Archivi Blog

DAREDEVIL SELFIE IN GITA SCOLASTICA: IL DIRIGENTE ANNULLA I VIAGGI DI ISTRUZIONE


Un modo sciocco per sfidare la morte. Una moda insensata sempre più diffusa. Si chiama daredevil selfie e consiste nel farsi un autoscatto (esiste ancora, sapete, questo termine nel dizionario!) in situazioni pericolose. C’è chi lo fa sui binari con il treno in arrivo, chi si immortala al volante percorrendo l’autostrada a velocità folle, chi mentre prende al volo lo skilift e chi con un’arma puntata alla tempia, stile roulette russa, sfida la sorte. Solo qualche esempio, il tutto all’unico scopo di guadagnarsi qualche like sui social network. Perché, va da sé, questi selfie poi vanno rigorosamente condivisi. Prodezze da ammirare, insomma.

Ma se il daredevil selfie viene scoperto da un dirigente scolastico e riguarda il comportamento degli studenti in viaggio con la scuola, allora sono guai. Se il dirigente in questione si chiama Aldo Durì, i guai sono molto seri.

Il dirigente Durì è a capo dell’Isis di Cervignano del Friuli (Udine) e fa spesso parlare di sé sui quotidiani locali per la sua rigidità e rigore. In passato aveva imposto un dressing code (su cui concordo al 100%) che metteva al bando bermuda e canotte, sconsigliando l’uso degli infradito. Poco gradita a questo dirigente anche l’amicizia tra docenti e studenti su Facebook (e anche su questo concordo), se non vietata almeno sconsigliata. Più recentemente ha puntato il dito sull’uso sconsiderato di WhatsApp da parte delle famiglie: secondo Durì, i gruppi nati su WhatsApp permettono che «alcuni docenti siano accusati delle più diverse malefatte senza potersi difendere in un confronto franco e leale. In questo modo si crea un clima avvelenato, che non favorisce la convivenza all’interno delle classi e neppure i rapporti tra scuola e famiglia». Da qui l’appello a non veicolare in questo modo maldicenze varie in favore di un dialogo più costruttivo tra le componenti scolastiche.

Insomma, questo preside che forse non tutti vorrebbero avere ma che senza ombra di dubbio sta tentando di mettere un po’ d’ordine nel suo istituto, ultimamente ha dovuto fare i conti con un daredevil selfie scattato da uno studente in viaggio di istruzione all’estero. Il ragazzo si è immortalato mentre era seduto sul davanzale della finestra della camera d’albergo, situata al quarto piano, con le gambe a penzoloni. Non solo, pare che altri compagni si siano cimentati nella “prodezza” di scavalcare le finestre delle camere in cui erano alloggiati per raggiungere i compagni nelle stanze vicine. Questa prodezza, immancabilmente postata sui social, ha però ottenuto prodotto un effetto molto diverso dai like collezionati: Durì ha infatti vietato le “gite”, ammettendo solo uscite in giornata senza pernottamento. Questo perché, sottolinea il dirigente, «i professori accompagnatori si assumono una responsabilità da far tremare i polsi: in caso di incidente sono loro a dovere dimostrare di aver vigilato e di aver fatto tutto per impedire l’incidente e sono, ovviamente, responsabili dei minori loro affidati».

Ecco, per me Durì merita un monumento. E se i genitori protestano, possono anche mettersi in discussione, una volta tanto: potrebbero educare meglio i loro figli, renderli maggiormente responsabili, far capire loro che ci sono mode stupide, oltreché rischiose, da cui è meglio tenersi alla larga.

Il dirigente dell’Isis di Cervignano non ha mai nascosto di essere contrario ai viaggi di istruzione perché se è vero che «in tanti casi hanno un reale valore culturale e si inseriscono coerentemente nel percorso formativo, in altri casi di istruttivo hanno solo il pretesto e si riducono a viaggi turistici in comitiva con la scuola, che ormai svolge le funzioni di un’agenzia di viaggio.» Durì ha anche dichiarato di aver tentato di «porre un argine a questa deriva, riconducendo queste uscite a un contesto educativo rigoroso». Evidentemente aspettava l’occasione giusta per dire basta. Gli si è presentata su un piatto d’argento, come si suol dire, grazie al daredevil selfie e a qualche studente decisamente indisciplinato. Peccato che poi ne facciano le spese anche tanti allievi che hanno la testa ben piantata sul collo. Ma si sa, la scuola è una comunità e la responsabilità di uno o pochi ricade su tutti.

[fonte: Messaggero Veneto; immagine da questo sito]

FRIULI: IL PRESIDE DURÌ IMPONE NUOVI DIVIETI. NO A BERMUDA E CANOTTE, INFRADITO SCONSIGLIATI


Dopo le sue esternazioni circa il deprecabile utilizzo del social network più famoso del mondo, Facebook, da parte di professori e studenti che stringono “amicizia” sul web, il Dirigente Scolastico dell’ISIS Maliganani di Cervignano del Friuli, Aldo Durì, ora mette le mani avanti, in previsione dell’arrivo della bella stagione, e stabilisce delle regole ferree sugli abiti e calzature che gli studenti non devono usare. In una circolare diramata ieri, vengono messi al bando i capi d’abbigliamento considerati «poco decorosi all’interno dell’ambiente scolastico». I ragazzi dovranno evitare i bermuda, i pantaloni corti e certi tipi di canotte.

«Con l’arrivo della primavera e del bel tempo – spiega Durì -, ritengo opportuno ricordare agli allievi (e non solo) il dovere di indossare un abbigliamento decoroso, decente e sobrio. Il mio invito non è mosso dalla pretesa di limitare la libertà individuale, ma dalla volontà di esigere che i vestiti indossati da studenti e personale siano consoni alla dignità del luogo.

Come nelle chiese non sono tollerati indumenti da spiaggia, non vedo perché debbano esserlo nelle scuole, che non sono più quei templi del sapere esaltati dalla retorica bolsa del tempo che fu, ma sono pur sempre istituzioni cui è attribuita l’alta missione di presiedere alla formazione delle nuove generazioni». Aggiunge il preside: «Non pretendo che i ragazzi indossino giacca e cravatta e le ragazze golfini e gonne plissettate sotto il ginocchio e calzettoni come negli anni Sessanta, né le divise in uso nei college inglesi, che comunque apprezzo per lo spirito ugualitario e il senso di appartenenza che affermano, così come apprezzo i grembiuli nelle scuole elementari.

Esigo che i ragazzi evitino bermuda, braghe corte, shorts e le canotte stile “poveri ma belli” (con esibizione di peli ascellari non sempre gradevoli all’olfatto). Le ragazze dovranno rinunciare ad esibire top scollati, hot pants, gonne troppo succinte o calzoni dalla vita così bassa da lasciare a nudo porzioni ampie di ventri e natiche. Ad ambo i sessi, poi, sconsiglio fermamente l’uso di infradito da spiaggia. Queste cose non dovrebbero essere regolate da circolare, ma dettate dal buon gusto e dal buon senso. C’è uno stile, un modo di vestirsi che varia funzionalmente in ragione dei posti che si frequentano e delle situazioni che si affrontano. A scuola o in ufficio non ci si va agghindati come in discoteca.

Se poi si cerca la trasgressione (anche se magari si scambia per trasgressione il conformismo più banale ai dettami di una moda sguaiata e volgare), allora si sappia che non permetterò che la scuola diventi terreno di queste esibizioni e provocazioni. Invito perciò insegnanti, collaboratori e coordinatori a far rispettare queste prescrizioni che trovano il loro fondamento nell’articolo 34 del regolamento scolastico». (fonte: Messaggero Veneto)

Lo scorso anno dei divieti analoghi erano stati al centro di un dibattito pro e contro: allora il casus belli era stato il divieto di fare entrare dei ragazzi presentatisi in bermuda all’Istituto Nautico di Trieste. Allora ero d’accordo con il preside Raffaele Marchione, ora appoggio l’iniziativa di Aldo Durì e concordo sul fatto che la scelta dell’abbigliamento dovrebbe essere dettata dal buon senso, oltreché di buon gusto. Ma siccome il bon ton non va più di moda, indicazioni del genere forse dovrebbero essere diramate su iniziativa dello stesso ministero.

[immagine da Frz40’s Blog]

FRIULI: DIRIGENTE SCOLASTICO VIETA AMICIZIE TRA PROF E STUDENTI SU FACEBOOK

Ad una prima lettura si potrebbe anche sorridere. La notizia interessa il Dirigente Scolastico dell’ISIS “Malignani” di Cervigano del Friuli. In una circolare diffusa in tutte le sedi della Bassa Friulana che dipendono dall’ISIS, Aldo Durì tuona contro le amicizie che allievi e prof stingono su Facebook e che non sono sfuggite al suo occhio indagatore, intento a preservare il buon nome dell’istituto che dirige.

Nell’era dei Social Network, considerando anche l’aumento continuo di iscritti al più popolare di essi, Facebook appunto, si dovrebbe essere in grado di distinguere fra amicizie reali e quelle virtuali. In significato stesso della parola “amicizia” viene ormai tradito a favore di una conoscenza virtuale che, specialmente se interessa centinaia di persone, non rende merito al significato della parola che ha la stessa radice di “amare“. Difficilmente si amano, credo, tante persone e tutte allo stesso modo. Soprattutto, lo scopo dei Social Network è quello di condividere tra persone che si conoscono davvero e altre incontrate via Internet le stesse passioni, interessi, curiosità. Poi, si sa, i giovani ne fanno un uso smodato anche quando potrebbero benissimo uscire ed incontrarsi, con le stesse persone con cui chattano, al bar sotto casa. Ma questo è un altro discorso.

Insomma, il rigore del preside Durì pare spropositato. Specialmente il tono da anatema che assume quando dice: «Trovo insopportabile e disdicevole – spiega – vedere mescolate, nei profili di alcuni insegnanti sui social network, le amicizie più diverse. Tra i contatti convivono adulti, parenti, adolescenti e studenti che frequentano le classi di quegli stessi insegnanti. Dal punto di vista deontologico è una cosa oscena. Ci sono distanze che vanno rispettate così come la diversità dei ruoli che è necessario mantenere in classe e fuori dalla scuola».

Ora, se consideriamo il vero senso dell’amicizia, potrebbe aver ragione. Ma sappiamo che quella virtuale è un’altra cosa. Non credo che scambiarsi innocenti messaggi (certo, senza rivelare, da parte dei docenti, i testi delle verifiche o anticipare le interrogazioni, cosa non solo scorretta ma anche discriminante) o condividere dei files possa essere cosa “oscena e disdicevole” o possa in qualche modo confondere i ruoli.
Se è vero che «il professore non è l’amico e non deve essere un confidente ma è soprattutto un docente», secondo me non è su FB che si mette a rischio quella figura quasi “genitoriale” (così afferma Durì) o comunque professionale che ogni docente è tenuto a rispettare.

Tuttavia, seguitando nella lettura dell’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto, vien da pensare che abbia le sue buone ragioni. Il preside, infatti, rivela di aver scoperto che proprio su FB alcuni docenti avrebbero imprudentemente criticato l’operato di colleghi e della dirigenza. Nel qual caso, com’è ovvio, tali critiche sarebbero state condivise con gli allievi “amici”.

Osserva Durì: «Si sono verificati episodi a dir poco spiacevoli. Una persona non può scendere dalla cattedra e dare giudizi inopportuni pubblicamente sul preside e sui colleghi. Da un punto di vista deontologico è inaccettabile. Questo mi ha spinto ad intervenire con urgenza. Invito i docenti ad un utilizzo estremamente cauto dell’accesso ai social network diffusi nel web, che sia soprattutto rispettoso delle norme deontologiche professionali e del ruolo di educatore che ogni insegnante riveste. Sconsiglio nel modo più fermo l’apertura del proprio profilo ad amicizie eterogenee, che comprendano contatti privati con alunni, tanto più se minori. Rapporti di amicizia con studenti sono ammissibili solo nell’ambito di gruppi espressamente dedicati all’effettuazione di progetti o ricerche o attività scolastiche».

Be’, se le cose stanno così non gli si può dar torto ed è giusto che il dirigente abbia messo in guardia i suoi insegnanti con tono perentorio: «Nel momento in cui un professore, a causa di una condotta non conforme alle richieste della scuola, metta a rischio il prestigio dell’istituzione e la sua autorevolezza professionale creando rapporti ambigui, confusi e inopportuni dal punto di vista educativo con i ragazzi, ne risponderà personalmente».

A questo punto vien da pensare che certi docenti abbiano stretto “amicizia” con dei loro pari … in quanto a maturità, intendo.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 30 MARZO 2012

In seguito alle dichiarazioni del DS Durì sulle amicizie tra allievi e docenti via Facebook, gli studenti del Malignani hanno indetto un’assemblea invitando anche il dirigente.
Da parte loro, i ragazzi ritengono «che ci sia una fondamentale differenza tra il nostro modo di intendere la parola “amicizia” e quello che pensa il preside. Il rapporto che si crea sui social network tra docente e alunno è uno scambio didattico, non un’amicizia. Facebook è un mezzo tramite il quale, al di fuori della scuola, se abbiamo un dubbio possiamo risolverlo assieme al docente

I professori sono divisi: c’è chi appoggia il preside e chi, invece, ritiene che condividere l’amicizia su FB con i propri studenti non implichi essere “amici” e che a volte il social network possa essere un utile strumento per diffondere materiali didattici, continuando comunque a mantenere le distanze. Un docente dell’istituto, che preferisce rimanere anonimo, osserva: «C’è anche chi ha scoperto qualche difficoltà scolastica degli alunni. Non si può giudicare le persone in base ai contatti».

Non cambia idea il preside Durì ma apre uno spiraglio: «Se Facebook diventa una comunità educativa per lo scambio di materiale e lezioni, ben venga. Io critico il suo uso improprio».

Pare, comunque, che il casus belli, ovvero la diffusione tramite FB di critiche, mosse da alcuni docenti, alla dirigenza e ai colleghi non sia stato trattato. Ma in fondo era un’assemblea studentesca mica un collegio dei docenti.

[fonte: Messaggero Veneto]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: