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HAI FATTO TROPPE ASSENZE? RISCHI LA BOCCIATURA

L’anno scolastico è ormai agli sgoccioli e gli studenti iniziano a temere, specialmente quelli che frequentano la scuola superiore, di non essere promossi. Ma al di là del profitto, c’è un’altra cosa da tener presente: il numero di assenze collezionate durante l’anno. Superare, infatti, il 25% di ore rispetto al curricolo totale può costare caro perché si rischia di non essere ammessi allo scrutinio finale. Vediamo meglio, punto per punto, cosa dice la Legge.

1. Non contano i giorni di assenza ma le ORE. Infatti, il Decreto del Presidente della Repubblica del 22 giugno 2009 n. 122, all’articolo 14, comma 7, stabilisce che «ai fini della validità degli anni scolastici – compreso l’ultimo anno di corso – per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato.» Ma cosa s’intende per orario annuale personalizzato?
Come il MIUR ha specificato nella Circolare n.20 del 4 marzo 2011 (Prot. n. 1483) bisogna tener presente il monte ore annuale delle lezioni, che consiste nell’orario complessivo di tutte le discipline e non nella quota oraria annuale di ciascuna disciplina. Nella stessa circolare citata si specifica quanto segue: «Le istituzioni scolastiche, in base all’ordinamento scolastico di appartenenza, vorranno definire preliminarmente il monte ore annuo di riferimento per ogni anno di corso, quale base di calcolo per la determinazione dei tre quarti di presenza richiesti dal Regolamento per la validità dell’anno, assumendo come orario di riferimento quello curricolare e obbligatorio.»

Quanto alla personalizzazione, si fa riferimento all’art. 11 del decreto legislativo n. 59/2004 e i richiamati articoli 2 e 14 del Regolamento che parlano espressamente di “orario annuale personalizzato”. «A riguardo è opportuno precisare che – si legge sempre nella suddetta circolare – tali riferimenti devono essere interpretati per la scuola secondaria di primo grado alla luce del nuovo assetto ordinamentale definito dal d.P.R. 20 marzo 2009 n. 89 (in particolare dall’art. 5) e, per la scuola secondaria di secondo grado, in relazione alla specificità dei piani di studio propri di ciascuno dei percorsi del nuovo o vecchio ordinamento presenti presso le istituzioni scolastiche.
L’intera questione della personalizzazione va, comunque, inquadrata per tutta la scuola secondaria nella cornice normativa del d.P.R. 275/99 e, in particolare, degli artt. 8 e 9 del predetto regolamento. Pertanto devono essere considerate, a tutti gli effetti, come rientranti nel monte ore annuale del curricolo di ciascun allievo tutte le attività oggetto di formale valutazione intermedia e finale da parte del consiglio di classe.»

2. MONTE ORE ANNUO. Va da sé che nel computo delle ore di assenza che, ripeto, non possono superare il 25% del monte ore annuo, vanno contemplate non solo le giornate di assenza ma anche le ore perse nel caso di entrate posticipate o uscite anticipate.
Il monte ore varia, ovviamente, a seconda dell’ordine e grado di scuola. Di seguito vengono date delle indicazioni di massima.

Scuola primaria (ex scuola elementare): vi possono essere classi funzionanti per 24 ore settimanali e classi con orario a 27 ore. In base alle disponibilità di organico di docenti, possono funzionare anche classi a 30 ore settimanali. Nel caso del tempo pieno, l’orario settimanale è di 40 ore ed è comprensivo della mensa scolastica. Per ottenere il monte ore annuo bisogna moltiplicare per 33, cioè il numero di settimane previsto di norma (ma a seconda delle scuole può essere anche più ampio).

Scuola secondaria di primo grado (ex scuola media): l’orario normale di lezione è di 30 ore settimanali ma può essere esteso da 36 fino a 40 ore per le classi a tempo prolungato. Anche in questo caso di norma si moltiplica l’orario settimanale per 33 e si ottiene il monte ore annuo.

Scuola secondaria di secondo grado (ex scuola superiore): in questo caso, vista la complessità dell’istruzione secondaria di secondo grado che si articola in istruzione professionale, tecnica e liceale, si veda il piano dettagliato a questo LINK.
Mi limito a riportare il monte ore annuo per i licei:

Per il liceo classico, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 1023 al triennio
Per il liceo scientifico, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 990 al triennio
Per il liceo linguistico, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 990 al triennio
Per il liceo artistico, il totale annuale è di 1122 ore e di 1155 al triennio
Per il liceo musicale e coreutico, il totale annuale è di 1056 ore
Per il liceo di scienze umane, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 990 al triennio

3. DEROGHE. Sono previste per casi eccezionali e vengono regolamentate dalle indicazioni date dal MIUR sempre nella circolare succitata in cui si legge: «È compito del consiglio di classe verificare, nel rispetto dei criteri definiti dal collegio dei docenti e delle indicazioni della presente nota, se il singolo allievo abbia superato il limite massimo consentito di assenze e se tali assenze, pur rientrando nelle deroghe previste dal collegio dei docenti, impediscano, comunque, di procedere alla fase valutativa, considerata la non sufficiente permanenza del rapporto educativo.»

In sintesi, indicativamente sono previste deroghe nei seguenti casi:

 gravi motivi di salute adeguatamente documentati;
 terapie e/o cure programmate;
 donazioni di sangue;
 partecipazione ad attività sportive e agonistiche organizzate da federazioni
riconosciute dal C.O.N.I.;
 adesione a confessioni religiose per le quali esistono specifiche intese che
considerano il sabato come giorno di riposo (cfr. Legge n. 516/1988 che recepisce
l’intesa con la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno; Legge n. 101/1989
sulla regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane, sulla base dell’intesa stipulata il 27 febbraio 1987).
 calamità o disastri naturali che coinvolgono determinate zone del territorio italiano (in tal caso sarà proprio il Miur a spostare il limite massimo di assenza consentite). Nell’anno scolastico 2016/2017, in seguito alle scosse di terremoto che hanno colpito il Centro Italia e alla successiva ondata di maltempo, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che stabilisce che: “Nelle scuole dei comuni colpiti dal sisma l’anno scolastico sarà valido anche con meno di 200 giorni di attività didattiche effettivamente svolte.” Secondo quanto si legge in un comunicato diffuso dal Ministero, inoltre, nella norma: “si prevede una deroga anche per i giorni di frequenza minima richiesti alle studentesse e agli studenti per poter essere ammessi agli scrutini finali.” (LINK)

Per quanto riguarda le assenze per malattia, il consiglio di classe ha facoltà di aumentare eccezionalmente il limite del 25% per alcuni studenti. Sono due le condizioni da rispettare per ottenere la deroga:

1. Avere delle comprovate e documentate motivazioni per le assenze
2. Possedere un numero di valutazioni sufficiente a poter accedere allo scrutinio

Per quanto concerne le assenze dovute alla partecipazione ad attività agonistiche, nella circolare si rimanda alla nota 2056/11 in cui è chiarito che tra le deroghe consentite alle singole istituzioni scolastiche vanno considerate anche quelle degli studenti che svolgono sport a livello agonistico sempre che sussistano i presupposti per poter valutare gli apprendimenti conseguiti in tutte le discipline di studio. Anche in questo caso, è indispensabile produrre la relativa documentazione e possedere comunque un numero di valutazioni sufficiente a poter portare a compimento l’anno.

[immagine da questo sito]

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GENITORI-IMBIANCHINI A SCUOLA? NO, GRAZIE

genitori imbianchiniIl mio nuovo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” tratta un argomento che ho già affrontato in questo blog (QUI e QUI). Tant’è vero che in parte riprende – con citazioni testuali – i concetti già espressi allora, in relazione al volontariato che talvolta viene prestato dai genitori all’interno degli edifici scolastici, con varie opere di manutenzione.
Ora come allora esprimo la mia ferma contrarietà a questo genere di iniziative, pur apprezzando e lodando la buona volontà di quei genitori.
Come sempre, riporto la parte iniziale dell’articolo, invitandovi a leggerlo interamente sul sito del Corriere.it.

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Giovanna Maria Fagnani ha raccontato su questo blog la propria esperienza di madre alle prese con le carenti condizioni igienico-sanitarie (muri scrostati, sporcizia, controsoffitti messi in posa alla buona) delle aule nella scuola frequentata dai figli.

Nel post la giornalista scrive che, alla proposta dei genitori di sistemare due aule, con lavori di piccola manutenzione (tinteggiatura, pulizia …), con stupore ha dovuto constatare che i più contrari erano alcuni insegnanti. Bene, io da insegnante concordo con quelle maestre. Ne spiegherò in breve il motivo.

Che i genitori si improvvisino imbianchini e addetti alle pulizie non è una novità. Il fenomeno credo sia più diffuso di quanto si pensi, anche se gli episodi messi in risalto dalle cronache dei giornali non sono molti. Come sempre, succede che si tenda a evidenziare ciò che di negativo riguarda la scuola, lasciando nell’ombra gli aspetti positivi.

A questo punto si potrebbe pensare che con quest’ultima affermazione io mi sia contraddetta: perché sono contraria all’intrusione delle famiglie nella manutenzione delle aule scolastiche se in fin dei conti considero la cosa positiva?

Io non posso che lodare il buon intento di questo tipo di azione. Purtroppo, però, la gente, animata dalla buona volontà, non capisce che, così facendo, non si fa altro che incoraggiare la latitanza dello Stato.

Sono, infatti, convinta che la solidarietà sociale non possa in alcun modo colmare le lacune di uno Stato che latita sempre più. Al volontariato degli insegnanti, che spesso fanno ore aggiuntive senza essere pagati per venire incontro alle esigenze degli allievi, o comunque svolgono mansioni “sottocosto” pur di non far mancar nulla all’utenza, ora si aggiunge quello dei genitori. In questo modo si concorre ad incrementare il disinteresse dello Stato nei confronti di una scuola che, come un vecchio carrozzone, va avanti sempre e solo confidando in uomini e donne di buona volontà.

Laddove le istituzioni latitano, è necessario alzare la voce e pretendere gli aiuti necessari, altrimenti lo Stato si arrogherà sempre il diritto di non intervenire, “tanto ci pensano loro”. Insomma, il self made va bene a casa propria, anche per problemi di responsabilità. I volontari, infatti, non sono tutelati da alcuna assicurazione che è, invece, indispensabile in certi interventi di manutenzione.

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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

SE ANCHE IL TEMA SULLE VACANZE RISCHIA DI VIOLARE LA PRIVACY

compito

Le scuole hanno riaperto i battenti e ho pensato al classico tema che gli insegnanti, specie quelli della primaria e della secondaria di I grado, assegnano agli alunni il primo giorno di scuola. Questo l’argomento del mio nuovo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita”. Vi siete mai chiesti se invitare agli allievi a descrivere le loro vacanze, magari richiedendo un resoconto per iscritto, violi in qualche modo la privacy? Nel post che, come sempre, vi invito a finire di leggere sul Corriere.it troverete la risposta.

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Al rientro dalla lunga pausa estiva capita spesso che gli insegnanti chiedano ai propri allievi di parlare delle loro vacanze. È un modo per rompere il ghiaccio con una bella chiacchierata oppure di riprendere confidenza con la penna scrivendo un tema dal classico titolo: “Cos’hai fatto durante le vacanze?”.

Nulla di male, intendiamoci, ma i genitori di oggi sono molto più attenti alla privacy di quanto non lo fossero le mamme e i papà di un tempo.

Insomma, se la maestra o la prof di Lettere si comporta in questo modo, viola la privacy? A questo proposito, ma non solo, già da alcuni anni esiste una sorta di “codice di comportamento” cui si devono attenere i docenti e, in genere, il personale scolastico. È stato divulgato anche un opuscolo in cui si riportano le norme generali che riguardano la privacy nelle aule scolastiche. Si va dal trattamento dei dati personali degli studenti all’utilizzo dei cellulari o della videocamera a scuola.

A proposito dei temi in classe, non solo quelli sulle vacanze ovviamente, il garante si è espresso in questi termini: Non commette la violazione della privacy l’insegnante che assegna ai propri alunni lo svolgimento di temi in classe riguardanti il loro mondo personale e familiare.

Logicamente, il docente è tenuto al segreto professionale e s’impegna a non divulgare il contenuto dei temi, in particolar modo qualora essi contengano riferimenti alla vita privata degli alunni. Ma se volesse, ad esempio, leggerne qualcuno in classe?

In questo caso il garante della privacy si appella alla sensibilità del singolo: Nel momento in cui gli elaborati vengono letti in classe – specialmente se sono presenti argomenti delicati – è affidata alla sensibilità di ciascun insegnante la capacità di trovare il giusto equilibrio tra le esigenze didattiche e la tutela dei dati personali.
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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

MILANO: VANNO IN SCENA LE MAESTRE … PER AUTOFINANZIARSI

mamma mia
I fondi destinati alle scuole sono sempre più scarsi. Ecco che si arruolano i genitori per imbiancare le aule o si cercano sponsorizzazioni. Di solito sono contraria ad iniziative di questo tipo, perché in qualche modo sollevano lo Stato dagli oneri di sua competenza e portano i nostri politici a pensare che la scuola, comunque vada, si arrangia.

L’iniziativa di cui voglio parlare ora però è simpatica e dimostra che a volte il talento, anche improvvisato, può essere messo al servizio di una buona causa.

Quindici maestre della primaria Pisacane di Milano, un istituto comprensivo frequentato da quasi 800 bambini, hanno imbastito uno spettacolo vero e proprio, una riproduzione del musical «Mamma Mia», con costumi cuciti a mano, canzoni, parti recitate, coreografie di gruppo. In pochi mesi hanno messo su una compagnia, le “Maestre Maldestre“, provando per tutto l’inverno. Lo spettacolo debutterà giovedì 5 giugno alle 20.30 al Teatro Redi di Milano.

Finora hanno venduto 200 biglietti ma l’obiettivo è di raccogliere almeno mille euro per acquistare tutti i materiali che servono ai laboratori artistici: matite, pennarelli, tempere, grembiuli, cartelloni. Niente di straordinario, ma dallo Stato non arriva più alcun contributo.

Susan Gatti, una delle maestre talentuose, spiega così com’è nato il progetto: «Un giorno stavamo discutendo dei problemi della scuola, in primis il rischio di dover tagliare tutti i laboratori perché il contributo volontario delle famiglie quest’anno è servito per il cablaggio dell’istituto. Ci siamo chieste che cosa potessimo fare, e abbiamo pensato di organizzare un musical per raccogliere fondi»

Che dire? Bene, brave … bis! Due spettacoli, prendendo in prestito lo storico slogan di un noto gelato, is megl che uan.

[notizia e foto dal Corriere.it]

IL DUOMO DI MILANO VIETATO AI BAMBINI IN GITA

duomo milano
Sono rimasta senza parole nel leggere l’ultimo articolo sul blog del Corriere.it “Scuola di vita”. Protagonista involontario di un episodio di vera discriminazione è il Duomo di Milano, vanto dell’Italia intera. Ma quello che è accaduto, come osserva Monica Fontanelli, maestra elementare di Bologna, è indegno di un Paese civile.

Come ben sappiamo, molte chiese di prestigio in Italia non hanno l’ingresso libero. Non trovo disdicevole far pagare un tot per visitare un luogo di culto che è anche un monumento. In fondo, l’obolo può servire a garantire una maggior sorveglianza e una migliore manutenzione. Purché la richiesta non sia eccessiva oppure non sia vincolata ad altri obblighi.

L’inconveniente occorso ad una scolaresca – bambini di seconda elementare in visita d’istruzione – è davvero incredibile. Due maestre, coadiuvate da alcuni genitori, hanno portato una classe in visita al Duomo di Milano. All’ingresso è stato detto loro che avrebbero dovuto noleggiare un sussidio audio per la visita, al costo di 2 euro per ciascun visitatore. Nella lettera che la signora Fontanelli indirizza al sindaco del capoluogo lombardo Pisapia, si specifica che questa regola viene applicata alle scolaresche e non ai singoli visitatori.

La maestra allora giustamente cerca di spiegare che un sussidio del genere non è adatto ai bambini di quell’età. Poi, vedendo che genitori con figli tranquillamente entravano senza essere costretti a pagare alcunché, propone, con intento tutt’altro che fraudolento, visto che chiede una specie di permesso, che ciascun adulto (oltre alle due maestre erano presenti anche sei genitori, per i 26 scolari) entri in chiesa con qualche bambino, esattamente come se fossero dei gruppi familiari.

Davanti a questa proposta la reazione del personale della Veneranda Fabbrica è stata scioccante: se l’avessero fatto avrebbero chiamato la polizia.

Sono curiosa di sapere quando e se risponderà alla missiva il sindaco Pisapia. Come minimo dovrebbe invitare la scolaresca a Milano e pagare un pranzo a tutti … oltre, naturalmente, a far entrare i bambini gratis nel Duomo.

LE 33 COMPETENZE DIGITALI CHE OGNI INSEGNANTE DOVREBBE AVERE NEL 21° SECOLO. E TU QUANTE NE HAI?

computer scuolaATTENZIONE: Se il post vi sembra troppo lungo e anche un po’ noioso, magari pure scarsamente interessante per chi di professione non fa l’insegnante, saltate direttamente alle mie riflessioni semiserie sull’argomento, dopo il b-quote. Grazie!

Riporto da Tuttoprof (sul sito originale potete trovare anche gli strumenti per raggiungere queste 33 abilità … e credetemi, ne abbiamo tutti bisogno!):

1- Creare e modificare un audio digitale

2- Utilizzare social bookmarking per condividere le risorse con e tra gli studenti

3- Utilizzare blog e wiki per creare piattaforme online per gli studenti

4- Sfruttare le immagini digitali per usarle in classe

5- Utilizzare i contenuti video per coinvolgere gli studenti

6- Utilizzare infografica per stimolare visivamente studenti

7- Utilizzare i siti di social networking per il collegamento con i colleghi e crescere professionalmente

8- Creare e distribuire presentazioni asincrone e sessioni di formazione

9- Compilare un portfolio digitale per il loro personale sviluppo

10- Avere conoscenza della sicurezza on-line

11- Essere in grado di individuare le opere copiate nei compiti assegnati agli studenti

12- Saper catturare video e immagini per tutorial

13- Curare contenuti web per l’apprendimento in classe

14- Utilizzare e fornire agli studenti strumenti di gestione delle attività per organizzare il proprio lavoro e pianificare il loro apprendimento

15- Utilizzare il software- sondaggi per creare un rilevamento in tempo reale in classe

16- Comprendere le questioni relative al diritto d’autore e l’uso equo di materiali on-line

17- Esplorare giochi per computer per scopi pedagogici

18- Utilizzare strumenti di valutazione digitali per creare quiz

19- Utilizzare strumenti di collaborazione per la costruzione e la modifica del testo

20- Trovare e valutare contenuti autentici basati sul web

21- Usare dispositivi portatili come i tablets

22- Identificare risorse on-line sicure per gli studenti che navigano

23- Utilizzare gli strumenti digitali per la gestione del tempo

24- Imparare i diversi modi di utilizzare YouTube in classe

25- Utilizzare strumenti per condividere contenuti interessanti con gli studenti

26- Annotare pagine web e parti di testo da condividere con la classe

27- Usare organizzatori grafici e stampabili on-line

28- Usare note adesive per catturare idee interessanti

29- Utilizzare strumenti di condivisione per creare e condividere tutorial

30- Utlizzare strumenti di messaggistica di gruppo per progetti di lavoro collaborativo

31- Eseguire ricerca efficace con il minor tempo possibile

32- Svolgere una relazione utilizzando strumenti digitali

33- Utilizzare gli strumenti di file sharing per condividere on-line documenti e file con gli studenti

LE MIE OSSERVAZIONI PUNTO PER PUNTO:

1. Non ce l’ho ma posso sempre imparare
2. Non sapevo cosa fossero ‘sti social bookmarking, Wikipedia mi è venuto in aiuto ma non ci ho capito molto. Di primo acchito direi che non dovrebbe essere irraggiungibile come competenza
3. Se non ce l’ho io che sono laprofonline!
4. Non ne vedo l’utilità per le materie che insegno comunque si può fare
5. Lo faccio spesso
6. Secondo me gli studenti sono stimolati visivamente da altre cose … però non la trovo una competenza impossibile
7. Con i colleghi collaboro e scambio opinioni per e-mail. Più che sufficiente. Meglio una chiacchierata al bar davanti a un caffè
8. Parlate di videolezioni che è più comprensibile, caspita! Non l’ho mai sperimentato ma non la trovo indispensabile come competenza curricolare, tutt’al più al bisogno (per allievi che fanno assenza prolungate, la scuola in ospedale … cose che già si fanno)
9. Il portfolio si può anche creare, digitale o meno. Bisogna poi capirne le reali potenzialità perché ho l’impressione che sarebbe un qualcosa che ha portato via tantissimo tempo e di cui nessuno fa uso
10. Se ne occupino le famiglie. Perché ci devo pensare io?
11. Sono in grado, sono in grado … il difficile è coglierli in flagrante
12. Per ora non catturo niente … un domani, chissà?
13. Curo, curo … l’importante è che se ne curino gli studenti, altrimenti a che serve?
14. In che senso? 🙄
15. In tempo reale in classe? E con quali strumenti? Dovremmo avere almeno un tablet ciascuno: che ne dice il ministro Giannini?
16. Questa mi sembra difficilissima! Sul web parlare di diritti d’autore mi sembra un’utopia
17. Magari questa competenza la lascio a chi insegna nella primaria e secondaria di I grado (una in meno!)
18. strumenti di valutazione digitali per creare quiz? mi sembra che qui ci sia un problema di traduzione (Fonte: Educational Technology and Mobile Learning)
19. strumenti di collaborazione in che senso? 🙄
20. Come cercare un ago nel pagliaio
21. Sempre che lo Stato ce ne fornisca uno gratis …
22. Nel mare magnum del web mi sembra difficile ma si può provare
23. Guarda, la gestione del tempo è già difficile senza strumenti digitali …
24. Cosa c’è da imparare?
25. Lo faccio già, da molti anni
26. idem
27. Che parolone! Dire mappe concettuali è da analfabeti informatici?
28. Io faccio un uso spropositato di post it, anche se poi catturano poco la mia attenzione. Dite che quelli digitali abbiano maggior successo?
29. Questa non mi sembra difficile …
30. Per poi dire: l’ortografia è un optional, l’importante è capirsi
31. Questa è da un milione di dollari … se devi anche valutare l’attendibilità dei dati, la loro completezza, fruibilità, trasferibilità …
32. Questo già lo fanno … sono esperti nel copia-incolla
33. Vabbè, ma allora laprofonline che ci sta a fare? 😉

LE MIE CONCLUSIONE.
Dunque, a occhio e croce sono già in possesso di una decina di questa abilità. Mi consola il fatto che di questo XXI secolo è trascorsa solo una minima parte. Ho ancora 986 anni davanti per completare l’acquisizione delle rimanenti competenze. 😆

I NATIVI DIGITALI? CE LI SIAMO INVENTATI NOI

tablet bambiniRiprendo a parlare dei giovani d’oggi, quelli che chiamiamo “nativi digitali” riferendoci al fatto che le nuove generazioni sono a contatto con la tecnologia digitale fin dalla più tenera età.

Anche a scuola il dibattito è acceso: dobbiamo adeguarci alle nuove richieste dei bambini e dei ragazzi? Una scuola innovativa non può prescindere dalla tecnologia: è giusto far usare il tablet, solo per fare un esempio, agli scolari della primaria? La scuola è noiosa: perché non venire incontro alle esigenze dei discenti con una didattica innovativa che faccia uso della LIM?

Tante domande che hanno risposte diverse. C’è chi incoraggia l’utilizzo di sussidi informatici per un apprendimento veloce e interessante, per loro ovviamente, e c’è chi sostiene che già a casa i ragazzi stiano per ore incollati al monitor di un pc o di un tablet, utilizzando i social network e applicazioni ludiche. Almeno per imparare qualcosa di valido e duraturo bisogna rimanere fedeli ai vecchi strumenti didattici: i libri di testo, rigorosamente cartacei, e tutt’al più qualche sussidio come film e power point per spiegazioni veloci.

Non si arriverà mai ad una posizione univoca, ad una soluzione condivisa.

Ma ci siamo mai chiesti cosa significhi davvero “nativi digitali”?
Una spiegazione esauriente la fornisce danah boyd – rigorosamente scritto minuscolo per adeguarsi alla scomparsa del maiuscolo dettata dall’utilizzo dei telefonini e dei social network – nel libro It’s complicated. The social lives of networked teens (YUP), uscito proprio in questi giorni negli Stati Uniti.

L’autrice rifiuta l’etichetta “nativi digitali” e lo spiega a chiare lettere:

Quando parliamo di “nativi digitali” non ci vogliamo prendere la responsabilità di aiutare i ragazzi. La retorica che circonda i “nativi” vuol far credere che i giovani siano per natura abili con la tecnologia in virtù dell’anno in cui sono nati. Mentre i dati che abbiamo, e non le impressioni, dimostrano che molti ragazzi non hanno neanche competenze tecnologiche di base.

Insomma, pensiamoci: abbiamo creato dei “mostri”. Personcine che prendono confidenza con l’informatica, senza capirne un acca dal punto di vista tecnico, solo perché vedono gli adulti che ne fanno un uso smodato, senza tener conto che è l’esempio che conta. Quale modello possono mai essere dei genitori incollati allo smartphone che rispondono distrattamente alle richieste dei più piccoli? Alla fine i figli crescono con l’idea che ciò che rapisce così tanto gli adulti debba essere per forza molto interessante.

I più giovani sanno usare la tecnologia meglio di tanti adulti, è vero. Ma, come sostiene la boyd, non nascono con il tablet nella culla al posto dei vecchi sonagli e pupazzetti di peluche. Siamo noi grandi a dare l’esempio e, rassegnati, li definiamo “nativi” quando dovremmo semplicemente chiamarli “malati digitali”.

[fonte: intervista a danah boyd su pagina99.it, segnalata da @tuttoprof; immagine da questo sito]

UN BAMBINO HA DUE MAMME: NIENTE FESTA DEL PAPA’ A SCUOLA

festa_del_papaRicordo quando i miei bimbi tornavano a casa dall’asilo o dalla scuola elementare tutti felici, stringendo nelle manine il regaletto per la mamma o per il papà. Gli occhi erano luminosi, il sorriso, a volte sdentato, era espressione della gioia e dell’orgoglio, quello di aver preparato un semplice biglietto oppure una poesia o un piccolo oggetto da donare ai genitori in occasione della festa della Mamma e di quella del Papà. Mio marito tiene ancora in macchina un block notes a forma di automobile, con la scritta “Per il mio papà”, che il secondogenito gli aveva confezionato alla scuola materna.

A parte i ricordi, devo essere sincera che non ho mai tenuto in grande considerazione queste feste perché ritengo che siano figlie del consumismo e facciano dimenticare la ragione per cui la festa della Mamma si celebra a maggio, mese dedicato alla Madonna, la madre di Gesù, e quella del Papà il 19 marzo, giorno in cui la Chiesa festeggia San Giuseppe, padre putativo di Cristo.
Però so per certo che i bambini in età scolare ci tengono molto, proprio perché hanno modo di dimostrare ai genitori la propria capacità manuale, seppur nella maggior parte dei casi siano le maestre a dare il tocco finale ai regaletti preparati.

Per questo motivo, per i ricordi che ancora custodisco, la notizia letta sul Corriere di oggi mi ha lasciata sconcertata.
In una scuola materna di Roma, le insegnanti, dopo aver sentito una psicologa, hanno deciso di cancellare la festa del papà, sostituita da una generica festa della famiglia, in occasione del 19 marzo, San Giuseppe e Festa del Papà. Il motivo? La scuola è frequentata da un bambino che ha due mamme … e nessun papà. Ma gli altri genitori non ci stanno e, numerosi, hanno inoltrato una formale protesta al Municipio II, di competenza per l’istituto. L’assessore municipale alle Politiche educative Gloria Pasquali ha dato loro ragione: «Mi sento di condividere il disappunto di queste famiglie, non si tratta di discriminare qualcuno ma credo che non sia corretto cambiare così il calendario delle attività scolastiche e che non sia nemmeno educativo per chi non ha il papà».

Anche Emma Ciccarelli, presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, è d’accordo: «Quello che ci sta a cuore – ha detto – non è la polemica fine a se stessa, ma il bene del bambino in questione. Quanti altri bambini in Italia vivono senza avere accanto i propri genitori? Penso ai bambini orfani ad esempio o a molti figli di genitori separati, anche per loro bisognerebbe non vivere questa festa? E dopo? Cancelliamo anche la festa della Mamma per tutti i casi inversi?».

Naturalmente, di tutt’altro avviso le associazioni a sostegno delle famiglie omogenitoriali. Per conoscere le loro posizioni vi rimando alla lettura dell’articolo linkato, non perché ritenga non abbiano diritto allo spazio in questo post ma solo per non dilungarmi troppo. Vi invito pure a leggere i numerosissimi commenti, alcuni dei quali davvero scioccanti.

Detto questo, io non ho alcuna riserva a prendere posizione: dopo l’abolizione delle recite di Natale per non offendere i bambini che professano religioni diverse dalla Cattolica, dopo che nel reparto di maternità si decide di sostituire il braccialetto destinato al “padre” con la dicitura generica “partner”, per non ferire la suscettibilità di due donne omosessuali, ora ci mancava pure l’abolizione della festa del Papà.
Intendiamoci: io sarei anche favorevole a lasciarla passare sotto silenzio, ma con altre motivazioni. Magari dicendo ai bambini che la festa di Mamma e Papà è ogni giorno tutte le volte che li prendono in braccio, li cullano, cantano loro la ninnananna, asciugano le lacrime quando sono tristi e partecipano alla loro gioia ridendo e giocando con loro.
Oppure, l’abolirei pensando a tutti i bambini meno fortunati che sono figli di coppie separate o hanno perduto uno dei genitori oppure sono stati abbandonati.

Ma rinunciare alla tradizione per non urtare la suscettibilità di chi rimane sempre un’esigua minoranza, proprio no, non lo trovo giusto. Che poi, onestamente, i bambini nati in famiglie omogenitoriali hanno già capito di essere “diversi”, sono perfettamente consapevoli di vivere in un contesto familiare anomalo rispetto lo standard. Non hanno certo bisogno di una Festa del Papà per rendersene conto.

Credo sia più facile spiegare a questo bambino perché non ha alcun regaletto da preparare per il papà piuttosto che dire a tutti gli altri che non possono preparare un dono per il loro.

[immagine da questo sito]

SPAGNA: MAMME POSANO PER CALENDARIO EROTICO PER PAGARE SCUOLABUS

MADRES HACEN CALENDARIO ERÓTICO PARA FINANCIAR TRANSPORTE ESCOLAR
Monistrol de Montserrat è una cittadina catalana di tremila anime distante circa 40 km da Barcellona. I bambini che vi abitano non possono usufruire del servizio di scuolabus gratuito perché la scuola non è distante dalle loro case, pur trovandosi in cima a una montagna e per arrivarci bisogna percorrere una strada accidentata. La legge catalana prevede, infatti, che solo gli studenti che abitano a più di tre chilometri dall’istituto possano usufruire del servizio gratuito e non tiene conto delle difficoltà che si possono incontrare per arrivarci.

Per pagare il servizio in media ogni famiglia dovrebbe sborsare 90 euro al mese per una spesa complessiva di 7.200 euro. Una cifra decisamente elevata che l’amministrazione non intende accollarsi, considerando anche i tempi di crisi. Così, dopo che le proteste delle famiglie non hanno dato alcun esito, le mamme hanno pensato ad un’iniziativa piuttosto “originale”: posare nude, o in abiti succinti, per un calendario. Per ora sono state distribuite 3000 copie, al costo di 5 euro a calendario, e pare che l’iniziativa sia un vero successo: hanno già trovato due sponsor e sono disposte a ripetere l’esperienza anche in futuro.

Ora, io non sono generalmente una bacchettona ma in questo caso mi pongo due domande:

per il bene dei figli si è disposti a tutto, è vero. Ma questo non è un po’ troppo?

– visto che difficilmente i bambini potranno rimanere ignari dell’iniziativa, anzi, rischiano pure di vedere “appesa” la propria madre in qualche bar o altro esercizio pubblico, può essere considerato un messaggio positivo?

Insomma, noi combattiamo quasi quotidianamente la battaglia contro le “veline” e le altre showgirl che sulle copertine dei settimanali (visibili anche ai bambini sugli espositori delle edicole) ammiccano lanciando il messaggio che, se si è giovani e belle, si può conquistare il mondo, ci indigniamo contro la strumentalizzazione del corpo della donna operata dalla televisione e dalla pubblicità, e loro, le spagnole, con tanta disinvoltura appaiono in pose erotiche su un calendario per il bene dei figli. A questo punto mi pare che il benessere e la tutela della famiglia sia un surplus di cui la politica non si interessa affatto … e non solo da noi.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

DISABILITÀ A SCUOLA: ARRIVANO I CARABINIERI PER FERMARE BAMBINO IPERATTIVO

Il fatto è accaduto nell’opitergino-mottense: un bambino iperattivo e dislessico, rimproverato dalla maestra, per tutta risposta ha lanciato verso di lei un tubetto di colla che, comunque, non pare averla colpita. Per tutta risposta, l’insegnante ha chiamato i Carabinieri che, intervenuti, hanno riportato la calma e lo scolaro è rimasto a scuola fino al termine delle lezioni.

Premetto che mi fido fino a un certo punto di ciò che leggo sui giornali. Parrebbe, comunque, che questo bambino (la cui disabilità, in ogni caso, non sembra grave … anche di mio figlio le maestre dicevano che era ipercinetico e la dislessia non è certo una disabilità fra le più problematiche) abbia già in passato creato problemi tali da costringere le famiglie a tenere i bambini a casa in attesa della risoluzione del problema. Mi chiedo, a questo punto, se sia stato fatto davvero qualcosa per risolvere un tale problema: si parla di maestre e bambini picchiati, in altre occasioni, tornati a casa pieni di lividi. Secondo quanto dichiarato dal direttore del distretto si starebbe cercando di far fronte al problema chiedendo il trasferimento del bimbo in un’altra scuola. Della serie: scarichiamo il barile che poi a caricarselo sulle spalle ci penseranno altri.

Venendo alla vicenda recente, la maestra, non potendo chiamare i genitori, a cui è stata tolta dal Tribunale, un mese fa, la potestà scolastica (onestamente ne ignoravo l’esistenza …), ha pensato bene di ricorrere alle forze dell’ordine. Mi vengono in mente le bonarie minacce che tutti noi, almeno una volta, abbiamo rivolto ai figli disubbidienti: guarda che se non la smetti chiamo i carabinieri! (o i poliziotti, i vigili urbani … insomma, qualcuno che non sia proprio l’uomo nero al quale nessun bambino ha mai creduto) Mi chiedo, inoltre, se il bimbo abbia un insegnante di sostegno e se questa maestra sia la titolare oppure supporti il bambino durante le lezioni. In ogni caso, per quanto problematica sia questa creatura, possibile che non si possa trovare una soluzione diversa dall’intervento dei carabinieri? Consideriamo che anche per gli altri bambini non dev’essere stato spettacolo gradito vedere entrare in aula degli uomini in divisa.

La madre, da parte sua, spiega cosa sia successo: «Durante la lezione mio figlio stava chiacchierando con un compagno. La maestra lo ha richiamato e poi gli ha chiesto di uscire dalla classe. Il bambino le ha risposto di no e la maestra lo ha tirato per un braccio per portarlo fuori. Mio figlio allora si è divincolato e le ha tirato contro la colla. […] Io mi chiedo perché la dirigenza scolastica abbia chiamato i carabinieri e non i servizi sociali territoriali di competenza».

A me le osservazioni della madre sembrano corrette. Visto che le è stata tolta la potestà scolastica (a parte tutto, mi chiedo per quale motivo), ha diritto ad affidare il figlio a persone competenti che sappiano come reagire di fronte alle sue intemperanze e magari siano in grado di trovare il sistema di arginare il fenomeno dell’iperattività. Credo inoltre che conti molto l’ambiente in cui il bimbo è inserito: se lo sente ostile (visti gli episodi pregressi), non troverà mai una motivazione per imparare, godendo anche dei momenti ludici che in una scuola primaria non possono mancare.

Mi rendo conto che la vicenda è complessa e che, date le poche informazioni offerte dalla stampa, è impossibile esprimere un giudizio. Le mie sono solo riflessioni “ad alta voce”, senza la volontà di schierarmi da una o dall’altra parte.

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