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ZECCHINO D’ORO 2016: VINCE UNA CANZONE CONTRO I BULLI

“Quel bulletto del carciofo” interpretata da Chiara Masetti, una bambina modenese di 7 anni, si è aggiudicata il podio all’ultimo “Zecchino d’oro”, gara musicale che, con i suoi cinquantanove anni di storia, si è adattata ai tempi. La canzone vincitrice è, infatti, un vero e proprio inno contro il bullismo. Delle canzoni zecchiniane mantiene il ritmo fresco e spensierato ma il testo, scritto da Giuseppe De Rosa e Serena Riffaldi, affronta un argomento purtroppo moderno, anche se in fondo il bullismo è sempre esistito. Tuttavia, un tempo non se ne parlava, era qualcosa da nascondere e chi ne era vittima, veniva considerato un debole, un po’ scemo, uno che si faceva mettere i piedi in testa facilmente. Quindi, un po’ se le andava a cercare.

Il bullismo oggi è alla luce del sole e vede la condanna unanime di insegnanti e genitori. Purtroppo ancora molto si deve fare per contrastare un fenomeno in crescita.

Dati recenti attestano che il fenomeno si sta allargando sempre più, comprendendo anche il cosiddetto cyberbullismo nato con il dilagare dei social network, utilizzati anche da bambini molto piccoli e preadolescenti, spesso senza alcun controllo da parte delle famiglie.

Secondo i dati diffusi da Telefono Azzurro, dal settembre 2015 al giugno 2016 si è verificato 1 caso al giorno di bullismo e cyberbullismo, per un totale di 270 casi gestiti dalla Onlus, oltre a più di 600 segnalazioni.

L’area geografica maggiormente interessata in Italia è il nord (45% dei casi), le vittime sono prevalentemente di nazionalità italiana (85% dei casi) e le femmine sono maggiormente prese di mira: il 45%, dato che sale al 70% per episodi di cyberbullismo. I bulli, invece, sono al 60% maschi, anche se negli ultimi tempi si sta assistendo ad episodi di aggressività anche da parte delle ragazze, specialmente dovuti a “questioni di cuore”.

Sempre secondo i dati diffusi da Telefono Azzurro, l’età delle vittime si sta abbassando: nel 22% dei casi le vittime hanno solo di 5 anni.

Non è un caso, forse, che Giuseppe De Rosa e Serena Riffaldi abbiano pensato di affrontare questa problematica in una canzone destinata a un pubblico di bambini e preadolescenti.

“Quel bulletto del carciofo” ha come protagonista un carciofo arrogante che maltratta le verdure più deboli come la cipolla, la zucchina, la patata e il pomodoro, cercando di affermare il suo potere nell’orto.
Per questo motivo, le verdure decidono di coalizzarsi e alla fine scoprono che il carciofo bullo è troppo solo e, in mancanza di affetti, se la prende con chi vede vivere più serenamente.
La canzone ha una fine lieta: le altre verdure dell’orto perdonano il bullo “pungente” e gli offrono la loro amicizia.

Purtroppo le vere storie di bullismo spesso non hanno un finale positivo. Ma l’aver trattato un tema così delicato in un concorso di canzoni per bambini è almeno un passo avanti per sensibilizzare i più piccoli.

[dati Telefono Azzurro da questo sito]

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ROMA: STUDENTE SUICIDA, INDAGATI GLI INSEGNANTI

andrea suicidaAndrea aveva 15 anni, si è suicidato perché preso in giro dai compagni di scuola per una presunta omosessualità. Aveva un soprannome: “il ragazzo dai pantaloni rosa”.
Il fatto è accaduto il 20 novembre 2012 e solo ora la magistratura ha iscritto nel registro degli indagati tre docenti del liceo Cavour di Roma, frequentato dal ragazzo. L’accusa è quella di «omessa vigilanza». Anche la dirigente della scuola è sotto accusa perché sarebbe stata a conoscenza delle vessazioni subite da Andrea ma non ha ordinato ai docenti di porre un freno alle offese che i compagni continuavano ad indirizzargli.

Secondo le testimonianze di amici e compagni della vittima, il quindicenne sarebbe stato vittima di vere e proprie persecuzioni da parte dei coetanei, senza che gli insegnanti se ne preoccupassero. Essi, anzi, avrebbero ostentato completa indifferenza.

Una professoressa, stando alla testimonianza della madre di Andrea, durante un’interrogazione avrebbe commentato un’abitudine del ragazzo, quella di dipingersi le unghie di rosa, chiedendogli che cosa ne pensasse sua madre. A quel punto lo studente avrebbe risposto: “Mamma dice: basta che poi mi porti i nipotini”. A quel punto, i compagni si sarebbero messi a ridere.

All’indomani del suicidio, per mezzo di una lettera aperta ad un quotidiano, la scuola ha smentito che il ragazzo fosse omosessuale e ha escluso la propria responsabilità:

A. era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto: era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità); era curioso e comunicativo, pieno di vita e creativo, apprezzato a scuola dagli insegnanti; soprattutto era molto amato da tantissimi amici e compagni. Probabilmente nascondeva dietro un’immagine allegra e scanzonata una sofferenza complicata e un profondo e non banale “male di vivere”. [LINK]

A conferma del carattere solare di Andrea, il commento dell’istruttore di vela, Mauro Pandimiglio, che aveva seguito la classe per una settimana: «Un ragazzo dolce, molto sensibile, di una simpatia unica e molto amato dai suoi compagni di classe. Sono stato con lui per sette giorni per 24 ore e l’unica cosa che posso dire è che era un ragazzo simpaticissimo, socievole, originale e con un rapporto straordinariamente affettuoso con la sua classe. Ricordo ancora quando mise i suoi vestiti, tutti ordinati, nel frigorifero del bungalow. Lo usò come armadio. Quell’episodio fece ridere tutti…».

Questa la notizia in sintesi.
Onestamente non credo che quei docenti e la dirigente possano avere grandi responsabilità. La battuta della prof è stata sicuramente infelice ma bisogna vedere in quale contesto era calata. Se, come sottolineato nella lettera, Andrea era un ragazzo pronto alla battuta e a fare anche autoironia, magari quella domanda rientrava nelle relazioni alquanto distese che aveva con i docenti, forse con quella docente in particolare.
Mi chiedo, invece, quale sia la responsabilità della famiglia. Per esempio, se le offese nei confronti di Andrea viaggiavano nel web, nei social network come pare, è evidente che la scuola non avrebbe potuto fare nulla. Piuttosto sarebbe interessante sapere se la famiglia fosse informata di ciò.

Voi che ne pensate?

[fonti: Il Corriere, Scuola di Vita.Corriere.it e Notizie.tiscali.it, da cui è tratta anche l’immagine]

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