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#MATURITÀ2019: TUTTE LE NOVITÀ E… NUOVE PREOCCUPAZIONI

Sembra essere proprio tormentato il “nuovo” Esame di Stato che gli studenti di quinta dovranno affrontare tra pochi mesi. Tante novità che, seppur con le buone intenzioni che non si possono mettere in dubbio (anche Matteo Renzi aveva varato la #buonascuola con le migliori intenzioni, o no?), non danno l’idea di una “riforma” vera e propria, piuttosto trasmettono quella di un rattoppamento e raffazonamento dell’esistente tanto per non smentire l’obiettivo dell’attuale governo che fin da subito si è autoproclamato “governo del cambiamento”.

Già dalla scorsa estate il ministro del Miur Marco Bussetti aveva preannunciato alcuni “cambiamenti”: via l’Alternanza scuola-lavoro che non è più vincolante per l’ammissione all’esame (ma rimarrà nel curriculum seppur con un nome diverso e minor numero di ore obbligatorie), via la terza prova scritta per far posto alle prove nazionali elaborate dall’Invalsi, anch’esse non vincolanti però obbligatorie, via il saggio breve dalla prima prova scritta, via la tesina come introduzione al colloquio, rivisitati tutti i punteggi del credito formativo per dare il giusto rilievo al percorso scolastico fatto dagli allievi dalla terza classe in poi. Già preannunciata e ora confermata anche la rivoluzione della seconda prova, detta “mista”, giusto per aggiungere un “cambiamento” che altro non è che una nuova preoccupazione per studenti e docenti.

Attraverso un comunicato via You Tube – come si conviene a un “governo del cambiamento” che vuole avvicinarsi ai giovani – il ministro Bussetti ha diramato pochi giorni fa gli ultimi dettagli riguardo alle prove scritte e relativi commissari interni ed esterni. Con largo anticipo, ci tiene a precisare.

Vediamo in che cosa consistono questi “cambiamenti” (in particolare, mi riferisco al liceo scientifico, scuola in cui insegno, ma alla fine dell’articolo troverete tutti i link utili per gli altri istituti). Dal momento che non riesco proprio a essere oggettiva, distinguerò i dati dalle opinioni contrassegnando queste ultime con il corsivo.

1. L’alternanza scuola-lavoro. Per i maturandi di quest’anno scolastico rimarrà obbligatorio il monte ore già stabilito (200 per lo scientifico) pur non essendo vincolante per l’ammissione all’esame. Il ministro tiene a precisare che “una parte dell’orale sarà dedicata all’alternanza, che è un potente strumento di orientamento e di acquisizione di competenze trasversali”. Esclusa, tuttavia, l’illustrazione dell’esperienza in sostituzione della tesina, ormai relegata in soffitta, come primo approccio al colloquio. Per gli studenti che ora frequentano la classe terza, non si chiamerà più Alternanza scuola-lavoro ma “Percorsi per le Competenze Trasversali”. L’acronimo PCT risulta impronunciabile ma è sempre meglio di ASL che, per i non addetti ai lavori, rimandava al vecchio ente di assistenza sanitaria.

2. Le prove Invalsi del quinto anno. Forse pochi ricorderanno che già l’ex ministro Mariastella Gelmini aveva annunciato l’abolizione del “quizzone (nomignolo indecoroso affibbiato dai giornalisti alla terza prova che, nel 90% dei casi, non era affatto un quiz a crocette ma una prova seria e piuttosto impegnativa) in favore di una prova nazionale per rendere maggiormente omogenea la valutazione degli studenti nelle scuole di tutta la penisola. Correva l’anno 2011 e se dobbiamo dare un merito al nuovo governo, possiamo elogiarlo per la memoria lunga e anche, forse, per la volontà di creare una continuità con l’ex governo guidato da Forza Italia.
Le prove nazionali non saranno parte integrante dell’Esame di Stato 2019, come avrebbe voluto la Gelmini, ma verranno somministrate nel mese di marzo (classi non campione: dal 4 al 30 marzo 2019; classi campione: dal 12 al 15 marzo) in modalità CTB e verteranno su tre materie: italiano, matematica e inglese (reading e listening). Per quest’anno, come già detto, non costituiscono requisito di ammissione all’esame e non vi sarà l’obbligo di recuperarle nel caso di assenza. Sono previsti strumenti compensativi e dispensativi per gli allievi BES. La valutazione delle prove sarà inserita nel curriculum dello studente. (CLICCA QUI per vedere degli esempi delle prove)

3. La prima prova scritta. La prova di italiano rimane comune a tutti gli indirizzi. Le tracce saranno sette complessivamente, suddivise in tre tipologie: due tracce per la tipologia A (analisi e interpretazione di un testo letterario, in prosa o poesia, a partire dall’Unità d’Italia fino a tutto il Novecento); tre tracce per la tipologia B (testo argomentativo da analizzare, interpretare e commentare) inerenti ai seguenti ambiti: artistico, letterario, storico, filosofico, scientifico, tecnologico, economico e sociale; due tracce per la tipologia C (simile all’ex tipologia D, prevede la trattazione “libera” su un argomento con eventuale testo di appoggio).
Alcune osservazioni: al di là delle critiche mosse all’abolizione del tema storico (scelto ogni anno da poco più dell’1% degli studenti), le conoscenze in ambito storico possono essere indispensabili per lo svolgimento della tipologia B, anche se nella rosa delle tre tracce proposte, per una questione puramente aritmetica, non possono essere inseriti tutti e 8 gli ambiti. Tuttavia, è possibile se non altamente probabile che alcune conoscenze storiche siano imprescindibili per lo svolgimento della tipologia C.
Ampio spazio viene concesso all’argomentazione (nelle tipologie B e C) che nel vecchio “saggio breve” poteva quasi passare inosservata se l’utilizzo dei testi a corredo era comunque originale.

4. La seconda prova scritta mista. Dato che le preoccupazioni non erano già abbastanza numerose alla luce di tali novità, il Miur ha stabilito che anche la seconda prova scritta dovesse subire una rivoluzione. Non più l’opzione latino-greco (che era anche intuibile vista l’alternanza annuale quasi scontata) ma una prova mista che comprenda entrambe le discipline per i licei classici. E se ciò non bastasse, non più soltanto traduzione ma anche analisi e confronto tra testi, tipologie, autori e contesti… un bel po’ di carne al fuoco, non c’è che dire. Seppure personalmente io sia a favore di questo tipo di prova, credo che ci voglia un bel po’ di allenamento per poterla svolgere bene, e pochi mesi, intensi anche dal punto di vista dello svolgimento dei programmi, sono davvero insufficienti. Ciò vale anche per la seconda prova mista proposta allo scientifico dove alla già temuta matematica (ma se scegliete il liceo scientifico perché tutta ‘sta paura della matematica?) si aggiunge la temutissima fisica. Una prova mista che si preannuncia difficile non solo perché gli allievi non ne hanno mai svolte di simili (consideriamo pure il fatto che non sempre la cattedra di Matematica e Fisica è affidata a un unico docente) ma anche perché le ore curricolari di fisica, seppur presente nel piano di studi dalla prima a partire dal riordino dei licei voluto dall’ex ministro Gelmini, sono decisamente troppo poche rispetto al monte ore di matematica.

5. Il colloquio. Come già detto, è stata eliminata la tesina che dava l’avvio all’esame orale e, contrariamente a quanto previsto dalla #buonascuola, non si parte dalla relazione sull’esperienza di ASL, anche se l’argomento verrà trattato comunque dai maturandi in questa fase d’esame, preferibilmente con l’ausilio di un prodotto multimediale. La novità dell’ultima ora che risulta più sconvolgente è la proposta di tre tracce d’avvio, chiuse in tre buste, che la commissione preparerà e tra cui lo studente dovrà operare la sua scelta. Le tracce proporranno analisi di testi, documenti, esperienze, progetti, problemi, tenuto conto del percorso svolto dagli allievi. Un avvio d’esame sullo stile dell’ultima prova che i concorrenti, chiusi in cabina, dovevano sostenere nell’indimenticabile quiz Rischiatutto condotto da Mike Bongiorno negli anni Settanta. Se la terza prova scritta non era propriamente un “quizzone”, ecco che l’idea del quiz viene rispolverata in una fase d’esame, l’orale, in cui lo studente certamente non avrà una marcata predisposizione al rischio.
Altra novità: una parte del colloquio riguarderà le attività effettivamente svolte nell’ambito di “Cittadinanza e costituzione”, sempre tenendo conto delle indicazioni fornite dal Consiglio di classe sui percorsi fatti. Ora, se l’intenzione di proporre questa “materia”, di cui è responsabile sempre l’ex ministro Gelmini (un “governo del cambiamento” particolarmente ispirato da Marystar), è certamente buona, non altrettanto buona né omogenea potrebbe essere in tal senso la preparazione degli allievi. Infatti, nel proporre l’insegnamento di questa disciplina (in sostituzione della vecchia educazione civica, complementare all’insegnamento della storia solo sulla carta), ci si è dimenticati di assegnarla a un docente specifico, preparato in un ambito che sconfina nel Diritto, grande assente nei piani di studio dei licei più importanti. Quindi, affidare alla buona volontà dei singoli – quasi sempre in assenza di veri percorsi trasversali, come dovrebbe essere – l’onere di impartire questo insegnamento, non è di fatto garanzia della buona preparazione degli allievi e nemmeno di una preparazione unitaria. D’altra parte, ogni scuola organizza delle attività complementari nell’ambito dell’educazione alla legalità e alla pace, proponendo delle esperienze molto valide, ma esse non sempre sono comuni a tutte le classi. Penso al “Viaggio della Memoria” nei campi di concentramento organizzato annualmente nel mio liceo ma che interessa solo un’esigua parte degli allievi i quali, al colloquio, avranno la possibilità di parlare di un’esperienza altamente formativa godendo di un vantaggio su altri compagni della stessa classe. Mi viene in mente anche il viaggio organizzano in Sicilia, con l’associazione “Addio Pizzo”, ma che non interessa tutte le classi in quanto per i viaggi di istruzione c’è il paletto dell’80% di adesioni e non sempre si raggiunge questa quota. Ne consegue che in qualche quinta i maturandi potranno fare bella figura raccontando l’esperienza fatta, a scapito di altre che non hanno partecipato.

6. L’attribuzione dei punteggi. La valutazione del diploma rimane in 100esimi (sufficienza 60/100) ma con criteri di distribuzione diversi. Innanzitutto, l’eliminazione di una prova scritta viene compensata in parte con il passaggio dai 15esimi ai 20esimi nella valutazione delle due prove rimaste. I 5 punti di scarto, a mio parere, potevano essere aggiunti ai crediti, ma il ministro Bussetti ha voluto rivoluzionare tutto, abbassando il punteggio del colloquio (da 30 a 20 punti) e incrementando a dismisura quello dei crediti (da 25 a 40). A questo punto, un esame che, fra scritti e orale, forniva ben 75 punti su 100, viene ridimensionato a soli 60 punti contro i 40 derivati dalla somma dei crediti che gli studenti accumulano negli ultimi tre anni. Sebbene ritenga corretto che nel voto di diploma si tenga conto del percorso fatto dagli studenti negli ultimi tre anni (perché non includere, allora, nei 40 punti anche il biennio?), non mi pare giusto che, senza il dovuto preavviso, ci rimettano quei ragazzi che non hanno brillato nei due anni precedenti ma che avrebbero certamente potuto fare di più con un incentivo di tal specie.
Sono state diffuse dal Miur delle tabelle per la conversione dei punteggi accumulati tra il terzo e il quarto anno e il nuovo punteggio per il quinto. (CLICCA QUI)

Per concludere, alcuni argomenti di interesse.

Le simulazioni delle prove scritte.
Il ministro Bussetti ha annunciato che verranno somministrate le simulazioni nazionali delle prove scritte. Ecco le date: per la prima prova (comune a tutte le scuole) il 19 febbraio e il 26 marzo; per la seconda prova (diversa nei vari indirizzi di studio) il 28 febbraio e il 2 aprile.
Con un’apposita circolare saranno fornite alle scuole tutte le indicazioni operative. Nel frattempo il Ministero ha già pubblicato, nel mese di dicembre, alcuni esempi di traccia, sia per la prima che per le seconde prove. (per ulteriori informazioni CLICCA QUI)

Esempi di prima prova (diffusi dal Ministero):
esempio tipologia – a

esempio1 tipologia – b

esempio2 tipologia – b

esempio tipologia – c

La Commissione d’esame.
La Commissione rimane mista: tre membri interni e tre esterni più il presidente che è sempre esterno. Il Miur ha già comunicato le materie affidate ai commissari esterni (CLICCA QUI)

Per chi fosse interessato alla lettura di diverse opinioni (autorevoli) sulla prima prova scritta, rimando ad alcuni articoli pubblicati sul sito laletteraturaenoi.it:

La riforma della prima prova dell’Esame di Stato /1: come cambia l’approccio alla letteratura

La riforma della prima prova dell’Esame di Stato /2: la scrittura alla (prima) prova

La riforma della prima prova dell’esame di Stato /3. Tra continuità e positive innovazioni

Luca Serianni sulla riforma della prima prova esc

Le tracce e gli indizi. Riflessioni sugli esempi di prima prova

CLICCANDO QUI potete trovare alcuni esempi di prove Invalsi.

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ESAME DI STATO 2012: PRESENTAZIONE ON LINE DELLE SCHEDE DI PARTECIPAZIONE PER COMMISSARI

Da quest’anno la trasmissione delle istanze di partecipazione alle commissioni degli esami di Stato del personale scolastico (modelli ES-1 ed ES-2) sarà presentata attraverso la sezione “Istanze on line” del sito del Ministero dell’Istruzione.

Vediamo come procedere per la registrazione:

1. Tutti gli aspiranti dovranno procedere alla propria registrazione su ISTANZE ON LINE sul sito del MIUR (solo nel caso la registrazione non sia avvenuta per precedenti istanze). Per registrarsi è necessario possedere una casella di posta elettronica istituzionale (modello:nome.cognome@istruzione.it); qualora non la si possegga, è indispensabile crearla CLICCANDO QUI.

2. Terminata la fase di registrazione, si deve stampare il modello di adesione necessario per l’identificazione ed accesso ai servizi Internet del MIUR, allegare copia di un documento di identità valido e copia del codice fiscale e presentare la documentazione alla segreteria della propria scuola per la successiva identificazione.

3. Il Miur provvederà quindi all’invio di una e-mail all’indirizzo di posta elettronica del docente per concludere il procedimento di registrazione ed accesso ad Istanze on line.

Dovranno provvedere alla Registrazione ad Istanze on line per la partecipazione alle Commissioni degli Esami di Stato (mod. ES-1 e ES-2) tutti i docenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e quelli con rapporto di lavoro a tempo determinato, fino al termine dell’anno scolastico o fino al termine delle attività didattiche, che insegnano, nelle classi terminali e non, discipline rientranti nei programmi di insegnamento dell’ultimo anno dei corsi di studio, ovvero materie rientranti nelle classi di concorso afferenti alle discipline assegnate ai commissari esterni, con il possesso della specifica abilitazione all’insegnamento.

Anche i docenti con rapporto di lavoro a tempo parziale ed i docenti di sostegno hanno la facoltà della registrazione in qualità di presidente e/o commissario esterno.

Tutte le operazioni devono essere concluse entro il 31 gennaio 2012.

[immagine da questo sito]

A PROPOSITO DEL VOTO DI “MATURITÀ”

Gli esami ormai sono finiti in tutta Italia (almeno credo) ed ecco che si iniziano a leggere articoli sui dati, a volte non confortanti, emersi durante quest’ultimo Esame di Stato. In attesa, beninteso, dei dati ufficiali che il MIUR ci fornirà a breve.

Per caso oggi mi sono imbattuta in un post di un blogger che conoscevo già e che leggevo spesso ma che da tempo non “sentivo”, poiché ha chiuso la sua attività sulla piattaforma WordPress e ne avevo perse le tracce. Si tratta dello Scorfano, un collega in quanto anche lui insegnante al Liceo, oltre che blogger, come me.

In questo post lo Scorfano parla di un caso che ha interessato il Liceo Sabin di Bologna: sette bocciati, gli unici fra i maturandi nell’istituto, tutti nella medesima classe. In particolare, lo Scorfano si sofferma sul caso di una ragazza, bocciata dopo l’esame, che descrive come un’allieva mediocre: ammessa all’esame seppur con un’insufficienza, anche se, per ovvi motivi, alzata a 6, qualche debito ogni anno, quindi un punteggio dei crediti modesto. Agli scritti non brilla: 25 punti sul totale di 45, meno della sufficienza quantificata in 30 punti. Presentandosi così al colloquio, avrebbe dovuto prendere almeno 21, poco più della sufficienza che equivale a 20 punti. Ma non ce la fa e con lei altri sei sventurati compagni di classe.

Ringrazio lo Scorfano perché ha fornito dei dati in più, che la cronaca non riporta, sui quali riflettere. Nell’articolo de Il Corriere, infatti, in merito a questa vicenda si parla semplicemente di una battaglia legale che i genitori dei bocciati stanno per intraprendere. Fra le voci possiamo individuare, sempre grazie alla testimonianza del collega blogger, quella dei genitori della ragazza in questione. Essi la difendono con queste parole: «Aveva un 5 in matematica. Poi tutti 6 e anche qualche 7. Tra crediti e scritti aveva ottenuto 39 punti, quindi le serviva un 21 per raggiungere la sufficienza [il 60/100, NdR]. Un punteggio basso che non le hanno concesso. Sia lei che i suoi amici mi hanno raccontato che l’orale non era andato male. Ora vogliamo vederci chiaro».

Recentemente nei commenti ad un post, sul mio blog primario, dichiaravo, forte della mia recente esperienza di commissario interno all’Esame di Stato, che l’esito finale dovrebbe in teoria rispecchiare lo studente (in fondo, il punteggio del credito è stato istituito per dare un peso anche al curriculum di studi, seppur limitatamente al triennio), ma spesso riserva delle sorprese, belle o brutte che siano. Allora io mi chiedo: la situazione di questa ragazza, come descritta dallo Scorfano più che attraverso le parole dei parenti, si rispecchia in quella bocciatura? Apparentemente sì. Se consideriamo il punteggio ottenuto nelle prove scritte, decisamente insufficiente, e il credito modesto, in effetti l’allieva non è stata brillante e forse meritava la bocciatura. Tuttavia, a questo punto della mia riflessione, non posso ignorare il fatto che si sta parlando di una ragazza che negli anni è stata promossa, come si suol dire, per il rotto della cuffia, ma non ha perso un anno. Inoltre, se è vero che agli scrutini di ammissione si era presentata con un solo 5 (quindi una sola insufficienza e non grave), forse i suoi professori ritenevano che potesse superare gli esami: sarebbe uscita con un misero 60/100, che avrebbe comunque rispecchiato il suo percorso scolastico, ma ce l’avrebbe fatta.

Allora mi pongo un’altra domanda: se la situazione precedente l’esame non era così tragica, nonostante il fallimento quasi completo nelle prove scritte (che, tuttavia, non rispecchiavano la realtà in quanto nelle varie discipline, eccetto la matematica, la studentessa aveva ottenuto voti sufficienti o discreti, stando a quanto dichiarato alla stampa dalla famiglia), la commissione non avrebbe potuto chiudere un occhio e darle ‘sti 21 punti? Non parlo di un regalo, ovviamente, ma i docenti sanno come venire incontro agli allievi, specialmente i commissari interni. Insomma, in certe situazioni bisogna mettere a proprio agio l’esaminando/a, che certamente non sarà così tranquillo/a visti i voti degli scritti. Perché “punire” la ragazza, facendole ripetere la quinta, anche se è vero che avrebbe potuto impegnarsi di più negli anni, ? Non sarebbe nemmeno un raro caso di abbandono dopo il fallimento dell’esame di maturità …

Quello che non concepisco è che gli stessi suoi insegnanti, che non l’avevano giudicata insufficiente (ricordo a chi non lo sapesse che il commissario di Matematica, l’unica materia risultata insufficiente allo scrutinio di ammissione all’esame, era esterno quest’anno), non le abbiano dato una mano. In fondo, non gliel’hanno data per tutto il quinquennio?

Concludo prendendo in esame un’osservazione dello Scorfano: «Quello che non riesco a capire è che un punteggio molto basso (39 tra scritti e crediti) diventi l’argomento forte su cui si costruisce la propria innocenza».
Secondo il mio parere qui non si tratta di innocenza o meno della ragazza ma di un comportamento della commissione che non è in linea con le decisioni prese nel corso degli anni da parte del Consiglio di Classe: le hanno dato dei debiti, l’hanno poi promossa a settembre, le hanno concesso (‘sta volta lo uso io quel verbo che mette così tanto in imbarazzo lo Scorfano!) di fare l’esame … perché mai non l’hanno fermata prima? Perché pensarci solo ad esami ultimati?

[nella foto: l’attore Nicolas Vaporidis nel film Notte prima degli esami]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 22 LUGLIO 2011

Uno dei commissari esterni, Fabio Bonazzi, professore di matematica e fisica al Galvani, scrive al Corriere di Bologna per parlare con i ragazzi.

«Sono un commissario della commissione “incriminata” che ha esaminato la classe V E del Liceo Sabin di Bologna. Sono uno dei “cattivi” che hanno deciso di fermare 7 studenti alla soglia del diploma di maturità scientifica. Non mi soffermo sul livello di preparazione che ho riscontrato nella classe in oggetto né sulle dinamiche scolastiche che hanno portato questi ragazzi a essere ammessi all’esame di Stato perché vorrei porre questioni sostanziali di altro genere.
Vorrei cominciare col porre alcune domande a voi, i ragazzi che sono stati bocciati, a cui comunque come docente ed educatore va la mia solidarietà. E’ a voi che mi rivolgo, non ai genitori, non alla preside.
Credete che la vostra preparazione fosse adeguata ad affrontare un esame di stato di maturità scientifica? Pensate che la vostra prova d’esame (prove scritte e colloquio orale) sia stata complessivamente sufficiente? Pensate che sia stata compiuta una ingiustizia nei vostri confronti?
Al di là della frustrazione e delusione derivante da una bocciatura vi chiedo di rispondere a queste domande in piena coscienza, facendo appello al senso critico ed autocritico il cui sviluppo è uno degli obiettivi che la scuola si prefigge per i propri studenti.
La Commissione ha dato risposta negativa alle stesse domande che vi pongo. Ovviamente ciò che pensate rispetto a queste domande non è vincolante poiché la valutazione spetta alla commissione. Tuttavia una risposta sincera da parte vostra che tenga conto solo dell’esame da voi sostenuto e non di quanto successo in altre sedi centrerebbe il merito della questione. Il fatto che altre commissioni abbiano preso altre decisioni per altre classi non ha a mio parere alcuna valenza nel valutare il vostro caso.
Senza alcun riferimento specifico credo altresì che il “buonismo” il “lasciapassarismo” che serpeggia in vari ambiti della scuola siano molto spesso dannosi per gli studenti stessi. Credo che uno degli scopi della scuola sia quello di educare i ragazzi ad impegnarsi a fondo per ottenere ciò che si prefiggono. Per questo come docenti è necessario stimolarli, aiutarli ma anche renderli consapevoli ed autonomi ed è pertanto necessario anche essere responsabili e rigorosi nell’indicare loro dove l’impegno e la preparazione che ne consegue sono insufficienti. Il peso di questa responsabilità è molto grande e a volte è doloroso (anche per i docenti, vi assicuro) come nel caso di una bocciatura. Tuttavia credo che sia un peso cui i docenti, dirigenti scolastici e tutte le componenti dell’istituzione scuola debbano farsi carico. La via del “promuoviamo tutti che è meglio per tutti”, sebbene sia la più facile ed indolore (ragazzi e genitori contenti, docenti che non vanno incontro a ricorsi o ad agguerriti confronti con i ragazzi e i genitori), non credo sia esattamente la più giusta ed efficace dal punto di vista educativo. Se invece che assumerla la scuola demanda (a chi poi?) questa responsabilità non svolge pienamente il suo compito educativo ed anzi finisce per “educare alla mediocrità”.
Prof. Fabio Bonazzi»

Per carità, il professore scrive cose condivisibili. Ma mi chiedo perché i commissari interni tacciano. Solo loro potrebbero rispondere alla mia domanda: questi sette saranno stati pure degli asini, ma perché mai non li hanno fermati prima? Perché pensarci solo ad esami ultimati?

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