SE ANCHE IL TEMA SULLE VACANZE RISCHIA DI VIOLARE LA PRIVACY

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Le scuole hanno riaperto i battenti e ho pensato al classico tema che gli insegnanti, specie quelli della primaria e della secondaria di I grado, assegnano agli alunni il primo giorno di scuola. Questo l’argomento del mio nuovo post pubblicato sul blog del Corriere.it “Scuola di Vita”. Vi siete mai chiesti se invitare agli allievi a descrivere le loro vacanze, magari richiedendo un resoconto per iscritto, violi in qualche modo la privacy? Nel post che, come sempre, vi invito a finire di leggere sul Corriere.it troverete la risposta.

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Al rientro dalla lunga pausa estiva capita spesso che gli insegnanti chiedano ai propri allievi di parlare delle loro vacanze. È un modo per rompere il ghiaccio con una bella chiacchierata oppure di riprendere confidenza con la penna scrivendo un tema dal classico titolo: “Cos’hai fatto durante le vacanze?”.

Nulla di male, intendiamoci, ma i genitori di oggi sono molto più attenti alla privacy di quanto non lo fossero le mamme e i papà di un tempo.

Insomma, se la maestra o la prof di Lettere si comporta in questo modo, viola la privacy? A questo proposito, ma non solo, già da alcuni anni esiste una sorta di “codice di comportamento” cui si devono attenere i docenti e, in genere, il personale scolastico. È stato divulgato anche un opuscolo in cui si riportano le norme generali che riguardano la privacy nelle aule scolastiche. Si va dal trattamento dei dati personali degli studenti all’utilizzo dei cellulari o della videocamera a scuola.

A proposito dei temi in classe, non solo quelli sulle vacanze ovviamente, il garante si è espresso in questi termini: Non commette la violazione della privacy l’insegnante che assegna ai propri alunni lo svolgimento di temi in classe riguardanti il loro mondo personale e familiare.

Logicamente, il docente è tenuto al segreto professionale e s’impegna a non divulgare il contenuto dei temi, in particolar modo qualora essi contengano riferimenti alla vita privata degli alunni. Ma se volesse, ad esempio, leggerne qualcuno in classe?

In questo caso il garante della privacy si appella alla sensibilità del singolo: Nel momento in cui gli elaborati vengono letti in classe – specialmente se sono presenti argomenti delicati – è affidata alla sensibilità di ciascun insegnante la capacità di trovare il giusto equilibrio tra le esigenze didattiche e la tutela dei dati personali.
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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 17 settembre 2014, in bambini, docenti, famiglia, scuola, scuola primaria, studenti con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Beh, il buon senso non si vende al supermercato e, purtroppo, si vede, a parte anche il fatto che ognuno ha la propria sensibilità, e quello che può essere un argomento delicato per qualcuno magari è del tutto indifferente a un altro.

    Per esempio a mia figlia non farebbe nessun effetto dire che non è stata da nessuna parte, si lamenterebbe della pugrizia della madre, ma nessun complesso particolare.

    Io piuttosto mi sono a volte espressa contro le varie manifestazioni per la festa della mamma e del papà, almeno nel modo in cui vengono gestite adesso, dando per scontato che ogni bambino abbia una mamma e un papà, e ferendo così la sensibilità di orfani, abbandonati, adottati.

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    • Certamente ognuno ha un concetto diverso di privacy e anche la sensibilità varia da persona a persona. Ma qui si parla di costringere (se viene assegnato un tema è d’obbligo svolgerlo) a parlare di sé chi magari non ne ha voglia. Può anche succedere che chi non ha voglia di esporsi o di fare brutta figura lavori di fantasia. Il punto è se il contenuto del tema rimane “segreto”, come dovrebbe, oppure viene fatto leggere in classe davanti ai compagni. C’è chi gradisce e chi no. Io ho a che fare con ragazzi grandi, eppure se un tema è ben scritto e interessante a livello di contenuto, anche se non riguarda fatti personali, e mi piacerebbe fosse letto in classe, chiedo sempre all’autore la sua disponibilità a leggerlo. A maggior ragione ciò dovrebbe riguardare bambini o ragazzini più piccoli dei miei studenti. Partendo anche dal presupposto che, proprio trattandosi di uno scritto, ci sia maggior propensione a dire ciò che oralmente magari non si direbbe.

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  2. E comunque a scuola i fatti privati vengono fuori spesso comunque, e meno male, almeno in qualche modo vi si può porre riparo!

    Hai letto questo?

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    • Non l’avevo letto. Questo, comunque, è un caso limite e sicuramente non c’era l’intenzione, da parte delle maestre, di violare la privacy. Meno male, in effetti, che la cosa sia venuta fuori. Ciò fa anche capire quanto sia importante il ruolo educativo della scuola.

      Una volta segnalai al vicepreside di aver visto una allieva minorenne (14enne, appena arrivata in prima) nei dintorni della scuola alla fine della mattinata di lezione in cui era risultata assente. La segnalazione arrivò subito a casa ma devo dire che la reazione dei genitori non fu delle migliori. Non mi hanno ringraziata, anzi, mi hanno fatto capire che avrei potuto farmi i cavoli miei e far finta di non vederla. 😦

      Ora questo problema non si pone: con il registro elettronico la famiglia sa in tempo reale se il figlio o la figlia è a scuola oppure no. 🙂

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  3. Per le conversazioni in classe c’è una soluzione: far parlare solo chi voglia farlo:Per i temi, è sempre meglio permettere la scelta tra due, di cui uno non su argomenti personali. Comunque ritengo che questi temi e conversazioni servano molto a far conoscere i ragazzi e l’ambiente in cui vivono; parò i docenti devono evitare di divulgare quanto appreso, cosa che invece alcuni fanno.E, concludendo, siamo più gli adulti a farci dei problemi, perché spesso i ragazzi parlano con naturalezza delle loro famiglie disastrate, almeno se si fidano del docente e dei compagni

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    • Hai ragione, Liliana. Spesso siamo noi adulti a farci tanti problemi, i bambini sono più spontanei. Però devo dire che i più grandi, ovvero i miei allievi che hanno un’età compresa tra i 14 e i 19 anni, sono meno aperti e parlano di sé solo se costretti (cosa che io non faccio mai!) e a volte con grande imbarazzo. Nei temi, invece, sono più spontanei (per esempio, in un tema d’ordine generale sul volontariato, ho scoperto quanto siano impegnati questi ragazzi nell’aiutare il prossimo e quanto gli stimoli familiari, l’esempio, possano agevolare un impegno in tal senso) ma sanno che non faccio mai leggere gli elaborati in classe e non diffondo mai ciò che scrivono. Quindi è vero: la fiducia è fondamentale.

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