SCIENTIFICO: SENZA LATINO E’ MEGLIO?

latinoL’ultimo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita” riguarda un argomento di grande attualità: il boom di iscrizioni, per il prossimo anno scolastico, al liceo scientifico, con una sensibile preferenza per l’opzione delle “scienze applicate”, ovvero il liceo scientifico senza il latino. Naturalmente il mio intervento è a favore del latino e mi aspettavo una caterva di commenti contro lo studio di questa lingua, ormai considerata dai più “fuori moda” e di scarsa utilità. E invece… leggete i commenti sul sito del Corriere.it, rimarrete forse stupiti quanto me.
Come sempre riporto in parte l’articolo e vi invito a leggerlo interamente sul sito del Corriere.it.

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Le iscrizioni alla scuola superiore si sono concluse da pochi giorni. Come osserva il Corriere, nell’articolo firmato da Claudia Voltattorni, c’è stato anche quest’anno il boom di iscrizioni ai licei, con un’impennata decisa per il liceo scientifico, in particolare l’opzione “scienze applicate”: l’ha scelto il 7,6% degli studenti contro il 6,9% dello scorso anno. Cerchiamo di capire il motivo di questo successo.

Potrei dire che nei quattordicenni di oggi c’è una spiccata curiosità nei confronti della scienza, in tutte le sue declinazioni. Se “applicata” è meglio. Ma mentirei.

Il fatto è che lo spettro del Latino angustia la maggior parte degli studenti che si iscrive al liceo scientifico. Due sono gli atteggiamenti che posso osservare, dal momento che insegno Lettere allo scientifico, escludendo le persone molto motivate che non mancano: o lo subiscono e cercano di fare del proprio meglio, oppure non lo digeriscono per niente e lo studiano poco e male, con scarso impegno, confidando nel fatto che, se nelle materie scientifiche se la cavano, per il solo Latino non si viene bocciati. Tutt’al più si rimedia un debito che, se è l’unico, non basta per ripetere l’anno.

Da settembre anche nel mio liceo ci sarà l’opzione delle “scienze applicate”. Le iscrizioni sono andate ben oltre le più rosee aspettative e noi prof di Lettere sappiamo bene che questo fatto ci si ritorce contro: per le “scienze applicate”, infatti, basta l’abilitazione per insegnare negli istituti tecnici e professionali e, nella migliore delle ipotesi, in futuro non perderemo il posto ma potremo insegnare solo Italiano e Storia. Un’abilitazione che molti di noi già possedevano prima di fare l’ennesimo concorso per poter insegnare al liceo. Ad ogni modo, se non altro per spirito corporativo, siamo felici di aver ottenuto il nulla osta dal ministero che ci ha dato fiducia e, anche considerando il RAV (Rapporto di Autovalutazione), sa che il nostro liceo è una scuola seria e affidabile.

Non voglio che si pensi che io sia angustiata dal fatto che negli anni a venire potrei anche non insegnare più il Latino. Io sono preoccupata per gli studenti che forse credono, erroneamente, che il liceo delle “scienze applicate” sia più facile dello scientifico tradizionale proprio per l’assenza del latino nel piano di studi. Insomma, mi spiacerebbe che considerino l’antico idioma una sorta di bestia nera da evitare come la peste, per affrontare i cinque anni in santa pace. Così non sarà.

Per capire come stanno veramente le cose, bisogna fare un passo indietro. Nel riordino dei licei, voluto dall’ex ministro Mariastella Gelmini, l’opzione delle “scienze applicate” doveva teoricamente essere l’erede della vecchia sperimentazione del “liceo tecnologico” che allora era affidato, in termini di piano di studi e logistici, agli istituti tecnici. In realtà, la nuova opzione è soltanto più scientifica (se guardiamo i quadri orari ci sono più ore di matematica, informatica e scienze, anche se numericamente in totale sono le stesse rispetto al corso tradizionale) ma di tecnologico ha ben poco. Manca, infatti, quella didattica laboratoriale, vanto del vecchio tecnologico, e che veramente ci avvicinava agli standard europei.

Insomma, molte ore da passare a scuola, in aula, e a casa sui libri di testo e sui quaderni a svolgere esercizi su esercizi. Poco o nulla di pratico, come suggerirebbe l’aggettivo “applicato” riferito alle scienze.

La mia è una formazione classica quindi è ovvio che non farei mai cambio tra le tre ore settimanali di latino e le ore in più di matematica e scienze (in tutto, se consideriamo l’intero ambito scientifico, 12 ore).
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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 1 marzo 2016, in giovani d'oggi, iscrizioni scolastiche, Latino, Lingue antiche, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Buongiorno Marisa,
    ho studiato al Liceo Scientifico e – a distanza di una dozzina d’anni- ho più ricordi delle materie umanistiche come Latino e Italiano che non di quelle scientifiche. Forse mi sono state insegnate meglio, forse avevo una maggior predisposizione ad apprenderle. Il Latino mi è servito anche successivamente per comprendere meglio l’etimologia delle parole e migliorare i costrutti delle frasi in italiano (santa consecutio!). Ovviamente in uno Scientifico ci si aspetta anche qualcosa di più applicato, da toccare subito con mano. Non vedo però perché si debba migliorare una parte di didattica a discapito di un’altra.
    Concludo il papiro dicendoti che ti leggo sempre con vivo interesse e penso che i tuoi allievi siano davvero molto fortunati🙂
    Buona giornata,
    Caterina

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    • Grazie, Caterina, per la tua testimonianza e per le belle parole che hai speso su di me.🙂

      Io credo che ciò che si studia, indipendentemente dalla scuola scelta, sia apprezzato con gli anni. Finché si frequenta la scuola si è assillati da compiti, interrogazioni, lunghe mattine in aula, pomeriggi spesi a studiare e a fare i compiti… insomma, una grande fatica! Con la maturità si apprezza di più ciò che ci è stato insegnato bene, distinguendolo da ciò che ci è stato trasmesso con poca efficacia. Questo lo so bene: rimpiango, ad esempio, di non essermi impegnata di più nello studio della filosofia (avevo un prof buono che sopportava il caos e il viavai dalla classe ai servizi e nelle interrogazioni chiedeva solo argomenti a piacere). Guarda caso, da quando ho iniziato a insegnare – prima ancora di laurearmi – il mio modello è stato l’insegnante di Greco e Latino, severo, serissimo (mai un sorriso) e molto esigente. Molti lo odiavano. Per me è stato il vero “maestro”.
      I miei allievi sono fortunati? Non lo so. In verità, ci sono classi in cui riesco a dare il meglio, altre in cui entro, spiego ed esco senza troppa gioia. Sogno una classe in cui “indossare le pantofole”; forse l’ho trovata quest’anno in una prima di cui molti si lamentano per il caos. Con me stanno tutti zitti ma sanno anche partecipare vivacemente alle conversazioni su argomenti di attualità. L’importante è che capiscano quand’è il momento di stare zitti e attenti.

      Come vedi, io sono famosa per i “papiri”. Il tuo commento non lo era poi tanto.😉

      Un caro saluto e a presto.

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