamente nella formazione dei propri alunni sulle problematiche relative a tutte le tipologie di discriminazione, in particolare, attraverso strumenti informativi presenti sul sito www.smontailbullo.it e assicurando un primo supporto a tutti i ragazzi, i docenti e le famiglie attraverso il numero verde 800.669.696 che fornisce informazioni utili allo svolgimento dei compiti educativi e una prima assistenza in caso di segnalazioni di episodi di discriminazione.
Si coglie l’occasione della Giornata del 17 maggio per invitare le scuole che abbiano già realizzato progetti o iniziative sul tema delle discriminazioni omofobiche, anche in collaborazione con Associazioni ed Enti del territorio, a darne comunicazione all’indirizzo email info@smontailbullo.it. Iniziative e progetti segnalati dalle scuole saranno successivamente pubblicati in un apposito spazio del sito http://www.smontailbullo.it dedicato alle “buone pratiche” che servirà a una riflessione corale delle scuole, anche nella prospettiva del confronto europeo su questi temi.
Sicuri del Vostro impegno e della Vostra preziosa collaborazione.

[immagine da questo sito]

SÌ DEL MOIGE AI TEST INVALSI: STIMOLO PER DOCENTI E STUDENTI. MA GLI INSEGNANTI PROTESTANO

Una voce fuori dal coro, a quanto pare, quella del MOIGE, Movimento Italiano Genitori. La presidente, Maria Rita Munizzi, in occasione del via alle prove 2012 nella scuola primaria, ha dichiarato: «Riteniamo che i test Invalsi siano una metodologia positiva, poiché consentono una valutazione degli apprendimenti oggettiva e omogenea su tutto il territorio nazionale. Da questo punto di vista possono quindi rappresentare anche uno stimolo per studenti e docenti. Siamo preoccupati dalle dichiarazioni di alcuni insegnanti di boicottare i test».

Effettivamente alcune associazioni sindacali hanno organizzato delle forme di protesta: i Cobas hanno indetto tre giorni di sciopero durante i test per insegnanti e personale Ata, e la Gilda ha dichiarato che La somministrazione dei test Invalsi verrà operata utilizzando i docenti come semplici impiegati e operatori delegati da Invalsi, senza che alcuna norma contrattuale lo preveda. Il nodo della questione è, infatti, legato al ruolo degli insegnanti che dovrebbero non solo somministrare i test ma anche correggerli, eccezion fatta per le classi “campione” nelle quali sarà presente un delegato dell’InValsi nella veste di somministratore e osservatore.

La Flc Cgil, invece, invoca una presa di posizione di Profumo: «Il ministro intervenga al fine di evitare una situazione di crescente tensione e contenziosi legali infiniti». Mentre la CISL, per voce di Francesco Scrima, segretario generale del sindacato di categoria, esprime la convinzione che sia nell’interesse di ogni scuola partecipare alla rilevazione e utilizzarne gli esiti nella progettazione del suo lavoro.

Ancora una volta, dunque, i famigerati test dividono. Da parte sua il ministro Francesco Profumo si dimostra favorevole alla rilevazione degli apprendimenti nelle scuole di ogni ordine e grado: «L’Italia ha bisogno della valutazione – sostiene il ministro -: solo guardandosi allo specchio il paese può migliorarsi». E aggiunge che la «carenza di cultura della valutazione» di cui soffre il paese «ci sta penalizzando nei confronti internazionali». Invita, quindi, i docenti a collaborare per migliorare il processo di valutazione con le loro osservazioni, fornendoci il loro feedback per avviare un processo migliorativo.

Non ripeto per l’ennesima volta perché sono contraria ai test come strumento di misurazione oggettiva degli apprendimenti. Rimando ai miei articoli sul tema e alle riflessioni di chi ne sa più di me: Giorgio Israel, le cui osservazioni e riflessioni condivido pienamente.

Vorrei solo rivolgere un appello a quei docenti che sono contrari alla somministrazione dei test: non fatene una questione ideologica, pensate piuttosto allo spreco di denaro pubblico che i test comportano, considerati i tempi di crisi e il fatto che i risultati servono solo a stabilire quali regioni d’Italia eccellono e quali invece sono affossate nella loro irrecuperabile ignoranza. Lo dico perché sono convinta che nulla sia stato fatto, nonostante i test vengano somministrati da molti anni (solo a campione fino allo scorso anno), per rimediare alla situazione a volte disastrosa emersa in alcune realtà scolastiche italiane.

Io ho scritto al sito del governo, Spending Review. Fate come me invece di proclamare scioperi che assottigliano la busta paga e non portano da nessuna parte.

[fonte: Il Corriere]

A PROPOSITO DI TAGLI ALLA SCUOLA, QUANTO COSTANO I TEST INVALSI?

Di fronte ai preannunciati tagli alle risorse della pubblica amministrazione, scuola in testa, bisogna riconoscere a questo governo almeno il buon gusto di non parlare di “ottimizzazione delle risorse”, di gelminiana memoria. Non so se peccasse di eccesso di diplomazia l’ex ministro o pecchino di sfacciataggine gli attuali ministri.

Proprio a questo proposito mi chiedevo quanto possano incidere sulla spesa del MIUR i famigerati test InValsi che puntualmente suscitano polemiche sia da parte dei docenti sia da quella degli studenti.

Per prima cosa ho cercato alcuni dati sul sito dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione, il cui acronimo è certamente più noto. Nulla. Nessun dato. Alla faccia della trasparenza.

Gli unici dati li ho trovati su una pagina Facebook un po’ datata:

– sono stati spesi circa 5,6 milioni di euro nel 2009 (anno cui si riferisce la notizia riportata)

– si prevede una spesa di 6,6 milioni di euro nel 2010

– si calcola che presumibilmente la spesa toccherà gli 8 milioni di euro nel 2012

Ora, è inutile che perda altro tempo a spiegare perché i test InValsi siano inutili (ne ho parlato diffusamente negli articoli che trovate QUI) e, senza tanti giri di parole, vado dritta al dunque: se proprio si devono tagliare gli sprechi, perché non tagliare una volta per tutte ‘sti benedetti test?

Per quest’anno è tardi, lo so. Ma il ministro Profumo dovrebbe pensarci per il prossimo anno e fare un semplice ragionamento:

se, supponiamo, i risultati delle prove InValsi servono a dare il quadro della situazione delle scuole italiane allo scopo, non unico ma certamente primario, di supportare le realtà più deboli, con quali fondi pensa di venire incontro alle problematiche di certe aeree della nostra penisola visto che ce li taglierà, come promesso, puntualmente tutti e ovunque?

Quel che voglio dire è: a che servono le rilevazioni se non a sprecare altri soldi pubblici quando si potrebbe investire quegli 8-9 milioni di euro per tutta la scuola italiana? Ne gioverebbero comunque anche le realtà più deboli. Tanto, una situazione peggiore dell’attuale è persino difficile da immaginare.

[immagine da questo sito]

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