Archivi Blog

ESAME DI STATO 2013: APPELLO DELL’ANP AL MINISTRO CARROZZA PER PROTEGGERE GLI ESAMI DAGLI SMARTPHONE

esame-di-maturitaL’esame di Stato (per le scuole secondarie di II grado) è ormai vicino: si inizierà il 19 giugno con la prima prova scritta. Come ogni anno, assisteremo inermi alla pubblicazione, sul web, dei risultati, con le prove ancora in pieno svolgimento, grazie all’abilità di alcuni studenti ben veloci a trasmettere via telefonino la fotografia delle tracce o dei quesiti proposti.

Ma alla destrezza dei ragazzi inevitabilmente si aggiunge la noncuranza dei commissari o dei docenti delegati alla sorveglianza. Sono perfettamente consapevole che i furbetti, in quanto tali, applicano ogni strategia per non essere scoperti anche da chi cerca di prestare assidua sorveglianza. Però è anche vero che, senza la complicità dei siti web specializzati, ben pronti a pubblicare le soluzioni, il fenomeno sarebbe almeno in parte arginato.

Come ogni anno, l’ANP (Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola), unitamente al Gruppo di Firenze, rivolge un appello al ministro del MIUR perché gli esami di Stato nelle scuole superiori si svolgano in assoluta regolarità, a tutela della credibilità della scuola e nell’interesse dei tanti studenti che si impegnano con correttezza e serietà e per salvaguardare la stessa funzione educativa della scuola.

In particolare, nella lettera indirizzata alla professoressa Maria Chiara Carrozza, neoministro del MIUR, si sottolineano i seguenti punti:

1. Ricordare in modo circostanziato i doveri di sorveglianza che incombono ai commissari e i provvedimenti da prendere nel caso di studenti sorpresi a copiare.
2. Rafforzare tali indicazioni con l’adozione di strumenti giuridicamente più vincolanti degli attuali (secondo alcune pronunce giudiziarie, la mancanza di una normativa primaria in merito renderebbe illegittima l’adozione di sanzioni).
3. Valutare la possibilità di disporre l’utilizzo nelle sedi d’esame di apparecchiature elettroniche atte a rilevare la presenza di cellulari accesi, anche in stand-by. Tali apparecchiature, di basso costo, non emettono radio-frequenze (che potrebbero interferire con le comunicazioni), essendo soltanto rilevatori passivi delle frequenze emesse dai cellulari.
4. Prendere tutte le iniziative consentite dalle norme per contrastare l’attività dei siti che offrono il loro aiuto a chi vuole copiare e che comunque pubblicano le soluzioni delle prove d’esame durante l’orario in cui si svolgono, valutando ad esempio la possibilità di stabilire uno specifico divieto in tal senso e di rafforzare le possibilità di intervento della Polizia postale.

[per leggere l’intero testo CLICCA QUI]

Osservazioni condivisibili, certamente. Ma chissà perché ho l’impressione che anche questo appello non sortirà alcun effetto.

In realtà, il ministero lo scorso anno ha diffuso una nota (n. 3172 del 24 maggio 2012) che presumibilmente rimane in vigore, in cui si evidenzia il divieto di utilizzare, durante le prove d’esame, telefoni cellulari di qualsiasi tipo (comprese le apparecchiature in grado di inviare fotografie e immagini), nonché dispositivi a luce infrarossa o ultravioletta di ogni genere nonché l’uso di apparecchiature elettroniche portatili di tipo “palmare” o personal computer portatili di qualsiasi genere, in grado di collegarsi all’esterno degli edifici scolastici tramite connessioni “wireless”, comunemente diffusi nelle scuole, o alla normale rete telefonica con protocolli UMTS, GPRS o GSM o BLUETOOTH. Nella stessa nota vengono contemplati anche i provvedimenti da attuare contro i trasgressori: per coloro che fossero sorpresi ad utilizzarli è prevista, secondo le norme vigenti in materia di pubblici esami, la esclusione da tutte le prove.

Peccato, però, che, anche quando qualche maturando è stato sorpreso con il cellulare o altro dispositivo acceso, gli eventuali ricorsi al TAR siano stati accolti. In particolare, lo scorso anno un istituto scolastico, dopo la riammissione di un candidato espulso (che poi ha superato le prove e ottenuto il diploma), ha interpellato il Consiglio di Stato che ha chiarito che l’ipotesi di espulsione è prevista solo se il candidato è colto in flagranza di utilizzo. Da parte sua la commissione valutatrice aveva difeso il proprio operato in quanto, sebbene il candidato non fosse stato colto in flagrante, non aveva ottemperato ad un preciso obbligo, quello di consegnare il cellulare prima dell’inizio della prova. (leggi QUI la notizia)

La questione è, quindi, controversa. A parte il fatto che la normativa prevede che i candidati non si presentino con il telefonino e altri dispositivi nei locali scolastici dove devono sostenere l’esame. Ne consegue che il cellulare non dovrebbe proprio varcare la soglia dell’istituto e ciò basterebbe a contraddire il parere del Consiglio di Stato. Tuttavia, è plausibile che, nell’agitazione pre-esame, qualcuno se lo porti dietro e in questo caso è necessario consegnarlo ai commissari. Diciamo che, almeno su questo, si chiude un occhio.

La fiducia, però, non paga. L’unica possibilità che rimane per arginare il fenomeno è fare ricorso alla Polizia Postale oppure fornire a tutte le scuole le opportune apparecchiature che schermino l’istituto durante le prove. Come, appunto, chiede l’ANP.

Annunci

AUMENTO DELL’ORARIO DI CATTEDRA DA 18 A 24 ORE: ANCHE I DIRIGENTI DALLA PARTE DEI DOCENTI CONTRO PROFUMO

Pubblico alcuni stralci della lettera aperta al ministro Profumo inviata dal presidente dell’Anp (Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola, Giorgio Rembado. All’intero documento si può accedere attraverso questo LINK.

[…]
l’Anp esprime un netto dissenso sulla strada seguita dal Governo per introdurre l’orario settimanale d’obbligo d’insegnamento di 24 ore dei docenti di scuola secondaria, a costo zero e a fronte di un aumento delle ferie. Aumento peraltro solo simbolico, dato che risulterebbe fruibile unicamente in periodi nei quali già adesso i docenti sono di fatto liberi da impegni.

Le ragioni del nostro dissenso sono essenzialmente tre:
1) si viene a creare una grave rottura del rapporto sinallagmatico tra prestazione lavorativa e retribuzione dei docenti (sostanzialmente a circa un terzo di orario obbligatorio aggiuntivo non corrisponde alcun compenso economico);

2) la modalità della decisione e la misura inusualmente elevata dell’aggravio di lavoro imposto suonano come uno “schiaffo morale” alla categoria dei docenti, il cui lavoro viene implicitamente considerato di così poco momento da poterne variare l’entità in qualunque misura e in qualunque occasione, senza alcuna condivisione con gli interessati e senza corrispettivi sostanziali. C’è da chiedersi come mai solo a loro si imponga unilateralmente un consistente incremento della loro attività di insegnamento.
E la risposta è semplice: si perpetua lo stereotipo dell’insegnante come un lavoratore a tempo parziale, dimentichi del fatto che i docenti non lavorano diciotto ore alla settimana, ma fanno lezione per diciotto ore con tutto quello che ne consegue. Di tutto ha bisogno la nostra scuola fuorché di un ulteriore messaggio che ne riproduca i pregiudizi e ne svilisca la rilevanza agli occhi della pubblica opinione;

3) si determina una ri‐pubblicizzazione coatta del rapporto di lavoro della categoria dei docenti nella scuola – contrariamente a quanto avviene nelle altre pubbliche amministrazioni – considerato, invece, che dall’entrata in vigore della legge n. 421/1992 anche per gli insegnanti vale la definizione per via contrattuale degli aumenti retributivi corrispondenti agli impegni lavorativi. E in aggiunta, stante l’attuale moratoria contrattuale, la funzione docente è di fatto mortificata per l’assenza di ogni possibile diversificazione e sviluppo. Spetterebbe al legislatore riconoscere e valorizzare una funzione necessaria per dar vita ad ambienti di apprendimento efficaci e rispondenti ai bisogni delle giovani generazioni. Occorre, pertanto, ripensare l’attuale condizione degli insegnanti, tenendo conto della profonda trasformazione che nei fatti essa ha già subito, sia per effetto dell’autonomia scolastica che per gli interventi della Funzione pubblica sulla dirigenza e sulle regole di funzionamento delle amministrazioni pubbliche.

Inoltre, se si pone attenzione, come la presente Associazione si è sempre proposta di fare ai problemi della qualità del servizio e conseguentemente della prestazione professionale dei docenti, un aumento delle ore settimanali d’obbligo di insegnamento tout court ‐ così come previsto nel disegno di legge del Governo ‐ non sembra andare nella direzione auspicata del miglioramento di qualità dell’istruzione e della formazione. […]

LA SPENDING REVIEW A SCUOLA

Ormai siamo ossessionati dalla spending review, ce la troviamo dappertutto. Due paroline inglesi (che poi, a dirla tutta, sarebbero traducibili con “revisione della spesa”, pubblica ovviamente, ma a noi l’idioma anglosassone piace un sacco) che ci riportano alla memoria, nel caso ce ne dimenticassimo, che c’è la crisi e bisogna risparmiare.

La spending review approda ovunque e la scuola non poteva rimanere al di fuori della rotta. Dopo l’annuncio fatto dal ministro Profumo riguardo al risparmio che deriverà dalle pagelle on line e dai registri elettronici (ma le scuole non hanno avuto indicazioni in merito, non sanno come procedere, non hanno il materiale occorrente, un computer per classe e il software necessario, sicché l’anno nuovo inizia come quello vecchio, poi si vedrà …) ora l’operazione completa è stata resa nota e pubblicata dall’ANP (Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola) la lista completa di tutte le innovazioni previste per ridurre i costi e ottimizzare le risorse.

In particolare, l’ANP del Lazio ha pubblicato sul suo sito non solo le nuove normative introdotte dal decreto legge n. 95, convertito nella legge n. 135 del 7 agosto in materia d’istruzione, ma anche una specie di “manuale d’uso”, utile per i dirigenti e per i docenti.

Ecco di che cosa si tratta:

Il decreto legge cosiddetto sulla “spending review” porta il n. 95 ed è stato pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale del 6 luglio 2012. La legge di conversione è la n. 135 del 7 agosto successivo, appena un mese
dopo.
Le disposizioni contenute nel decreto sono molto numerose ed a volte piuttosto “tecniche”: non poche fra
loro dovranno essere integrate da disposizioni amministrative ulteriori per risultare correttamente
applicabili. Riteniamo ad ogni modo di fare cosa utile ai colleghi pubblicando un elenco delle novità che
toccano – in un modo o nell’altro – la scuola ed accompagnandolo con qualche parola di commento e di
chiarimento, nei limiti ad oggi possibili.
Per iniziare, ecco la lista delle misure in questione:
1. Acquisti tramite CONSIP
2. I tagli agli organici non riguardano la scuola
3. Ferie non godute: soppresso il compenso sostitutivo
4. Revisori dei conti: ridotti gli ambiti territoriali, aumentate le competenze
5. Dematerializzazione: procedure telematiche per le iscrizioni e digitalizzazione di pagelle e registri
docenti
6. Inserimento delle scuole nel sistema della Tesoreria Unica
7. Aumentano i fondi per finanziare le spese di funzionamento delle scuole
8. Le supplenze brevi saranno pagate dal Ministero delle Finanze
9. Non più a carico delle scuole le spese per le visite fiscali
10. Contributi per rimborso pasti al personale in servizio di mensa
11. Nuove norme in materia di funzioni superiori e vicarie
12. Modifiche al sistema delle relazioni sindacali in materia di rapporti di lavoro
13. I docenti inidonei transitano nei ruoli ATA
14. Utilizzazione dei docenti in esubero
15. Riduzione del contingente di personale scolastico destinato all’estero

CONTINUA A LEGGERE >>>

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: