NUOVO “CASO CROCIFISSO” A TRIESTE: PROF GAY LO TOGLIE DALL’AULA E VIENE CENSURATO

crocefissoQuel crocifisso in classe non s’ha da tenere. Ogni tanto ne viene fuori una nuova ma questa è proprio particolare. Qui non si tratta, come capitato anni fa, di una famiglia che protesta perché non le garba che il crocifisso se ne stia attaccato al muro di un’aula scolastica. Protagonista di questa vicenda è un docente che ce l’ha con il Vaticano e quindi non gradisce di essere osservato da un Cristo in croce mentre fa lezione.

Siamo a Trieste, al liceo Carducci-Dante (obbrobrio causato dall’accorpamento fra istituti voluto dall’ex ministro Gelmini … e per fortuna che Carducci era un estimatore del Sommo Poeta!). Davide Zotti è un professore dichiaratamente gay che, ad ottobre scorso, ha tolto dall’aula in cui insegnava il crocifisso, giustificandosi così con gli studenti: «come docente e omosessuale non posso più accettare di svolgere il mio lavoro in un luogo, l’aula, segnato dal simbolo principale della Chiesa cattolica, che continua a calpestare la mia dignità di persona omosessuale».

Motivo di tale astio? Le parole del cardinale Camillo Ruini che, all’indomani della polemica scaturita dalla registrazione dei matrimoni tra omosessuali, contratti all’estero, in vari Comuni italiani, difendendo la famiglia tradizionale e il matrimonio eterosessuale aveva dichiarato immaginari i diritti delle persone omosessuali.

Nonostante Zotti, tramite il suo legale, avesse chiesto l’archiviazione del caso, a un mese e mezzo dal fatto l’Ufficio Scolastico regionale del Friuli – Venezia Giulia ha emesso il verdetto: censura. In sostanza, poco più che un ammonimento scritto.

«È arrivata una lettera firmata da Pietro Biasiol, vicario dell’Usr con le contestazioni di addebito. Nella missiva – spiega Zotti – mi informano che è stato avviato un procedimento a mio carico. Le accuse riguardano il fatto di aver rilasciato dichiarazioni ai mezzi di stampa senza autorizzazione; di aver pregiudicato l’immagine dell’amministrazione e della scuola. Non solo. Mi accusano di aver rimosso un arredo scolastico ma non usano mai la parola crocefisso e fanno riferimento ai Regi Decreti del 1924 e del 1928”».

Insomma, in Italia i regi Decreti, se non abrogati, valgono tuttora. Che ci piaccia o meno. A mio parere il docente poteva fare le sue rimostranze con la dirigente ed evitare di fare una lezione a difesa dei diritti omosessuali e contro la Chiesa. Un insegnante dovrebbe astenersi dai riferimenti alla propria vita privata e cercare di non influenzare gli studenti proponendo una visione personale della realtà che li circonda. Credo che si sarebbe potuto benissimo proporre una conferenza sul tema in occasione di qualche assemblea d’istituto, invitando a partecipare esponenti delle parti avverse. Sarebbe stato molto più costruttivo che togliere dalla parete il crocifisso che, tra l’altro, stava lì indisturbato da tempo e assisteva in silenzio alle lezioni del professore senza turbarlo affatto.

E voi che ne pensate?

[fonte: Il Piccolo]

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Pubblicato il 14 dicembre 2014, in docenti, famiglia, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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