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LA MATEMATICA E’ NEMICA ANCHE ALLO SCIENTIFICO

matematica-5-640x480Il mio nuovo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” è l’ideale continuazione del precedente in cui trattavo l’aumento delle iscrizioni, per il prossimo anno scolastico, al liceo scientifico, con una sensibile preferenza per l’opzione delle “scienze applicate”, ovvero il liceo scientifico senza il latino. Ma siamo sicuri che sia il Latino l’unico “nemico” di chi si iscrive allo scientifico?
Come sempre riporto in parte l’articolo e vi invito a leggerlo interamente sul sito del Corriere.it.

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In un post precedente si ragionava sull’aumento di iscrizioni, per l’anno scolastico 2016/17, al liceo delle scienze applicate. Un’opzione che, secondo me e molti dei miei colleghi di Lettere, a volte incontra il favore dei quattordicenni alle prese con la scelta della scuola superiore per evitare la fatica di studiare il latino, presente nel piano di studi nel liceo tradizionale, anche se con un decurtamento notevole di ore in seguito al riordino dei licei voluto dall’ex ministro Mariastella Gelmini.

Ma lasciando da parte le “scienze applicate”, ragioniamo sulla scelta del liceo scientifico che pare sia diventato un refugium peccatorum.
Ormai, come si evince dai dati diffusi dal MIUR, più di metà degli studenti sceglie un percorso liceale. Se escludiamo il classico, dove si iscrivono persone motivate e consapevoli delle difficoltà cui andranno incontro, negli altri licei arrivano ragazzi – non tutti, per fortuna – con scarse qualità.

Il liceo scientifico non è più ambito solo dagli alunni bravi in matematica, ma viene scelto per esclusione.

C’è da dire, inoltre, che spesso sono gli stessi genitori a condizionare la scelta, un po’ per ambizione – senza tuttavia fare i conti con le capacità e la preparazione dei propri figli – e un po’ perché ritengono che i pargoli non abbiano particolari attitudini che invece vengono richieste dall’istruzione professionale o tecnica. Non considerano, però, che l’attitudine fondamentale richiesta da un liceo, qualsiasi esso sia, è quella di essere disposti ad impegnarsi nello studio, cosa non così scontata per chi ha frequentato la scuola media con un profitto appena sufficiente o comunque non particolarmente brillante.

Anche se so che ciò potrebbe sembrare assurdo, per esperienza posso dire che il problema di fondo di chi frequenta il liceo scientifico, non è il latino ma la matematica e tutte le altre materie scientifiche. E non mi riferisco soltanto agli allievi mediocri, quelli che non sarebbero adatti a nessun liceo. Sto parlando anche di ragazzi che nel percorso di studi precedente non hanno dimostrato particolari problemi nell’ambito logico-matematico.

Un problema da non sottovalutare è costituito dai voti troppo alti che gli insegnanti della scuola media si ostinano ad elargire. So che questo discorso può sembrare antipatico e non voglio insinuare che i docenti non siano competenti e preparati. Purtroppo, spesso nella scuola media i livelli di preparazione tendono verso il basso, anche per poter far fronte alle esigenze di alunni deboli o con situazioni disagiate alle spalle. Ad esempio, l’inserimento di ragazzini stranieri, che a malapena comprendono qualche parola di italiano, rallenta la progressione dei programmi e, di conseguenza, si abbassano gli obiettivi per tutta la classe.

Suppongo che questa situazione porti gli insegnanti a premiare con voti più alti di quanto non meritino davvero quelli che dimostrano di impegnarsi un po’ di più o comunque di non avere grossi problemi nell’apprendimento. Ma questa “strategia” comporta il rischio di creare false illusioni nei ragazzi e nelle famiglie.

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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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SCIENTIFICO: SENZA LATINO E’ MEGLIO?

latinoL’ultimo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” riguarda un argomento di grande attualità: il boom di iscrizioni, per il prossimo anno scolastico, al liceo scientifico, con una sensibile preferenza per l’opzione delle “scienze applicate”, ovvero il liceo scientifico senza il latino. Naturalmente il mio intervento è a favore del latino e mi aspettavo una caterva di commenti contro lo studio di questa lingua, ormai considerata dai più “fuori moda” e di scarsa utilità. E invece… leggete i commenti sul sito del Corriere.it, rimarrete forse stupiti quanto me.
Come sempre riporto in parte l’articolo e vi invito a leggerlo interamente sul sito del Corriere.it.

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Le iscrizioni alla scuola superiore si sono concluse da pochi giorni. Come osserva il Corriere, nell’articolo firmato da Claudia Voltattorni, c’è stato anche quest’anno il boom di iscrizioni ai licei, con un’impennata decisa per il liceo scientifico, in particolare l’opzione “scienze applicate”: l’ha scelto il 7,6% degli studenti contro il 6,9% dello scorso anno. Cerchiamo di capire il motivo di questo successo.

Potrei dire che nei quattordicenni di oggi c’è una spiccata curiosità nei confronti della scienza, in tutte le sue declinazioni. Se “applicata” è meglio. Ma mentirei.

Il fatto è che lo spettro del Latino angustia la maggior parte degli studenti che si iscrive al liceo scientifico. Due sono gli atteggiamenti che posso osservare, dal momento che insegno Lettere allo scientifico, escludendo le persone molto motivate che non mancano: o lo subiscono e cercano di fare del proprio meglio, oppure non lo digeriscono per niente e lo studiano poco e male, con scarso impegno, confidando nel fatto che, se nelle materie scientifiche se la cavano, per il solo Latino non si viene bocciati. Tutt’al più si rimedia un debito che, se è l’unico, non basta per ripetere l’anno.

Da settembre anche nel mio liceo ci sarà l’opzione delle “scienze applicate”. Le iscrizioni sono andate ben oltre le più rosee aspettative e noi prof di Lettere sappiamo bene che questo fatto ci si ritorce contro: per le “scienze applicate”, infatti, basta l’abilitazione per insegnare negli istituti tecnici e professionali e, nella migliore delle ipotesi, in futuro non perderemo il posto ma potremo insegnare solo Italiano e Storia. Un’abilitazione che molti di noi già possedevano prima di fare l’ennesimo concorso per poter insegnare al liceo. Ad ogni modo, se non altro per spirito corporativo, siamo felici di aver ottenuto il nulla osta dal ministero che ci ha dato fiducia e, anche considerando il RAV (Rapporto di Autovalutazione), sa che il nostro liceo è una scuola seria e affidabile.

Non voglio che si pensi che io sia angustiata dal fatto che negli anni a venire potrei anche non insegnare più il Latino. Io sono preoccupata per gli studenti che forse credono, erroneamente, che il liceo delle “scienze applicate” sia più facile dello scientifico tradizionale proprio per l’assenza del latino nel piano di studi. Insomma, mi spiacerebbe che considerino l’antico idioma una sorta di bestia nera da evitare come la peste, per affrontare i cinque anni in santa pace. Così non sarà.

Per capire come stanno veramente le cose, bisogna fare un passo indietro. Nel riordino dei licei, voluto dall’ex ministro Mariastella Gelmini, l’opzione delle “scienze applicate” doveva teoricamente essere l’erede della vecchia sperimentazione del “liceo tecnologico” che allora era affidato, in termini di piano di studi e logistici, agli istituti tecnici. In realtà, la nuova opzione è soltanto più scientifica (se guardiamo i quadri orari ci sono più ore di matematica, informatica e scienze, anche se numericamente in totale sono le stesse rispetto al corso tradizionale) ma di tecnologico ha ben poco. Manca, infatti, quella didattica laboratoriale, vanto del vecchio tecnologico, e che veramente ci avvicinava agli standard europei.

Insomma, molte ore da passare a scuola, in aula, e a casa sui libri di testo e sui quaderni a svolgere esercizi su esercizi. Poco o nulla di pratico, come suggerirebbe l’aggettivo “applicato” riferito alle scienze.

La mia è una formazione classica quindi è ovvio che non farei mai cambio tra le tre ore settimanali di latino e le ore in più di matematica e scienze (in tutto, se consideriamo l’intero ambito scientifico, 12 ore).
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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

LICEO CLASSICO: LA SCUOLA DELLA BELLEZZA

bellezzaNella mia città l’unico liceo classico statale esistente è da anni in sofferenza. Gli allievi sono spaventati non tanto dall’impegno che tale corso di studi richiede, quanto dalla nomea della scuola stessa: rigida, antiquata, impegnativa al punto da dover rinunciare a tutto – sport, amici, passioni, amore… – per passare cinque anni devotamente in attesa sospirato diploma sudatissimo, costato lacrime e sudore.
Non credo sia davvero così, tuttavia questi sono i motivi addotti da alcuni miei allievi, quelli che considero “penne rubate al classico”, quando chiedo perché mai abbiano scelto il liceo scientifico.

Parliamoci chiaro: il liceo classico non è una scuola facile. Non lo era ai miei tempi (anche se onestamente non mi sono sacrificata più di tanto, forse per la facilità che ho sempre incontrato nello studio), lo è ancora adesso. Tuttavia, mentre decenni fa il classico era considerato il top degli studi superiori, ora è alquanto snobbato, considerato una scuola fuori dal tempo. Senza contare che sempre più è diffusa la convinzione che studiare latino e greco non serva a nulla. In altre parole, non si dà il giusto valore alla Cultura, con la ci maiuscola. Si preferisce guardare all’utilità degli studi, senza pensare che il liceo classico è stato frequentato in passato da giovani che poi sono diventati uomini di scienza, medici, avvocati, solo per citare alcune categorie. Non c’era alcun dubbio: se si voleva diventare qualcuno, era necessario frequentare il classico.

Oggi ho letto sul quotidiano locale, nella sezione Scuola (ovvero quella che pubblica i contributi degli studenti), una bella lettera aperta, scritta da una studentessa del liceo classico “Stellini”, ad un ipotetico futuro allievo del prestigioso liceo.

Eccone alcuni stralci.

[…] posso capire quello che ti intimorisce, poiché anch’io come altri, ho incontrato molte difficoltà. Le mie preoccupazioni erano la mancanza di tempo e la conseguente assenza di vita sociale.
Non nego che nel nostro liceo si debba dedicare molto tempo allo studio, ma ciò – con organizzazione e forza di volontà – non diviene un ostacolo né alla pratica di altre attività né alle relazioni sociali, e questo te lo posso dire con certezza, basandomi sulla mia esperienza.

Un secondo motivo che forse ti condiziona è la prospettiva di una faticosa e costante applicazione allo studio.

[…] io percepisco un quotidiano arricchimento personale; a questo proposito cito Ovidio, uno dei molti testimoni dell’importanza di una formazione classico-umanistica:

«Costruisci per tempo uno spirito che duri a sostegno della bellezza: è l’unica dote che permane fino all’ultimo giorno di vita. Metti ogni cura a coltivare il tuo animo con le nobili arti e impara a fondo le due lingue dell’impero».

[…] Voglio confutare un’altra opinione diffusa: gli studenti dei licei classici, usciti dall’università, hanno poche probabilità di trovare un lavoro, “non hanno un futuro”. In primis, non è vero (perlopiù la nostra scuola non esclude indirizzi scientifico-matematici), secondariamente, questo tipo di affermazioni mi sembra riduttivo: con futuro, intendiamo solo trovare un lavoro?

No, io credo che prima di tutto sia il tipo di persona che ognuno di noi vuole diventare, ciò che si vuole donare al mondo e il segno che vi si vuole lasciare: non c’è futuro senza ambizioni (e il liceo classico ti dà la possibilità di permettertele) né senza passato (ed è per questo che ci dedichiamo tanto allo studio della storia e delle lingue antiche).

[…] queste “cose inutili” sono il nostro patrimonio, la sola cosa che realmente abbiamo e che rimane, l’unica vera forza dell’uomo.
È questo che mi ha insegnato la mia scuola: il valore della bellezza, che sta pure in ciò che studiamo…
Veronica Cojaniz

LINK all’articolo originale da cui è tratta anche l’immagine.

TEMPO DI ISCRIZIONI: QUALE SCUOLA SCEGLIERE DOPO LE MEDIE?

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C’è tempo fino al 22 febbraio per scegliere in quale scuola continuare gli studi dopo le medie. Una scelta decisamente difficile che si è costretti a fare ad un’età che è caratterizzata da incertezza e indecisione. Ma decidere con cognizione di causa quale scuola frequentare per i prossimi cinque anni è di fondamentale importanza per il successo formativo.

Innanzitutto, insegnando in un liceo dalla classe prima alla quinta, posso dire che la preparazione dei quattordicenni di oggi è di gran lunga inferiore a quella dei coetanei di dieci anni fa, o anche meno. Tuttavia, se guardiamo la documentazione che arriva dalle scuole medie frequentate, tutte le lacune che man mano emergono fin dai primi giorni di scuola, sembrerebbero ingiustificate. Mi spiego meglio.

La preparazione nell’ambito della lingua italiana, ad esempio, lascia molto a desiderare. Ci sono ragazzi che si trovano in difficoltà anche solo quando devono distinguere le varie parti del discorso. Il verbo, poi, che è la la struttura portante di ogni frase, è il più maltrattato. Sembra difficile distinguere tra verbi transitivi e intransitivi, tra forma attiva e passiva, per non parlare della coniugazione di alcuni modi e tempi. Potrei scrivere un intero libro dal titolo “Il passato remoto, questo sconosciuto”. E stendiamo un velo sul corretto utilizzo del congiuntivo.

Parlare, poi, di analisi logica (della frase e del periodo) sembra paragonabile alla trattazione della fisica quantistica, che tutti sanno che esiste e pochi ne conoscono i contenuti. E’ solo un esempio, naturalmente. Ma se siamo autorizzati ad ignorare la fisica quantistica, in veste di parlanti la nostra lingua madre non possiamo ignorare l’analisi logica. Il fatto che si chiami “logica” dovrebbe suggerire che per operarla è necessario usare la testa, cosa che i quattordicenni d’oggi sanno fare benissimo in molte attività quotidiane ma che nell’affrontare le discipline scolastiche pensano non sia di primaria importanza.

E’ necessario stendere un altro velo sull’ortografia e il fatto che in qualche facoltà universitaria siano stati istituiti, per le matricole, dei corsi di italiano, più per provocazione che per reale necessità a mio parere, dovrebbe già dire tutto.
Ho parlato dell’italiano perché è trasversale, ma potrei estendere il discorso a molte discipline scolastiche che, a parere di molti, vengono affrontate in modo lacunoso e superficiale.

Naturalmente ci sono delle eccezioni: ragazzi e ragazze ben preparati che hanno delle ottime chance di frequentare un liceo con risultati brillanti e grandi soddisfazioni. Tuttavia, noto l’insana abitudine degli insegnanti della scuola media di elargire voti alti e altissimi a chi non ha una preparazione adeguata. Il problema fondamentale è che molti di questi ragazzi – e le loro famiglie – hanno delle aspettative che irrimediabilmente vengono deluse fin dai primi mesi di scuola superiore.

La scuola media è stata riformata nel 1979 e concepita come preparatoria al mondo del lavoro. Il Decreto 22 agosto 2007, n. 139 ha istituito il biennio obbligatorio della scuola superiore (va da sé che l’obbligo scolastico si espleta al compimento dei 16 anni, anche senza frequentare l’intero biennio), senza tuttavia riformare la scuola media che avrebbe dovuto essere adattata al prolungamento della frequenza obbligatoria la quale escludeva di fatto l’ingresso nel mondo del lavoro a 14 anni.

Il punto cruciale è questo: è doveroso venire incontro alle difficoltà degli alunni, anche evitando le bocciature che, trattandosi di scuola dell’obbligo, dovrebbero rappresentare delle eccezioni e non la regola. Tuttavia, non è corretto “aiutare” gli altri alzando i voti solo perché, nei confronti dei compagni più deboli, dimostrano di essere più svegli e capaci, pur impegnandosi al minimo.

Assistiamo, quindi, a quelle “elargizioni” che procurano in realtà molti danni. Se un allievo, arrivato in prima superiore, si rende conto che i risultati delle medie erano “falsati”, due possono essere le reazioni: impegnarsi di più per dimostrare ai nuovi docenti di potercela fare, oppure cadere nella demotivazione più profonda che non lascia molte speranze per il prosieguo degli studi. E si rischia di entrare in un circolo vizioso che ha come unico sbocco l’abbandono degli studi.

Quale scuola scegliere dopo le medie? Non sono una docente che dà per spacciato un allievo dopo tre settimane di scuola, ma vorrei essere onesta e dettare delle semplici regole che sarebbe utile seguire nella scelta della scuola superiore.

1. Fare i conti con la propria preparazione, al di là dei voti, e con l’impegno che si è disposti a spendere.
2. Seguire i consigli di orientamento degli insegnanti della scuola media. Quasi mai sono campati in aria.
3. Non coltivare particolari ambizioni da parte dei genitori. Non tutti i figli sono adatti al liceo (le statistiche dicono che la metà degli studenti lo preferiscono) e non bisogna commettere l’errore di sceglierlo solo perché i figli non hanno particolari attitudini che invece vengono richieste dall’istruzione professionale o tecnica. L’attitudine fondamentale richiesta da un liceo è quella di sapersi impegnare nello studio, cosa che non è così scontata per chi ha frequentato la scuola media con un profitto appena sufficiente.
4. Qualsiasi scuola è dignitosa purché ci si impegni seriamente per imparare.
5. Se è vero che l’ “obbligo scolastico” prosegue nel biennio superiore, ciò non si deve intendere come “obbligo” da parte dei docenti di promuovere tutti, qualunque sia la loro preparazione. Se si vuole continuare a studiare nel triennio successivo una adeguata preparazione è necessaria.

Questo è in sintesi il mio parere. La risposta sbagliata alla domanda posta nel titolo di questo post è una sola: “Una qualsiasi, basta andare avanti”. E’ il preludio ad una via crucis che vi porterà, con la consapevolezza che la scelta non può essere affidata al caso, da una scuola all’altra, con buone probabilità di non concluderne nessuna.

Come diceva Seneca a Lucilio, criticando chi non stava mai fermo a lungo in alcun luogo: “Non è il cielo che devi cambiare ma il tuo animo”.

TEMPO DI ISCRIZIONI: TROVA LA SCUOLA GIUSTA PER TE CON EDUSCOPIO

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Si avvicina il periodo delle iscrizioni scolastiche. Gli istituti superiori stanno organizzando le giornate di Scuola Aperta, in cui docenti e studenti si prodigano per invogliare i ragazzi che attualmente frequentano la terza media a scegliere la propria scuola, sfidando la concorrenza che a volte è tutt’altro che leale.

Insomma, siete proprio sicuri che quello che vi fanno vedere sia proprio l’arrosto e non il fumo?

La Fondazione Giovanni Agnelli, con il sito Eduscopio, propone una banca dati in cui ha confrontato e valutato oltre 4.000 scuole sul territorio nazionale. Interessante è il criterio adottato: i risultati al primo anno di università di 700 mila diplomati italiani, con riferimento ai voti ottenuti agli esami e i crediti guadagnati.

Personalmente ritengo molto valido questo criterio perché ogni valutazione “interna” delle scuole, sulla base dei giudizi espressi da studenti e famiglie sul lavoro degli insegnanti, nonché sui voti ottenuti dai ragazzi, mi pare aleatoria.

Per saperne di più, CLICCA QUI.

Interessante anche l’intervista ad Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli di Torino che ha realizzato il sito Educospio.it pubblicata su Repubblica.it

IO DIFENDO IL LICEO CLASSICO

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Sta avendo un notevole successo l’iniziativa “Classici dentro”, portata avanti dai licei E.Q. Visconti, Virgilio e Giulio Cesare di Roma che nella trasmissione della cultura classica riconoscono il senso della loro azione e formazione nel panorama romano, sostenuti dall’USR Lazio che se ne fa principale promotore.

Com’è noto, da alcuni anni il Liceo Classico registra in Italia un sensibile calo di iscrizioni che si inserisce in una più ampia crisi degli studi umanistici. Il progetto “Classici dentro” si pone, quindi, l’obiettivo di sensibilizzare la società civile e i decisori politici ad una riflessione su senso e fini della formazione superiore oggi, nella società della conoscenza.

Per chi vuole saperne di più tramite questo LINK può accedere al sito dell’iniziativa ed essere messo al corrente delle attività e promozioni passate, presenti e future.

STUDENTI ESCLUSI DAL LICEO LINGUISTICO PER I VOTI TROPPO BASSI ALLA SCUOLA MEDIA. LESO IL DIRITTO ALLO STUDIO EPPURE ….

pinocchio_orecchie_d'asinoLo so che quello che sto per dire risulterà antipatico, per usare un eufemismo. Tuttavia, insegnando al liceo e considerando la preparazione degli studenti che si iscrivono alla prima (non tutti, fortunatamente, ma molti), sono dell’opinione che si dovrebbe optare per un orientamento serio. Non, come ora avviene, un semplice consiglio che si può seguire oppure no. Dei veri e propri paletti, per il bene degli studenti stessi, s’intende.

Questa riflessione nasce da una notizia appena letta su La Tecnica della Scuola: 18 ragazzini che frequentano la terza media sono stati esclusi dall’iscrizione alla classe prima per l’A.S. 2014/15 al Liceo Linguistico “Mazzini” di Genova perché hanno riportato una media inferiore al 7.5 nel secondo anno.

Come si può immaginare, il fatto ha suscitato molte polemiche in quanto la decisione del liceo (il cui regolamento non è noto ma, anche se prevedesse dei paletti per l’iscrizione, si tratterebbe di una decisione arbitraria che non ha riscontri legali) lederebbe il diritto allo studio. Non dimentichiamo, inoltre, che il biennio della scuola superiore rientra nell’obbligo scolastico. Va da sé che la scuola prescelta ha il dovere di accogliere le domande di iscrizione, a meno che non si verifichi un eccesso di domande rispetto alle classi preventivate in organico. Dovesse presentarsi tale eventualità, l’istituto avrebbe comunque l’obbligo di dichiarare in che modo intende procedere per l’esclusione di parte degli studenti iscritti (ordine d’arrivo delle domande, sorteggio …), meritocrazia a parte.

Detto questo, sono solidale con i ragazzini e le loro famiglie e condivido le proteste che si sono levate soprattutto dall’Uds (Unione degli studenti italiani).

«Riteniamo inaccettabile – dichiara Giacomo Zolezzi, Coordinatore dell’Unione degli studenti Genova – quello che sta succedendo al Liceo linguistico Mazzini. Questa è una vera e propria lesione del diritto allo studio per 18 ragazzi ancora in età di scuola dell’obbligo, che saranno esclusi dall’iscrizione alla scuola a causa di una valutazione riportata in seconda media».

«La scuola pubblica – aggiunge Roberto Campanelli, coordinatore nazionale dell’Udu – ha degli obiettivi precisi per la crescita individuale e collettiva, non può porre barriere, né impedire ad un gruppo di studenti di perseguire le proprie personali attitudini o chiedere loro di ripiegare su altri indirizzi. Così viene meno la missione educativa della scuola».

Rimane il fatto che, come ho scritto all’inizio del post, molti ragazzini non seguono i consigli orientativi dei docenti della scuola media e spesso vengono consigliati a intraprendere un percorso di studi liceali da genitori in cerca di soddisfazioni personali. E’ brutto da dire ma le famiglie dovrebbero capire che, al di là della scelta di una scuola superiore ritenuta migliore di altre, più prestigiosa e maggiormente affidabile, è necessario fare i conti con i figli che si hanno, con le loro capacità, con i loro risultati scolastici e le loro aspirazioni.

Ciò che dico è il risultato di decine di colloqui allo sportello d’ascolto con studenti in difficoltà che non sanno che pesci pigliare di fronte all’insuccesso scolastico (che spesso si protrae per due o più anni): se da una parte uno non si sente tagliato per quel determinato tipo di scuola (ammesso che si possa asserire ciò), dall’altra non si vuole deludere i genitori e le loro aspettative. Senza contare che molto spesso l’indecisione si protrae anche per “pigrizia”, per la mancanza di un’alternativa convincente e si va avanti quasi per inerzia, collezionando insuccessi, ripetendo anni, cercando di stare a galla in qualche modo per non sprofondare. A volte ci riescono pure ad arrivare in quinta, arrancando, con debiti ogni anno e voti di consiglio (i 6 che un docente non vorrebbe mai assegnare spontaneamente) che sono il risultato della “politica del promuoviamo tutti e amen”, infelice parto dell’atteggiamento buonista di molti docenti.

Non sempre la promozione a tutti i costi fa il bene degli studenti. In primo luogo, perché crescono con l’idea che nella vita si trovi sempre una scappatoia, una mano tesa che non li fa precipitare nel burrone. In secondo luogo perché a volte, non sempre, studenti mediocri al liceo potrebbero essere bravi in un istituto tecnico o professionale, con maggiori gratificazioni che li incoraggerebbero a fare sempre meglio per dimostrare di non essere degli incapaci.

Io credo che le cose debbano cambiare.
Non è possibile escludere dall’iscrizione al liceo un ragazzino con la media dei voti bassa? Sì, ora non si può. Non si può escludere, però, un sistema selettivo in futuro, con un orientamento serio e vincolante. Poi è anche vero che i prof possono sbagliare, che la maturità dei ragazzi può fare la differenza in termini di tempo, che si inizi zoppicando e poi si prenda il ritmo e si recuperi, procedendo senza intoppi nel percorso di studi.

Allora cosa si può fare? Ad esempio istituire un biennio unico, con la possibilità di scegliersi parte del curriculum a seconda delle aspirazioni e delle attitudini, potendo iniziare un percorso e “correggere il tiro” strada facendo.

Io sogno una scuola moderna che garantisca il successo scolastico a tutti. Una scuola in cui la motivazione provenga dalle performance stesse, senza concessioni e “regali” di fine anno. Sogno una scuola che probabilmente non prenderà mai piede in Italia, perché noi siamo quelli del “lasciamo le cose come stanno per fare meno danni”. E non ci accorgiamo che i danni li facciamo, eccome, proprio a causa della scarsa elasticità mentale.

ISCRIZIONI ALLE SCUOLE SUPERIORI PER L’A.S. 2014/15: UNO STUDENTE SU DUE SCEGLIE IL LICEO

Colorful Chalk at ChalkboardI dati sono ancora provvisori (per quelli definitivi si dovrà aspettare aprile) ma è evidente che il percorso liceale è ancora preferito dalla metà dei nuovi iscritti per il prossimo anno scolastico. Con qualche distinzione, però, e una sorpresa: il corso di studi più quotato dopo il liceo è quello alberghiero, con 48.867. Sarà merito (o colpa?) dei nuovi talent che si svolgono in cucina?

Ma veniamo ai dati riferibili al liceo con le dovute distinzioni. In totale 266.000 studenti hanno scelto un indirizzo liceale, con un leggero aumento rispetto allo scorso anno.

Il liceo classico si mantiene stabile con il 6% di richieste (lo scorso anno erano il 6,1%).

Il liceo scientifico fa il boom con il 22,9% di iscritti, ma è in calo il corso tradizionale (0,6 punti percentuali), in crescita l’opzione delle Scienze applicate, scelta dal 6,3% del totale … tutti spaventati dal Latino? Un successo prevedibile per il neonato liceo scientifico sportivo, con 4.425 domande inoltrate … forse pensano si faccia solo “ginnastica”?

Il liceo linguistico è in crescita di 0,6 punti percentuali rispetto a un anno fa.
Stabile il liceo Artistico, mentre segnano un incremento di 0,1 punti percentuali i licei Musicali (600 domande in più). In aumento anche le preferenze per le Scienze Umane: +0,3.

Ora prendiamo in considerazione l’istruzione tecnica e professionale.
In lieve calo le iscrizioni ai Tecnici (-0,4) e Professionali (-0,8): nel dettaglio, il il 30,8% tredicenni italiani ha espresso la propria preferenza per un Istituto tecnico, il 19,1% per un Istituto professionale.

Vediamo ora la distribuzione delle preferenze sul territorio nazionale.
Al Centro-Sud le percentuali di iscrizioni ai Licei superano la media nazionale del 50,1%. Nel Lazio la media è di gran lunga superata con il 61,7% di preferenze. Seguono Umbria (54,7%), Abruzzo (54,5%) e Liguria (54%).
Gli Istituti tecnici sono gettonati più al Nord, specie nelle regioni orientali, come il Veneto (37,9%), il Friuli Venezia Giulia (37,3%) e l’Emilia Romagna (34,7%). Spostandoci ad ovest, in Lombardia le preferenze per i tecnici si attestano al 34,3%.
Al Sud fanno eccezione il Molise (34%) e la Calabria (32%).

Infine i professionali superano il 20% di iscrizioni contro una media del 19,1% in Basilicata (21,7%), Emilia Romagna (21,6%), Puglia e Campania (21,5%), Marche (21,3%), Sicilia (20,9%).

FONTE: MIUR

Grande Costanza, grandissima B.Bianchi!

Non posso che associarmi al grido di Diemme: Grande Costanza, grandissima B. Bianchi!

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Genitore Mamma

Oggi Costanza Miriano ha pubblicato su fb quest’immagine con questo commento:

Voglio diventare amica di questa genitore 1 che ha così coraggiosamente firmato il documento scolastico del prodotto del suo concepimento.

Bellissima l’ironia sul modo “politically correct” di chiamare un figlio “prodotto del concepimento”: ma che vadano a c….

Evviva la mamma “conservatrice”, e via col sostegno a chi del politically correct ha piene le tasche!

PS: Post scritto in trenta secondi mentre stavo uscendo, mi riservo di tornarci su per aggiornamenti successivi  😉

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L’ITALIA NON E’ UN PAESE PER LAUREATI

LaureatiIn tempo di crisi sono molti i giovani che s’interrogano sull’utilità di frequentare l’università dopo il diploma. Eppure l‘opinione pubblica è convinta che nel nostro Paese ci siano troppi laureati, che i ragazzi puntino al “pezzo di carta” pur sapendo di dover fronteggiare anni di lavoro “umile” (camerieri, cassieri al supermercato, commessi …) prima di poter aspirare ad un impiego compatibile con la specializzazione ottenuta dopo anni di università.

Le cose, in realtà, sono un po’ diverse. In Italia meno di un lavoratore su cinque è laureato. In Gran Bretagna sono più del doppio. Non è tutto: solo il 30% dei 19enni italiani si immatricolano all’Università. E 17 su 100 di quelli che si iscrivono, abbandonano nel corso del primo anno. Spesso i problemi sono a monte: se tornassero ai tempi dell’iscrizione alla scuola superiore, 44 diplomati su cento cambierebbero l’indirizzo di studi. La scelta sbagliata è dovuta, nella maggior parte dei casi, all’ambizione dei genitori che non ammettono per i propri figli scelte diverse rispetto al liceo. Oggi, infatti, 82 immatricolati su cento provengono da famiglie i cui genitori non hanno esperienza di studi universitari.
Anche se uno studente su due sceglie ancora il liceo, negli ultimi due anni c’è stato un leggero aumento di iscrizioni negli istituti tecnici e professionali, una scelta forse dettata dalla necessità di “volare basso”, facendo i conti con una realtà che vede più del 40% di giovani disoccupati. Meglio, dunque, puntare sui mestieri che sulle professioni.

Ma qual è l’identikit delle matricole che si sono appena iscritte negli atenei italiani?

AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario nato nel 1994 per favorire e monitorare l’inserimento dei laureati nel mondo del lavoro, ha recentemente presentato, nella sede del ministero dell’Istruzione, il nuovo Profilo dei diplomati che hanno superato l’esame di maturità lo scorso luglio.
Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, ha presentato il profilo dei 48.272 diplomati di 347 istituti scolastici di Lazio, Puglia, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria.
Generalmente, i diplomati si dichiarano piuttosto soddisfatti della propria esperienza scolastica: 31 su 100 si dichiarano addirittura «molto soddisfatti». Una nota positiva: nonostante l’opinione pubblica non sia certo clemente nel giudicare i docenti (nella maggior parte dei casi non a ragion veduta), i ragazzi intervistati esprimono apprezzamenti nei confronti degli insegnanti, sia per la loro preparazione sia per la disponibilità al dialogo. L’80% dei diplomati li ritiene competenti, il 74% ne ha apprezzato la chiarezza espositiva e il 65% esprime parere favorevole sulla loro capacità di valutazione. Più critici sono i giudizi che riguardano le strutture scolastiche: laboratori inadeguati per uno su due, aule soddisfacenti solo per il 51% degli studenti, impianti e attrezzature sportive per 48 su cento.
L’organizzazione scolastica pare non eccellere: solo il 64% dei diplomatile giudica positivamente le attività di recupero per chi ha debiti formativi , e solo il 58% ritiene di aver avuto il corretto supporto all’orientamento per le scelte post-diploma universitarie o lavorative. La tecnologia, nonostante gli sforzi dell’ex ministro Profumo, nelle scuole italiane pare essere una sorta di cenerentola: solo il 56% dichiara di aver ottenuto un supporto alla didattica attraverso l’utilizzo di pc e in genere delle nuove tecnologie.
Non particolarmente efficaci sono ritenute le attività extracurricolari come gli approfondimenti culturali e gli incontri con le aziende e le attività pratiche durante l’orario scolastico (laboratori, stage), lodate solo dal 54% degli studenti intervistati.

Giovani in grado di esprimere critiche ma anche di saper valutare la qualità degli studi superiori in modo onesto. Se le critiche fossero costruttive, cioè servissero a migliorare l’offerta delle scuole italiane, ci sarebbe già materiale su cui lavorare. Ma, si sa, in Italia si tende a risparmiare sull’istruzione. Non solo, manca l’incentivazione per gli studenti migliori e la capacità di venire incontro a quelli che si trovano in difficoltà e che, se non hanno abbandonato gli studi superiori, sono candidati ad essere annoverati tra gli 83 che lasceranno l’università entro il primo anno, andando ad aumentare la già cospicua percentuale di giovani disoccupati.

Questa è l’Italia. Una volta, forse, era il Bel Paese.

[fonti: Il Corriere e roars.it; l’immagine, fornita da Pietro De Nicolao, si può ingrandire con un click]

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