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LA BOCCIATURA NON È UNA PUNIZIONE, È MOLTO DI PIÙ. PAROLA DI MAMMA


Mi ha colpito molto la lettera che una mamma ha scritto per ringraziare gli insegnanti del figlio 17enne, al penultimo anno del liceo, per la bocciatura inflitta al giovane che, secondo questa madre onesta e obiettiva, non ha studiato, non si è impegnato e nonostante i tentativi dei docenti, non ha voluto produrre neanche la minima sufficienza.

Nella lettera (non ho trovato la fonte ma è stata pubblicata sul sito oggiscuola.com) la signora non solo si schiera apertamente dalla parte dei docenti tanto da dire di voler stringere la mano a chi l’ha bocciato, ma si scaglia anche contro le altre madri, soprattutto quelle che su Whatsapp scrivono che quell’insegnate è cattiva, l’altra dispettosa, un altro crudele, senza considerare quanta fatica facciano ogni giorno i docenti che hanno a che fare con una banda di scalmanati come sono i nostri figli. È talmente onesta questa signora da ammettere di aver difficoltà a gestire un solo ragazzo e quindi non si sente di condannare nessuno per la bocciatura di Antonio, ritenendolo unico responsabile.

La parte della lettera che mi ha colpita maggiormente è quella in cui la mamma di Antonio scrive:

Io non sono un avvocato, un ingegnere come tante delle mamme degli amici di Antonio, sono un’umile casalinga e non mi interessa cosa faccia la professoressa di italiano in casa sua, m’importa che badi a mio figlio e si occupi della sua istruzione. Antonio è giovane, è brillante, gli bastano 10 minuti per imparare un’intera pagina e nonostante ciò per un intero anno ho dovuto lottare affinché si mettesse con la testa sui libri e ho trovato delle amiche nel mio percorso: le insegnanti di mio figlio che mi hanno aiutata a comprendere la verità e cioè che la scuola è un’esperienza bellissima ma costa fatica.

Tutto ciò che questa donna scrive è ampiamente condivisibile da chi svolge questa professione bellissima ma faticosa, esattamente come la scuola deve essere per gli studenti. Le parole della mamma di Antonio, che definisce la bocciatura non una punizione ma un’esperienza che serve a capire che nella vita tutto si paga a caro prezzo e che la fatica è fondamentale per conseguire i risultati, sono la testimonianza più bella di quella collaborazione scuola-famiglia che non deve essere intesa come asettico enunciato che compare sul modulo da firmare (il cosiddetto patto di corresponsabilità) ma come strategia comune e condivisa perché la scuola sia davvero bellissima per gli alunni, seppur faticosa.

Più volte mi sono occupata di questi argomenti, della bocciatura e del fatto che la scuola debba essere anche palestra di vita. Fa piacere che chi sta dall’altra parte, sebbene parte lesa, sia d’accordo con me.

Per concludere, non posso che fare un amaro confronto con quest’altra madre, incapace di guardare in faccia la realtà e di aiutare il figlio. Sono passati tanti anni, non conosco il “seguito della vicenda” ma spero che Mario abbia trovato la giusta strada da percorrere nella vita.

LE SETTE REGOLE PER UN BUON COLLOQUIO CON I PROF

colloqui con i prof

Un nuovo mio articolo (il quinto) pubblicato sul Blog “Scuola di Vita” del Corriere.it.
Si parla dei colloqui con gli insegnanti e delle buone regole per far sì che la collaborazione scuola famiglia sia davvero tale e non si riduca a uno scontro fra nemici. Una riflessione che nasce da una bozza che avevo preparato qualche tempo fa, mi pare un paio d’anni, per partecipare ad una trasmissione di TV 2000 cui ero stata invitata. Alla fine, la troppa distanza da Roma ha scoraggiato un po’ me e un po’ la redazione e quindi la partecipazione non c’è stata.
Come sempre posto qui di seguito l’inizio dell’articolo invitandovi a continuare a leggerlo su “Scuola di Vita”. Buona lettura.

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Una premessa è d’obbligo per evitare fraintendimenti: i colloqui con gli insegnanti, in ogni ordine e grado di scuola, rientrano in quelle «attività funzionali all’insegnamento» disciplinate dall’art. 29 del CCNL scuola 2006-2009. Il monte ore complessivo dovrebbe rientrare nelle 40 ore annue che includono, tuttavia, anche molte altre attività di vario genere.

Ciò va detto perché, in piena autonomia, ogni scuola stabilisce le modalità con cui si debbano svolgere i colloqui con le famiglie.

Non è scontato che il ricevimento sia settimanale (generalmente di un’ora) così come non è un obbligo per le scuole programmare i famosi ricevimenti generali pomeridiani che hanno una durata variabile tra le due e le quattro ore e generalmente sono due, uno per periodo (non ha senso, ormai, parlare di quadrimestre perché ogni istituto si organizza come meglio crede, prevedendo ad esempio un trimestre e un pentamestre).

Detto questo, si auspica comunque la più ampia collaborazione dei docenti perché le comunicazioni con le famiglie sono importantissime. Dipende, poi, dalla sensibilità di ognuno rendersi disponibile ad incontri extra, a seconda dell’urgenza del colloquio.

Perché la collaborazione scuola-famiglia porti ai risultati auspicati, io credo che ci siano delle regole da rispettare, da entrambe le parti logicamente. Per quanto riguarda i docenti, come già detto, al di là di ogni norma contrattuale, è un dovere implicito dimostrare collaborazione e disponibilità, specie in quelle situazioni «critiche» che vanno affrontate concertando le strategie e i rimedi da mettere in atto per superare eventuali criticità e fragilità.
CONTINUA A LEGGERE >>>

[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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