“CARA MONICA, TI SPIEGO L’OLOCAUSTO”. LETTERA DI PRIMO LEVI A UNA BAMBINA

primo-levi
Il quotidiano torinese La Stampa ha recentemente pubblicato un articolo scritto da Monica Perosino che, trentadue anni fa, aveva rivolto allo scrittore Primo Levi una domanda: “Come potevano essere così cattivi i tedeschi?”.

A distanza di così tanti anni, la lettera inedita indirizzata da Levi all’undicenne, ritrovata da Monica durante un trasloco, è stata pubblicata.

Incuriosita dalla lettura del libro Se questo è un uomo, la bambina decise di scrivere all’autore per chiedergli perché nessuno avesse tentato di fermare lo sterminio degli ebrei. «Nemmeno per un attimo pensai che stavo scrivendo allo scrittore di fama planetaria. Per me era solo Primo Levi e il suo libro era anche un po’ mio.»

«La risposta arrivò, datata 25 aprile,- spiega la Perosino – e non colsi subito la coincidenza fino in fondo. Il concetto di “ignoranza volontaria” non era la spiegazione che mi aspettavo. Io volevo sapere se il male esisteva. Smisi di rileggere la lettera tre anni dopo, l’11 aprile 1987, quando trovarono il corpo di Primo Levi nella tromba delle scale. Ero rimasta senza l’uomo che avrebbe potuto darmi spiegazioni. La lettera finì in un cassetto, assieme ad altre.»

Un dattiloscritto, con qualche cancellatura e correzione, che porta la firma di Levi. Una lettera che in realtà non dà risposte, fa solo supposizioni. Perché rispondere alla domanda che la bambina aveva posto non era facile, forse più difficile se l’interlocutore era proprio una delle vittime di quella follia umana.

25/4/83
Cara Monica,
la domanda che mi poni, sulla crudeltà dei tedeschi, ha dato molto filo da torcere agli storici. A mio parere, sarebbe assurdo accusare tutti i tedeschi di allora; ed è ancora più assurdo coinvolgere nell’accusa i tedeschi di oggi. È però certo che una grande maggioranza del popolo tedesco ha accettato Hitler, ha votato per lui, lo ha approvato ed applaudito, finché ha avuto successi politici e militari; eppure, molti tedeschi, direttamente o indirettamente, avevano pur dovuto sapere cosa avveniva, non solo nei Lager, ma in tutti i territori occupati, e specialmente in Europa Orientale. Perciò, piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria, perché chi voleva veramente conoscere la verità poteva conoscerla, e farla conoscere, anche senza correre eccessivi rischi. La cosa più brutta vista in Lager credo sia proprio la selezione che ho descritta nel libro che conosci.
Ti ringrazio per avermi scritto e per l’invito a venire nella tua scuola, ma in questo periodo sono molto occupato, e mi sarebbe impossibile accettare. Ti saluto con affetto
Primo Levi

[notizia e immagine soggetta a © da La Stampa]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 24 gennaio 2015, in bambini, Letteratura Italiana, libri, scuola con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. La noia e/o l’indifferenza (vedi l’altro post) : pochi interventi là, « zero » qui.…O l’ignoranza? E magari anche l’antisemitismo ?
    Io credo che si tratti piuttosto di rimozione in senso psicanalitico. Nella societa’ del benessere di oggi – lo vedi in quasi tutte le circostanze – la morte viene rimossa, soprattutto se è violenta, miserabile, ingloriosa, ingiusta, non addobbata da retorica, dolcificata dalla finzione cinematografica, non resa spettacolarmente fittizia dai videogiochi.
    Gli esempi non mancano, l’anniversario della Grande Guerra, appena e frettolosamente celebrato, gli attacchi ai paesi islamici (villaggi interi bombardati dall’aviazione occidentale) di cui nessuno parla, i più di centomila morti in Ucraina che non interessano nessuno («Morire per l’Ucraina? »).
    E noi tutti ecologi e « verdi » per « salvare il pianeta » (proteggere il nostro benessere) mentre centinaia di bambini muoiono di fame e sete nel Sahel?
    Il pubblico, giovane e meno giovane, non ne vuole sapere di « brutture » del genere.

    Altrimenti di Primo Levi, ‘’tutti‘’ hanno letto « Se questo è un uomo », ma io consiglierei « I Sommersi e i Salvati », molto più profondo e scomodante.

    Ciao Marisa (come vanno gli “acciacchi”, meglio?)

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    • Scusa, Alberto, ma il tuo commento è rimasto in sospeso perché in questi giorni bazzico poco sul web (e ho pure il pc rotto quindi devo usare quello di mio marito adattandomi agli orari).
      Oggi ho una visita da un luminare della spalla perché purtroppo la riabilitazione è lunga e difficile, i risultati sono scarsi anche se almeno posso dire che da una settimana non prendo antidolorifici, che è già un successo. 🙂

      La tua riflessione è come sempre interessante e condivisibile.
      Pensavo ieri che la Giornata della Memoria ha una certa risonanza mentre il Giorno del Ricordo passa in sordina. Come dire: disgrazie di serie A e disgrazie di serie B. Ma forse è solo questione di tempo.

      Un abbraccio.

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