TUO FIGLIO E’ STATO BOCCIATO? NIENTE DRAMMI

scrutiniAttuale, ahimè, il tema che ho scelto per l’ultimo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita”. Cosa fare – e non fare – quando un figlio viene bocciato? Prima regola: niente drammi.
Come sempre riporto in parte l’articolo e vi invito a leggerlo interamente sul sito del Corriere.it.

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Nel percorso scolastico di molti ragazzi si è costretti a superare lo scoglio di una bocciatura. Senso di impotenza, fallimento, ingiustizia, frustrazione, vergogna sono alcuni dei sentimenti che spesso nascono da una situazione che di per sé non è tragica e deve, invece, portare ragazzi e famiglie ad una riflessione: che cosa non ha funzionato?

La risposta più gettonata è: si è trattato di un’ingiustizia. L’atteggiamento vittimistico, che molte volte caratterizza maggiormente i genitori che non gli studenti stessi, è certamente il più conveniente. Addossare agli altri delle responsabilità significa, in fondo, assolversi da qualsiasi colpa. Ma è davvero il modo migliore per affrontare un piccolo incidente di percorso?

Una volta, per segnalare la necessità di ripetere l’anno si usava il verbo “bocciare”. Si tratta di un verbo preso in prestito dal gioco delle bocce nel quale ogni giocatore si prefigge di raggiungere un solo scopo, per accaparrarsi il punto: urtare una boccia con la propria allontanandola dal boccino. Ecco che la parola diventa sinonimo di “respingere”, tant’è che il “bocciato” veniva generalmente definito “respinto”, allontanato dall’obiettivo principale di ogni studente: quello di superare l’anno scolastico.

Oggi, nel linguaggio scolastico comune, si utilizza la formula “non ammesso alla classe successiva”. Una perifrasi elegante – lo sarà, poi? – per evitare un termine tanto orribile come “bocciato”. Ma in fondo non cambia la sostanza: se nel percorso di studi ci si allontana dal’obiettivo, inevitabilmente non si può proseguire la “partita”.

Considerando che le bocciature nella scuola primaria e secondaria di primo grado sono davvero rare e devono essere concordate con le famiglie, focalizziamo la nostra attenzione sulla scuola superiore. Da qualche anno anche il biennio degli istituti secondari di secondo grado rientra nella scuola dell’obbligo. A questo punto qualcuno si chiederà: se negli otto anni precedenti le bocciature sono rare, trattandosi di scuola dell’obbligo, perché nei primi due anni delle superiori i docenti tendono a bocciare con estrema facilità? Il punto è che le parole hanno un peso e solo una corretta connotazione ne completa il significato: scuola dell’obbligo, infatti, non significa “obbligo” da parte degli insegnanti di promuovere tutti. A maggior ragione se si tratta di ragazzi non più fanciulli, che dovrebbero essere in grado di scegliere una scuola che risponda alle proprie inclinazioni e che sia alla loro portata, considerati gli esiti del percorso scolastico precedente.

Le scuole superiori non sono tutte uguali. E’ vero che l’obbligatorietà del biennio stona con la variegata offerta formativa delle scuole di diverso tipo: si parte dal basso, dagli istituti professionali, passando per i tecnici e arrivando in alto, ai licei. Un biennio obbligatorio, a mio parere, dovrebbe essere unico. Con la possibilità di scegliere come materie elettive alcune discipline che meglio si conciliano con il percorso successivo. Ma questo è un altro discorso.

L’abbandono scolastico, specialmente in seguito ad una o più bocciature, è un “male” tutto italiano e interessa perlopiù proprio i primi anni della scuola superiore. Se nella maggior parte dei casi la colpa del fallimento viene attribuita all’istituzione scolastica, è anche vero che spesso, terminata la scuola media, gli alunni non sono in grado di fare la scelta giusta oppure sono talmente condizionati dalle famiglie che nutrono particolari ambizioni sui figli, senza tener conto delle reali competenze acquisite, da orientarsi verso i licei – le statistiche rilevano che uno studente su due sceglie proprio questo tipo di scuola superiore -, senza tenere nel debito conto l’impegno che un corso di studi liceale comporta e i prerequisiti che richiede per garantire il successo formativo.

Secondo la mia esperienza di docente al liceo, posso assicurare che la maggior parte delle volte la “bocciatura” è determinata da un mix micidiale: scelta errata – molte volte forzata- della scuola, elevate aspettative delle famiglie e ansia da prestazione provata dagli studenti che si sentono oppressi tra docenti che chiedono molto impegno e genitori che si aspettano troppo.

Di fronte alla “non ammissione alla classe successiva” bisognerebbe fare una riflessione seria, senza addossare ad altri la colpa del fallimento – i docenti perfidi o i genitori troppo autoritari che impongono le scelte – anzi, cercando di capire ciò che non ha funzionato e chiedersi se ci sia un’altra strada percorribile. A volte, una scuola meno impegnativa del liceo, per fare un esempio vicino alla mia esperienza, risulta molto più gratificante ed apre la strada al successo scolastico che si credeva irraggiungibile.

E a mamma e papà cosa conviene fare? Per prima cosa, niente drammi. Parlare serenamente con il proprio figlio (o figlia, anche se è vero che le ragazze sono più in gamba dei maschietti!) sul suo futuro, cercare, se è il caso, una strada alternativa oppure ragionare sugli errori commessi in modo da non incorrervi in futuro. Evitare, nel modo più assoluto, di cercare lo scontro con i docenti ritenuti responsabili della bocciatura.

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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 15 giugno 2015, in docenti, famiglia, giovani d'oggi, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Tantissimi auguri da tutta la 5^C❤

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