COSTA TANTO DIRE “BUONGIORNO”?

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Lo scorso ottobre un Dirigente Scolastico di Empoli aveva divulgato una circolare in cui invitava gli studenti a salutarsi e salutare i docenti e il personale della scuola.

Ne parlai in classe e quasi la totalità degli allievi fu concorde nel constatare che non dovrebbe servire una circolare per far sì che gli studenti dicano “buongiorno”. In fondo si tratta solo di buona educazione e quella, fino a prova contraria, si dovrebbe impartire in famiglia.

Certo, anche la scuola deve fare la sua parte. Noi docenti non dobbiamo limitarci a trasmettere nozioni, dobbiamo anche “formare l’individuo”. Il massimo sarebbe collaborare con la famiglia a questo scopo. Peccato che il buongiorno non si veda solo dal mattino ma anche dai genitori. E chi vuol capire, capisce.

Sono una madre e so quanta fatica si faccia per crescere i figli, impartendo le regole della buona educazione, insegnando loro come comportarsi in ogni situazione, presentandosi innanzitutto come modello. Purtroppo so anche che spesso i figli, quando si trovano in altri contesti rispetto a quello familiare, possono dimenticare facilmente la buona educazione…

Insomma, non metto alla gogna le famiglie, non sempre. Tuttavia, i docenti hanno l’obbligo di redarguire gli studenti quando non si comportano bene e devono mettere in evidenza atteggiamenti poco concilianti con la buona educazione, se necessario.

Dire “buongiorno” quando si entra a scuola – e non solo in classe – mi sembra il minimo. All’ingresso si trova sempre il personale non docente (almeno spero) e salutare significa anche rispettare il loro ruolo. Nella scuola, poi, ci sono tanti docenti e, se non sono i “propri”, si fa finta di niente. Insomma, passiamo inosservati e talvolta, specie durante l’intervallo, siamo travolti dal fiume in piena che va a far man bassa al distributore di merendine, senza sentire una parola di scuse.

Ancor più trasparenti diventiamo quando ci è assegnata una supplenza in una classe non nostra. Ultimamente mi è capitato di entrare e trovare la cattedra “occupata” da uno studente lungo disteso sopra. Gli ho chiesto se considerasse quella una cosa normale. Ne ho ricavato spallucce.

Personalmente pretendo di essere accolta in classe dai ragazzi in piedi. E’ il loro modo di dire “buongiorno” senza fare un coro. Non trovano ciò disdicevole, non ne viene meno la loro dignità. Insomma, non entra il sovrano che chiede ai sudditi la proscinesi. Chiedo solo un minimo di educazione.

Peccato che io non possa “far lezione” a qualche mio collega uomo che, nemmeno se mi sbatte in faccia, mi saluta. E io non sarò mai la prima. Mi hanno insegnato che una signora deve essere salutata per prima da un uomo.

Non vorrei adesso dare l’impressione ai lettori che io viva la mia mattinata scolastica in una specie di giungla, attorniata da trogloditi. Moltissimi ragazzi sono bene educati e mi salutano quando mi incrociano, a prescindere che io sia una loro insegnante. Compensano i molti che, “congedati” al biennio, frequentano ancora il triennio ma non mi salutano perché non hanno più da temere un’insufficienza in Latino. Come se i voti li dessi sulla base della buona o cattiva educazione dimostrata.

Poi c’è C. E’ arrivato quattro anni fa sulla sedia a rotelle. La sua classe, proprio per la sua disabilità, ha un posto fisso, al piano terra. Mese dopo mese, anno dopo anno, C. è passato dalle quattro ruote alle due stampelle, poi una… ora cammina autonomamente, anche se in modo non troppo spedito.

C. mi saluta sempre quando mi incrocia. Saluta tutti, a dire il vero. Questo forse può sembrare più strano del suo essere un po’ diverso.
Il suo saluto e il suo sorriso per me sono il più bel “buongiorno”, prima di iniziare la mattinata scolastica.

[immagine da questo sito]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 12 febbraio 2016, in docenti, famiglia, giovani d'oggi, scuola con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Alle medie sì che si vive in “una specie di giungla attorniata da trogloditi”😉 Quanto al buongiorno, tuttavia, devo ammettere che la mancanza è imputabile più ai colleghi che agli alunni e, cosa che trovo decisamente spiacevole, il saluto viene negato da parte di alcuni colleghi agli alunni stessi. E allora poi come pretendi di poterli educare?

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