QUEL CHE TEMO QUANDO INSEGNO LATINO ALLO SCIENTIFICO

vocabolario-latinoEcco l’ultimo articolo scritto per il blog del Corriere.it “Scuola di Vita”. Argomento spinoso quello dell’insegnamento del Latino al liceo scientifico. Purtroppo l‘intera cultura umanistica negli ultimi tempi è snobbata, sembra che studiare le lingue antiche – definite ingiustamente “morte” e invece sono più vive che mai, se consideriamo il patrimonio che ci hanno trasmesso e continuano a trasmetterci a distanza di secoli, per comprendere meglio la società in cui viviamo – sia cosa antiquata e inutile. Basti considerare il calo di iscritti che il liceo classico subisce anno dopo anno.
Basta leggere i commenti all’articolo sul sito del Corriere.it per rendersi conto che la gente parla senza cognizione di causa. E’ inutile dire che nei licei si dovrebbe imparare Diritto ed Economia anziché Latino, che una scuola moderna deve garantire l’insegnamento dell’Inglese e dell’Informatica. Ci sono già le scuole in cui queste discipline vengono impartite e la scelta rimane libera da costrizioni. C’è pure un liceo scientifico senza il latino (l’opzione delle “scienze applicate” oppure il liceo sportivo), se proprio si teme di affrontarlo. Perché è questo il problema: il Latino è ingiustificabilmente temuto, solo perché richiede uno studio costante e tutto ciò che si apprende mese dopo mese, anno dopo anno, serve sempre, fino al completamento del ciclo di studi.
C’è poi un’altra considerazione da fare: pochi sono i docenti appassionati a questa lingua – forse siamo rimasti solo noi vecchie leve – e spesso non lo si sa insegnare. Credere che la didattica del Latino possa rimanere invariata soltanto perché parliamo di una lingua codificata che non si evolve, è sbagliato. Se insegnassi ai miei allievi il Latino che ho studiato io ai miei tempi, e nello stesso modo in cui l’ho studiato io, allora davvero lo farei odiare.
A volte è difficile arrivare a dei compromessi e ancora più difficile è tentare di impartire un insegnamento dignitoso con il poco tempo a disposizione che abbiamo ora, allo scientifico, grazie alla “riforma” dell’ex ministro Gelmini.

Come sempre, riporto la parte iniziale del post e vi invito a continuare la lettura sul sito del Corriere.it.

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Insegnare latino allo scientifico potrebbe essere parecchio frustrante, specie dopo il taglio delle ore operato dal duo Gelmini-Tremonti al grido: «Rendiamo più scientifico il liceo scientifico!» che però, a voler essere onesti, nascondeva esclusivamente l’intenzione di eliminare qualche cattedra – molte, con l’andar degli anni – dei professori di Lettere.

Un tempo le ore di latino erano ben 4 alla settimana in prima, 5 in seconda, 4 in terza e quarta e 3 in quinta. Un’enormità, specialmente se pensiamo che in seconda superavano quelle di matematica.

Il riordino dei licei voleva, sotto sotto, eliminare questa iniquità ed io, prof di lettere allo scientifico, ammisi che, in fin dei conti, era pure giusto. Ma quello che, forse ingenuamente, non riuscivo a cogliere, era l’impossibilità di svolgere il programma, ahimè rimasto uguale, con a disposizione un monte ore decisamente ridotto (tre sole ore settimanali) nei cinque anni.

Cos’è diventato l’insegnamento del Latino a quattro anni dal riordino? Giacché si parla di riordino non di riforma, il che salva, in un certo senso, il pudore.

Partiamo innanzitutto dalle indicazioni nazionali. Il termine «programmi» è stato bandito forse per salvare il povero prof che arranca dietro alle tavole di regole, agli esercizi di lingua, alle pagine di letteratura, ai testi d’autore … e non ce la fa. Non ce la fa il prof e non ce la fanno gli studenti. Perlomeno siamo in buona compagnia. Mal comune mezzo gaudio. O forse no.

Forse loro, i discenti – dal latino disco=imparo -, non colgono il mezzo gaudio – da gaudium=gioia – perché devono studiare esattamente quello che imparavano i loro predecessori con un monte ore che era esattamente il doppio e non c’è proprio nulla di cui gioire. Ma nemmeno i docenti – dal latino doceo=insegno – si sentono in buona compagnia e tentano di far sopravvivere il loro entusiasmo (in alcuni molto esiguo) e di trasmettere la loro passione agli studenti che spesso e volentieri si chiedono perché si debba studiare il latino allo scientifico. E quando si spiega ai ragazzi che un motivo sufficiente è rappresentato dal solo fatto che i rispettivi appellativi – discente e docente – rimandano alla lingua dei nostri avi, i gloriosi antichi Romani, non sembrano convinti. In fondo, basta consultare il dizionario etimologico per avere le risposte che cerchiamo – sempre che ci sia la volontà di farlo –, non serve mica conoscere la lingua.

Certo, è bello conoscere le nostre radici ma per farlo basta aprire un manuale di storia antica, c’è forse bisogno di studiare il latino? Cicerone, Cesare, Seneca, Tacito si possono pure leggere in traduzione, o no? No, perché in questo modo si trascura il mezzo attraverso il quale gli antichi ci hanno trasmesso la loro cultura. Il valore del latino deve essere valutato tenendo conto del mondo che esso esprime, poiché la lingua è la caratteristica peculiare di una civiltà e di una cultura calate in un contesto storico ben preciso. Basterà dire questo per convincerli? Forse sì, almeno fin quando non si imbatteranno nella perifrastica passiva o nella consecutio temporum.

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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 15 ottobre 2014, in docenti, Latino, Lingue antiche, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Mia figlia frequenta la 4 scientifico (nuovo ordinamento), il latino lo ha fatto molto bene e sudando nel biennio. Ora l’insegnante del triennio non ha molta “voglia” di correggere le versioni quindi fa versioni solo per il compito in classe e dare il voto. Rispetto ai miei tempi (anche io scientifico) il latino non è stato poi tanto “declassato”, quello che mi spaventa è il poco italiano che viene fatto ora, almeno nella classe di mia figlia. Ed è triste perché non c’è più attenzione alla cultura, alla lettura…e così per me si perde molto di quello che è la nostra storia e il bagaglio culturale sia affievolisce sempre più

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    • Per le basi di lingua ormai il biennio non basta più, proprio per il numero esiguo di ore. Quello che si faceva nell’arco del biennio ora è diluito nei 4 anni, in modo da concentrarsi in 5^ sui testi d’autore e sulla letteratura. Per questo la grammatica non dovrebbe mai essere abbandonata, le versioni devono essere corrette in classe e l’esercizio va fatto a scuola e a casa. Quanto all’italiano, al triennio l’insegnamento è impostato sulla storia della letteratura e sugli autori. Non so cosa tu intenda quando ti riferisci al poco italiano che viene fatto ora. Putroppo il tempo è poco e nel programma si deve operare una selezione, il che fa pensare che si faccia poco. Poi dipende dal docente, come sempre.

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      • Intendevo dire che c’è’ poco approfondimento . Concordo sul discorso delle versioni e …molto dipende dal docente ! Tu sei una rarità !

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      • S’, lo so, non si può approfondire proprio perché il programma è sterminato. Io punto sulla qualità piuttosto che sulla quantità ma non tutti apprezzano.
        Grazie, non so se sono una rarità, più passa il tempo e più mi rendo conto di non esserlo. Come ho già detto altrove, della cattiva scuola si parla sempre, di quella buona mai.

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