DSA: LA PROMOZIONE NON E’ ASSICURATA

dsa-640x480Siamo agli sgoccioli: l’anno scoalstico sta per terminare. Nel mio nuovo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” affronto un argomento delicato: i disturbi di apprendimento (DSA). Disturbi di questo tipo – che non devono essere confusi con la disabilità – sono sempre più in aumento, eppure è ancora tanto difficile saper affrontare in tempo la dislessia o la discalculia, solo per fare due esempi. In casi come questi è più che mai necessaria la collaborazione delle famiglie. Purtroppo non sempre c’è, quando addirittura non ci si trova di fronte un vero e proprio muro.
Si può bocciare un alunno DSA? Questa è la domanda. La risposta è sì. Ma ci sono delle regole da rispettare.
Come sempre, riporto una parte dell’articolo e invito i lettori a proseguire la lettura sul sito del Corriere.it.

logo_blog-scuola-di-vita

Una recente sentenza, la numero 196 del Tar Piemonte Sezione II, ha rigettato il ricorso della famiglia di una ragazzina iscritta alla seconda classe di un liceo e affetta da disturbi specifici di apprendimento, nella fattispecie dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. La studentessa, per la quale, come da normativa vigente, era stato predisposto dal Consiglio di Classe un PDP (Piano di studi personalizzato), al termine dell’anno era stata bocciata. La famiglia, tuttavia, non ha fatto ricorso al Tar contro la bocciatura ma per richiedere un risarcimento per danni morali di 6mila euro, 4 dei quali da spendere per l’iscrizione della figlia in una scuola privata.

In sostanza, la famiglia ha contestato alla scuola la mancata ri-predisposizione del piano didattico personalizzato (che risaliva all’anno precedente), oltre che l’inadeguatezza e la mancata attuazione delle misure dispensative e compensative previste dal piano.

La sentenza per certi versi è esemplare in quanto i giudici piemontesi hanno puntato l’accento sul fatto che, se è vero che il PDP «deve essere aggiornato annualmente entro il primo trimestre dell’anno scolastico», la famiglia della ragazza non ha sottoposto la stessa a nuovi test per aggiornare il quadro clinico, nonostante le difficoltà riscontrate all’inizio del nuovo anno, ritenendo perciò che il piano «predisposto per l’anno precedente fosse ancora adeguato alle esigenze della ragazza».

Insomma, la diagnosi di DSA non è di per sé garanzia di promozione, nel momento in cui i docenti dovessero riscontrare da parte degli allievi scarso impegno nello studio per raggiungere gli stessi obiettivi di apprendimento degli altri compagni. Quanto all’inadeguatezza e alla mancata attuazione delle misure previste dal piano didattico personalizzato, secondo i giudici il ricorso è fondato su «deduzioni arbitrarie, disancorate da concrete evidenze scientifiche, basate esclusivamente su considerazioni soggettive, e come tali opinabili». Ciò evidentemente non basta per considerare inique le valutazioni dei docenti. Infatti, come osserva il Collegio giudicante, «la scelta degli strumenti compensativi e dispensativi più idonei in relazione alle specifiche esigenze dell’avente diritto costituisce espressione dell’ampia discrezionalità tecnica che la legge riconosce in materia al corpo docente, la quale è sindacabile da questo giudice solo in presenza di macroscopiche illogicità o irrazionalità o di evidenti errori di fatto».

Pare, inoltre, che fosse la stessa ragazza a rifiutare gli strumenti compensativi – come l’uso del pc per la lingua straniera – forse nel timore di sentirsi “diversa”.

Questi, in estrema sintesi, i dati relativi al ricorso e alla sentenza del Tar. Ora, tuttavia, vorrei chiarire alcuni aspetti riguardanti i DSA che spesso sfuggono alle famiglie (volutamente o meno).

In primis, gli studenti che soffrono di questi disturbi non sono “disabili”, non hanno pertanto diritto all’insegnante di sostegno né a un programma differenziato (per essere chiari, facilitato) né a una valutazione più “morbida” dei risultati scolastici né è contemplata per loro una revisione degli obiettivi nelle singole discipline. Ciò non significa che essi debbano essere lasciati in balìa di se stessi: la maggior parte di questi alunni tende all’insuccesso scolastico perché essi hanno una scarsa autostima, specialmente in relazione alle proprie capacità, temono il fallimento, si sentono “diversi”, non concepiscono nemmeno di competere con i compagni e sono colti dall’ansia nell’eseguire anche le più semplici attività.
A maggior ragione, i docenti devono operare al meglio per farli uscire da questo “circolo vizioso”. Secondo quanto predisposto dal PDP, hanno l’obbligo di adottare le misure dispensative e compensative del caso (ad esempio, prevedere più tempo per compiti scritti e/o una grafica differente, programmare le verifiche orali, permettere ai ragazzi di consultare tutti gli strumenti – tavole e tabelle, calcolatrice, computer con programmi di video-scrittura con correttore ortografico e sintesi vocale – previsti dalla normativa e presenti nel piano) e monitorare in modo continuativo i progressi dei loro allievi.

In secondo luogo, per portare l’allievo/a affetto da DSA al successo scolastico e formativo, è indispensabile la collaborazione della famiglia. Non è pensabile che la scuola faccia tutto da sé e sappiamo bene quanto i genitori d’oggi deleghino all’istituzione anche ciò che afferisce all’aspetto non solo didattico ma educativo.

Come sempre, tuttavia, il torto e la ragione non stanno da una sola parte.
CONTINUA A LEGGERE>>>

[immagine dal sito del Corriere.it linkato nel post]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 1 giugno 2016, in bambini, docenti, famiglia, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Questo è un grande giorno, hip hip urrà per i giudici piemontesi!!!
    Ho proprio la sensazione che questo certificato di DSA sia invece concepito come un lasciapassare e l’autorizzazione a non fare sforzi, non preoccuparsi dei risultati, lavorare sotto i propri standard. E le famiglie lo intendono come una carta che sancisce il loro fregarsene con tranquillità! Non parliamo poi di quelli che vengono certificati come DSA, ma hanno ben altri problemi!

    Mi piace

    • Io adoro la tua schiettezza!!! Che dirti, cara Monique? Io ho poca esperienza di DSA ma credo proprio che tu abbia ragione. Senza contare che per i docenti è un lavoro in più, naturalmente non retribuito. Vorrei tanto che la gente lo capisse…

      Liked by 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: